Estratto del documento

Corso sulle parole chiave: un'introduzione

In questo corso troveremo 18 parole chiave, riunite in 6 blocchi tematici in cui si sviluppano concetti, significati, origini storiche, usi e criticità e dilemmi a loro collegati.

Lezione 1 - secolo: istruzioni per l'uso

Mercato

Definizione e funzionamento del mercato

Che cosa si intende con la parola "mercato"? Un mercato si definisce come il luogo - fisico o virtuale - in cui si incontrano le persone che desiderano vendere o acquistare beni o servizi. L'insieme dei venditori costituisce il cosiddetto lato dell'offerta, mentre quello dei compratori il cosiddetto lato della domanda. A seconda della quantità di beni offerti sul mercato, i potenziali acquirenti saranno disposti ad acquistare una quantità del bene che è tanto minore quanto maggiore è il prezzo a cui viene venduto, mentre i venditori saranno tanto più propensi ad aumentare la quantità offerta quanto maggiore è il prezzo.

Il prezzo è determinato dall'incontro tra domanda e offerta nel mercato: si tratta del prezzo al quale venditori e acquirenti sono disposti a vendere/comprare la stessa quantità.

Regimi di mercato

Il mercato può essere caratterizzato da:

  • Tante imprese (concorrenza perfetta)
  • Poche imprese (oligopolio)
  • Un'unica impresa (monopolio)

Queste diverse situazioni vengono chiamate "regimi di mercato". A seconda del regime in cui opera, il mercato produce risultati diversi in termini di prezzi e quantità scambiate:

  • La concorrenza perfetta permette ai consumatori di reperire la massima quantità possibile di un bene, al prezzo più basso possibile (ovvero il prezzo che permette ai produttori di pareggiare i costi, senza incorrere in una perdita).
  • Il monopolio costituisce la situazione peggiore per il consumatore, perché in questo caso il produttore è in grado di fissare il prezzo più alto possibile, che gli permette di vendere una quantità di beni che rende massimo il suo profitto. In questa situazione i consumatori trovano sul mercato poche unità del bene, che devono pagare a un prezzo molto più elevato di quello di concorrenza perfetta.

Il mercato nella vita quotidiana

Il mercato non è solo un luogo teorico, ma è anche un luogo reale. Infatti, nella nostra esperienza di vita quotidiana, ogni volta che acquistiamo o vendiamo un bene o un servizio, la nostra transazione avviene su un mercato, virtuale (Es: eBay) o fisico (Es: quello ortofrutticolo). In questi casi, di solito ci troviamo di fronte a una situazione intermedia tra la concorrenza perfetta e il monopolio: infatti le diverse bancarelle offrono prodotti molto simili, ma non identici (perché differiscono ad esempio per la provenienza geografica o per grado di maturazione) a prezzi un po’ diversi tra loro. In questo caso, consumatori diversi possono, scegliendo di pagare prezzi leggermente differenti, acquistare il bene con le caratteristiche (di maturazione, provenienza ecc.) che preferiscono.

In entrambi i casi, due fattori sono indispensabili affinché il mercato funzioni bene. Infatti, sia i compratori sia i venditori preferiranno negoziare con una controparte che gode di buona reputazione, cioè è noto per essere onesto e affidabile (Es: questa è la ragione per cui mercati virtuali come eBay chiedono a compratori e venditori di lasciare un feedback successivamente alla conclusione della transazione). In altri casi invece, ad esempio quando offerente e acquirente entrano sul mercato per la prima volta, il soggetto non gode di alcuna reputazione, né buona, né cattiva, ma riesce lo stesso a effettuare il primo scambio sul mercato. In questi casi, è la cosiddetta "fiducia generalizzata" (ovvero la fiducia che si ripone in una persona che non si conosce) a giocare un ruolo fondamentale per permettere ai nuovi entranti sul mercato di poter negoziare.

Scienza economica e mercato

Tutti questi fenomeni sono il campo della scienza economica. La scienza economica si occupa di studiare le forme di mercato, e di proporre incentivi e norme che conducano il mercato verso un regime sempre più simile a quello di concorrenza perfetta. Accanto a questo approccio "tradizionale", si sono recentemente affiancati filoni di ricerca che cercano di spiegare il comportamento degli agenti economici, che spesso appaiono "irrazionali" se confrontati con la teoria tradizionale. L'inclusione di concetti come "fiducia", "reputazione", "altruismo", "dono", ecc. all'interno della teoria economica ha aiutato gli economisti a tracciare teorie che meglio si adattano alla realtà osservata e che permettono di andare verso politiche volte a migliorare sempre di più il benessere degli individui.

Una definizione di "mercato" secondo Luigi Einaudi

In queste pagine scritte nel 1944 e dunque nel pieno del secondo conflitto mondiale, Luigi Einaudi – economista e futuro presidente della Repubblica (dal 1948 al 1955) – illustra il significato della nozione di "mercato". Fa riferimento a casi concreti: le vigne, i mercati rionali, la borsa valori (allora non ancora centralizzata a Milano ma diffusa in vari edifici nelle principali città italiane). Soprattutto, fa riferimento costante a un elemento chiave: la volontà degli attori, la loro consapevolezza (spesso implicita) delle "regole del gioco", e dunque la loro essenziale libertà. Che è innanzitutto libertà di tirarsi indietro, qualora nel mercato, per qualsiasi ragione, non siano convinti della convenienza o della bontà di uno scambio.

Descrizione del mercato di Einaudi

L. Einaudi: «Che cos’è il mercato?» Siete mai stati in un borgo di campagna in un giorno di fiera? In mezzo al chiasso dei ragazzi, alle gomitate dei contadini e delle contadine le quali vogliono avvicinarsi al banco dove sono le stoffe, i vestiti, le scarpe ecc. da osservare, confrontare, toccare con mano ed alle grida dei venditori, i quali vi vogliono persuadere che la loro roba è la migliore di tutte, la sola che fa una gran bella figura quando l'avete addosso, la sola che vi farà prima infastidire voi di portarla che essa di essere frustata, quella che è un vero regalo in confronto al poco denaro che dovete spendere per acquistarla? Quella fiera è un mercato, ossia un luogo dove, a giorno fisso e noto per gran cerchia di paesi intorno, convengono a centinaia i camion, carri ed i carretti dei venditori carichi delle merci, delle cose più diverse, dai vestiti alle scarpe, dalle casseruole da cucina ai vomeri per l'aratro, dalle lenzuola alle federe, dalle cianfrusaglie per i ragazzi ai doni alla fidanzata per le nozze. Sulla fiera si offre di tutto, e ci sono sempre molti che offrono la stessa cosa. E sulla fiera convengono da ogni parte, da gran cerchia di villaggi e di casolari posti attorno al grosso borgo, dove ci sono piazze ed osterie atte ad ospitare e dare da mangiare a tanta gente, migliaia, moltitudini di compratori, desiderosi di rifornirsi delle cose che ad essi mancano. Specialmente nella fiera di Pasqua e in quella dei santi l'afflusso dei compratori e dei venditori è grande.

Arrivano a torme i compratori perché sanno che dove c'è grande concorso è sempre più facile trovare ciò di cui si ha bisogno e trovarlo alle migliori condizioni di prezzo: e giungono numerosi i venditori, perché sanno che, dove c'è grande moltitudine di gente desiderosa di comprare, è sempre più agevole vendere la merce e venderla bene. I compratori desiderano di acquistare a buon mercato ed i venditori di vendere a caro prezzo. Spinti da motivi opposti essi si affrettano verso lo stesso luogo, verso la fiera, il mercato.

Anche la bottega è un mercato. Di botteghe dove si vendono le stesse verdure, la stessa carne, le stesse qualità di pane o di panni o di scarpe, ce ne sono molte nello stesso rione della città, spesso nella stessa via, se questa è un po' frequentata. La gente passa dinnanzi alle vetrine, guarda qualità e prezzi e confronta. Se il cliente si decide ad entrare può darsi che egli si trovi solo a faccia a faccia col bottegaio. Ma in realtà né l'uno né l'altro è solo. Il bottegaio sa che accanto a lui ci sono altri bottegai, venditori della stessa merce, pronti a portargli via il cliente se egli pretenda un prezzo troppo alto. Il cliente ha già osservato e confrontato e sa che non gli conviene tirare troppo sul prezzo perché tanto egli non troverebbe la roba altrove a più buon mercato. I concorrenti, venditori e compratori, non sono lì presenti a strapparsi l'uno all'altro i clienti o la roba, ma sebbene invisibili, ci sono.

Forse vi sarà accaduto anche di passare un qualche mattino, tra le undici e il mezzogiorno, dinnanzi ad un palazzo su cui è scritto BORSA. Se la curiosità vi ha spinto ad entrare nel salone centrale o ad avvicinarvi al padiglione vetrato che sta in mezzo al cortile d'onore, avrete osservato gran folla di signori, abbastanza ben vestiti, che ogni tanto tirano fuori di tasca un taccuino ed una matita e segnano qualcosa. Alcuni sono seduti e silenziosamente annotano in seguito a segni impercettibili che essi colgono a volo sulle labbra di qualche collega. Altri sono congestionati in volto e urlano parole che voi non capite a persone che stanno lontane ed urlano anch'esse parole incomprensibili. Ragazzi, fattorini e commessi corrono incessantemente tra il gruppo della gente silenziosa o vociferante e certe cabine poste lungo le pareti del salone e che voi scoprite essere cabine telefoniche e portano avanti e indietro messaggi verbali o rapidamente tracciati a matita su pezzi di carta. Anche quello è un mercato. Non vi si vedono le merci negoziate; perché per comprare e per vendere non è sempre necessario, come si fa sulle fiere e nelle botteghe, vedere e toccare con mano la merce. Nelle borse si vendono titoli di stato, azioni di società anonime, obbligazioni di comuni o di istituti di credito fondiario, ossia pezzi di carta aventi un valore più o meno alto ma tutti uguali, quelli della stessa specie, gli uni agli altri. Non è necessario vedere e toccare, perché il venditore non può consegnare, quando sia giunto il momento di eseguire il contratto, se non quel preciso pezzo di carta con su scritte quelle certe parole e non altro.

Ci sono borse nelle quali, invece che pezzi di carta, si negoziano derrate e merci; frumento, granoturco, seta, lana, cotone, argento, rame, stagno, zinco, piombo, ghisa ecc. ecc. Qui parrebbe necessario vedere e toccare; ma sarebbe un grosso imbroglio per centinaia e migliaia di venditori arrivare in borsa ciascuno con un grosso carico, anche se si tratti di minuscoli campioni da distribuire ai compratori in pegno della qualità della merce che dovrà essere consegnata. I campioni ci sono, ma sono "ideali" e sono già fissati dai regolamenti della borsa. Ad esempio, quando si negozia frumento, compratori e venditori si riferiscono tacitamente ad un certo tipo o ad un certo altro tipo di frumento, d'inverno o di primavera, duro o tenero, di un certo peso specifico, per es. 78 kg per hl, con un certo grado di impurità, ovvero sia di materie estranee, supponiamo l'1 percento. Quello è il frumento che si contratta e che deve essere consegnato al prezzo convenuto. Si capisce che non sempre si potrà consegnare frumento di quella precisissima qualità. Forse il peso specifico sarà di kg 78,30, ovvero di 77,50 invece dei convenuti 78; ovvero le impurità saranno del 2 o del 0,50% invece che dell'1 percento. Ma il regolamento della borsa, conosciuto da tutti preventivamente, stabilisce già quali aumenti o quali diminuzioni percentuali si debbano apportare al prezzo convenuto se la qualità effettiva è alquanto migliore o peggiore di quella "tipo".

Si potrebbe continuare negli esempi, ma ormai pare abbastanza chiaro che cosa sia un mercato. È un luogo dove convengono molti compratori e molti venditori, desiderosi di acquistare o di vendere una o più merci. Invece di merci, si possono negoziare quelli che si chiamano "servigi". Alla mietitura o alla vendemmia, tutti sanno che di gran mattino, fra le quattro e le sei, su certe piazze del borgo convengono i mietitori e le vendemmiatrici che intendono andare ad opera a servigio altrui e convengono altresì gli agricoltori, i quali hanno il frumento in piedi da far mietere o le uve da staccare nella vigna. Nelle città il sistema è mutato un po' e ci sono gli uffici di collocamento, privati e pubblici, dove convengono datori di lavoro che hanno bisogno di operai ed operai che desiderano trovare lavoro. Il punto essenziale da tenere in mente è che il mercato è un luogo dove convengono "molti" compratori e "molti" venditori.

Bisogna aggiungere subito alla parola "convengono" anche qualche altra parola: è un luogo dal quale compratori e venditori possono "uscire" quando ad essi non convenga stipulare il contratto. Se ad es., il mietitore o la vendemmiatrice giunti sul mercato fossero presi per il collo, per modo di dire, dal carabiniere o costretti ad andare a lavorare a mietere per 30 lire al giorno quando il prezzo di mercato è 50; o a vendemmiare per 10 lire invece che per 20, quello non sarebbe più un mercato, ma uno strumento di "schiavitù". Qui vogliamo spiegare che cosa sia un mercato e non che cosa furono in passato, o possono essere al presente in certi paesi, gli ergastoli degli schiavi. Parimenti, quando si tratta di merci, perché ci sia un vero mercato, occorre che il venditore possa rifiutarsi a vendere o il compratore possa rifiutarsi di comprare senza troppo grave suo danno. Certo, è sempre meglio, se conviene, vendere o comprare subito invece che aspettare; ma, entro certi limiti, l'aspettare può essere conveniente.

Perché ci sia vero mercato, occorre però che le due parti siano libere di non mettersi d'accordo. Se il venditore dispone di una merce ingombrante e pesantissima che costerebbe l'ira di Dio a ritrasportare in magazzino, o di frutta o verdura che, se non è venduta subito, marcisce, non è che il mercato non ci sia più. Esso esiste sempre; ma comporta per una delle parti alcuni rischi di cui conviene tener conto preventivamente se non si vuole essere presi per il collo dall'altra parte.

(da: L. Einaudi, Lezioni di politica sociale, Torino, Einaudi 1944 [1975])

Sviluppo

Il concetto di sviluppo

In biologia, così come nel linguaggio comune, il termine "sviluppo" descrive il processo evolutivo di un organismo verso la sua forma naturale e completa. L'adozione della metafora biologica ai fenomeni sociali ha segnato la progressiva convergenza dei significati dei concetti di crescita, sviluppo e progresso. L'appropriazione delle teorie di Darwin da parte delle scienze sociali introdusse l'idea ottimistica di un'evoluzione della società verso forme sempre più perfette lungo un cammino tortuoso, segnato da errori, ma sostanzialmente unidirezionale, cumulativo e irreversibile. Termini come crescita, sviluppo, evoluzione e progresso divennero, di fatto, intercambiabili.

Questa concezione di sviluppo in analogia con le teorie evolutive ha supportato nel tempo visioni organiciste della società: secondo questa prospettiva, le società maggiormente capaci di adattamento ai fattori naturali e alle contingenze storiche sono risultate 'vincitrici', in opposizione alle società 'tradizionali': una prospettiva interpretativa che ha a lungo giustificato sul piano scientifico il dominio coloniale delle società 'avanzate', 'civilizzate' e 'moderne' su quelle 'arretrate', 'incivili', 'sottosviluppate'. Nondimeno, la visione darwiniana della sopravvivenza del più adatto applicata alle società umane ha spesso legittimato l'ingiustizia sociale e la subordinazione del più debole o del diverso.

Questa concezione di sviluppo è oggi generalmente considerata semplicistica e criticabile; tuttavia, persiste sovente una certa ambiguità concettuale fra termini apparentemente simili, come fra sottosviluppo e arretratezza, o come fra crescita e sviluppo. A questo proposito, nell'ambito delle scienze sociali è oggi opinione condivisa che:

  • Lo sviluppo (così come l'evoluzione) si riferisce a trasformazioni qualitative (che riguardano, per esempio, aspetti istituzionali, sociali, politici, e non solo economici).
  • La crescita si riferisce ad aspetti meramente quantitativi. Così, l'aumento della ricchezza di un paese esprime essenzialmente un processo di crescita, che non è necessariamente sinonimo di sviluppo: basti pensare al caso in cui tale aumento si basa sulla massiccia distruzione dell'ambiente naturale. Il problema, in poche parole, non è quanto, ma quale sviluppo sia preferibile, sostenibile, auspicabile.

Il dibattito sul post-sviluppo

L'Oriente stesso era in un certo senso un'invenzione dell'Occidente, sin dall'antichità luogo di avventure, popolato da creature esotiche, ricco di ricordi ricorrenti e di paesaggi, di esperienze eccezionali. E ora stava scomparendo, come se tutto fosse finito. (E. Said, Orientalismo)

Una caratteristica comune a molte teorizzazioni dello sviluppo, come si è visto nel video, è l'adozione di strutture interpretative di tipo dualistico e binario. Queste teorie, cioè, contrappongono società avanzate e arretrate; civilizzate e non civilizzate; tradizionali e, appunto, moderne. In maniera del tutto analoga, si sente ancora oggi parlare in maniera semplicistica di società 'globalizzate' contrapposte a quelle 'chiuse', assumendo implicitamente che quest'ultime abbiano scarse...

Anteprima
Vedrai una selezione di 10 pagine su 44
Appunti di Lessico delle scienze politiche, sociali e internazionali - Appunti di Lessicologia Pag. 1 Appunti di Lessico delle scienze politiche, sociali e internazionali - Appunti di Lessicologia Pag. 2
Anteprima di 10 pagg. su 44.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Appunti di Lessico delle scienze politiche, sociali e internazionali - Appunti di Lessicologia Pag. 6
Anteprima di 10 pagg. su 44.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Appunti di Lessico delle scienze politiche, sociali e internazionali - Appunti di Lessicologia Pag. 11
Anteprima di 10 pagg. su 44.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Appunti di Lessico delle scienze politiche, sociali e internazionali - Appunti di Lessicologia Pag. 16
Anteprima di 10 pagg. su 44.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Appunti di Lessico delle scienze politiche, sociali e internazionali - Appunti di Lessicologia Pag. 21
Anteprima di 10 pagg. su 44.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Appunti di Lessico delle scienze politiche, sociali e internazionali - Appunti di Lessicologia Pag. 26
Anteprima di 10 pagg. su 44.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Appunti di Lessico delle scienze politiche, sociali e internazionali - Appunti di Lessicologia Pag. 31
Anteprima di 10 pagg. su 44.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Appunti di Lessico delle scienze politiche, sociali e internazionali - Appunti di Lessicologia Pag. 36
Anteprima di 10 pagg. su 44.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Appunti di Lessico delle scienze politiche, sociali e internazionali - Appunti di Lessicologia Pag. 41
1 su 44
D/illustrazione/soddisfatti o rimborsati
Acquista con carta o PayPal
Scarica i documenti tutte le volte che vuoi
Dettagli
SSD
Scienze matematiche e informatiche INF/01 Informatica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Gagar29 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Informatica e pensiero computazionale per le scienze umane e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di Torino o del prof Donatiello Davide.
Appunti correlati Invia appunti e guadagna

Domande e risposte

Hai bisogno di aiuto?
Chiedi alla community