Estratto del documento

Antropologia culturale

L'antropologia nasce tra la fine del '700 e l'inizio dell'800 e gli antropologi cercavano i segni del passato e dell'umanità e pensavano di trovarle tra le società primitive. Questo sguardo dell'alterità potente (epoca del colonialismo) ha portato al voler aspirare soprattutto a quello.

Etimologia della parola antropologia

L'etimologia della parola antropologia deriva dal greco antico e significa letteralmente "studio del genere umano" -> antropos, logos (parola/discorso sull'uomo, inteso come genere umano). Quindi già nella Grecia classica c'era questa idea di osservare l'altro, che per il greco era il barbaro (barbaroi = parola onomatopeica che faceva intendere che gli uomini fossero i greci, ma gli altri fossero barbari, che non parlassero la lingua e non li comprendessero = idea etnocentrica coloro che balbettano, che non parlano il greco).

Etnocentrismo

Etnocentrismo = fa ritenere ad un'etnia di essere la migliore e che gli altri siano tutti barbaroi (ba ba ba). I greci mettono le basi per quest'idea di osservazione dell'altro: in realtà tutte le società hanno avuto idee per definire gli altri e pensare sé stessi questi pensieri possiamo chiamarli antropologie (nascono da degli scambi, ma sostanzialmente li abbiamo tutti).

Tutti i gruppi umani hanno elaborato sistemi più o meno complessi per "pensare l'uomo": potremmo chiamare questi "pensieri sull'uomo", antropologie. La nostra antropologia, dunque, è solo una delle tante, un esempio complesso, formalizzato e istituzionalizzato, di come l'uomo riflette su se stesso e sugli altri.

Nascita dell'antropologia moderna

Questa nostra antropologia è soltanto una delle tante scienze, una delle possibili modalità di riflettere sull'uomo, sulle proprie abitudini e valori che lo caratterizzano. L'antropologia come scienza è frutto di un certo ambiente culturale e di un particolare contesto storico. La disciplina nasce nella seconda metà dell'Ottocento, ma riflessioni scientifiche sull'uomo e sui caratteri universali delle specie umana si hanno già in Europa a fine Settecento, 1799. Questa società non dura per tanto tempo, ma inizia a gettare dei segni.

È un periodo di grande movimento: ci sono missionari, viaggiatori, esploratori, mercanti, soldati che, girando per il mondo, scrivevano dell'altro e dell'incontro con l'altro -> elemento del potere = la scrittura => queste figure alimentavano già da tempo la letteratura esotica e di viaggio, portando però con sé moralismi, pregiudizi e contribuendo alla costruzione di un immaginario dell'alterità contemporaneamente meravigliosa o mostruosa. L'altro viene descritto in molte sfaccettature: è contemporaneamente mostruoso ma anche meraviglioso.

È quello che è successo alle Alpi: i viaggiatori inglesi che facevano il gran tour attraversavano questo luogo misterioso, bello, ma anche violento naturalisticamente che erano le Alpi (da una parte un posto idilliaco, dall'altra con abitanti idioti e buzzurri).

Libro "Resti di umanità"

Libro "Resti di umanità" -> si occupa della morte e del corpo legato alla morte, cosa si fa o non si fa con il corpo dopo la morte (in alcune culture si mangia).

Società des observateurs de l'homme

Negli stessi anni della nascita della Société des observateurs de l'homme, ben 160 studiosi tra geografi, matematici, naturalisti, linguisti, storici avevano seguito Napoleone nella campagna d'Egitto raccogliendo i primi importanti materiali archeologici e studiando in modo sistematico anche l'Egitto contemporaneo.

Filosofia e "buon selvaggio"

A metà Settecento la filosofia, in particolare con Rousseau, speculava sulla natura umana comparando il "buon selvaggio" e "l'uomo civilizzato". Nella sua filosofia chi aveva la meglio era il buon selvaggio perché più legato ad una natura umana e quindi più in equilibrio con l'ambiente e più in contatto con esso.

Dopo la Rivoluzione francese

Dopo la Rivoluzione francese, con il Congresso di Vienna (1815) per l'Europa si era aperta la fase della cosiddetta restaurazione che coincise con un "eccezionale incremento della produttività industriale (cambia tutto: il tempo, che si passa dentro e fuori la fabbrica, chi lavora e dove cosa si produce e chi compra, il salario, andare in fabbrica vuol dire, anche se miseramente, essere pagati, è qualcuno che paga le mie braccia), lo sviluppo dei mercati (produco e a chi vendo? Non solo più ai miei vicini di casa, ma si amplia il tutto. Bisogna vendere qualunque cosa si produca e si inizia a ragionare sul fatto che c'è bisogno di spazi, di ragionare a livello mondiale), l'impresa coloniale (materie prime) ed il trionfo della borghesia (diversa strutturazione della società europea = nuove potenze, la borghesia prende sempre più piede rispetto alla nobiltà), tutti elementi che si inscrivevano nel rapido processo di espansione del mondo capitalistico di produzione" (Fabietti, 2001, p. 12).

Il concetto di progresso

Questo cambiamento cambia la concezione del mondo, si inizia a parlare in termini globali. Parola chiave che a noi oggi fa paura, ma che non era messa in dubbio all'epoca: progresso -> scienze = promessa di guidare il progresso materiale e sociale e i suoi effetti, perché questo cambiamento faceva paura e c'era la necessità da una parte di controllarlo, oltre che alimentarlo. Geologia, biologia, archeologia e sociologia guidarono una vera e propria rivoluzione scientifica: tra i molti scienziati che animarono questo periodo, il più famoso fu Charles Darwin che nel 1859, dopo oltre vent'anni di osservazione di specie animali e vegetali, pubblicò L'Origine delle specie.

Evoluzionismo

La scienza della seconda metà dell'Ottocento era guidata dal paradigma evoluzionista: la storia umana era concepita come un processo evolutivo, le cui fasi successive conducevano alla civiltà. Le società, distribuite sulla linea evolutiva, erano classificate come inferiori e superiori a seconda del grado di sviluppo raggiunto. Lo schema evolutivo prevedeva una linea evolutiva unilineare, dominante. L'ipotesi era che tutte le società dovessero passare attraverso gli stessi stadi, pur progredendo con tempi diversi. Lo schema evolutivo universale prevedeva tre fasi di sviluppo (stato selvaggio, barbarie e civiltà): l'Europa era collocata al gradino più alto.

Le società primitive o "selvagge" erano considerate arretrate, ai primi gradini dell'evoluzione, ma interessanti da studiare perché simili ai primi abitanti preistorici del pianeta. Lo scopo degli antropologi evoluzionisti era di risalire alle origini dell'umanità cercando nei contemporanei "primitivi" i segni viventi di quelle origini.

Inghilterra vittoriana

L'Inghilterra vittoriana può essere considerata la culla dell'antropologia moderna. Durante il lungo regno della regina Vittoria (1837-1901) la Gran Bretagna espanse il suo potere sull'intera India, su gran parte dell'Africa e allargò i suoi interessi verso il Medio Oriente, il Sudest asiatico, l'America meridionale (Australia, Nuova Zelanda e Oceania erano già sotto la corona britannica).

Concetto di cultura

Il concetto di cultura e la prima definizione è stata data da Edward B. Tylor -> nasce a Londra nel 1932. Figlio di commercianti, per la sua salute cagionevole inizia ben presto a viaggiare. Durante un soggiorno a L'Avana incontra l'avventuriero Henry Christie e lo segue in Messico. Qui trova materiale per i suoi studi antropologici. Nel 1883 diventa conservatore del Museo dell'Università di Oxford e nel 1896 è nominato primo professore di Antropologia nella stessa università. Muore nel 1917.

Nel 1871, all'interno di uno studio sullo sviluppo delle idee religiose dallo "stadio primitivo" a quello "razionale", Tylor formulò la prima definizione antropologica di cultura:

"La cultura, o civiltà, intesa nel suo ampio senso etnografico (si trova ovunque, non esistono popoli senza cultura, perché serve per dare risposte ai propri bisogni), è quell'insieme complesso che include le conoscenze, le credenze, arte, la morale, il diritto, il costume e qualsiasi altra capacità e abitudine acquisita (non è un'eredità biologica, è appresa attraverso il processo di acculturazione) dall'uomo come membro di una società".

Importanza della definizione di Tylor

Nella definizione sono contenute alcune idee importanti e alquanto innovative per l'epoca:

  • La cultura si trova ovunque ("intesa nel suo ampio senso etnografico"); non esistono popoli senza cultura e la cultura non è appannaggio soltanto di alcuni gruppi umani particolarmente "sviluppati".
  • La cultura è un insieme complesso di elementi che si ritrovano in tutti i gruppi umani (economia, morale, diritti, tecnologia, ecc.) -> complexus = tessuto insieme ogni elemento si tiene insieme. Es. matrimonio = fatto sociale totale = un insieme totale che tiene insieme molti elementi, tiene quindi insieme aspetti sociali (genere, potere), economici (in molte società si pagava il prezzo della sposa, la dote), politici (quando tra due clan ci si univa attraverso il matrimonio di due di clan diversi), di genere (donna = oggetto di scambio, società patriarcali), religiosi (il matrimonio ha un aspetto legato al rito), parte giuridica (sottoscrivere un contratto giuridico ed è quindi anche difficile da sciogliere, o impossibile per alcuni a livello morale nel momento in cui lo si fa davanti ad una divinità).
  • La cultura è acquisita, non è eredità biologica, non è connaturata a quelle che venivano definite "razze", ma si apprende attraverso un processo di inculturazione apprendimento lungo e prolungato nel tempo. Processo che inizia con l'inculturazione primaria (che parte dalla nascita, grazie alla quale veniamo automaticamente inseriti nella cultura in cui nasciamo), poi secondaria (cosa far acquisire al bambino e quando). Sono apprendimenti talmente lontani dalla nostra esistenza per cui non ne abbiamo memoria, cosa che induce a pensare che siano naturali, ma in realtà non è così, sono tutte cose che impariamo (apprendiamo a mangiare con la forchetta, ad uscire a camminare con le scarpe, allacciarsi le scarpe = gesto complesso che deve essere appreso => gesti banali ma che in realtà sono molto complessi).
  • L'acquisizione di un modello culturale avviene all'interno della società in cui la persona è membro.

Franz Boas e il particolarismo storico

Tra gli antropologi più critici verso il paradigma evoluzionista e le ricostruzioni delle sequenze storiche ci fu Franz Boas (1858-1942), etnografo tedesco chiamato a lavorare negli Stati Uniti, dove diresse per alcuni anni una spedizione tra i Kwakiutl della costa nordoccidentale. Attraverso il suo lavoro sul campo, Boas iniziò a formulare una nuova proposta antropologica che partiva dallo studio delle singole culture o di aree culturali particolari come condizione preliminare di ogni progetto di tipo comparativo -> considerare le società incontrate come appartenenti al contesto storico attuale, nel senso che lui osservava qualcuno che sta vivendo in quel modo in questo momento (e quindi perché lo fa, perché sceglie di vivere, sposarsi ecc. così?) e non di approcciarsi come se fossero società primitive. Semplicemente sono risposte diverse alle stesse esigenze che ci accomunano tutti.

Concetto di umano non come oggetto di studio del passato o di osservazione, ma come riconoscimenti di umano che prende scelte e che vive in questo contesto storico ma in modo diverso.

Vita e contributi di Franz Boas

Franz Boas = nasce in Germania nel 1858. Fisico, geografo e matematico, inizia la sua attività di ricerca nel 1883 studiando i costumi degli eschimesi nella Terra di Baffin. Nel 1886 si stabilisce negli Stati Uniti e dal 1899 al 1936 è titolare di una cattedra di Antropologia presso la Columbia University di New York (una delle più importanti università statunitensi). Nel 1899-1900 promuove una serie di ricerche (indagini sul campo) sulle tribù indiane del Nord America e nel 1902 partecipa alla fondazione dell'American Anthropological Association.

  • 1896. I limiti del metodo comparativo
  • 1897. L'organizzazione sociale e le società segrete degli indiani Kwakiutl
  • 1911. La mente dell'uomo primitivo
  • 1911. Introduzione alle lingue indiane d'America
  • 1927. Arte primitiva. Forme simboli stili tecniche
  • 1936. Razza, linguaggio, cultura

Boas inaugurò il cosiddetto metodo storico o particolarismo storico (sarà l'iniziatore di quello che viene definito funzionalismo = impostazione legata ai bisogni, con Malinowski, mentre Boas dà vita al particolarismo), secondo cui la conoscenza delle società e delle loro culture potesse avvenire soltanto riconoscendo la loro singolarità storica.

Antropologia e contesti di ricerca

Se agli albori della disciplina il lavoro dei primi antropologi si svolgeva a tavolino, basandosi su materiali di seconda mano, già a fine Ottocento erano state introdotte nuove modalità di ricerca che prevedevano il coinvolgimento diretto dell'antropologo. Si passa dunque dalla cosiddetta armchair anthropology ad un "antropologia da veranda" (Implicazione politica importante degli antropologi, perché non andavano solo a fare ricerche, ma si trovavano in un contesto politico militare (e venivano anche concepiti così). Verande = luoghi ancora di potere, perché erano le case dei funzionari coloniali, in cui gli "indigeni" venivano invitati ad avvicinarsi (= vieni che ti misuro il cranio = venivano usati come scusa per poter effettuare delle ricerche), per poi giungere all'osservazione partecipante proposta da Malinowski (e non partecipata, l'andare verso l'altro).

Importanza del 1922 per l'antropologia culturale

Il 1922 fu un anno importante per l'antropologia culturale. Fu pubblicato, infatti, Argonauti del Pacifico occidentale, il più famoso tra i volumi che l'antropologo polacco Branislaw Malinowski dedicò all'organizzazione sociale, economica, giuridica, ma anche alla cultura materiale, ai riti, ai miti e alla lingua delle popolazioni melanesiane abitanti l'arcipelago delle isole Trobriand. Lui si trova come prigioniero di guerra nelle isole Trobriand, ma decise di muoversi e provare a comprendere quel luogo.

Contributi di Boas allo studio della percezione culturale

Boas studiò matematica, fisica e geografia e scrisse una tesi sulle differenze dei colori dell'acqua marina, notando che gli eschimesi hanno categorie cromatiche diverse dagli occidentali (in base alla cultura certi ambiti, nel linguaggio, vengono sviluppati più degli altri o in modo diverso). Si dice che quest'esperienza lo convertì all'antropologia culturale perché è legata ad un'idea fondamentale del particolarismo storico e poi del culturalismo americano: l'idea che le categorie culturali e linguistiche, che non sono innate e universali, ma variano da popolo a popolo, influenzino la percezione. Un altro esempio è che gli eschimesi hanno più termini per designare la neve, perché è un elemento che caratterizza il loro habitat locale; è l'ambiente, l'habitat locale che determina i particolari caratteri culturali. L'elemento biologico/naturale spesso diventa un elemento culturale, vista l'importanza che ha l'ambiente (influenza le culture, perché le popolazioni ci vivono).

Questa tesi, che ricorda anche le idee di Herder e Frobenius (non è lui da solo che inventa un posizionamento scientifico), per cui le culture esistono localmente, è alla base dell'approccio particolaristico di Boas e della sua critica all'evoluzionismo. Boas sosteneva che uno dei compiti fondamentali dell'antropologia fosse quello di "determinare i processi psicologici che operavano nello sviluppo dei fenomeni culturali", ossia la rappresentazione che le persone avevano della propria esperienza. Boas poi farà scuola in qualche modo (avrà anche una serie di allievi importanti, come Margaret Mead -> si inserisce nella corrente di pensiero 'cultura e personalità', che si intreccia con la psicanalisi, facendola incrociare con l'antropologia => come la cultura influenza anche l'aspetto personale dell'individuo).

Pensiero di Boas sulle culture e l'evoluzione

Boas riteneva che:

  • La pretesa di ricostruire l'evoluzione della cultura umana a partire dallo studio dei popoli primitivi fosse priva di fondamento (già questa cosa lui la critica, come farà anche Malinowski).
  • Il pensiero dei cosiddetti primitivi fosse analogo a quello dei civilizzati (evoluzionisti = differenza tra primitivi, barbari; ognuno doveva passare per queste fasi per arrivare alla civiltà -> aborigeni ecc. rimasti indietro nelle fasi verso la civilizzazione) e non molto diverso da quello di un americano medio, e che se differenze vi erano queste erano dovute alle specificità del contesto sociale (ogni cultura si sviluppa in modo diverso in base al contesto sociale, economico, culturale, politico ecc.) -> a 100 anni di distanza ci sembrano scontate queste cose.
  • Natura e cultura (intese come razza e cultura) fossero ben distinte e che il razzismo consistesse nel voler erroneamente collegare la prima alla seconda (quindi la natura alla cultura), attribuendole un ruolo determinante e predominante nei confronti della cultura (come se ci fossero degli elementi biologici che andassero ad incidere sulle scelte delle persone).

Boas fu uno dei primi teorici...

Anteprima
Vedrai una selezione di 18 pagine su 81
Antropologia culturale Pag. 1 Antropologia culturale Pag. 2
Anteprima di 18 pagg. su 81.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Antropologia culturale Pag. 6
Anteprima di 18 pagg. su 81.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Antropologia culturale Pag. 11
Anteprima di 18 pagg. su 81.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Antropologia culturale Pag. 16
Anteprima di 18 pagg. su 81.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Antropologia culturale Pag. 21
Anteprima di 18 pagg. su 81.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Antropologia culturale Pag. 26
Anteprima di 18 pagg. su 81.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Antropologia culturale Pag. 31
Anteprima di 18 pagg. su 81.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Antropologia culturale Pag. 36
Anteprima di 18 pagg. su 81.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Antropologia culturale Pag. 41
Anteprima di 18 pagg. su 81.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Antropologia culturale Pag. 46
Anteprima di 18 pagg. su 81.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Antropologia culturale Pag. 51
Anteprima di 18 pagg. su 81.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Antropologia culturale Pag. 56
Anteprima di 18 pagg. su 81.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Antropologia culturale Pag. 61
Anteprima di 18 pagg. su 81.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Antropologia culturale Pag. 66
Anteprima di 18 pagg. su 81.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Antropologia culturale Pag. 71
Anteprima di 18 pagg. su 81.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Antropologia culturale Pag. 76
Anteprima di 18 pagg. su 81.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Antropologia culturale Pag. 81
1 su 81
D/illustrazione/soddisfatti o rimborsati
Acquista con carta o PayPal
Scarica i documenti tutte le volte che vuoi
Dettagli
SSD
Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-DEA/01 Discipline demoetnoantropologiche

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher trentalange.elisa30 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Antropologia culturale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università della Valle d'Aosta o del prof Porcelluzzi Valentina.
Appunti correlati Invia appunti e guadagna

Domande e risposte

Hai bisogno di aiuto?
Chiedi alla community