Gli archivi di comunità
Il contesto istituzionale
Il fenomeno comunale si verifica prevalentemente nell’Italia centro-settentrionale. Questi comuni avevano bisogno di un riconoscimento giuridico, e la figura del notaio è importante in questa fase. Gioca da un lato con la sua dimensione privatistica ma al tempo stesso viene attratto verso una funzione di “funzionario” delle istituzioni.
Nel periodo comunale c’è una modificazione della documentazione, nella sua conservazione. La variante demica influenza notevolmente la formazione e la conservazione dell’archivio. Un archivio composto da pochi elementi ha più probabilità di andare perduto.
Alla base della società medievale abbiamo micro comunità legate al settore primario, villaggi rurali e castelli fortificati. Producono derrate alimentari che si vanno a vendere in centri maggiori, dove si va a comprare strumenti di lavoro e altri oggetti. Queste micro comunità possono essere minimamente dotate di un patrimonio collettivo. Se la comunità sente il bisogno di un luogo di ritrovo, una piccola sede delle comunità, questa comunità potrebbe aver sviluppato l’interesse per una forma di deposito dei prodotti oppure la costruzione di un mulino. Questo patrimonio collettivo può riguardare sia beni mobili che proprietà collettive, come boschi. Come gestire queste aree comuni? C’è bisogno di superare l’oralità come forma di convivenza per passare alla forma scritta. Regolamentare la vita della comunità con dei documenti è un’evoluzione notevole. Per dare validità a questi documenti c’è bisogno di un notaio.
Ad un livello superiore rispetto a questi piccoli agglomerati rurali troviamo degli oppida, castrum, burgi, paesi come Fucecchio, Monopoli ecc. In queste cittadine il mulino o altre strutture di questo tipo sono presenti quasi sicuramente, e inizia ad esserci anche una differenza sociale tra i vari abitanti del paese. In comunità di questo livello inizia ad esserci una articolazione; non è più possibile per un solo notaio seguire le attività di tutto il paese. Il comune dominante potrebbe essere interessato a mandarci un giudice, un giusdicente, con il suo seguito di notai. Questo circolo vizioso ci interessa perché produce documentazione.
Al terzo livello troviamo le “quasi città”, San Gimignano, Colle Valdelsa, Montepulciano, cittadine non completamente autonome dal punto di vista politico ma che producono archivi simili a quelli dei grandi comuni, in piccolo ma con la stessa struttura dell’archivio.
All’ultimo livello troviamo i grandi comuni, il punto catalizzante della vita politica ed economica delle zone circostanti. Chiamiamo questi comuni “stati”; de iure sono tutti sotto il dominio dell’Impero, ma de facto svolgono una loro politica estera, politica ed economica, addirittura si fanno guerra tra sé.
Il contesto archivistico
Il complesso di scritture legate da vincolo prodotte o raccolte da entità pubbliche o private nello svolgimento delle loro funzioni o per la conservazione della loro memoria. Questo è il concetto di archivio.
Nel periodo alto medievale oltre alla figura del notaio appaiono altri soggetti produttori di archivi, come i cancellieri. Poi abbiamo la figura dei conservatori, di rilevanza non banale dal punto di vista archivistico, e infine le strutture e i modi di conservazione. Una cosa è conservare in nuovi adibiti e una cosa conservare in spazi non adatti. Questi sono tutti elementi che lo studioso deve tenere in considerazione. Si può trovare nel periodo medievale i primi casi di strumenti di ricerca o mezzi di corredo, necessari alla consultazione dell’archivio, necessari ai privati o agli organi pubblici per accedere all’archivio per le proprie necessità.
Lo storico deve sempre chiedersi perché quel documento è stato prodotto e si è conservato. I motivi sono gli stessi che spingono noi alla conservazione, per certificare per esempio la proprietà di un bene. Il contratto d’acquisto certificato da un notaio sarà una prova certa della proprietà di quel bene. Ma se io davanti al giudice mostro un documento redatto da me, quel documento non ha valore, non ha fides. Il documento ha di per sé gli elementi formali per essere ritenuto valido, talvolta l’autorità emanante del documento dà fede che quel documento sia valido. Quando stipulo un’assicurazione poi non vado dal notaio a certificare l’assicurazione; quel soggetto privato ha il potere di dare fides. Ancor più quando vado in comune per farmi fare la carta d’identità, la fides del documento è data dall’istituzione; quel funzionario dell’ufficio demografico è investito del potere di dare fede a quei documenti. È l’istituto ai giorni nostri che dà fides, ad esempio il comune di Siena.
Nel periodo comunale la fides del documento non è data dall’istituzione comunale ma dal notaio. Nel documento del 1220 la fides deve essere dichiarata; non basta scrivere sopra comune di Siena.
Tre richiami
- Stabilità istituzionale: Presupposto che dobbiamo tener presente; per uno sviluppo archivistico può essere decisivo l’aspetto della stabilità istituzionale. Dove l’istituzione è forte, la conservazione nel tempo è garantita. Per cui da archivista, seppur abbia rifiutato il dogma che l’archivio rispecchia l’istituto, devo ammettere che senza l’istituto non avrebbe avuto archivio (forza politica).
- Vivacità economica: La comunità comunale non conosce il sistema carcerario, esistono o le pene corporali o le pene pecuniarie, capacità di gestire le pene giudiziarie, capacità di investire in servizi, la forza di riscuotere le tasse, garantiscono la stabilità archivistica, il consolidarsi delle forme di produzione e conservazione della documentazione.
- Relazioni esterne: Il fenomeno archivistico è caratterizzato dal fatto che il comune vive di relazioni interne e tra altri comuni, il contado, il papato, l’impero, forte dinamismo anche esterno. Capacità di relazionarsi con altri enti.
- Capacità di relazionarsi: Per riassumere, il rapporto dell’istituzione con l’esterno, le condizioni definitive per uno sviluppo archivistico sono la stabilità politica, economica e la capacità di relazionarsi con altri enti.
Organizzazione dei materiali nell’archivio
L’organizzazione dei materiali nell’archivio thesaurus risentiva di alcuni criteri; non ammassi confusi di documenti, complice anche la relativa frequenza di consultazione dei materiali, che dunque dovevano essere disponibili. Niente esclude che alcune attività di copiatura/consultazione diretta dei documenti avvenissero in loco senza asportazione degli stessi (dunque il registrino non tiene conto di questo, essendo funzionale all’asporto documentario). Tra Due e Trecento, gli archivi cominciano ad essere sempre più utilizzati per la gestione degli affari.
L’accesso a documentazione dell’archivio thesaurus non era semplice: uscire dal palazzo, attraversare la città, suonare la campanella del convento dei frati Domenicani, farsi aprire, farsi accompagnare alla sagrestia (poi farlo tornare per chiudere)… insomma, un po’ macchinoso. D’altronde, un tesoro non può essere disponibile a tutti. Lo stesso registrino senese chiama questo soppediano scrineum o tesoro del Comune. I tesori, in quanto tale, devono essere tutelati.
Studiando la normativa disponibile per comuni di varia grandezza, notiamo che uno dei mezzi per garantire un accesso controllato è quella della moltiplicazione e distribuzione delle chiavi tra più persone. Ad esempio, lo statuto senese del 1262 (di epoca ghibellina), nel Trecento a Firenze, ma anche a Chiaverano (1251 i consoli devono essere entrambi presenti e aprire il cassone per poter mostrare le carte a qualcuno), a Custoza (lo scrineum deve avere tre chiavi diverse: una la conserva il camerlengo, una il decano del comune, una un unus bonus vir scelto dalla comunità).
Un’altra possibilità per conciliare esigenze conservative con quelle di consultazione è quella di moltiplicare alcuni esemplari, fare cioè delle copie; avviene, ad esempio, per gli statuti, in cui si andrà incontro a procedure di moltiplicazione delle copie, accessibili così a magistrati forestieri (es. podestà, che arriva presso la città, ha a disposizione un testo, che dovrà leggere e tenere sul proprio tavolo per la gestione degli affari – soprattutto giudiziari).
Altra forma di conservazione dei documenti originali è la loro fruizione; elaborazione dei libri iurium, di fatto, una linea conservativa (e di fruizione) alternativa.
Non sappiamo se, insieme a quel registrino delle estrazioni dei documenti, vi fossero quelli che chiamiamo “mezzi di corredo archivistici”. Lo si potrebbe intuire: quelle piccole delegazioni che andavano a prendere le carte non avranno razzolato come capitava. Magari c’erano dei cassetti, con dei cartellini, delle sacche (magari attaccate con dei chiodini all’interno dell’armadio) con cartellini che indicavano nomi di luoghi. La cosa più semplice è quella di dotare questi nuclei documentari di mezzi di corredo.
Questo ci porta a riflettere sui criteri di ordinamento. Non può esistere un mezzo di corredo analitico – che possa servire al rapido reperimento dei documenti – se il fondo non è ordinato.
Possibili ordinamenti
- Ordinamento cronologico: Attribuito da Francesco Bonaini ai fondi diplomatici degli Archivi di Stato della Toscana ottocentesca, creando quel problema di organizzazione dei fondi diplomatici cui abbiamo già accennato – in parte potrebbe essere stato uno dei criteri di ordinamento del nostro armarium.
- Ordinamento tipologico: Secondo la natura giuridica dei vari atti.
- Criteri di pertinenza: Criteri per materia: o una località (pergamene di Grosseto, di Colle Val d’Elsa…), o un referente esterno, istituzionale (gli Ardengheschi, gli Aldobrandeschi), o genericamente un vero e proprio affare, una questione attorno alla quale ruota una serie di documenti.
Nel caso della Val di Fiemme sappiamo che l’armarium era organizzato in otto materie, corrispondente ad altrettanti cassetti e cassettini. I punti di riferimento erano il vescovo di Bressanone (tematica istituzionale, con suppliche, privilegi…), i diritti di pascolo (raggruppamento tipicamente per materia, non istituzionale), le tipologie documentarie (materiali connessi all’elaborazione statutaria), le materie ecclesiastiche. Dunque l’organizzazione per materia può esistere in questi contesti.
-
9. La crescita economica II
-
Analisi matematica II - Esercizio 9
-
Biochimica II – Lezione 9 – Slides
-
Problemi svolti di fisica II, elettromagnetismo (9)