Archivistica II - 08/04/2021
Cosa fanno gli archivisti?
Perché c'è bisogno di tutta questa dottrina/teoria? Lui dovrebbe gestire la fase formativa e ordinare, dove ci sia bisogno, gli archivi → produrre strumenti per la ricerca all'interno degli archivi → architetto che segue la costruzione di un palazzo o si occupa di un restauro → l'archivista si occupa di strutture e articolazioni, che compongono quel residuo di un'attività pratica che chiamiamo archivio.
Il lavoro dell'archivista e altre professioni
Il lavoro dell'archivista sta a metà con quelli di altre professioni → es. individuazione ed edizione di fonti → entrare in certi archivi, selezionare la documentazione che possa essere più rilevante per determinati scopi storiografici → mestiere dell'editore di fonti.
Trascrizione e interpretazione
Punto di partenza è la trascrizione → più semplice → ricopiare un testo, ma c'è un problema della resa → mentre trascrivo, ci possono essere abbreviazioni da scioglierle (il cui scioglimento necessita di una vera e propria interpretazione): interpretazione → dunque tutto ciò che riguarda il testo nella fase di trascrizione, dando conto di cancellature, omissioni, errori di scrittura.
L'edizione del documento
E l'edizione del documento? Non semplice trascrizione! Un documento edito bene è meglio dell'originale. Accanto a una perfetta trascrizione, c'è un apparato critico che dà conto di tutti gli elementi formali del documento, a partire dal supporto, le dimensioni, tipo di scrittura, livello di tradizione (un documento ci può arrivare in originale o in copia, in una forma falsificata… → l'editore del documento deve specificare se siamo davanti a un originale o copia e, nell'ultimo caso, da chi è stata fatta, quando, perché?). C'è poi il commento, in cui l'editore segnala tutti gli aspetti significativi del documento.
Rapporto con la diplomatica
Rapporto con la diplomatica: disciplina che si occupa di documenti (essenzialmente) di età medievale. Archivista "pesticcia" un po' nel campo della diplomatica. Ora, il diplomatista quando arriva al 1200 ca gli sembra di parlare di cose troppo recenti, c'è ampio margine per archivisti → archivistica diventa diplomatica del mondo contemporaneo → ci può essere necessità di ricorrere a metodologie, domande e suggestioni che provengono dal campo della diplomatica, ma anche della filologia.
Il ruolo del filologo
Filologo: sulla base di testimoni, cerca di tornare il più possibile a una sorta di archetipo. Cos'è la comparazione, in confronto? Porre in comparazione testi che possono aver avuto tradizioni differenti. Questo ci permette, da un lato, di chiederci qual era la lettura originale; oppure, se ho una linea di trasmissione dove si sono perpetuati errori, l'esistenza di questi "errori" può essere estremamente significativa nella ricezione del testo (se può aver avuto modifiche banali dovute dall'errore di lettura di una parola o per volontarie intromissioni di elementi non contenuti nel testo originario).
Metodo storico e principio di provenienza
Metodo storico sbandierato da archivistica come proprio metodo → no precettistica (insieme di regole automatiche da applicare), ma metodo ideale da tener presente quando si fa questo mestiere. Aggettivo "storico" fa sì che la disciplina possa appartenere all'alveo delle discipline storiche (comparto di cultura e sapere che definiamo storico, non filosofico ad es.).
Opinioni di Filippo Valenti
Filippo Valenti, quasi recensendo il manuale di Brennecke, afferma che l'attenzione dell'archivistica non deve tener conto solo del principio cencettiani (archivio come specchio dell'istituzione), ma sul fatto che l'archivio è un modo deformato di specchiarsi, un qualcosa di più, che a un certo punto quasi si stacca dall'istituzione per assumere propria fisionomia → dunque questo specchiarsi è quasi un richiamo generale, ma non effettivo → gli archivi finiscono per avere la configurazione che hanno a causa del corso della storia (da qui il metodo storico).
Disciplina e principio di provenienza
Disciplina si ispira al principio di provenienza → archivista cerca di capire qual è configurazione originaria di un archivio e, come tale, cerca di rispettarla. Archivio finisce per essere un modo in cui si manifesta l'istituzione nella storia → deposta le carte (conseguenza di istituzioni → avevamo fatto esempio del controllo di uno stato sul territorio). Valenti, insieme a Pavone, afferma che non c'è proprio identificazione tra istituzione e documenti, ma c'è uno scarto (come l'istituzione ha organizzato questa memoria).
Mito del ritorno all'ordinamento originario
Il mito del ritorno all'ordinamento originario viene messo in discussione da Valenti. L'istituzione finisce non per specchiarsi, ma per dare una forma alla propria memoria, la organizza. Lettura di alcuni passi, che possiamo confrontare. Nell'ordinare un archivio si deve cercare anzitutto di ricostituire per quanto è possibile l'ordinamento originario; solo allora si può giudicare se e quanto sia opportuno scostarsi da esso.
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