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Concetti Chiave

  • L’Ermetismo è emerso a Firenze tra il 1930 e il 1940, con il termine coniato da Francesco Flora nel 1936 per descrivere la poesia di Ungaretti.
  • I poeti ermetici si distaccano dalla poetica di D’Annunzio, vedendo la poesia come un tramite tra l’io e l’assoluto, utilizzando versi brevi e figure retoriche complesse.
  • La poesia per gli ermetici è un’esperienza mistica, con un linguaggio essenziale che esprime significati profondi e realtà assolute.
  • I principali poeti ermetici, come Salvatore Quasimodo e Mario Luzi, scrivevano sulla rivista “Campo di Marte” e affrontarono critiche per il loro distacco dalla storia.
  • Alcuni poeti, tra cui Quasimodo, svilupparono stili più tradizionali nel tempo, mentre Montale si distaccò pubblicamente dall’ermetismo, nonostante fosse considerato un precursore.

Origini e contesto dell'Ermetismo

L’Ermetismo è l’attività di un gruppo di poeti di Firenze negli anni tra il 1930 e il 1940. La parola Ermetismo fu coniata dal critico letterario Francesco Flora nel 1936 che denominò con connotazione negativa la poesia di Ungaretti perché basata su oscure analogie. Il termine fu poi adattato in senso positivo dai poeti che accolsero le scelte linguistiche di Ungaretti (che di fatto ne è il precursore). Questi poeti si riunivano nei salotti, nelle redazioni dei giornali in voga di quel periodo e nello storico Caffè delle Giubbe Rosse.

La poetica ermetica e il suo significato

Essi condividevano lo spirito ungarettiano che si rifaceva ai simbolisti francesi e alle avanguardie, che mettevano al centro della loro poetica l’uso della parola; questa per loro doveva essere veicolo evocatore di significati nascosti, come per Ungaretti, soltanto che per quest’ultimo (e anche per Montale) la parola rimanda alla realtà presente/storica, mentre per gli ermetici è evocatrice di realtà assolute (essi fanno della poesia la loro ragione di vita, ossia un’esperienza totalizzante). Essi amano la poesia come un credente ama Dio: la lezione francese si unisce ad un’esperienza religiosa.

L'esperienza mistica e il linguaggio

Per gli ermetici la poesia si trasforma in un’esperienza mistica, con temi ricorrenti come quello dell’infinito (che si differenzia da quello leopardiano perché in quel caso era di tipo laico). Lo strumento che unisce poeta e Dio è la parola. L’estetismo di questo periodo è relativo allo stile (si usano metafore, sinestesie ecc.). Nell’esperienza dei poeti ermetici la vita è basata sulla sofferenza, quindi si rifugiano nella poesia come esperienza totalizzante. Per esprimere la loro vita e la loro poesia essi utilizzano un linguaggio essenziale, ma queste poche parole sono veicolo di grandi significati. L’esperienza ermetica è di tipo orfico in quanto il canto di Orfeo è come la parola per gli ermetici (Orfeo era un cantore dalla voce bellissima che perse la sua amante Euridice, ma con il suo canto riuscì a muovere l’animo degli dei degli inferi per riportarla in vita, ma alla fine la perde perché invece di non guardarla fino all’uscita dagli inferi egli si gira, quindi continuò a lamentarsi fino a che non gli venne tagliata la testa, ma anche in quel caso continuò a cantare). I virtuosismi ermetici placano l’animo del poeta, come il canto di Orfeo riusciva a placare lo stato felino dell’umanità. I poeti non si riconoscevano nella poetica di D’Annunzio, perché per loro la poesia era un tramite tra l’io e l’assoluto (ha la stessa valenza dei simboli per i simbolisti). Venivano utilizzati versi molto brevi, senza punteggiatura, ma con molte figure retoriche (analogie, sinestesie, metafore…), quindi le poesie sono di difficile interpretazione.

Critica e evoluzione dell'Ermetismo

I principali poeti ermetici furono Salvatore Quasimodo (che fu apprezzato anche perché fu traduttore di molti testi classici, come poesie che egli fece sue trasformandole, tra cui il “Liber” di Catullo), Mario Luzi, Alfonso Gatto e Giovanni Bertacchi, che scrivevano tutti sulla rivista “Campo di Marte”. Gli ermetici non furono ben visti dalla critica, perché avevano un atteggiamento particolare verso la storia: stavano disdegnosamente distaccati dagli eventi storici (fascismo e nazismo) in quanto tendevano all’infinito. Questo rifiuto fu interpretato dai frequentatori del Caffè delle Giubbe Rosse (frequentato in quel periodo da antifascisti) come un velato consenso al fascismo in quanto non prendevano posizione. Non tutti i poeti ermetici lo furono per la loro intera vita: in giovinezza aderirono perfettamente al movimento, ma poi recuperarono metriche aderenti alla realtà del tempo, come Quasimodo che nella sua prima raccolta “Ed è subito sera” è ermetico, ma già dalla seconda si dedica a forme più tradizionali con uno sguardo più sul presente. Montale prese pubblicamente le distanze dall’ermetismo, anche se ne veniva considerato il precursore.

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Domande da interrogazione

  1. Qual è l'origine del termine "Ermetismo" e come è stato reinterpretato dai poeti?
  2. Il termine "Ermetismo" fu coniato dal critico Francesco Flora nel 1936 con una connotazione negativa per descrivere la poesia di Ungaretti. Tuttavia, i poeti fiorentini lo adattarono in senso positivo, accogliendo le scelte linguistiche di Ungaretti, che è considerato il precursore del movimento.

  3. Qual è la differenza tra la poetica di Ungaretti e quella degli ermetici?
  4. Mentre Ungaretti utilizza la parola per rimandare alla realtà presente e storica, gli ermetici la considerano un veicolo per evocare realtà assolute, trasformando la poesia in un'esperienza totalizzante e mistica.

  5. Quali temi ricorrenti caratterizzano l'esperienza mistica degli ermetici?
  6. Gli ermetici affrontano temi come l'infinito, differente da quello leopardiano, e utilizzano la parola come strumento per connettersi con il divino, rifugiandosi nella poesia come risposta alla sofferenza della vita.

  7. Come venivano percepiti gli ermetici dalla critica e quale fu il loro atteggiamento verso la storia?
  8. Gli ermetici furono criticati per il loro distacco dagli eventi storici, come il fascismo e il nazismo, il che fu interpretato come un consenso velato al regime. Questo atteggiamento suscitò malumori tra i frequentatori del Caffè delle Giubbe Rosse, notoriamente antifascisti.

  9. In che modo l'evoluzione di alcuni poeti ermetici ha influenzato la loro scrittura nel tempo?
  10. Alcuni poeti, come Quasimodo, iniziarono con uno stile ermetico ma successivamente si avvicinarono a forme più tradizionali, riflettendo una maggiore attenzione alla realtà contemporanea, come evidenziato nella sua seconda raccolta. Montale, pur essendo considerato un precursore, si distaccò pubblicamente dall'ermetismo.

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