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Epilessia: cause e meccanismo
I farmaci antiepilettici deprimono il sistema nervoso centrale (snc). Anche barbiturici e benzodiazepine possiedono attività antiepilettica, ma non sono indicati per tutte le forme di epilessia.L’epilessia è una patologia caratterizzata da scariche neuronali incontrollate e scoordinate, che interessano aree più o meno estese del cervello. Le cause possono essere sconosciute, come nelle forme idiopatiche, oppure riconoscibili, come nelle forme sintomatiche o organiche. Tra i possibili fattori coinvolti vi sono alterazioni dei canali ionici, lesioni cerebrali, traumi, intossicazioni e malattie che modificano il metabolismo del sistema nervoso centrale.
Le crisi insorgono generalmente in modo improvviso. In alcuni casi sono precedute da segnali sensoriali, visivi o uditivi. Non tutte le crisi provocano convulsioni: queste derivano da un’eccessiva eccitabilità neuronale e dalla perdita del normale controllo inibitorio.
Classificazione delle crisi epilettiche
Le crisi si distinguono in parziali, generalizzate e non classificate. Le crisi parziali interessano aree specifiche del cervello. Quelle semplici possono mantenere integra la coscienza e influenzare funzioni sensoriali o motorie. Le crisi parziali complesse coinvolgono coscienza, pensiero e movimento e possono evolvere in crisi generalizzate.Le crisi generalizzate coinvolgono l’intero encefalo. Le assenze, tipiche del piccolo male, durano pochi secondi e provocano una breve interruzione della coscienza, spesso senza che il soggetto se ne accorga. Le assenze atipiche possono accompagnarsi a movimenti involontari. Le crisi miocloniche causano contrazioni muscolari improvvise, quelle cloniche alternano contrazione e rilassamento, quelle toniche provocano contrazioni prolungate e quelle atoniche determinano una perdita del tono muscolare. Le crisi tonico-cloniche, associate al grande male, iniziano con un irrigidimento seguito da contrazioni e decontrazioni muscolari.
Terapia delle diverse forme
La scelta del farmaco dipende dal tipo di crisi. Nel piccolo male possono essere utilizzati ossazolidindioni, succinimmidi, acido valproico, clonazepam e lamotrigina. Questa forma tende spesso a risolversi con la maturazione del sistema nervoso centrale, mentre alcuni farmaci possono favorire crisi più gravi.Nelle crisi miocloniche si utilizzano soprattutto acido valproico e clonazepam. Nelle crisi tonico-cloniche possono essere impiegati barbiturici, idantoine, carbamazepina, primidone e acido valproico. Alcuni farmaci sono indicati solo per determinate forme, mentre altri, come acido valproico e lamotrigina, hanno un impiego più ampio.
Caratteristiche dei farmaci antiepilettici
La terapia mira a mantenere costante l’eccitabilità neuronale, prevenendo nuove crisi. Sono quindi importanti una lunga emivita, una durata d’azione adeguata, una somministrazione semplice e un profilo farmacocinetico favorevole. Le variazioni della concentrazione plasmatica possono infatti favorire la comparsa delle crisi. Nel trattamento prolungato può verificarsi una perdita di efficacia, rendendo necessaria la sostituzione del farmaco o l’associazione con altri medicinali. Molti antiepilettici possono inoltre causare tossicità epatica ed effetti teratogeni.Durante una crisi prolungata è necessario intervenire rapidamente, spesso per via endovenosa, per interrompere l’attacco ed evitare traumi, problemi respiratori e complicazioni potenzialmente mortali.
Meccanismi d’azione e struttura
Gli antiepilettici possono agire a livello presinaptico, facilitando il rilascio di gaba o riducendo quello di glutammato, oppure modificando i canali del sodio e del calcio. A livello postsinaptico possono aumentare l’attività dei recettori gaba-a, ridurre l’attività dei canali del sodio e del calcio o aumentare la conduttanza del potassio.In base alla struttura chimica si distinguono farmaci ureidici e non ureidici. Tra i primi rientrano succinimmidi, fenitoina e derivati, barbiturici e ossazolidindioni. Tra i non ureidici si trovano acido valproico, carbamazepina e benzodiazepine.