Concetti Chiave
- La virtù epicurea è basata sulla selezione dei piaceri e non può esistere senza di essi, contrariamente alla visione di una virtù dolorosa.
- Il vizio è definito come il piacere eccessivo e dannoso che porta alla sofferenza, evidenziando l'importanza del limite nel godimento.
- Epicuro distingue la sua etica da quella cristiana, sottolineando che il piacere, per lui, è essenziale e non causa di sventura.
- La filosofia e, in particolare la phronesis, sono fondamentali per comprendere e perseguire i piaceri in modo corretto, essenziale per la virtù.
- La morale epicurea affronta i vizi non come trasgressioni morali, ma come deviazioni dalla corretta pratica del piacere, trasformando il vizio in dolore.
La virtù secondo Epicuro
La virtù consiste nella selezione dei piaceri, non è una concezione dolorosa, non può esserci virtù senza piacere.
Il vizio e il piacere eccessivo
Il vizio invece è il piacere dannoso, violento, eccessivo, che nel momento in cui diventa tale determina sofferenza. La virtù è dunque evitare il piacere eccessivo e smodato, che porta al dolore.
Concezione epicurea del piacere
Ciò che si deve cogliere è che vi è un abisso tra tale concezione e quella dell’etica cristiana, dove l’idea del piacere fine a se stesso porta quello della sventura e della morte. Per Epicuro non esiste invece virtù al di fuori del piacere, quindi il vizio è invece esattamente l’eccesso e la smoderatezza, non tanto il rifiuto di una legge morale impositiva, ma la scelta deliberata di una via dolorasa frutto dell’eccesso del piacere. Anche la morale epicurea affronta il tema dei vizi, solo che non li vede come trasgressione della morale, ma come trasgressione del piacere per sua smisuratezza e rifiuto del limite. Ciò che serve per la virtù è la corretta concezione del piacere, che la può offrire solo la filosofia e segnatamente la phronesis. Il dover essere è perseguire il piacere in modo corretto. Diversamente da tutte le altre morali che separano i piaceri dalle virtù, secondo Epicuro questa operazione fa sì che la virtù diventi estranea dalla nostra natura, mentre Epicuro ha aperto una strada in cui la pratica della virtù non è separabile da una propedeutica dei piaceri. Dunque ne deriva l’inedita concezione del vizio come dolore, non aver praticato correttamente il piacere. Una morale essenziale e semplice, ma non per questo facile da applicarsi, ma per lo meno alla portata dell’uomo.
Domande da interrogazione
- Qual è la differenza tra virtù e vizio secondo Epicuro?
- Come si differenzia la concezione epicurea del piacere da quella dell'etica cristiana?
- Qual è il ruolo della filosofia nella concezione epicurea della virtù?
Secondo Epicuro, la virtù consiste nella selezione dei piaceri e non può esistere senza di essi, mentre il vizio è identificato con il piacere eccessivo e dannoso, che porta alla sofferenza.
A differenza dell'etica cristiana, che associa il piacere fine a se stesso con sventura e morte, Epicuro sostiene che non esiste virtù al di fuori del piacere, e che il vizio è l'eccesso e la smoderatezza, non il rifiuto di una legge morale.
La filosofia, in particolare la phronesis, è fondamentale per Epicuro poiché offre la corretta concezione del piacere, necessaria per perseguire la virtù in modo corretto, evitando il dolore derivante dalla pratica scorretta del piacere.