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Concetti Chiave

  • Didone, seguendo il consiglio di una maga, decide di bruciare gli oggetti che ricorda Enea, portandola a una morte tragica tra le fiamme.
  • La traduzione di Rosa Calzecchi Onesti del 1967 è considerata la più fedele al testo latino, mentre quella di Vittorio Sermonti del 2007 è più accessibile e adatta alla lettura moderna.
  • Il termine "Morata" è tradotto in modo più libero da Mario Ramous, il quale cerca di esprimere il carattere nobile di Didone.
  • Le traduzioni differiscono nel modo in cui rappresentano il desiderio di Didone di morire, con Onesti che offre una maggiore precisione rispetto a Ramous e Sermonti.
  • Didone lancia una maledizione a Enea, augurandogli sfortuna, un concetto enfatizzato nella traduzione di Sermonti che sottolinea il suo dolore e la passione.

Sintesi del contenuto:

Il Dramma di Didone

Didone è decisa a seguire il consiglio di una maga di bruciare tutti gli oggetti che le ricordavano il suo amore per Enea: viene allestita così una pira infuocata sulla quale Didone perderà la vita, arsa dalle fiamme.

Con questo racconto, per lo più un monologo della regina cartaginese, Virgilio arriva al momento culminante del dramma amoroso di Didone.

Il brano, iniziato con un’andatura piuttosto epica e termina con un movimento di autocommiserazione nel quale Didone dichiara con gravità la sua volontà di raggiungere gli inferi e, nello stesso momento, augura ad Enea una maledizione.

Traduzioni a Confronto

Tra le tre traduzioni proposte si può notare come quella risalente al 1967 di Rosa Calzecchi Onesti, sia la più fedele al testo latino, sia per la scelta del linguaggio, sia per la collocazione nel periodo dei vocaboli stessi.

La traduzione più recente (Vittorio Sermonti, 2007) invece risulta più leggera e semplice in quanto destinata alla lettura pubblica per il lettore odierno.

Dettagli di Traduzione

Morata, verso 649, letteralmente significa di buoni costumi, costumato, ben ordinato, che esprime bene i caratteri; il termine viene reso in modo più libero nella traduzione di Mario Ramous.

Ramous traduce con l’espressione “che ho innalzato” al verso 649 la frase latina mea moenia vidi; questa scelta è stata fatta dal traduttore in quanto Didone fa riferimento a Cartagine, la città da lei stessa fondata.

Moriamur (v. 660) è un congiuntivo presente caratterizzato dal plurale poetico poiché il verbo è diretto solo alla figura di Didone. Probabilmente il concetto è reso più preciso dalla traduzione di Onesti in quanto viene espresso il desiderio della regina cartaginese di morire.

Quali sono i Momenti di Passione e Morte?

Exuvia (v.651): il termine viene tradotto siamo come spoglie che come abiti ed arredi in quanto viene riportato il momento solenne in cui Didone, ascoltano il consiglio di una maga, decide di dare fuoco a tutti gli oggetti che le ricordavano Enea per estinguere, in tal modo, ogni emozione e la tormentosa passione.

Numquam (v. 658): viene sempre tradotto con mai, in tutte e tre le traduzioni proposte. Sicuramente la terza traduzione da un maggiore risalto all’avverbio in quanto vi è una ripetizione del termine (non avessero mai toccato le nostre coste, mai).

Sic sic iuvat ire sub umbras (v. 660): l’espressione viene tradotta in tre modi diversi in ciascuna traduzione; in quella più lontana da noi e più fedele al testo virgliano, risalente al 1967, viene evidenziata la volontà di Didone (così voglio scendere all’ombre), nella traduzione di Ramous invece il concetto viene tradotto in maniera più libera (anche così è giusto spegnersi) per sottolineare il momento decisivo della morte ed infine, nella traduzione del 2007, l’espressione è tradotta abbastanza fedelmente paragonando il momento della morte quasi ad un piacere per la regina che tanto ha sofferto la passione amorosa (proprio così mi piace andare fra le ombre).

Et nostrae secum ferat omina mortis (v. 662): con queste parole Didone si augura che il suo gesto estremo porti sfortuna all’amato Enea; il concetto viene forzato nella traduzione di Sermonti.

Studia con la mappa concettuale

Domande da interrogazione

  1. Qual è il momento culminante del dramma amoroso di Didone?
  2. Il momento culminante si verifica quando Didone, seguendo il consiglio di una maga, decide di bruciare gli oggetti che le ricordano Enea, portandola a perdere la vita tra le fiamme, come descritto nel monologo di Virgilio.

  3. Come si differenziano le traduzioni del testo di Virgilio?
  4. La traduzione di Rosa Calzecchi Onesti del 1967 è la più fedele al testo latino, mentre quella di Vittorio Sermonti del 2007 è più leggera e adatta alla lettura pubblica, evidenziando differenze nel linguaggio e nella collocazione dei vocaboli.

  5. Qual è il significato del termine "Exuvia" nel contesto del dramma?
  6. "Exuvia" viene tradotto come spoglie e rappresenta il momento solenne in cui Didone decide di bruciare gli oggetti legati a Enea, simboleggiando la sua volontà di estinguere ogni emozione e passione tormentosa.

  7. Come viene tradotto il termine "Numquam" nelle diverse versioni?
  8. "Numquam" è tradotto come "mai" in tutte e tre le traduzioni, ma la versione più recente di Sermonti enfatizza maggiormente l'avverbio attraverso la ripetizione, sottolineando il rifiuto di Didone verso il passato.

  9. Qual è il significato dell'espressione "Sic sic iuvat ire sub umbras"?
  10. Questa espressione viene tradotta in modi diversi, ma in generale esprime la volontà di Didone di scendere nell'aldilà, con la traduzione di Sermonti che suggerisce quasi un piacere nel momento della morte, evidenziando la sofferenza della regina.

Domande e risposte

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