Concetti Chiave
- Le ultime parole di Turno nell'Eneide esprimono un appello alla moderazione, sottolineando l'importanza della misura nell'animo umano.
- Turno è descritto come l'ultimo grande ostacolo per Enea, un guerriero feroce il cui destino segna la fine del poema con una nota di sconfitta inevitabile.
- Il duello tra Turno ed Enea riflette l'influenza omerica, ma si distingue per le differenze contestuali e culturali che Virgilio introduce.
- Virgilio rappresenta la guerra come un tragico errore causato da forze demoniache, evidenziando la lotta fratricida piuttosto che un mero atto di eroismo.
- La morte di Turno presenta un dilemma morale per Enea, che si trova a dover scegliere tra pietà e vendetta, riflettendo la complessità del conflitto.
Indice
Le ultime parole di Turno
Le ultime parole del personaggio di Turno nell'antico libro dell'Eneide scritto dall'autore latino Virgilio, dopo aver ammesso la vittoria totale di Enea, sono un accorato appello alla moderazione e alla misura, cioè quanto di meglio vi è nell'animo umano: «non andar oltre nella vendetta!» (v. 62).
Virgilio e il successo dell'Eneide
Virgilio nella sua creazione poetica che come sappiamo ha avuto grandissimo successo anche addirittura ai giorni nostri, ha fatto di Turno il guerriero forte e feroce che costituiva l'ultimo grande ostacolo al compiersi della missione di Enea, una figura esemplare sotto il profilo umano e artistico. A lui sono riservati quelli che rappresentano nell’opera semplicemente i versi conclusivi del poema: a fronte di un Enea uccisore «furibondo» (v. 77), il corpo di Turno si distende e la sua anima si allontana verso il regno delle ombre, portando con sé lo sdegno di una sconfitta voluta dal destino.
Qual è il duello tra Turno ed Enea?
Nel duello tra Turno ed Enea l'influsso del modello omerico è evidente non solo nella collocazione dell'episodio a conclusione dell'opera, ma anche nella sua articolazione interna, scandita dai motivi della fuga dell'eroe perdente, della supplica e dell'uccisione finale dettata dal desiderio di vendetta. Tuttavia, l'inserimento del brano nella più ampia dimensione dell'opera e nel suo contesto storico-culturale ci consente di cogliere alcune sostanziali differenze.
La visione di Virgilio sulla guerra
Virgilio si può dire che vive in un'epoca che ha subito le nefaste conseguenze delle guerre civili e che da poco gode di un periodo di pace garantita dall'impero e pagata a prezzo della libertà. Per il poeta latino, dunque, la guerra non è l'occasione offerta all'eroe per mettere in luce il proprio valore e conquistare il bottino, ma piuttosto un tragico errore voluto da potenze demoniache, è una lotta fratricida, ma al tempo stesso necessaria.
La morte di Turno e il dilemma di Enea
Necessaria è la morte di Turno, preparata dall'uccisione di Pallante, come nell'Iliade quella di Ettore era stata preparata dall'uccisione di Patroclo. Ma Virgilio non fa nulla per rendere facile la scelta di Enea. Turno è disarmato, ferito e chiede pietà. Enea applica il principio di abbattere i superbi e a risparmiare chi si assoggetta: Turno è un eroe superbo, ma è anche subiectus ("sottomesso"). La scelta è difficile. Enea uccide solo perché in quell'attimo cruciale la vista del cinturone di Pallante lo travolge in uno slancio d'ira che viene definita funesta. Tuttavia, laddove nell'iliade alla ferocia segue anche la pietà (Achille, infatti, restituirà a Priamo il cadavere del figlio), nel poema latino l'ultimo gesto è un atto solo di crudeltà. È forse un invito a riflettere sugli effetti sconvolgenti e alienanti della guerra? Evidentemente il mondo dell'Eneide è più complesso di quello dell'Iliade: Virgilio vuole far intendere la necessità fatale della guerra che porta alla vittoria, ma al tempo stesso non può fare a meno di ricordare le ragioni degli sconfitti.
Domande da interrogazione
- Qual è l'ultimo appello di Turno nell'Eneide?
- Come viene rappresentato Turno da Virgilio?
- Qual è la visione di Virgilio sulla guerra?
- Qual è il dilemma morale che affronta Enea nella morte di Turno?
Turno, riconoscendo la vittoria di Enea, esorta alla moderazione con le parole «non andar oltre nella vendetta!» (v. 62), evidenziando un aspetto fondamentale dell'animo umano.
Virgilio ritrae Turno come un guerriero forte e feroce, l'ultimo ostacolo alla missione di Enea, conferendogli una dimensione esemplare sia umana che artistica, culminando con la sua morte e l'allontanamento dell'anima verso il regno delle ombre.
Virgilio percepisce la guerra come un tragico errore, una lotta fratricida necessaria, influenzata dalle conseguenze delle guerre civili, piuttosto che come un'opportunità per l'eroe di dimostrare il proprio valore.
Enea si trova di fronte a una scelta difficile: uccidere Turno, disarmato e supplicante, o risparmiarlo. La sua decisione, influenzata dalla vista del cinturone di Pallante, si traduce in un atto di crudeltà, sollevando interrogativi sugli effetti devastanti della guerra.