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EF - Funzioni esecutive

Martedì 4 settembre 2018 22:40

Le funzioni esecutive o processi esecutivi sono stati definiti per la prima volta nel 1986 da Alan Baddeley a partire dalla sua concettualizzazione del modello della memoria di lavoro.

Essi sono processi che modulano l'operazione di altri processi e che sono responsabili della coordinazione dell'attività mentale, in modo da raggiungere un certo obiettivo.

La loro funzione è completamente amministrativa e non partecipativa, sono operazioni su altri processi, motivo per cui vengono considerati metaprocessi.

Nello specifico:

  • Sono un insieme di processi di controllo volontario, ma (in parte) indipendenti tra loro;
  • Sono processi cognitivi flessibili, necessari a programmare, mettere in atto e portare a termine un comportamento con successo;
  • Stanno alla base di risposte flessibili e finalizzate al raggiungimento di nuovi obiettivi;
  • Ci permettono di controllare e adattare il nostro comportamento.

Hanno un decorso temporale a parabola:

  • Infanzia: si sviluppano molto lentamente, richiedono molti anni per arrivare ad una piena maturazione;
  • 8 - 12 anni: comincia ad esserci una buona gestione dell'interferenza e della pianificazione, inoltre inizia ad esserci una buona flessibilità della memoria di lavoro;
  • 16 - 19 anni: si raggiunge la maturità del controllo dell'inibizione, migliorano velocità e precisione nei processi di elaborazione e aumentano in modo esponenziale memoria di lavoro e capacità di pianificazione finalizzate a degli scopi;
  • Età adulta/avanzata: inizio di un decadimento, aumentano errori, deficit e difficoltà.

Le EF sono:

  • Allocazione dell'attenzione (esecutiva);
  • Spostamento dell'attenzione (esecutiva);
  • Inibizione;
  • Programmazione;
  • Monitoraggio.

Storia

Una delle ragioni per cui pensare che i processi cognitivi formino una classe distinta di processi cognitivi, nasce dagli studi pionieristici sui pazienti con danni circoscritti alle zone frontali.

  • Phineas Gage: il caso di Phineas Gage è uno dei più studiati in psicologia. Si tratta di un operaio delle ferrovie, cui compito era quello di sistemare i candelotti di dinamite nei fori prescelti per far saltare ostacoli alla costruzione delle rotaie, che nel 1848, in seguito ad un'esplosione fu vittima di un incidente in cui uno dei pali da lui utilizzati gli si conficcò nel cranio a partire dallo zigomo sinistro, facendogli saltare in maniera netta gran parte delle regioni frontali.

Miracolosamente Gage sopravvisse all'incidente ma a partire da quel giorno riportò un repentino e lapalissiano cambiamento di personalità: sempre descritto come uomo gentile, disponibile e quieto, dall'incidente divenne irrequieto, irascibile e schivo.

Fu solo nel 20° secolo che il caso venne ripreso in mano da altri studiosi, i quali, riesumando il cadavere (assieme ai dettagliati scritti dell'allora medico) ricostruirono le dinamiche dell'incidente e dei suoi effetti.

Quanto di sensazionale fu scoperto grazie al caso di P.G. era lo stretto legame tra le funzioni esecutive e i lobi temporali, mancanti di fatto nel paziente, poiché, mentre le funzioni cognitive principali (intelligenza, linguaggio, etc.) erano rimaste intatte, egli riportava ingenti deficit in comportamento e personalità.

Fu solo nel 20° secolo che il caso venne ripreso in mano da altri studiosi, i quali, riesumando il cadavere (assieme ai dettagliati scritti dell'allora medico) ricostruirono le dinamiche dell'incidente e dei suoi effetti.

Quanto di sensazionale fu scoperto grazie al caso di P.G. era lo stretto legame tra le funzioni esecutive e i lobi temporali, mancanti di fatto nel paziente, poiché, mentre le funzioni cognitive principali (intelligenza, linguaggio, etc.) erano rimaste intatte, egli riportava ingenti deficit in comportamento e personalità.

  • Dottor P.: il caso del Dottor P. vede come protagonista un medico che durante un intervento chirurgico rimase privo di ossigeno per un breve periodo, riportando così un danno ai lobi temporali.

Da allora egli non fu più in grado di esercitare la sua professione, e non solo, nonostante avesse preservato intelligenza e altre funzioni cognitive principali, esibì gravi danni alle funzioni esecutive: perse completamente la capacità di pianificazione, dell'agire autonomamente e del reagire ai cambiamenti, diventando quasi totalmente dipendente dai familiari.

Entrambi Phineas Gage ed il Dottor P., assieme a tutti coloro con danni/deficit ai lobi frontali, fanno parte di quei pazienti che soffrono, dunque, di sindrome frontale: ossia un danno alla corteccia prefrontale (prefrontal cortex o PFC), che correla con difficoltà attentive e di pianificazione, incapacità di controllare il comportamento e attuazione di comportamenti rigidi, non flessibili.

Il coinvolgimento delle aree frontali e prefrontali non è casuale: si tratta di una parte del cervello estesa in tutti i primati, ma che nell'uomo ha avuto un aumento eccezionale con l'evoluzione.

È fondale sia per l'area e il numero di circonvallazioni che riprende, ma anche per il numero di connessioni significative che coinvolge (come l'area di Broca e l'area premotoria, etc.).

Misurazioni

  • Test di Stroop: test psicologico classico per la valutazione attentiva. Il test consiste nel presentare nomi di colori, scritti in lettere colorate. Il compito del soggetto è nominare il colore delle lettere, ignorando il nome del colore. Ci sono due casistiche:
    • Compatibile: il nome del colore è il medesimo del colore con cui è scritto (es. VERDE);
    • Incompatibile: il nome del colore è diverso dal colore con cui è scritto (es. GIALLO).

Un soggetto neurologicamente sano non compie errori nella condizione di compatibilità, e ne compie pochi nella condizione di incompatibilità (anche se aumentano i tempi di reazione).

Pazienti con lesioni o deficit a livello del PFC hanno punteggi minimi nella condizione di incompatibilità.

Questa lettura dei risultati sostiene la tesi riguardo la funzione ed il locus delle funzioni esecutive: per eseguire il compito, il soggetto deve rispondere selettivamente al colore delle lettere ed inibire il nome del colore (processi di attenzione esecutiva ed inibizione).

  • Wisconsin Card Sorting task: è un test che presenta una prima linea di 4 carte disposte, ognuna di esse ha un disegno con valore distintivo per tre attributi (numero, forma e colore).

Da un altro mazzo di carte simili, i cui valori differiscono dalle prime 4 (nel senso che sono combinate diversamente), i soggetti devono prendere una carta alla volta e farla corrispondere con una delle carte stimolo secondo un criterio deciso dallo sperimentatore.

Il fulcro del test consiste nel procedere per tentativi e, seguendo i feedback positivi e negativi dello sperimentatore, intuire quale sia il criterio di associazione.

Col proseguire del test lo sperimentatore può decidere di cambiare criterio (senza, ovviamente, comunicarlo) e il soggetto deve comprendere ed adeguarsi a questo cambio di rotta.

I risultati comportamentali mostrano che non vi è differenza tra soggetti sani e pazienti con lesioni nell'intuire la regola della prima condizione, le prestazioni cambiano al modificarsi del criterio: i pazienti con lesioni, incapaci di compiere un efficiente spostamento dell'attenzione, raramente individuano il cambio di criterio e continuano ad ordinare le carte seguendo il primo nonostante il ripetersi dei feedback negativi dello sperimentatore.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/01 Psicologia generale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher giuliabert di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Fondamenti di psicologia generale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Libera Università Vita-Salute San Raffaele di Milano o del prof Sulpizio Simone.
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