Cos'è l'economia politica?
L'economia politica è quella materia, scienza sociale che studia i comportamenti (meccanismi decisionali) dei soggetti razionali quando devono prendere decisioni in condizioni di scarsità.
Soggetti razionali
Soggetti razionali sono individui che si formano un’idea mediamente e generalmente corretta del mondo che li circonda e del comportamento degli altri. Hanno una rappresentazione corretta di ciò che gli sta attorno, del mondo circostante, lo conoscono in profondità per prendere le loro decisioni in maniera razionale. Scelgono le azioni/opzioni che soddisfano al meglio i loro obiettivi, desideri e preferenze in maniera coerente. C’è sempre una relazione coerente tra strumenti ed obiettivi.
Soggetti non razionali
Soggetti non razionali si comportano in maniera imprevedibile, perché non corrispondono ad una logica precisa che non può essere costruita o spiegata. Non posso fare delle previsioni e non riescono coerentemente a perseguire i propri obiettivi.
Scarsità
La scarsità si intende che non esistono risorse sufficienti a soddisfare tutti i bisogni individuali, necessità o desideri. Se posso avere tutto non ha senso effettuare una scelta ragionevole che si basa su delle giuste basi; se invece sono scarse, non ho tutte le risorse per soddisfare i miei desideri, dunque bisogna prendere delle decisioni e fare delle scelte.
Razionalità e scelta sono due concetti strettamente legati. Il vincolo delle risorse scarse non è uguale per tutti, dunque scegliere bene è importante (vincolo relativo). La scarsità è relativa, in quanto può variare a seconda delle risorse disponibili. L’unico elemento scarso per tutti è il tempo (dipende da come si decide di impiegarlo).
L’economia fa tutto ciò creando modelli astratti che utilizzano principi generali, allo scopo di spiegare e prevedere fenomeni ed i comportamenti dei soggetti. Un modello astratto è interessante perché astrae su tutti gli elementi e si focalizza su quelli più importanti; sono a carattere generale perché non si focalizzano sulla singola persona, ma su tutti, per cercare di capire come si comporterebbero in un determinato momento tutte le persone.
Tutte le decisioni economiche sono il risultato dell’interazione dialettica tra:
- Quello che vuole fare il soggetto: ovvero gli obiettivi che si prefigge nel medio-lungo periodo.
- Quello che il soggetto può fare: ovvero i vincoli ed i limiti a cui è sottoposto.
Da una parte abbiamo ciò che vogliamo e dall’altra parte ciò che possiamo: si parla di massimizzazione vincolata, ovvero cercare di avere il massimo, nonostante i vincoli a cui siamo sottoposti.
L'economia politica studia come le persone interagiscono tra loro e con l’ambiente per produrre ciò di cui hanno bisogno per vivere. Studia attraverso l’impiego di:
- Approccio grafico: assi cartesiani, curve (metodo semplice, intuitivo, ma solo qualitativo).
- Approccio analitico: equazioni, sistemi e derivate (metodo più astratto, un po’ più complicato, ma più preciso, dato che è sia qualitativo che quantitativo).
Economia, perché politica?
Politica deriva da polis = città (come si vive all’interno di un contesto sociale, politica intesa come dimensione sociale dell’uomo).
L’economia può non essere politica? Teoricamente sì: Robinson Crusoe, solo in un'isola deserta (non c’è una dimensione sociale) ha compiuto delle scelte e decisioni di tipo economico, ma non è interessante cosa fa uno su un’isola deserta. L’economia ha una dimensione sociale e politica, perciò aggiungiamo l’aggettivo. Senza la società non avrebbe senso parlare di economia.
La società influenza:
- Quello che il soggetto vuole fare (mode, consumi imitativi, reddito relativo).
- Quello che il soggetto può fare (consuetudine, regole morali e religiose, leggi). Tutto quello che possiamo fare dipende dalle regole che la società ci dà.
La ricchezza si crea con lo scambio che quasi sempre presuppone almeno due parti ed avviene secondo un insieme di regole, tradizioni, usanze della società. I risultati della competizione tra individui dipendono in modo diretto dalle regole della competizione. Oltre agli scambi tra due parti, si possono effettuare anche delle tipologie di scambi unilaterali (es: pensione: metto da parte del denaro per quelle che potranno essere effettivamente le mie esigenze nel futuro).
L’economia politica studia come interagiscono i soggetti economici, per il raggiungimento dei propri obiettivi. È un’analisi in maniera critica e costruttiva su come funziona il mondo intorno. Tutti siamo agenti economici e consumatori. Si parla di economia quando è composta da più individui messi insieme, l’economia politica serve a spiegare il mondo anche a seguito delle relazioni umane.
La rivoluzione capitalistica
L’economia politica serve a spiegare il mondo non solo in ambito economico, per questo è molto importante partire dai fatti che possono essere di piccola o grande rilevanza. Un grande fatto storico da cui vogliamo partire è la rivoluzione capitalistica.
Possiamo fare un paragone con un bastone da hockey, che messo in orizzontale ha una figura che assume un andamento piatto per un lungo periodo, per poi salire improvvisamente. Molti indici, assomigliano ad una mazza da hockey per il loro andamento; naturalmente non tutti si sono sviluppati nello stesso modo.
PIL (Prodotto interno lordo)
Il PIL è una misura utilizzata per valutare il livello di sviluppo economico di un Paese, ovvero rappresenta la quantità di prodotto che un paese, una comunità riesce a produrre (PIL domestico è il PIL dell’Italia). È un’unità di misura/indice del benessere economico, del livello di sviluppo economico della popolazione. Nell’asse verticale troviamo il PIL, mentre nell’asse orizzontale il tempo. Troviamo l’andamento del PIL per i diversi Paesi in un arco di tempo molto lungo.
Per quasi un millennio, il prodotto mondiale (reddito-standard di vita) è rimasto pressoché costante: situazione di stagnazione. Può sembrare costante, ma sono avvenute comunque delle variazioni nei brevi periodi a seguito di carestie, guerre etc, ma nella media è stato statico per mille anni.
Poi, verso la fine del 1600/1700, inizia un processo di crescita clamoroso: il PIL fa un prodigioso salto in avanti, rispetto al passato. Evidenza di uno straordinario cambiamento a carattere “epocale”. I primi accenni di crescita avvengono nel 700/800 per poi avere una salita vertiginosa del PIL.
Perché per un millennio siamo stati in un periodo di staticità? Cosa è successo per decollare? Quello che è successo si può ricollegare ad una trasformazione che ci ha permesso di liberarci dalle catene del sottosviluppo della stagnazione economica (trappola malthusiana) che impedivano le tendenze alla crescita.
Se guardiamo gli ultimi 2000 anni di vita degli esseri umani e prendiamo vari indicatori, qualitativi e quantitativi, possiamo notare che per migliaia di anni le condizioni di vita sono rimaste pressoché costanti mostrando magari un piccolo ciclo di alti e bassi; poi quasi all’improvviso qualcosa cambia e parte una trasformazione che al momento non sembra essersi arrestata.
Grafico identico a quello di prima, che rappresenta un focus di alcuni paesi fino al 1700, ovvero prima della rivoluzione industriale.
Altri indicatori economici
Il PIL non è l’unico indice che mostra lo stesso andamento di una mazza da hockey, ce ne sono altri:
- Aspettativa di vita alla nascita: indicatore della qualità della vita. Non è un indicatore economico, ma è comunque strettamente legato all’economia (reddito). Indica gli anni che un neonato si aspetta di vivere alla nascita (statisticamente parlando). Da un punto di vista medio, era inferiore a 30 anni.
- Popolazione mondiale: rimane costante più o meno per un lunghissimo periodo di tempo, poi ha avuto un incremento modesto.
- Salario reale: si riferisce alla quantità di beni che riesco a comprare con i soldi che ho in tasca, quindi con il salario che ho avuto in una giornata di lavoro. Il salario è ciò che viene pagato ad un lavoratore quando spende le sue ore per lavorare (somma di denaro che un soggetto percepisce). Indice rimasto costante per secoli, dal 1300 fino al 1800. Ciò significa che il lavoratore poteva procurarsi con il suo stipendio gli stessi beni per millenni. Col passare del tempo anche questo poi è un po’ aumentato.
Dual Revolution
Cosa è successo per cambiare così profondamente il corso della storia? Ci sono stati grandi cambiamenti dovuti alla cosiddetta Dual Revolution (la duplice rivoluzione, Eric Hobsbawn):
-
La rivoluzione industriale inglese: è caratterizzata dalle innovazioni di carattere tecnologico, scientifico, ma anche a carattere sociale; il punto di svolta sta nella scoperta di fonti energetiche; principalmente si sviluppa a partire dal settore della seta e illuminazione.
- Innovazioni nel settore tessile: meccanizzazione del lavoro, assunzioni, urbanizzazione (prima della rivoluzione industriale gli unici lavoratori salariati erano coloro che lavoravano per i ricchi).
- Nascita della grande impresa.
- Macchina a vapore.
-
La rivoluzione francese: ha cambiato la società dell’epoca. In primis si ha l’abolizione delle classi sociali che comporta la liberazione degli individui; molta popolazione si sposta dalle campagne nelle città e da contadini diventano operai. Nascono libertà in campo economico.
- Introduzione del principio di uguaglianza: cittadini liberi, tutti hanno gli stessi diritti e sono uguali davanti alla legge, indipendentemente dalla nascita.
Innovazione tecnologica, innovazione politico-sociale & innovazione economica danno vita al capitalismo:
- Innovazione politico-sociale: dovuta al principio di uguaglianza; nascita degli stati unitari.
- Innovazione economica: nascita dell’impresa e delle aziende, impiego di personale retribuito per attivare i processi di produzione. Prima non c’era la necessità perché esisteva l’artigiano, ma a seguito della meccanizzazione del lavoro nasce l’esigenza di crearle.
Il sistema capitalistico è il sistema economico-sociale, il risultato delle due rivoluzioni, lo strumento che ha permesso di uscire dalla "trappola del sottosviluppo", ovvero di allontanarci da una situazione di stagnazione.
I grandi meccanismi del motore del progresso economico e del capitalismo sono 3. Sono: divisione del lavoro, scambio ed istituzioni. Essendo complementari, senza uno di loro il capitalismo non funzionerebbe, dunque non esisterebbe.
1. Divisione del lavoro
Con il concetto di impresa, avviene la suddivisione del lavoro, in modo che ciascun lavoratore compia un pezzo del processo lavorativo. La divisione del lavoro fa aumentare la produttività (Adam Smith) perché:
- Ogni lavoratore è concentrato su una sola attività del processo produttivo, dunque aumenta l’abilità del lavoratore che diventa specialista.
- Diminuiscono i tempi morti che inevitabilmente ci sarebbero nel passaggio da una mansione ad un’altra.
- Riduce il lavoro ad operazioni sempre più semplici e ripetitive, permettendo l’utilizzo di macchine che riproducono queste semplici operazioni (anche se secondo Marx, porta all’alienazione del lavoro).
Questo riguarda principalmente la divisione del lavoro all’interno dell’azienda, ma all’esterno cosa cambia? Ciò che producevano le famiglie contadine era molto spesso diretto ad un autoconsumo: l’economia era chiusa con assenza o poca divisione del lavoro. Dunque, lo sviluppo dell’economia ha permesso invece che non solo ci sia divisione all’interno dell’impresa, ma ci sia divisione del lavoro fra le imprese, facendole specializzare in ciò che gli riusciva meglio, aprendo il mercato.
2. Scambio
La divisione del lavoro a livello esterno non ha senso se non esiste lo scambio, e se non scambiassimo non avrebbe senso specializzarsi.
Vantaggi dello scambio:
- Aumenta le possibilità di scelta dell’individuo, tramite l’acquisizione di beni.
- Permette di ottenere un reciproco vantaggio sfruttando le differenze tra gli individui (es: le persone sono diverse per scelte o gusti).
- Rende possibile e stimola la divisione del lavoro, dato che le parti coinvolte sviluppano abilità e capacità.
Lo scambio può essere:
- Volontario: le parti traggono un vantaggio, poiché aumentano il loro benessere. Per farli si ha bisogno di un contesto istituzionale che garantisca i diritti di proprietà.
- Involontario: una parte rimane danneggiata.
3. Istituzioni
L’insieme delle istituzioni:
- Definisce, regola e difende i diritti individuali e quelli di proprietà.
- Stabilisce le regole del gioco, il modo nel quale i soggetti possono competere per le risorse scarse.
- Sostituisce al meccanismo competitivo, quello cooperativo quando il primo non funziona o non è soddisfacente.
- Permette decisioni collettive.
Centralità dell’impresa per lo sviluppo economico e del capitalismo. Capitalismo ed impresa sono due cose insieme, perché non potrebbe esserci il capitalismo senza impresa.
L’impresa è un'istituzione perché è un’organizzazione che sta insieme se esistono delle relazioni istituzionali tra soggetti. All’interno di essa esiste una struttura piramidale/gerarchica che le permette di agire in termini giuridici: l’impresa è un’istituzione legata da rapporti nei quali il subalterno deve eseguire le indicazioni del capo (relazione istituzionale tra l’impresa ed i suoi membri). L’impresa agisce in termini giuridici.
Grazie alle istituzioni si hanno delle tutele sia per quanto riguarda uno scambio volontario e non. Le istituzioni sono importanti perché devono garantire i diritti di proprietà e perché intervengono dove i mercati non funzionano in maniera corretta. Mercato e competizioni passano come sinonimi, ma il mercato è la competizione organizzata dalle regole; lo stesso mercato è un luogo fisico dove domanda e offerta si incontrano ed è un meccanismo istituzionale.
Il capitalismo
Il capitalismo è un sistema economico che si basa su 3 pilastri: proprietà privata, mercati e imprese. I primi due ci sono sempre stati, anche se diversi; esistevano delle forme embrionali di mercato, ma si è avuta una svolta a seguito della creazione delle imprese.
Impresa capitalistica
L'impresa capitalistica è il luogo dove troviamo:
- La divisione del lavoro a livello produttivo.
- Differenze di classe:
- I capitalisti: chi è proprietario del capitale e dei mezzi di produzione, dunque colui/coloro che hanno i soldi per acquistare i macchinari necessari per il lavoro.
- I lavoratori: chi è proprietario del proprio tempo e lo vende al capitalista, in cambio di denaro.
Con l’impresa capitalistica nasce anche il concetto di lavoro salariato. Il capitalismo è un sistema economico in cui i datori di lavoro assumono i lavoratori per produrre beni e servizi da scambiare nel mercato, con l’intento di realizzare un profitto. Le sue origini possono essere attribuite al 1500 e si è sviluppato in seguito alla rivoluzione industriale; adesso è il sistema prevalente nel mondo.
Punti di forza del sistema capitalistico
- È un sistema con natura mutevole: è un sistema predisposto al facile e rapido cambiamento, perché non è diretto dall’alto.
- Le decisioni sono decentralizzate: processo di scelta decentrato basato sulla libera decisione individuale. Ciascuno è libero di scegliere come soddisfare i propri bisogni e ognuno è libero di organizzarsi liberamente per soddisfare i bisogni altrui. Nessuno obbliga le aziende a fare determinati beni o i singoli individui a comprare dei beni.
- Ha bisogno di poche informazioni iniziali. È il mercato stesso che produrrà le informazioni di cui si ha bisogno (nessuno sa se i beni avranno successo).
Il successo del capitalismo: un'interpretazione
La straordinaria capacità propulsiva del capitalismo che ha garantito quasi 200 anni di sviluppo economico-sociale non è nella forza del meccanismo competitivo in sé, alla forza della competizione. Si parla spesso anche di darwinismo sociale: Darwin ha spiegato l’evoluzione degli animali come una lotta e competizione tra individui e specie, come qualcuno ha pensato di interpretare il progresso del capitalismo come il risultato della competizione tra gli individui.
La competizione è importante, ma non può spiegare tutto. Ad esempio, tornando proprio a Darwin, immaginando di essere a 200 mila anni fa, sia l’homo sapiens che il leone competevano all’interno della loro specie e con le altre specie. Ora invece, il leone compete sempre nello stesso modo, mentre l’uomo lo fa in maniera del tutto diversa, questo perché noi uomini abbiamo completamente modificato il modo in cui competiamo grazie all’interazione tra competizione e cooperazione.
Cooperazione sulle regole: l’introduzione dei diritti di proprietà ha permesso di separare il possesso dalla proprietà. Prima questi due coincidevano, ma è stato possibile separarli avendo un contesto istituzionale, un sistema di regole, di polizia e tribunali adatti. La forza del capitalismo risiede nella complementarità tra competizione e la cooperazione tra gli individui.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
-
Economia politica
-
Economia Politica pt. 3
-
Economia Politica - pt. 2
-
Economia Politica 1 - Esercitazioni