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Aspetti introduttivi

Introduzione

Il management o economia e gestione delle imprese ha come scopo quello di comprendere quali sono gli strumenti per governare/dirigere un’impresa, e se questo è l’obiettivo, è chiaro che la prospettiva principale che adotteremo è quella dell’imprenditore/vertice imprenditoriale, cioè di colui che ha il compito di dirigere l’impresa.

  • Obiettivo delle imprese: fornire i fondamenti di governo e direzione
  • Prospettiva di analisi aziendale dal punto di vista dell’imprenditore
  • Analizza i problemi di conduzione
  • Caratteri essenziali della disciplina e pragmatismo interdisciplinarietà

Innanzitutto, l’imprenditore nella direzione dell’impresa deve avere a che fare con tante discipline e domini diversi; ci può essere il dominio conoscitivo legato all’aspetto tecnologico della propria impresa, il dominio legislativo/normativo con cui ha a che fare un’impresa generalmente perché inserita in un contesto normale e molti altri.

Pragmatismo perché un imprenditore nel guidare/dirigere la propria impresa è chiamato quotidianamente a risolvere problematiche che gli si presentano. Si può trasmettere soltanto un approccio alla risoluzione dei problemi, perché alla fine ogni impresa è diversa l’una dall’altra, il contesto e le problematiche che affrontano sono diverse. Approccio pragmatico alla risoluzione di questi problemi.

Principali differenze con gli altri studi d’impresa

  • Approccio sistemico e olistico
  • Prospettiva di studio (angolo visuale direzionale)
  • Rigore formale (minore ricorso a teorie e modelli validi in assoluto)

L’impresa si trova in un determinato contesto e l’approccio che dobbiamo utilizzare è necessariamente sistemico, dunque dobbiamo guardare l'impresa nel suo complesso.

Conoscenze di base per la direzione ed il governo d’impresa

Conoscenze relative a:

  • Risorse/Tecnologie/Processi
  • Comportamento umano
  • Logica economica

Conoscenze relative all’ambiente:

  • Naturale
  • Produttivo
  • Burocratico
  • Giuridico
  • Politico
  • Sociale
  • Culturale

Un imprenditore ha a che fare con vari domini conoscitivi: ci sono delle competenze/conoscenze legate all’aspetto aziendale. Vanno comprese le risorse e le tecnologie necessarie per svolgere una determinata attività imprenditoriale, devo avere delle competenze nell’ambito delle risorse umane perché in qualche modo l’impresa dovrà relazionarsi con i soggetti presenti all’interno dell’impresa; si dovranno avere conoscenze legate alla logica economica. Poi c’è tutta la parte contestuale: l’impresa è radicata in un contesto normato, e per tali motivi avrò a che fare con conoscenze legate all’ambiente naturale, agli ambienti produttivi, gli aspetti burocratici, politici, sociali, e così via.

Michela Sedda

Definizione di impresa

In prima approssimazione l’impresa può essere individuata come un organismo giuridicamente rilevante, rispondente ad interessi motivanti, costituito da un complesso organizzato e guidato di risorse di varia natura, che svolge un’attività finalizzata.

  1. Attività direttamente connesse a interessi motivanti, espressione della volontà di creazione o di esistenza del soggetto titolare. Attività di governo, connesse alla presenza di un soggetto imprenditore.
  2. Attività operative rivolte al sistema o di autostrutturazione, connesse alla creazione fisica di un apparato operativo (attitudini funzionali di acquisizione, trasformazione, coordinamento di risorse) e al suo mantenimento.
  3. Attività operative rivolte all'esterno, connesse all'utilizzazione del precostituito apparato di approvvigionamento, produzione, collocamento.

Non daremo una definizione legislativa, ma una definizione dal punto di vista manageriale. Ci vogliono quattro elementi per definire un’impresa. L’impresa ha lo scopo di soddisfare i nostri bisogni attraverso l’attività finalizzata di produzione di beni o servizi. All’interno dell’impresa c’è un complesso di risorse organizzate, comprese quelle umane (es: finanziatori), che contribuiscono al processo materiale di approvvigionamento di produzione e vendita, che è l’attività finalizzata dell’impresa.

Finanziatore interno → Colui che apporterà delle risorse iniziali all’interno dell’impresa per svolgere la sua attività. È il soggetto promotore che apporta capitale di rischio spinto da degli interessi motivanti.

L’impresa è un soggetto giuridico rilevante, perché opera in un contesto normale; risponde a degli interessi motivanti di un soggetto promotore che destinerà alcune delle proprie risorse all’interno dell’impresa. Questa impresa è dotata di un sistema di risorse organizzate che servono a dar vita ad un’attività finalizzata, ovvero alla produzione di beni o servizi destinati al soddisfacimento dei bisogni umani.

Michela Sedda

L’impresa vista da fuori

L’impresa vista da fuori

L’impresa può essere considerata come uno strumento sociale ideato dall’uomo per migliorare la propria esistenza. L’utilizzo dello strumento impresa rispetto all’autoproduzione garantisce maggiore efficienza nell’impiego delle risorse grazie a:

  1. La collaborazione di più individui che consente di svolgere attività non realizzabili singolarmente;
  2. Il principio di divisione del lavoro e della specializzazione produttiva (ogni impresa si occupa del soddisfacimento di un singolo bisogno).

L’impresa è un mezzo attraverso il quale noi riusciamo a soddisfare i nostri bisogni. Questo non è l’unico modo per soddisfare i bisogni, ma è il modo migliore, perché grazie alla specializzazione produttiva e alla suddivisione del lavoro all’interno di essa, io posso rispondere alla domanda di beni e servizi in maniera efficiente.

Impresa come mezzo, ad oggi migliore per la soddisfazione dei bisogni umani. L’impresa è la forma più efficiente ed efficace per soddisfare i diversi bisogni dei soggetti. L’impresa, date le sue dimensioni, la specializzazione e suddivisione del lavoro al suo interno riesce a soddisfare molti più bisogni.

Le funzioni tecnico-economiche

Una qualsiasi impresa che si possa considerare opera svolgendo almeno una funzione tecnico-economica. Non esistono altre funzioni tecnico-economiche al di fuori di queste tre. Qualsiasi impresa ci possa venire in mente rientrerà in almeno una di queste funzioni.

L’impresa assolve al compito di soddisfare i bisogni attraverso tre principali funzioni tecnico-economiche:

  • Funzione di produzione
    • Beni (processo di trasformazione fisica degli input e/o assemblaggio degli stessi);
    • Servizi (il risultato del processo di trasformazione è un bene immateriale).

L’impresa può sviluppare una funzione di produzione di un bene (requisito di fisicità) o erogazione di un servizio (no requisito di fisicità).

  • Funzione di adattamento
    • Nello spazio (il prodotto è reso disponibile nel luogo in cui si manifesta il bisogno, indipendentemente quindi dal luogo di produzione);
    • Nel tempo (il prodotto è reso disponibile nel momento in cui si manifesta il bisogno).

Un’altra funzione tecnico-economica è la funzione di adattamento nel tempo e/o nello spazio. Nel primo caso rendo disponibile il bene o il servizio a distanza di molto tempo rispetto al momento in cui quel bisogno si è manifestato, mentre nel secondo caso rendo disponibile il bene in un luogo diverso da quello in cui il bisogno si è manifestato. La distribuzione non è altro che un’impresa che svolge una funzione economica di adattamento nel tempo e nello spazio (es: supermercato).

Michela Sedda

  • Funzione finanziaria

    → È un particolare caso di funzione di adattamento in cui l’oggetto è costituito dalle risorse finanziarie/denaro (es. Istituti di credito).

Funzione finanziaria → Gli istituti di credito o le banche rendono disponibile un particolare bene che chiamiamo denaro nel tempo e nello spazio, dove questo si rende necessario.

Il radicamento dell’impresa nel contesto economico e sociale

Attraverso le funzioni tecnico-economiche sopra evidenziate l’impresa ricombina e/o trasforma le risorse a disposizione per giungere ad un risultato (prodotto e/o servizio) che sia in grado di soddisfare il bisogno espresso dall’utenza. Ciò può avvenire attraverso una logica di scambio in cui transazioni di varia natura regolano il processo di acquisizione delle risorse (input) da parte dell’impresa ed il trasferimento del risultato finale della sua attività (output) all’utente.

Il luogo in cui tale attività di scambio si concretizza è il mercato che possiamo distinguere in:

  • Mercato dei beni finali

    → La transazione ha per oggetto un bene o servizio acquistato dal consumatore finale;

  • Mercato dei beni intermedi

    → In questo caso l’utente non è un consumatore finale ma un altro soggetto economico che sottoporrà il bene acquistato ad un ulteriore processo di trasformazione.

Il mercato tra cui avviene lo scambio tra l’ultima impresa ed il consumatore finale è detto mercato dei beni finali. L’utente finale è colui che utilizzerà effettivamente il prodotto o il servizio, come può essere una persona fisica, può essere anche un soggetto giuridico.

La filiera produttiva

L’impresa oltre ad essere radicata all’interno di spazi particolari, ovvero nel mercato, è coinvolta in una serie di scambi che chiamiamo filiera produttiva. La filiera produttiva è l’insieme di tutte le fasi di lavorazione necessarie a realizzare un bene o servizio destinato al consumatore finale. È l’insieme dei passaggi fisici attraverso i quali una materia prima passa per arrivare dalla sua forma grezza fino ad un prodotto finale acquistabile dai consumatori/clienti finali.

Ogni fase di lavorazione apporta il proprio contributo (valore aggiunto) al prodotto/servizio finale. In ogni passaggio della filiera, il prodotto subisce un aumento di valore che è misurato dal valore aggiunto che quell’impresa sta effettivamente aggiungendo al prodotto in corso di lavorazione. Ogni impresa aggiunge il proprio valore al prodotto in corso di lavorazione. Dalla numerosità delle fasi dipenderà il costo ed il prezzo del prodotto finale.

Michela Sedda

Una stessa impresa può svolgere una o più fasi all’interno della propria filiera produttiva (grado di integrazione verticale). Osservando l’impresa dall’esterno, è radicata in una serie di scambi all’interno di un insieme di relazioni che noi definiamo filiera. Questi scambi, operando prima sul mercato dei beni intermedi tra una fase di lavorazione e l’altra, e poi sul mercato dei beni finali rivolgendo quindi il prodotto all’utenza finale, garantisce che una materia prima, un semilavorato o un’altra componente qualsiasi, trasformata dalle fasi di lavorazione che appartengono alla filiera arrivi ad essere prodotto o servizio finale, e quindi essere collocato presso il pubblico.

La filiera è l’insieme delle fasi necessarie a realizzare un bene e servizio da collocare presso il consumatore finale. La collocazione di un’impresa su un determinato punto della filiera ha tantissime implicazioni, anche di natura strategica. Il grado di integrazione verticale all’interno della filiera ha un suo risvolto strategico (direttrice di sviluppo o strategie di corporate). Ciascuna fase di lavorazione inserita all’interno della filiera aggiunge il proprio operato, le proprie materie prime, l'attività delle proprie risorse al valore del bene che gli è arrivato da monte. Quindi, in ogni passaggio della filiera, l'impresa riceve il prodotto in corso di lavorazione e aggiunge un valore aggiunto → è un valore che la lavorazione in questione sta aggiungendo al prodotto che le arriva dall'impresa precedente.

Come si distribuisce il valore aggiunto lungo la filiera? Aumenta via via che scendo lungo la filiera, e via via che le fasi di lavorazione aumentano, dunque maggiore sarà il valore aggiunto. Più corta è la filiera e meno ho imprese che stanno aggiungendo valore al prodotto e quindi questo inevitabilmente si riflette sul prezzo finale.

All’interno di una filiera, l’impresa può svolgere una o più fasi di lavorazione, non è detto che ne svolga necessariamente una. La forma della filiera dipende molto dal settore che stiamo considerando. Comunque sia, da una stessa filiera ne possono partire ed insistere delle altre. Filiera tendenzialmente deintegrata → Impresa che svolge solo una singola fase di lavorazione. Per fare più fasi di lavorazione dovrò dotarmi delle risorse umane, dell’organizzazione e delle immobilizzazioni che mi servono per svolgere quelle fasi. Più un’impresa è integrata all’interno della filiera, più si dice generalmente che è rigida in senso di attivo immobilizzato all’interno dell’impresa, perché svolgere tante fasi di lavorazione implica che devo avere tutte le dotazioni necessarie per svolgere le fasi di lavoratore. Le scelte strategiche impattano sulla scelta di quante fasi di lavorazione svolgere all’interno della filiera (es: scelte di make or buy, diversificazione dei costi che voglio avere).

Michela Sedda

Gli stakeholders aziendali

L'identificazione dei soggetti che hanno rapporti con l’impresa (stakeholders) è direttamente collegabile al tessuto sociale in cui essa opera ed è determinante per comprendere la varietà dei comportamenti imprenditoriali osservati.

  • Soggetti interni → Azionisti, dirigenti, lavoratori
  • Soggetti esterni → Fornitori, istituti finanziari, istituzioni formative, concorrenti, partners, Stato, clienti etc.

Oltre alla filiera produttiva, l’impresa intrattiene tantissime relazioni con altri soggetti che non attengono alla filiera, e sono sia al suo interno che all’esterno (relazioni orizzontali di varia natura). L’impresa considerata come soggetto vivente a sé stante intrattiene delle relazioni con le persone che sono al suo interno: dipendenti, impiegati, manager, proprietari, azionisti. All’esterno c’è una categoria enorme: Stato, enti pubblici, fornitori, concorrenti. Lo Stato semplicemente emanando una serie di leggi incide sull’attività dell’impresa. Gli stakeholders vanno considerati perché sono portatori di interessi/scopi, ognuno dei quali ha uno scopo differente nella relazione con l’impresa, e che non sempre sono allineati o coerenti con quelli dell’impresa. Una delle funzioni principali dell’imprenditore è l’armonizzazione degli interessi di questi soggetti che ruotano intorno all’impresa. Nel momento in cui non sono armonizzati gli interessi di questi soggetti si possono creare delle difficoltà.

Michela Sedda

Stakeholders interni

  • Detentori del capitale di rischio
    • Residualità degli interessi degli azionisti (percepiscono una quota del risultato dopo che gli altri stakeholders sono stati soddisfatti);
    • Sopportano in senso pieno il rischio d’impresa cioè la possibilità di non subire alcuna remunerazione e di subire perdite nei limiti del capitale conferito (anche oltre nel caso delle società di persone);
    • Azionisti di minoranza e di maggioranza: diversità della loro logica economica sotto il profilo temporale; possibilità di avere azionisti “ostili” agli azionisti di controllo e al management.
  • Dirigenti (managers)
    • Sono coloro che svolgono funzioni direttive nell’impresa. In genere si distingue l’attività di alta direzione (top management) da quella di gestione corrente;
    • Due principali ragioni che portano alla separazione tra proprietà del capitale e direzione dell’impresa:
      • La crescita dell’impresa porta all’aumento della complessità dei problemi da gestire e quindi a una maggiore professionalità dei ruoli e alla delega delle funzioni di governo;
      • Lo sviluppo richiede maggiori risorse, emerge così l’esigenza di allargare a terzi la base azionaria.
  • Lavoratori
    • Diversità di ruoli nella vita dell’impresa (dipendenti dalla durata dei rapporti di lavoro, dai sistemi di retribuzione, dalla cultura/religione di un popolo, ecc.);
    • Atteggiamento di collaborazione o contrapposizione tra lavoratori/sindacati e imprenditori/capitalisti.

Stakeholders esterni

  • Banche e Istituti Finanziari

    Loro possibile partecipazione al capitale dell’impresa: presenza di interessi diretti nella vita aziendale e possibili conseguenze gestionali (costo del capitale, fonti di raccolta, ecc.)

  • Fornitori

    Diversità di ruoli in presenza di elasticità di rapporti (mondo occidentale) o di vera e propria partnership (l’esperienza nipponica di imprese “a rete”; possibile partecipazione azionaria nel capitale dei fornitori, ma pochi e selezionati)

  • Clienti

    Sono i destinatari dei prodotti e dei servizi, dalla loro soddisfazione dipende il successo dell’impresa (customer satisfaction)

  • Pubblica Amministrazione

    Quale percettore di imposte è un “socio latente” dell’impresa; Quale erogatore di servizi, infrastrutture e finanziamenti può aiutare lo sviluppo dell’impresa.

  • Istituzioni Formative

    L’importanza della collaborazione...

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/08 Economia e gestione delle imprese

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher mikisedda di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Economia e gestione delle imprese e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Siena o del prof Pucci Tommaso.
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