Lezione 1
La cultura come ombrello di tre sottoinsiemi
La cultura copre come un ombrello tre sottoinsiemi: Environment - tutto ciò che è ambiente e natura è cultura; Society - tutto ciò che produce la società è prodotto culturale; Economy - attori.
Cosa lega questi tre ambienti? La sostenibilità, ovvero la capacità di questi tre (ambiente, uomo ed economia) di riuscire a coesistere all'interno del grande mondo culturale. La parola cultura è una parola generale e generica in questo mega mondo della cultura uno potrebbe dire che l’economia della cultura è l’economia del tutto, ma non è così. L’economia non solo quello che avviene nelle borse ma è molto altro e l’economia di lega strettamente alla cultura in un rapporto viscerale che trova la sua origine nella vita di tutti i giorni. L’economia è un luogo di incontro che prende il nome di mercato. Cos’è il mercato? È un luogo dove la domanda e l'offerta si incontrano. Nell’ambito dell’economia della cultura sia la domanda che l’offerta sono legate fondamentalmente alla cultura.
L'importanza della cultura in Italia
Perché la cultura è così fondamentale, soprattutto in Italia? Possiamo trovare la risposta nella nostra Costituzione: Art. 9, “della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della nazione”. In questo articolo c’è scritto effettivamente cos’è la cultura nel senso pratico ed economico del termine. Con il termine ‘Repubblica’ intende lo Stato ma intende anche l’insieme, la comunità (Res Publica). Tutti noi siamo chiamati a promuovere lo sviluppo della cultura e, insieme alla cultura, la ricerca scientifica e tecnica.
Perché la Repubblica promuove la cultura? Perché la cultura è ritenuta essere uno dei valori fondanti dello stato, quindi tutti noi dobbiamo impegnarci a promuovere lo sviluppo: è come se fosse una sfida per promuovere la cultura. La cultura è composta da elementi fondamentali, uno di questi (il più importante) è la tutela del paesaggio e del patrimonio storico artistico della nazione. Nazione nel senso del popolo, dell’appartenenza. Questo articolo dà la linea entro cui l’Italia, con il patrimonio artistico che ha, potrebbe fare una grande scommessa sul passato, presente e futuro.
Il connubio tra economia e cultura
Una cosa è parlare dell’Art. 9 e un’altra è parlare dell’economia: come si coniugano i temi precedenti con l’economia? Come facciamo a far essere tutto eticamente corretto? Vi è una figura dell’antica Roma che racchiude il senso del rapporto fra l’economia e la cultura: Gaio Mecenate. Il punto di incontro fra l’economia e la cultura è la figura del mecenate: quando Augusto Ottaviano dovette ricostruire l’impero dopo il grande periodo delle guerre scelse Mecenate per riuscire a costruire il circolo degli scrittori e degli intellettuali intorno agli imperatori che, con le loro opere scritte, avrebbero legittimato il potere dell’imperatore.
In realtà la figura del mecenate in italiano significa ‘colui che spende le proprie risorse per la cultura’. Mecenate riuscii a trovare intellettuali, scrittori, poeti e li portò a corte finanziandoli, facendo con la sua opera di mecenatismo (finanziamento della cultura) un’azione fondamentale. La cultura per essere promossa e sviluppata non si nutre di aria ma di risorse economiche. La conoscenza e la cultura non sono gratis, non si crea sul niente ma immettendo risorse economiche anche dal punto di vista del mercato (esempio: biglietto del cinema, piccola opera d’arte per la mia casa ecc.). Economia della cultura è qualcosa che studia i processi economici della cultura ma ne rimane fuori, guarda dall’alto.
Lezione 2
Economia della cultura
Economia della cultura è la branca che si occupa dello studio di quei processi economici che riguardano temi di carattere culturale, i quali possono essere molteplici (un murales, un film, un quadro, una sinfonia, una manifestazione ecc.). Cultura, quindi, è un termine generale all’interno del quale ci sono manifestazioni di carattere popolare che compongono fortemente il sentito identitario di una cultura (esempio: partita di calcio). Cultura può essere anche un albero che si trova in Val d’Orcia, dichiarata bene culturale.
Tutto questo è cultura ma spesso diventa anche espressione di economia della cultura (esempio: pubblicizzare il proprio agriturismo con foto famose inerenti al luogo, come l’agriturismo Castello di Spedaletto che usa l’immagine del gladiatore in mezzo ai campi per pubblicizzare il luogo dove si trova l’agriturismo).
Beni culturali
Passiamo dal termine di cultura a quello di bene culturale. Il campo di ricerca dell’economista si restringe, perché il bene culturale è una parte della cultura molto specifica: è un qualcosa di riconosciuto come tale e l’economia del patrimonio culturale è la parte più misurabile dell’economia della cultura.
Storia e biografia dei beni culturali
Nel 1820 il Cardinal Pacca, nello Stato Vaticano, scrive un editto nel quale comincia a mettere ordine nel caos assoluto che regnava sulla legislazione della cultura. Per la prima volta il cardinale inserisce degli elementi fondamentali della nostra legislazione:
- Ci sono degli elementi culturali che appartengono allo Stato e riconosce una parte minoritaria appartenente ai privati.
Nell’ambito degli scavi archeologici il Cardinal Pacca inventa un concetto quando da uno scavo veniva trovato qualcosa per 1/3 apparteneva allo Stato, per 1/3 apparteneva ai privati e per 1/3 apparteneva a chi lo scavo lo aveva fatto. Per un lungo periodo non c’era un concetto che il bene culturale appartenesse allo Stato, perché viene regolato nel 1820?
Nella storia di Italia la percezione che c’è un passato di cui prendersi cura avviene grazie a pochissimi anni in cui l’Italia è conquistata dai francesi (vicende del 1897/1899 delle repubbliche francesi in Italia e il periodo napoleonico in cui parti dell’Italia costituiscono le varie repubbliche napoleoniche). Perché è così importante questo periodo per i beni culturali in Italia? I francesi, soprattutto a Roma, hanno un’intuizione fondamentale: bisogna creare un centro storico in cui si separa la città moderna da quella antica.
C’era la necessità di dover salvaguardare monumenti e opere d’arte perché il loro valore va al di là della proprietà dei singoli, fa parte della Res Publica.
Interventi legislativi e culturali
Nel 1878 Ruggero Bonghi, ministro e uomo di cultura, un giorno in senato fa un intervento dirompente, dicendo ‘abbiamo fatto l’Italia, ora è il momento di creare un grande elenco del patrimonio culturale italiano’, il quale usciva da mondi culturali diversi che dovevano essere amalgamati. L’Italia è spaccata da un punto di vista della legislazione dei beni culturali in due grandi blocchi:
- Lo Stato Pontificio e il Regno di Napoli hanno sempre avuto nella loro legislazione dei beni culturali, comunque, una traccia di riconoscimento della forza dello Stato e dell’appartenenza dei beni culturali allo Stato. Il bene culturale era considerato come un qualunque altro bene, riconoscevano il valore privato del possesso con un potere interventista dello Stato molto labile;
- Regno di Sardegna e in Piemonte vigeva un fortissimo riconoscimento del valore della proprietà privata.
L’Agenzia del demanio culturale è tutto ciò che appartiene allo Stato. Il demanio da una parte e la proprietà privata dall’altra sono una dicotomia (una spaccatura di due cose diverse in contrasto) che trova nella storia d’Italia un momento di frizione. Nascono grandi musei e arrivano al ministero della pubblica istruzione grandi carte sulle quali con una penna rossa e una blu venivano scritti tutti i monumenti che indicano l’esigenza di dover mettere ordine, cosa che l’editto Pacca aveva iniziato.
C’è un problema in tutte queste scoperte ed eventi positivi: la gran parte del patrimonio archeologico comincia a prendere la via del mare. Grandi antiquari e collezionisti stranieri cominciarono a comprare e ad esportare il patrimonio culturale all’estero. L’Italia si trova sguarnita perché non ha una reale legislazione per proteggersi.
Legislazioni fondamentali
Il 1909 è un anno fondamentale nella storia del patrimonio culturale italiano perché l’Italia, uscita dal caos dei primi anni dell’unificazione e resasi conto dell’importanza del patrimonio culturale, deve mettere a freno l’esportazione illecita dei beni culturali, creando inoltre un organo in grado di proteggere il patrimonio culturale: questo organo si chiama Sovraintendenza.
Chi è il sovrintendente? È colui che deve tutelare quei beni di carattere archeologico, storico – artistico che costituiscono il patrimonio della nazione. Con la legge del 1909 si mette qualcuno e un’istituzione in grado di occuparsi specificamente al patrimonio culturale. Egli poteva fare quel che voleva, non c’erano grandi limiti, eppure quel potere fu ciò che salvò gran parte del patrimonio italiano.
Nel 1939 la Legge 1089, la prima legislazione generale dei beni culturali in Italia, deve la sua origine al periodo razionalista che, nonostante l’opprimente peso culturale del fascismo, ha generato la miglior legislazione dei beni culturali. Elemento fondamentale di questa legislazione è il riconoscimento del valore di alcuni beni mobili e immobili che devono essere protetti.
- Beni di carattere archeologico;
- Beni di carattere storico – artistico;
- Beni di carattere paesaggistico.
Il vincolo è un atto attraverso il quale la sovrintendenza dice che un determinato bene è un bene culturale. È come se lo Stato incatenasse un bene proteggendolo e riconoscendo il suo valore. Accanto al vincolo e alla protezione vi è il restauro, fondamentale per far durare i beni negli anni. Cesare Brandi è considerato il padre del restauro in Italia.
Questo meraviglioso periodo culturale va di pari passo con un momento culturale devastante per l’Italia, il ‘piccone del regime’: mentre da una parte si salvano i beni culturali, al contempo la gran parte della stratificazione storica delle città viene rasa al suolo per le numerose parate e per il passaggio dei carri armati. Si genera in questo periodo una volontà che porterà come reazione a quell’art. 9 della Costituzione e che è l’esempio più forte di promozione e sviluppo della cultura, come risposta al dramma di devastazione culturale costituita dal fascismo.
Il Ministero per i Beni Culturali
Il 1975 segna la nascita del Ministero per i Beni Culturali, Spadolini fu il primo ministro: fu in grado di individuare una nuova struttura come ministero, staccandosi da quello scolastico e che si dedicasse solo alla gestione del patrimonio culturale. Sono anche anni di boom economico: il ‘miracolo italiano’ fa sì che vengano costruiti palazzi, gran parte del paesaggio si perde. Vengono fatti abusi edilizi ed è necessario condonare per la quantità abominevole di distruzione del paesaggio.
Nel 1985 viene promulgata la legge Galasso 431 che tutela una parte fondamentale dei beni culturali, il paesaggio. Rispetto alla legge del 1939, invece che tutelare la veduta e il carattere estetico, questa legge è una legge che abbraccia il paesaggio come costruzione identitaria dell’uomo nella sua integrità. Ciò ha messo la base per la tutela del paesaggio costiero ecc.
Tutta questa storia porta alla definizione del Codice dei beni culturali e paesaggistici del 2004 ‘Codice Urbani’ perché promulgato sotto il ministero di Giovanni Urbani, definisce propriamente che cos’è un bene culturale, come si compone e come deve essere promossa la tutela, la valorizzazione e la sua fruizione.
Lezione 3
Codice Urbani
Il Codice Urbani è un decreto legislativo del 22 gennaio 2004, recante il ‘Codice dei beni culturali e del paesaggio’ ai sensi dell’articolo 10 della legge 137 di luglio 2002. Questo codice è diviso in tre parti:
- Prima parte: disposizioni generali;
- Seconda parte: beni culturali;
- Terza parte: paesaggio.
Seconda parte
Il codice dei beni culturali e del paesaggio dà all’articolo 10 la definizione del bene culturale: “Sono beni culturali le cose immobili e mobili appartenenti allo Stato, alle regioni, agli altri enti pubblici territoriali, nonché ad ogni altro ente e istituto pubblico e a persone giuridiche private senza fine di lucro, ivi compresi gli enti ecclesiastici civilmente riconosciuti, che presentano interesse artistico, storico, archeologico o etnoantropologico”.
Vediamo quali sono questi interessi di valore culturale. Ce l’ha tutto ciò che ha valore identitario, ciò che narra l’essenza del popolo, le tradizioni, gli usi e costumi (interesse etnoantropologico), un affresco (interesse artistico) o un ritrovamento, ad esempio, di una bomba risalente ad una guerra (interesse storico).
Terza parte
La grandezza della legislazione culturale italiana fa sì che il bene culturale non sia solo un oggetto o un qualcosa, ma sia anche il paesaggio e la sua definizione ce la dà l’articolo 131: “Per paesaggio si intende il territorio espressivo di identità, il cui carattere deriva dall’azione di fattori naturali, umani e dalle loro interrelazioni.”
È parte del territorio che dice e trasmette qualcosa derivante da due elementi fondamentali, uomo e ambiente. Questi due fattori insieme interagiscono e creano il paesaggio. Cos’è il paesaggio? Ce lo racconta l’articolo 136:
- Le cose immobili che hanno cospicui caratteri di bellezza naturale, singolarità geologica o memoria storica, ivi compresi gli albero monumentali;
- Le ville, i giardini e i parchi non tutelati dalle disposizioni della Parte seconda del presente codice, che si distinguono per la loro non comune bellezza;
- I complessi di cose immobili che compongono un caratteristico aspetto avente valore estetico e tradizionale, inclusi i centri e i nuclei storici;
- Le bellezze panoramiche e così pure quei punti di vista o di belvedere, accessibili al pubblico, dai quali si goda lo spettacolo di quelle bellezze.
L’articolo 142 dà l’elenco di tutti quei beni che compongono il paesaggio che già sono beni culturali. Sono tutti quei beni paesaggistici che sono tutelati sempre:
- Territori costieri compresi in una fascia della profondità di 300m dalla linea di battaglia, anche per i terreni elevati sul mare;
- I territori contermini ai laghi compresi in una fascia della profondità di 300m dalla linea di battaglia, anche per i territori elevati sui laghi;
- I fiumi, i torrenti, i corsi d’acqua e le relative sponde o piedi degli argini per una fascia di 150m ciascuna;
- Le montagne per la parte eccedente 1.600m sul livello del mare per la catena alpina e 1.200m sul livello del mare per la catena appenninica e per le isole;
- I ghiacciai e i circhi glaciali;
- I parchi e le riserve nazionali o regionali, nonché i territori di protezione esterna dei parchi;
- I territori coperti da foreste e boschi;
- Le aree assegnate alle università agrarie e le zone gravate da usi civici;
- Le zone umide incluse nell’elenco previsto dal d.P.R. 13 marzo 1976 n. 448;
- I vulcani;
- Le zone di interesse archeologico.
Il Codice, oltre a definire cos’è un bene culturale e il paesaggio, ci aiuta anche a capire quali sono i luoghi della cultura. Il Codice all’articolo 101 definisce cosa sono i luoghi della cultura: “Ai fini del presente codice sono istituti e luoghi della cultura i musei, le biblioteche e gli archivi, le aree e i parchi archeologici e i complessi monumentali”.
L’economia che si occupa di questi luoghi è un’economia speciale perché si tratta di maneggiare questi ‘contenitori’ con dei limiti ma anche con delle potenzialità molto diverse.
Primo luogo della cultura: il museo
Esiste una definizione univoca di museo data dal Codice: “museo”, una struttura permanente che acquisisce (nel senso che riceve, raramente compra permette l’ingresso di materiale storico), cataloga (il catalogo è un ragionare, studiare e conoscere ciò che è all’interno del museo la sua prima missione è quella di catalogare, di studiare), conserva (conservazione e cura, significa restauro o l’aggiornamento dei software curare), ordina (ordinare nel senso di trovare un racconto per creare un flusso di storia che presenta al visitatore il contenuto del museo credo un ordine e una linea nell’esposizione) ed espone (mette in mostra) beni culturali per finalità di educazione e studio.
Perché mette in mostra i beni culturali? Per finalità di educazione e di studio, sono i due elementi fondanti. Si educa e si studia.
Secondo luogo della cultura: la biblioteca
Biblioteca è una struttura permanente che raccoglie, cataloga e conserva un insieme organizzato di libri, materiali e informazioni, comunque editi o pubblicati su qualunque supporto, e ne assicura la consultazione al fine di promuovere la letteratura e lo studio. ‘Lettura’ e ‘studio’ sono le finalità principali.
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