Concetti Chiave
- La scuola domenicana tedesca si sviluppa dall'insegnamento di Alberto Magno, con maestri che si dividono tra l'adesione a Tommaso d'Aquino e influenze albertine.
- Eckhart, figura centrale del movimento, è noto per il suo Opus tripartitum, dove combina teologia e esegesi, introducendo il tedesco per rendere accessibili concetti complessi.
- L'ideale dell'unione con Dio proposto da Eckhart si basa sull'immagine divina nell'anima, enfatizzando la coincidenza tra il fondo umano e quello divino.
- Il processo di spoliazione richiede sia a Dio che all'uomo di rinunciare a relazioni e proprietà per riscoprire la loro essenza pura e autentica.
- Eckhart distingue tra un "Dio" relazionale inautentico e la sua essenza pura, suggerendo che solo negando ogni attività si può tornare a uno stato originario di Dio.
La scuola domenicana tedesca
Partendo dall’insegnamento di Alberto Magno a Colonia, si forma una scuola domenicana tedesca, che si divide in maestri che scelgono di rimanere fedeli a Tommaso d’Aquino, mentre altri risentono molto più direttamente di alcuni temi albertini.
L'opera di Eckhart
Eckhart è la figura più innovativa e originale in questo contesto. Nasce nel 1260, nel 1293 è baccelliere sentenziario a Parigi. Segue un periodo di alternanza Parigi-Germania. Nel 1324 la direzione dello studium generale a Colonia. Morto nel 1328, è una figura difficilmente classificabile, a dispetto dell’etichetta di “mistico”. La sua opera maggiore è Opus tripartitum, divisa in un testo di teologia assiomatica (Opus propositionum), raccolta di questioni disputate (Opus quaestionum) e un’esegesi scritturale corredata da una raccolta di sermoni (Opus expositionum). Novità è la scelta di affiancare il volgare tedesco al latino, che permette di far filtrare, anche in testi non dedicati a un pubblico specialistico, temi filosofici di grande spessore.
Qual è l'unione con Dio?
Difende l’ideale dell’unione, o “unizione” con Dio. Ma non è un qualcosa di paragonabile all’estasi mistica, quanto piuttosto la ripresa di un tema di fondo della tradizione neoplatonica congiunto alla dottrina araba dell’intelletto. L’unità a cui bisogna mirare ha già in realtà un fondamento ontologico: nell’anima dell’uomo si trova infatti una parte increata che è l’immagine divina in noi. Si ha la presenza originaria di Dio nel nostro centro più intimo. Il compito a cui l’uomo è chiamato è dunque quello di ritrovare in sé stesso la coincidenza tra il proprio fondo e il fondo di Dio.
Il processo di spoliazione
È necessario un doppio e simmetrico processo di spoliazione.
A. Spogliare Dio di tutto ciò che gli deriva dal suo essere in rapporto con le creature, per giungere al suo fondo più puro o alla sua essenza più pura, alla nuda deità. Il Dio in relazione non è già più Dio.
B. L’uomo deve spogliarsi delle sue proprietà e prerogative personali, deve cioè rinunciare a ogni volontà e a ogni possesso, deve farsi “povero” non solo materialmente, ma anche e ancor più, spiritualmente. Non vuole niente, neppure Dio, perché in tal caso continuerebbe a volere un “Dio” prigioniero delle relazione e delle rappresentazioni, e non Dio in sé.
La natura di Dio
Bisogna negarsi a Dio come luogo in cui Egli possa operare, così che l’uomo “povero” Lo restituisca alla sua essenza più pura, anteriore a ogni attività e a ogni relazione. Il “Dio” che dipende dalle esigenze creaturali è invece un dio inautentico e puramente strumentale. Bisogna riscoprire quello stato originario in cui, prima della creazione, Egli era già Dio, e Dio non era ancora “Dio”: l’essere di “Dio” ha infatti inizio solo congiuntamente all’essere creaturale, ed è indissociabile da esso. Lo scarto tra Dio e essere incrina la tradizionale identificazione di questi due elementi. Dio è essenzialmente e in primo luogo pensiero, intelletto, e solo secondariamente essere, dal momento che quest’ultimo ha sempre a che fare con le creature ed esprime pertanto una forma di limitazione. L’esser genuino di Dio viene poi identificato con il nulla o con il non-essere, ovvero con qualcosa di completamente diverso dall’essere che ha a che fare con la causalità e la creazione. L’intelletto esprime invece ciò che di più nobile e attuale si possa concepire nella divinità. È una metafisica dell’intelletto, quest ultimo viene considerato in Dio come fondamento di ogni altro attributo, e nell’uomo come l’immagine increata di Dio in cui è possibile tornare a ristabilire l’unità originaria.
Domande da interrogazione
- Qual è il contributo principale di Eckhart alla scuola domenicana tedesca?
- Come Eckhart definisce l'ideale dell'unione con Dio?
- Qual è il significato del processo di spoliazione secondo Eckhart?
- Come Eckhart distingue tra il "Dio" in relazione e il "Dio" autentico?
- Qual è la visione di Eckhart sulla natura di Dio e il suo rapporto con l'essere?
Eckhart, figura innovativa della scuola domenicana tedesca, ha scritto l'Opus tripartitum, che combina teologia assiomatica, questioni disputate ed esegesi scritturale, utilizzando anche il volgare tedesco per rendere accessibili temi filosofici complessi.
Eckhart propone l'ideale dell'unione con Dio come un ritorno all'immagine divina presente nell'anima umana, piuttosto che un'estasi mistica, sottolineando la necessità di ritrovare la coincidenza tra il fondo dell'uomo e quello di Dio.
Il processo di spoliazione implica che Dio deve essere spogliato delle sue relazioni con le creature per rivelare la sua essenza pura, mentre l'uomo deve rinunciare a ogni possesso e volontà, diventando "povero" spiritualmente per avvicinarsi a Dio.
Eckhart afferma che il "Dio" in relazione è inautentico e strumentale; solo riscoprendo la sua essenza pura, anteriore alla creazione, si può comprendere il vero Dio, che è essenzialmente pensiero e intelletto, distinto dall'essere limitato delle creature.
Eckhart sostiene che l'essere di Dio inizia con la creazione e che Dio, in quanto intelletto, è superiore all'essere stesso, che è legato alle creature. La vera essenza di Dio è identificata con il nulla o il non-essere, rappresentando una metafisica dell'intelletto.