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Concetti Chiave

  • Il diritto alla riservatezza si è ampliato, diventando fondamentale nell'era dei social network, dove la privacy individuale è sempre più a rischio.
  • L'ordinamento italiano riconosce la riservatezza come diritto inviolabile, in conformità con l'articolo 8 della CEDU e la convenzione di Strasburgo del 1981.
  • Il regolamento europeo sulla protezione dei dati, entrato in vigore nel 2018, ha introdotto una protezione più rigorosa per i dati personali, specialmente quelli sensibili.
  • Il diritto all'oblio consente la cancellazione di dati personali non più necessari, garantendo che notizie obsolete non danneggino l'identità attuale dell'individuo.
  • La Corte di giustizia dell'UE ha stabilito che Google deve rimuovere notizie scomode e passate, riconoscendo l'importanza della tutela della reputazione personale.

Evoluzione del diritto alla riservatezza

Il diritto alla riservatezza, cioè alla segretezza e all’intimità della vita privata, trova oggi un’applicazione e una necessità di una garanzia molto più ampie rispetto al suo ambito di intervento nel passato. A causa del sopravvento e dello sviluppo dei social network, la privacy e l’intimità del singolo tendono ad essere sempre più pubbliche. La libertà evocata dall’articolo 15, all’epoca della stesura della carta costituzionale, era riferita alla sfera personale, domiciliare o epistolare; oggi, invece, essa inerisce a molti più fattori ed elementi messi in luce dalla nascita dei social network.

Normative italiane ed europee sulla privacy

L’ordinamento italiano riconosce il diritto alla riservatezza in base all’articolo 8 della CEDU e alla convenzione di Strasburgo del 1981. Su pressione dell’Ue, la Corte costituzionale ha annoverato tra i diritti inviolabili della persona il diritto alla riservatezza, con un contenuto più ampio e riconducibile all’inalienabilità evocata dall’articolo 2. Il decreto legislativo 196 del 2003 contiene il codice in cui è inclusa la normativa in materia di privacy, le cui disposizioni sono state superate in seguito all’entrata in vigore, il 25 maggio 2018, del nuovo regolamento dell’Unione europeo. Tale regolamento propone una più stringente tutela alla luce di vicende clamorose, come ad esempio l’uso dei dati personali raccolti su Facebook da parte di aziende e banche. Tra i dati meritevoli di protezione particolare vi sono quelli che vengono definiti «dati sensibili» o, appunto, «dati particolari», capaci di rivelare abitudini, status sociale, condizione sessuale e di salute delle persone.

Il diritto all'oblio e la sua applicazione

Alla luce della lettura dell’articolo 2 come clausola a fattispecie aperta è sorto un diritto strettamente connesso alla tutela della riservatezza: il diritto all’oblio. Tale diritto si affermò in seguito a una sentenza emessa dalla Corte di giustizia dell’Ue tramite cui essa ha condannato Google a causa della continua riproposizione di notizie scomode e passate riguardanti persone note. Inizialmente, Google ha sostenuto di non poter essere condannato dall’Ue perché esso risiede in America. La Corte ha respinto la supposizione dicendo che, avendo Google diverse succursali in ogni Paese del mondo, la condanna fosse lecita. Ai sensi della normativa europea sulla protezione dei dati, è stato stabilito che ogni notizia trascorsa, avendo perso attualità e non perseguendo altro scopo che causare nocumento al soggetto cui la notizia si riferisce, deve essere rimossa. Nell’ambito di questa normativa, dunque, è lecito che ogni persona possa veder rimossa dall’indicizzazione una notizia riguardante un remoto passato che, visto il tempo trascorso, non rappresenti più la sua identità attuale.

Il diritto all’oblio, dunque, consiste nel diritto a ottenere, senza ingiustificato ritardo, la cancellazione dei propri dati personali quando non siano più necessari alle finalità per cui sono stati raccolti o in caso di revoca del consenso.

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Domande da interrogazione

  1. Qual è l'evoluzione del diritto alla riservatezza rispetto al passato?
  2. Il diritto alla riservatezza ha assunto un'importanza maggiore oggi, a causa dello sviluppo dei social network, che hanno reso la privacy più pubblica rispetto al passato, quando era limitata alla sfera personale, domiciliare o epistolare.

  3. Quali normative italiane ed europee tutelano il diritto alla riservatezza?
  4. Il diritto alla riservatezza è riconosciuto dall'articolo 8 della CEDU e dalla convenzione di Strasburgo del 1981, con il decreto legislativo 196 del 2003 che ha introdotto il codice sulla privacy, successivamente aggiornato dal regolamento dell'Unione europea del 2018.

  5. Che cos'è il diritto all'oblio e come è stato affermato?
  6. Il diritto all'oblio è il diritto di ottenere la cancellazione dei propri dati personali non più necessari, affermato da una sentenza della Corte di giustizia dell'Ue contro Google, che ha stabilito che notizie passate devono essere rimosse se non attuali e dannose per l'individuo.

  7. Quali sono le condizioni per esercitare il diritto all'oblio?
  8. Il diritto all'oblio può essere esercitato quando i dati personali non sono più necessari per le finalità per cui sono stati raccolti o in caso di revoca del consenso, permettendo così la cancellazione senza ingiustificato ritardo.

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