Concetti Chiave
- Le origini del diritto del lavoro si trovano nella rivoluzione industriale, che ha portato a un aumento dell'occupazione e della ricchezza attraverso innovazioni tecnologiche.
- Adam Smith ha proposto che il perseguimento dell'interesse economico personale contribuisce alla crescita della ricchezza collettiva, limitando il ruolo dello stato.
- La rivoluzione industriale ha dato vita a una classe operaia composta da persone vulnerabili, definita da Marx come «proletari», priva di beni e diritti.
- La legge Chapelier del 1791 ha ostacolato l'organizzazione dei lavoratori, mantenendo una condizione di precarietà e senza supporto per i diritti dei lavoratori.
- Esisteva una disparità significativa tra datori di lavoro e impiegati, con gli imprenditori in grado di sfruttare la situazione di necessità dei lavoratori.
Le origini del diritto
Le origini del diritto del lavoro risalgono alla rivoluzione industriale. Le numerose invenzioni realizzate, come il telaio meccanico e la macchina a vapore, hanno favorito l’incremento dell’occupazione e della ricchezza. L’industrializzazione ha affermato la libertà economica, prima di tutto in Inghilterra.
La teoria di Adam Smith
Qui, alla fine del 700, il filosofo Adam Smith sviluppò la teoria secondo cui gli esseri umani devono perseguire liberamente il proprio interesse economico personale, perché sommando gli interessi individuali si potrà ottenere un accrescimento della ricchezza complessiva.
Per raggiungere questo obiettivo era indispensabile ridimensionare i compiti dello stato, affinché non «opprimesse» i propri cittadini. Le sue prerogative dovevano limitarsi alla politica estera e alla tutela dell’ordine pubblico e della sicurezza.
La classe operaia e Marx
La rivoluzione industriale fece emergere una nuova parte della società: la classe operaia, composta da contadini, artigiani, donne e fanciulli che potevano contare solo sulle proprie forze. Essi non possedevano niente eccetto la prole (da qui l’appellativo «proletari») e per questo motivo Marx, nel manifesto del partito comunista, scrisse che «la classe operaia non ha più nulla da perdere, se non le proprie catene».
La legge Chapelier e le
I diritti delle classi lavoratrici (borghese e proletaria) vennero difesi dalla Rivoluzione francese. I gruppi dirigenti, però, non tolleravano che i lavoratori si organizzassero per tutelare i propri interessi: per questo motivo, nel 1791 la legge Chapelier proibì ogni forma di sindacalismo e associazionismo. La condizione dei lavoratori era debole e precaria: essi non disponevano di istruzione e tantomeno di qualificazione professionale e, in aggiunta, non potevano contare su nessun aiuto esterno.
Disparità tra datore e impiegato
Fra datore di lavoro e impiegato vi era una disparità insanabile: in sostanza, l’esigenza di lavorare era molto più urgente di quella datoriale di assumere. Pertanto, l’imprenditore poteva liberamente sfruttare la situazione in cui il contraente debole si trovava.
Domande da interrogazione
- Quali sono le origini del diritto del lavoro?
- Qual è la teoria di Adam Smith riguardo all'interesse economico?
- Quali difficoltà affrontava la classe operaia durante la rivoluzione industriale?
Le origini del diritto del lavoro risalgono alla rivoluzione industriale, che ha portato a un incremento dell'occupazione e della ricchezza, specialmente in Inghilterra, grazie a invenzioni come il telaio meccanico e la macchina a vapore.
Adam Smith sosteneva che gli esseri umani dovessero perseguire liberamente il proprio interesse economico personale, poiché la somma di tali interessi individuali avrebbe portato a un accrescimento della ricchezza complessiva, limitando al contempo i compiti dello stato.
La classe operaia, composta da contadini, artigiani, donne e fanciulli, si trovava in una condizione di debolezza e precarietà, priva di istruzione e qualificazione professionale, e non poteva contare su alcun aiuto esterno, come evidenziato dalla legge Chapelier del 1791 che proibiva il sindacalismo.