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Concetti Chiave

  • I diritti politici fondamentali della Costituzione italiana includono l'elettorato attivo, l'associazione partitica e l'accesso ai pubblici uffici, tutti legati alla cittadinanza.
  • L'articolo 48 della Costituzione stabilisce che il diritto di voto è riservato a tutti i cittadini maggiorenni, fissando l'età a 18 anni (25 per il Senato).
  • Limitazioni al diritto di voto possono essere imposte solo dalla legge, in caso di indennità morale, incapacità civile o pena accessoria.
  • Il voto è considerato un dovere civico e viene tutelato da garanzie fondamentali per garantire l'esercizio della sovranità popolare.
  • Si discute se le persone senza cittadinanza ma residenti stabilmente debbano avere diritto di voto, considerando i loro doveri e l'impatto delle decisioni pubbliche sulla loro vita.

Diritti politici fondamentali

Fra i diritti politici riconosciuti dalla Costituzione italiana, i più rilevanti sono: elettorato attivo, associazione partitica, petizione, accesso ai pubblici uffici e alle cariche elettive; difesa della Patria, concorso alle spese pubbliche, fedeltà alla Repubblica e osservanza della Costituzione e delle leggi); essi sono i più direttamente legati alla cittadinanza. Si deve invece ritenere che i diritti e i doveri di cui ai titoli I, II e III della parte I della Costituzione (artt. 13-47) per lo più si applichino a tutti, anche a coloro che cittadini non sono (con eccezioni.

Norme generali sul diritto di voto

Che si voti per eleggere o che si voti per deliberare direttamente, la Costituzione prevede alcune norme generali che disciplinano questa essenziale forma di esercizio della sovranità popolare. Del diritto di voto tratta l’art. 48, il quale stabilisce i seguenti punti:

- sono elettori tutti i cittadini che hanno la maggiore età, individuata da una legge a parte: era 21 anni fino al 1975, da allora è 18 anni (tranne che per il Senato, per il quale l’art. 58.1 Cost. richiede i 25 anni);

- specifiche limitazioni al diritto di voto possono essere previste, ma solo dalla legge, per «indegnità morale» ovvero per «incapacità civile» ovvero ancora come pena accessoria in caso di sentenza penale definitiva;

- il voto è circondato da una serie di garanzie fondamentali ed è definito «dovere civico»;

- l’esercizio del diritto di voto dei cittadini residenti all’estero è disciplinato in forme speciali.

Discussione sull'elettorato e cittadinanza

Il primo punto (art. 48.1) riprende la tradizionale identificazione fra cittadinanza ed elettorato. Questa ha cominciato a essere rimessa in discussione in tempi recenti. Ci si chiede, infatti, se persone che non hanno la cittadinanza ma risiedono stabilmente nel territorio dello stato, adempiendo ai doveri che la loro residenza comporta (a partire da quelli fiscali) e condividendo le conseguenze delle decisioni pubbliche assunte dagli organi rappresentativi, non debbano essere considerate membri della comunità politica nella quale vivono, e dunque vedersi riconosciuto il diritto di voto.

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Domande da interrogazione

  1. Quali sono i diritti politici fondamentali riconosciuti dalla Costituzione italiana?
  2. I diritti politici fondamentali includono l'elettorato attivo, l'associazione partitica, la petizione, l'accesso ai pubblici uffici e alle cariche elettive, oltre alla difesa della Patria e la fedeltà alla Repubblica, come indicato nel testo.

  3. Quali sono le norme generali sul diritto di voto stabilite dalla Costituzione?
  4. L'art. 48 della Costituzione stabilisce che sono elettori tutti i cittadini maggiorenni, con alcune limitazioni possibili per indennità morale o incapacità civile, e definisce il voto come un dovere civico, garantito da specifiche norme.

  5. Come viene discussa la relazione tra cittadinanza ed elettorato nella Costituzione?
  6. Si discute se le persone senza cittadinanza ma residenti stabilmente debbano avere diritto di voto, considerando i loro doveri e la condivisione delle decisioni pubbliche, suggerendo una possibile evoluzione del concetto di comunità politica.

Domande e risposte

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