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Concetti Chiave

  • Il Grande Consiglio del fascismo fu creato nel 1922 come organo di raccordo tra partito e governo, diventando un organo costituzionale nel 1928 senza autonomia politica rispetto a Mussolini.
  • La politica economica fascista iniziò con un approccio liberista, eliminando la legislazione giolittiana a favore della grande borghesia e favorendo il libero scambio, con una successiva evoluzione verso il protezionismo e l'autarchia.
  • Mussolini controllò e normalizzò le squadre d'azione fasciste tramite la MVSN nel 1923, integrandole in un organismo statale per evitare conflitti con l'esercito tradizionale.
  • Il fascismo ha compiuto gesti formali di riavvicinamento alla Chiesa cattolica, come il ripristino del crocifisso nelle scuole, per dimostrare la sua disponibilità e ridurre l'influenza del partito popolare.
  • L'alleanza tra fascismo e Chiesa cattolica ha portato a un distacco di parte del mondo cattolico conservatore dal partito popolare, rafforzando il sostegno al fascismo e diminuendo l'influenza di partiti anti-fascisti.

Il grande consiglio del fascismo

1) Verso i seguaci, ovvero verso il partito fu istituito il Grande Consiglio del fascismo che inizialmente, nel 1922 dopo la marcia su Roma, serve da organismo di raccordo fra partito e governo, indirizzare le azioni del governo in base alle linee che indica il partito. Alcuni anni dopo, nel 1928, diventò un organo costituzionale che doveva preparare le liste elettorali. In realtà quest’organo non avrà una autonomia politica rispetto a Mussolini fino alla notte del 1924/1925 Luglio quando sfiducerà Mussolini verrà sostituito con il maresciallo Badoglio. Questo è l’unico momento in cui il grande consiglio avrà una funzione, una sua autonomia. Va ricordato questo aspetto perché comunque era una rottura con lo Statuto perché un organo di partito diventava anche un organo dello Stato, sia pure con autonomia nulla rispetto a Mussolini e quindi indica che si ebbe incontro alla fusione Stato-partito.

Sempre verso i seguaci, finchè non si affermò in fascismo, ebbe rilevanza la squadra MVSN, ossia le squadre d’azione fasciste vengono controllate, disciplinate, Mussolini cerca di normalizzarle. Poiché Mussolini temeva queste squadre come una pericolosa forza centrifuga, nel 1923 le inquadrò in organismo statale (milizia volontaria sicurezza nazionale) e così riusciva sia a controllare i ras periferici (che erano forze potenzialmente centrifughe) sia manteneva in vita, anzi ne faceva un organo dello stato, un’organizzazione armata di partito che al limite avrebbe potuto contrapporsi all’esercito considerato ancora legato alla monarchia.

Politica economica fascista

2) Azione verso il potere economico. Possiamo definirla prima fase della politica economica, proprio durante il governo di coalizione (poi quella protezionistica, quella della crisi del 1929 e infine quella dell’autarchia). La prima era liberista in senso generale, ma il governo Mussolini inizialmente eliminò tutta la legislazione economico-fiscale giolittiana che andava a toccare gli interessi più forti, ovvero i ceti ricchi (nominalità dei titoli per poterli passare, imposta di successione, imposta sui sovra profitti di guerra, ovvero le norme con cui Giolitti cercava di far pagare chi aveva redditi più alti). Quindi Mussolini pagò la cambiale a chi lo ebbe foraggiato dal punto di vista finanziario cioè la grande borghesia. Tornano in mano ai privati le assicurazioni sulla vita, che invece Giolitti aveva nazionalizzato e anche il settore della telefonia torna in mano ai privati.

È chiaro che Mussolini voleva dare spazio ai privati, all’industria e quindi pagò una sorta di cambiale a chi l’aveva sostenuto: il capitalismo. In generale il primo periodo della politica economica fascista era liberista, il ministro era De Stefani; il liberismo era la politica prevalente in quel periodo in cui l’economia mondiale si stava riprendendo dopo la guerra, a partire dal 1922, trainata soprattutto dalla ripresa degli Stati Uniti. Anche l’Italia contribuì alla ripresa trainata dagli Usa, grazie a una serie di trattati che lasciarono spazio al libero scambio quindi una politica di carattere liberista, che dava anche spazio all’iniziativa privata. E in effetti ci fu una ripresa dell’economia italiana. In seguito sarebbe stato diverso. Sul piano dei commerci internazionali fa una serie di trattati ispirati al libero scambio. Effettivamente ci fu una ripresa dell’economia italiana, anche per una serie di grandi trust, e quindi la situazione migliorò dal punto di vista produttivo e il bilancio fu in pareggio. La contropartita fece si che ci fosse un attacco al libero sindacalismo: già nel dicembre 1923 con il patto di palazzo Chigi si rafforzarono i rapporti tra la Confindustria e i sindacati di regime cioè fascisti non quelli liberamente scelti dai lavoratori (come CGIL). Fu il primo passo per colpire il libero sindacalismo. Questo comportò una depressione dei salari operai, che crebbero meno del costo della vita.

Quali sono le relazioni tra fascismo e chiesa cattolica?

3) Azione verso la chiesa cattolica. Il fascismo per ora fa una serie di gesti di benevolenza più formali che sostanziali che fanno capire alla chiesa che il fascismo è disponibile (a differenza dello stato liberale) a un riavvicinamento. I gesti formali, comunque graditi dalle gerarchie ecclesiastiche, sono che viene ricollocato il crocifisso nelle scuole oltre che negli ospedali, con la riforma Gentile della scuola (che si incentrava sulle discipline umanistiche per la questione dell’idealismo) stabiliva per le elementari l’esame che era gradito al mondo cattolico perché metteva nello stesso piano istituiti pubblici e privati in quanto tutti dovevano sottoporsi a questi esami. Altri favori furono di interesse economico. Di fatto Mussolini faceva capire di voler dare risoluzione alla questione romana. Voleva anche dimostrare l’inutilità del partito popolare, far vedere che non c’è bisogno di un partito di ispirazione cristiana perché il governo ha una componente tale che attua una politica favorevole agli interessi della chiesa e quindi il partito popolare è inutile. Mussolini pretese le dimissioni dei ministri popolari che c’erano al governo e fece pressione al Vaticano perchè dimettesse Don Sturzo che fu costretto a abbandonare la segreteria del partito popolare, perché il partito popolare stava avendo una linea anti fascista. Una parte del mondo cattolico conservatore si stacca dal partito popolare e appoggia il fascismo, i cosidetti clerico - fascisti. Quindi vi fu un avvicinamento tra governo e Chiesa stessa che va a svantaggio del partito popolare visto come un ostacolo perché anti fascista.

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Domande da interrogazione

  1. Qual è stata la funzione iniziale del Grande Consiglio del fascismo?
  2. Il Grande Consiglio del fascismo, istituito nel 1922, serviva come organismo di raccordo tra il partito e il governo, indirizzando le azioni governative secondo le linee del partito. Tuttavia, la sua autonomia politica rispetto a Mussolini fu limitata fino al 1924/1925.

  3. Come si è evoluta la politica economica fascista durante il governo di Mussolini?
  4. La politica economica fascista ha attraversato diverse fasi, iniziando con una fase liberista che ha visto l'eliminazione della legislazione giolittiana a favore della grande borghesia. Questo ha portato a una ripresa economica, ma ha anche comportato un attacco al libero sindacalismo.

  5. Quali misure ha adottato il fascismo per avvicinarsi alla Chiesa cattolica?
  6. Il fascismo ha compiuto gesti formali di benevolenza verso la Chiesa, come il ripristino del crocifisso nelle scuole e negli ospedali, e ha cercato di dimostrare la propria disponibilità a risolvere la questione romana, minando l'influenza del partito popolare.

  7. In che modo Mussolini ha cercato di controllare le squadre d'azione fasciste?
  8. Mussolini ha inquadrato le squadre d'azione fasciste nella Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale nel 1923, per controllarle e normalizzarle, evitando che diventassero una forza centrifuga potenzialmente pericolosa.

  9. Qual è stata la conseguenza della politica economica fascista sui salari operai?
  10. La politica economica fascista ha portato a una depressione dei salari operai, che sono cresciuti meno del costo della vita, a causa del rafforzamento dei rapporti tra Confindustria e sindacati di regime, colpendo il libero sindacalismo.

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