Concetti Chiave
- Il Cinismo, fondato da Antistene e rappresentato da Diogene, promuove una vita autonoma e morale, ispirata dal comportamento dei cani.
- Diogene cercava l'uomo autentico, capace di vivere secondo la propria essenza e di riconoscere i propri bisogni reali per raggiungere la felicità.
- La filosofia cinica di Diogene enfatizza l'importanza della libertà, che si ottiene eliminando il superfluo e rifiutando le convenzioni sociali.
- Diogene viveva secondo principi di autosufficienza e indifferenza verso i beni materiali, vedendo la vera libertà come un distacco dai piaceri e dalle necessità sociali.
- L'incontro tra Diogene e Alessandro Magno rappresenta la scelta del filosofo di privilegiare i beni semplici e naturali, come il sole, rispetto al potere e alla ricchezza.
Quali sono le origini del cinismo?
Il fondatore del Cinismo fu Antistene, ma il principale esponente fu Diogene di Sinope. Egli fu un contemporaneo di Alessandro Magno; un’antica testimonianza ci riferisce che egli sia morto a Corinto nello stesso giorno in cui Alessandro morì a Babilonia. Il termine "cinismo" potrebbe derivare o dal Cinosarge, dall’edificio ateniese che fu la prima sede della scuola, o dalla parola greca κύων (kyon = "cane"), il soprannome con cui Diogene veniva chiamato dai suoi detrattori. Forse, per autodefinirsi, Diogene ricorse per primo a questo termine spiegando che il suo comportamento era simile a quello di un cane che scodinzola festosamente verso chi gli dà qualcosa, abbaia contro chi non gli dà nulla e morde chi tenta di avere il sopravvento. Infatti, i Cinici professavano una vita randagia e autonoma, senza lasciarsi prendere dai bisogni e alle passioni e fedeli solo al rigore morale. Egli, non solo portò alle estreme conseguenze le istanze sollevate da Anstitene, ma fece di esse un modo di vivere con una coerenza e con un rigore talmente radicali che per secoli furono considerati straordinari.
Filosofia di Diogene
Il suo pensiero è espresso in modo molto significativo dalla celebre frase “Cerco l’uomo”. La frase significa che il filosofo era alla ricerca dell’uomo capace di vivere secondo la sua essenza più autentica, al di là di tutte le esteriorità, di tutte le convinzioni sociali e al di là di tutti i capricci della sorte e della fortuna per ritrovare così la sua natura genuina e capace così di essere felice. Diogene sosteneva anche che gli dèi avevano concesso agli uomini dei facili mezzi di vita, ma che tuttavia li avevano tolti alla vista umana. Pertanto, il compito che Diogene si proponeva era quello di riportare alla vista dell’uomo tali facili mezzi di vita e di dimostrare che l’uomo ha sempre a sua disposizione ciò che occorre per essere felice, purché sappia rendersi conto delle effettive esigenze della sua natura. In tale contesto devono essere collocate le sue affermazioni sull’inutilità delle scienze matematiche, della fisica, dell’astronomia, della musica e di tutte le teorie metafisiche.
Vita e libertà cinica
In sostanza, al concetto, Diogene sostituisce l’esempio e l’azione e così il pensiero filosofico del Cinismo diventa il più anticulturale di tutte le filosofie della Grecia e dell’Oriente. Egli arriva ad una conclusione estremistica quando afferma che i bisogni veramente essenziali dell’uomo sono quelli elementari collegati alla sua animalità e quindi all’istintività. Il modo di vivere auspicato da Diogene è quello del topo che vive senza porsi una meta (perché le mete che la società propone non sono necessarie); l’animale non ha bisogno né di casa, né di una dimora fissa e nemmeno delle comodità che il progresso offre. Tradizionale è anche l’immagine di Diogene nella botte, come simbolo di quanto poco possa bastare per vivere. Il modo di vivere auspicato dal filosofo coincide con la “libertà” perché più si elimina il superfluo e più si è liberi. Tuttavia, i Cinici quando affrontano il concetto di libertà giungono a degli estremi: per esempio, la libertà di parola tocca il limite della sfrontatezza e dell’arroganza anche nei confronti degli uomini più potenti. La libertà di azione arriva a coincidere con la licenza e questo spiega anche perché nei secoli il termine “cinico” ha acquisito una connotazione negativa. Il metodo per raggiungere la libertà è riassunto nel concetto di “esercizio” e di “fatica”. Che consistono in una pratica di vita finalizzata a temprare il fisico e lo spirito alle fatiche imposte dalla natura. E, contemporaneamente, anche ad abituare l’uomo val dominio se non al disprezzo dei piaceri; infatti il piacere rammollisce il fisico e lo spirito e mette in pericolo la libertà dell’uomo perché lo rende schiavo delle cose e degli uomini a cui il piacere è n qualche modo legato. Lo stesso matrimonio viene contestato e sostituito da una convivenza concordata fra un uomo e una donna. Naturalmente anche la città veniva contestata poiché il cinico si proclamava cittadino del mondo. In sintesi, si può affermare che il punto d’arrivo della vita cinica era il bastare a se stessi, l’apatia e l’indifferenza di fronte a tutto.
Incontro con Alessandro Magno
A questo proposito dobbiamo ricordare l’episodio dell’incontro di Diogene con Alessandro Magno. Quest’ultimo chiese al filosofo di chiedergli che cosa volesse e avrebbe esaudito tutti i suoi desideri. Diogene gli rispose soltanto di spostarsi e di lasciargli godere della sua parte di sole. Questo significava che Diogene si accontentava delle cose più naturali, a disposizione di tutti, nella convinzione dell’inutilità della potenza degli uomini, dato che la felicità viene dal di dentro e non dal di fuori dell’uomo.
Domande da interrogazione
- Qual è l'origine del termine "cinismo" e chi ne è il fondatore?
- Qual è il significato della frase "Cerco l’uomo" di Diogene?
- Come si definisce la libertà secondo il pensiero cinico di Diogene?
- Qual è l'atteggiamento di Diogene nei confronti del potere e della ricchezza?
- In che modo il cinismo si distingue dalle altre filosofie dell'epoca?
Il termine "cinismo" potrebbe derivare dal Cinosarge, la prima sede della scuola di Antistene, o dalla parola greca κύων (kyon = "cane"), soprannome di Diogene. Antistene è considerato il fondatore, mentre Diogene è il principale esponente del Cinismo.
La frase esprime la ricerca di un uomo che viva secondo la sua essenza autentica, al di là delle convenzioni sociali e delle fortune, per ritrovare la vera natura e la felicità, come descritto nel testo.
La libertà, per Diogene, si raggiunge eliminando il superfluo e vivendo in modo essenziale, simile a un topo, senza mete imposte dalla società. Questo approccio porta a una vita di indipendenza e apatia verso le convenzioni.
Diogene dimostra un atteggiamento di disprezzo verso il potere e la ricchezza, come evidenziato nel suo incontro con Alessandro Magno, dove chiede solo di spostarsi per godere del sole, sottolineando che la felicità è interiore e non dipende dall'esterno.
Il cinismo, rappresentato da Diogene, è considerato il più anticulturale delle filosofie greche, poiché promuove una vita autonoma e randagia, rifiutando le convenzioni sociali e le comodità, puntando invece su un'esistenza basata sull'essenziale e sulla libertà.