Concetti Chiave
- La mano di Dio simboleggia l'inevitabilità del futuro, rappresentando più l'incarnazione del destino che un giudice supremo.
- Le reazioni umane alla catastrofe sono variegate, con persone che cercano la salvezza attraverso la preghiera, l'amore o la confessione.
- L'individualità emerge in modo forte, evidenziando la solitudine dell'uomo di fronte alla fine dei suoi giorni.
- La confessione diventa meccanica, con un sacerdote che assolve senza reale coinvolgimento, simile a un'operaio che timbra il cartellino.
- Buzzati propone una soluzione: riscoprire se stessi e la propria natura per affrontare le domande fondamentali della vita.
La mano di Dio
Una mattina qualunque di un giorno qualunque, una grossa mano stretta a pugno oscura il sole. É la mano di Dio, che viene qui rappresentato più che come l'estremo giudice del mondo, come l'incarnazione dell'inevitabilità, dell'impossibilità di scampare al prossimo futuro.
Reazioni umane alla catastrofe
Di fronte alla catastrofe imminente gli uomini reagiscono nei modi più disparati: c'é chi prega, chi piange, chi fa l'amore e chi cerca la salvezza, se non fisica, almeno dello spirito. Essi finalmente scovano e trattengono un giovane sacerdote, che in questa occasione dimostra tutta la sua umanità, tradisce se stesso e le proprie scelte di vita. Trema pensando alla propria fine e non più a quella folla che egli, in forza della propria missione, dovrebbe sostenere. Anche lui come gli altri cerca la salvezza nella confessione.
L'uomo chiede:
"E io? E io?"
L'individualità di fronte alla fine
É sempre l'individualità ad emergere, anche e soprattutto quando sopraggiunge la fine di tutto. La verità afferma Buzzati, é che l'uomo si ritrova solo ad affrontare il percorso della propria esistenza, in particolar modo la fine dei suoi giorni.
Tutti quei "e io?" che rubano al sacerdote la possibilità di salvarsi non rappresentano piú niente per lui, egli non ama piú l'umanità e l'umanità non lo ama, semmai se ne serve.
"Ego te absolvo..." - ripeteva meccanicamente
[...] lo defraudavano della salvezza dell'anima, quei maledetti, il demonio se li prendesse quanti erano. Ma come liberarsi? Come provvedere a se stesso? Stava proprio per piangere. "E io? E io?" chiedeva ai mille postulanti, voraci di Paradiso. Nessuno però gli badava.
La confessione meccanica
Il racconto colpisce perché sorprendentemente realistico, tanto che potrebbe apparire come una prova generale del vero spettacolo che potrà essere l'Apocalisse. Non si lavora sul panorama apocalittico, sulla distruzione di edifici e luoghi, ma sulla reazione del singolo uomo. E come reagiscono gli individui? Come ci comporteremmo noi in un'occasione simile?
Potremmo seguire l'esempio dei cittadini del mondo dall'autore, ovvero aggrapparsi ad un'illusione di normalità. La confessione é resa vana da un sacerdote che assolve le persone meccanicamente e da penitenti "voraci di Paradiso" per i quali é riconducibile al "timbrare il cartellino" dell'operaio che ha finito il turno di lavoro. Essi non sono in grado di essere critici verso loro stessi ne di dare giudizi su un mondo che é ormai alle battute finali.
La soluzione di Buzzati
A questa visione tragica dell'umanità sembra fornire una soluzione lo stesso Buzzati, per il quale spesso, soltanto all’avvicinarsi di tale evento, si accorge di quanto sia importante guardarsi dentro, riappropriarsi della propria natura, per trovare le risposte tanto bramate.
Domande da interrogazione
- Qual è il significato della mano di Dio nel racconto?
- Come reagiscono gli uomini di fronte alla catastrofe?
- Qual è il tema dell'individualità nel racconto?
- Qual è la critica di Buzzati alla confessione meccanica?
La mano di Dio rappresenta l'inevitabilità e l'impossibilità di sfuggire al futuro, più che come giudice, simboleggia la catastrofe imminente che oscura il sole e segna il destino degli uomini.
Gli uomini reagiscono in modi diversi: pregano, piangono, cercano salvezza e si confrontano con la propria umanità, come dimostra il giovane sacerdote che, di fronte alla fine, tradisce le proprie scelte e cerca la salvezza nella confessione.
L'individualità emerge in modo preponderante, poiché ogni uomo si trova solo ad affrontare la propria esistenza e la fine dei propri giorni, come evidenziato dalla frustrazione del sacerdote nei confronti dei penitenti che chiedono salvezza.
Buzzati critica la confessione meccanica, descrivendo un sacerdote che assolve senza empatia e penitenti che si comportano come se "timbrare il cartellino" fosse sufficiente, evidenziando l'incapacità di riflessione critica in un mondo in crisi.