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Concetti Chiave

  • Il legislatore ha implementato meccanismi per garantire che le dimissioni siano espresse liberamente dai lavoratori, evitando pratiche illecite da parte dei datori di lavoro.
  • Le dimissioni devono essere effettuate tramite una procedura telematica, utilizzando moduli specifici e un pin personale fornito dall’Inps, per garantire la loro validità.
  • Il lavoratore ha diritto di revocare le dimissioni entro sette giorni dalla loro trasmissione, aumentando la protezione contro decisioni affrettate.
  • Ci sono eccezioni alla procedura, come nel caso del lavoro domestico e per le lavoratrici madri, che necessitano di una convalida da parte dell'ispettorato del lavoro.
  • La giurisprudenza considera le dimissioni valide solo se non ottenute sotto coercizione e con motivi oggettivi giustificati, per prevenire abusi da parte dei datori di lavoro.

Meccanismi per dimissioni libere

Negli ultimi anni, il legislatore ha ideato diversi meccanismi volti a garantire che le dimissioni del lavoratore siano rese con libera espressione del consenso. Talvolta, infatti, i datori di lavoro fanno sottoscrivere al lavoratore le dimissioni in bianco già al momento dell'assunzione, per poi servirsene successivamente al fine di «liberarsi» di quel dipendente.

Procedura telematica e revoca

Per debellare questa pratica illecita, la legge ha stabilito che sono efficaci le sole dimissioni compilate per via telematica su appositi moduli resi disponibili dal ministero del lavoro, dopo aver ottenuto un pin personale presso l’Inps. Il modulo deve essere poi trasmesso al proprio datore e alla sede competente dell'ispettorato del lavoro. Inoltre, entro sette giorni dalla trasmissione del modulo, il lavoratore ha la facoltà di revocare le proprie dimissioni.

Eccezioni e vizi del consenso

Questa procedura non si applica in alcune fattispecie lavorative, in particolare nel lavoro domestico e per la lavoratrice madre, le cui dimissioni devono essere convalidate dall'ispettorato del lavoro.

La procedura appena descritta vieta al datore di lavoro di imporre le dimissioni al proprio dipendente; ciononostante, questi può comunque lamentare eventuali vizi del consenso nel caso in cui sia succube di una violenza morale, esercitata per indurlo a dimettersi come unica alternativa a un licenziamento motivato dalla scoperta di gravi illeciti, ad esempio un furto.

In queste ipotesi, la giurisprudenza considera le dimissioni efficaci solo se il licenziamento, che il lavoratore avrebbe subito se non si fosse dimesso, è giustificato da motivi oggettivi. Persino in questo caso, però, le dimissioni sono illecite se estorte con modalità particolarmente brutali e aggressive.

Domande da interrogazione

  1. Quali misure sono state adottate per garantire la libertà nelle dimissioni dei lavoratori?
  2. Negli ultimi anni, il legislatore ha introdotto meccanismi per assicurare che le dimissioni siano espresse liberamente, vietando la pratica di far firmare dimissioni in bianco al momento dell'assunzione.

  3. Qual è la procedura corretta per presentare le dimissioni?
  4. Le dimissioni devono essere compilate telematicamente su moduli specifici del ministero del lavoro, trasmesse al datore e all'ispettorato del lavoro, con la possibilità di revoca entro sette giorni dalla trasmissione.

  5. In quali casi le dimissioni possono essere considerate illecite?
  6. Le dimissioni sono illecite se estorte tramite violenza morale o in situazioni di coercizione, anche se il lavoratore avrebbe subito un licenziamento giustificato; in tali casi, la giurisprudenza richiede che le dimissioni siano verificate per modalità di estorsione.

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