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Concetti Chiave

  • Dilthey, fondatore dello storicismo tedesco, propone una critica storica della ragione, esplorando la storicità della ragione e la finitezza umana attraverso la comprensione dei vissuti soggettivi.
  • La "scienza dello spirito", secondo Dilthey, si concentra sulle esperienze vissute come sostanza spirituale, distinta dalla scienza dello spirito assoluto di Hegel, e mira a cogliere l'universalità nel particolare.
  • Dilthey distingue tra conoscenza scientifica, definita come "della rappresentazione", e conoscenza culturale, "dello spirito", sottolineando l'importanza delle costruzioni umane e delle istituzioni nella cultura.
  • La soggettività di Dilthey si basa su una tradizione filosofica che contrasta con quella di Husserl, che critica lo storicismo per il suo soggettivismo estremo e propone di escludere la dimensione psicologica dalla filosofia.
  • Dilthey enfatizza un soggetto che è volente e senziente, in contrasto con la visione di Husserl, che mira a una conoscenza più astratta e distaccata dalla soggettività emotiva.

Dilthey e la storicità della ragione?

Fondatore dello storicismo tedesco, Dilthey inaugura il progetto di una critica della ragione storia (incompiuto da Kant), che sarebbe meglio definire “critica storica della ragione”, proprio perché ci porta a scoprire la storicità della ragione, la ragione nella storia, senza progetti salvifici, razionali o assoluti, a fondare l’indagine sulla finitezza umana, incapace di raggiungere una perfetta oggettività storica; dobbiamo porci in un atteggiamento di comprensione volto ad indagare l’erlebnisse, cioè la vita, i vissuti immediati e soggettivi.

Scienza dello spirito e comprensione

Le esperienze vissute si connotano, entro tale riflessione, come «sostanza spirituale», oggetto della comprensione e dell’individuazione. Questo tipo di scienza viene paradossalmente chiamata, dagli storicisti, “scienza dello spirito”, senza alcuna parentela con la scienza dello spirito assoluto di Hegel, né con un qualche senso spirituale della storia; spirituale è quella capacità dell’uomo di cogliere l’universale nel particolare, secondo un’accezione tradizionale di spirito, inteso nel suo significato di “astratto” o “ideale”.

Conoscenza scientifica e culturale

Rispetto a Windelband, le scienze dello spirito non si fermano ad un atteggiamento metodico, ma si occupano della capacità umana di cogliere fatti vissuti, l’essenziale del nostro vissuto; Dilthey definisce, kantianamente, la conoscenza scientifica come conoscenza «della rappresentazione», cioè della ragione rappresentativa, mentre quella culturale è definita come conoscenza «dello spirito», cioè della comprensione, dell’individuazione degli oggetti della cultura. Quest’ultima fa sempre riferimento alle costruzioni umane, dapprima culturali e poi tradotte in istituzioni: non circoscritte in un ambito esclusivamente spiritualistico e interioristico, bensì riguardanti il complesso depositarsi della cultura nelle sue oggettivazioni pubbliche (istituzioni, le relazioni umane, gli stati e le società, le accademie e le arti, le religioni, comunque intese nella loro dimensione storica, quali costruzioni umane: quest’ultimo punto sembra collegarsi al materialismo marxista, secondo cui ogni religione è sovrastruttura, oppure alla genealogia nietzscheana, quale costruzione umana e “troppo umana”).

Soggettività e critica di Husserl

Al centro dell’indagine di Dilthey c’è un tipo di soggettività che prende le mosse da un precisa tradizione filosofica, riportata nell’Introduzione alle scienze dello spirito: «Nel soggetto conoscente che va da Locke, Hume a Kant non scorre sangue vero», perché in esso scorre la «linfa rarefatta» di una ragione intesa come pura attività di pensiero; il compito della filosofia è quello di recuperare un altro tipo di soggettività, il filosofo deve vestire i panni di storico e psicologo, che vada oltre la storia ed oltre le attualità (perciò tale riflessione risulta nietzscheanamente “inattuale”) in quanto è riflessione storica sulla storia, che intende rintracciare un’oggettività nella conoscenza storica. A questo tipo d’indagine si contrappone fortemente Husserl, secondo cui il compito della filosofia è di riuscire a mettere “tra parentesi” la dimensione psicologica, immediata; il soggetto di Dilthey è anzitutto volente e senziente, proprio perché la sua conoscenza è estesa ad una pluralità forme, in cui rientrano la volizione ed i sentimenti. Ne La filosofia come scienza rigorosa (1911) Husserl critica lo storicismo definendolo come «un’elaborazione conseguentemente invasa da un soggettivismo estremo».

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Domande da interrogazione

  1. Qual è il contributo di Dilthey alla comprensione della storicità della ragione?
  2. Dilthey, fondatore dello storicismo tedesco, propone una "critica storica della ragione" che evidenzia la storicità della ragione stessa, sottolineando la finitezza umana e l'importanza di un atteggiamento di comprensione verso le esperienze vissute (erlebnisse).

  3. Come viene definita la "scienza dello spirito" secondo Dilthey?
  4. La "scienza dello spirito" è vista come la capacità umana di cogliere l'universale nel particolare, senza legami con la scienza dello spirito assoluto di Hegel, e si concentra sulla comprensione delle esperienze vissute come sostanza spirituale.

  5. Qual è la differenza tra conoscenza scientifica e conoscenza culturale secondo Dilthey?
  6. Dilthey distingue la conoscenza scientifica come "conoscenza della rappresentazione" e la conoscenza culturale come "conoscenza dello spirito", evidenziando che quest'ultima si riferisce alle costruzioni umane e alle loro oggettivazioni pubbliche.

  7. In che modo la soggettività di Dilthey si differenzia da quella di Husserl?
  8. La soggettività di Dilthey è caratterizzata da una dimensione volente e senziente, mentre Husserl critica questo approccio, sostenendo che la filosofia dovrebbe mettere "tra parentesi" la dimensione psicologica immediata per raggiungere un'oggettività nella conoscenza storica.

  9. Qual è la critica di Husserl allo storicismo di Dilthey?
  10. Husserl definisce lo storicismo di Dilthey come un soggettivismo estremo, sostenendo che la filosofia deve superare la dimensione psicologica per ottenere una scienza rigorosa e oggettiva.

Domande e risposte

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