Concetti Chiave
- Il pessimismo è definito come la tendenza a percepire la realtà nei suoi aspetti peggiori, spesso in risposta alle avversità e alle difficoltà della vita.
- Leopardi sviluppa un pessimismo sistematico e filosofico, influenzato da esperienze personali di infelicità e isolamento.
- Verga adotta un approccio verista, mirando a rappresentare l'oggettività delle condizioni umane e il destino ineluttabile dei suoi personaggi.
- Il pessimismo di Verga si manifesta attraverso l'analisi delle vite umili e delle sofferenze, senza aderire a ideali politici socialisti.
- Entrambi gli autori affrontano il tema della miseria umana, ma Leopardi lo fa con una riflessione più filosofica, mentre Verga lo esprime tramite una narrazione realista.
Pessimismo
Ecco la definizione di pessimismo, prima di descrivere le differenze tra il pessimismo di Leopardi e di Verga.Il pessimismo la tendenza a cogliere la realtà nei suoi aspetti peggiori e in particolare a fare le previsioni più sfavorevoli per il futuro. Si può anche considerare come una reazione spontanea alle avversità e come manifestazione degli scoramenti di fronte alle durezze della vita; il pessimismo è una tonalità emotiva presente negli uomini di ogni tempo.
Così Omero, e dopo di lui Mimnermo, attribuisce alle generazioni dei viventi le stesse caducità delle foglie; nel mondo del Verga gli uomini sono dei “vinti”.
Ecco le differenze tra il pessimismo di Leopardi e di Verga: diverso è il caso di Leopardi, che ha dato una base sistematica al proprio pessimismo, e questo anche se si accolgono tutte le riserve formulate sul rigore e sulla coerenza della sua “filosofia”.Pensiero di Leopardi
Nel 1816 Leopardi iniziò a scoprire i classici: lo aiutarono in ciò gli studi filologici e l’esperienza delle tradizioni degli idilli di Musco, Esiodo, Omero e Virgilio.Nello stesso periodo egli iniziò a sviluppare la sua infelicità, e la sua coscienza di essa, che con il tempo andrà a peggiorare. Il rifiuto dell'ambiente familiare troppo oppressivo e privo di interesse, si fa più pesante, intorno al piccolo mondo di Recanati, intorno all'anno 1818, in cui provò anche un sentimento d'amore per la cugina Geltrude Cassi e l’amicizia con Pietro Giordani, che divenne il confidente della sua infelicità in lettere che lucidamente fissano il suo abbattimento e la sua insofferenza. Il 1819, dopo l’insorgere di una malattia agli occhi che l’avrebbe tormentato tutta la vita rendendogli difficili gli studi, e dopo un disperato e fallito tentativo di fuga si attuò completamente la concezione materialistica, quasi un mutamento filosofico, che si basava sul realismo dell’illuminismo. (toni pessimistici)
L’esperienza del soggiorno romano del 1822 presso lo zio materno Carlo non aveva fatto che confermargli l’incomprensione e l’insensibilità del mondo e la sua incapacità di stringere forte relazioni sociali: il conseguente ripiegarsi in se stesso e la solitudine recanatese, il suo pensiero si precisò sempre più allargando su un piano universale la consapevolezza dell’umana infelicità, mentre nello stesso tempo un acquietamento interiore gli permetteva un distacco lucido e calmo, anche se animato sempre da risonanze affettive.
Le immagini e i motivi degli idilli ricorrono, arricchiti e maturati, nei versi dell’attività letteraria leopardiana ed i temi della felicità impossibile, ma sempre vagheggiata, della giovinezza perduta, dell’infinita miseria umana si mostrano in un suggestivo flessibile discorso in cui l’elemento riflessivo si unisce senza stacchi alle fusione del cuore.
Il periodo della grande fioritura lirica tra il 1828 e 1830 fu pure uno dei più tristi della vita di Leopardi: incapace di svolgere un lavoro regolare a causa delle malattie, aveva dovuto tornare a Recanati, “in un esilio di rabbia, di noia, di malinconia”. Ben presto accettò un lavoro annuo e stipendiato dagli “amici di Toscana”. Il definitivo distacco da Recanati, che aveva costituito una componente importante della sua vita, fonte insieme di insofferenze e di struggenti memorie, sembra determinare in lui un nuovo atteggiamento verso la vita, più teso e combattivo (nonostante le condizioni di salute sempre peggiori e il continuo assillo economico) con rinnovato interesse per le vicende politiche, in cui si precisa il suo distacco dalle ideologie ottimistiche dei toscani liberali. La consapevolezza orgogliosa del Leopardi della sua infelicità e l’altro ego che ha egli stesso rispetto alla bassezza della vita sono i principi alla base della poetica degli ultimi anni della sua vita.
Pensiero di Verga
Verga, scrittore italiano nato a Catania nel 1840, si distingue per le sue tendenze alla narrativa contemporanea e in particolare al naturalismo francese, infatti, compose romanzi di ambiente borghese in cui sono presenti polemiche nei riguardi dell'alta società, in cui però è presente anche un romanticismo patetico. In questo periodo Verga scopriva il suo interesse a divenire uno scrittore realista. Nel 1874 il bozzetto “Nedda”, su una raccoglitrice di olive vittima della miseria, che, raccolto poi nel volume “Primavera e gli altri racconti” del 1876, segna una svolta nella sua produzione.La novella «Fantasticheria», la più importante e decisiva novella di stampo realista, rese evidente l’adesione di Verga al realismo. Il Verga, infatti, attraverso il verismo voleva rappresentare l’oggettività del fatto naturale, come se sembri essere fatto da sé.
In effetti l’oggettività alla quale mirava si attuò con una personalità controllatissima di stile pervasa da una profonda partecipazione morale al destino dei personaggi. I suoi personaggi sono umili, sono vittime del proprio presente e quindi del loro destino che è immodificabile, anche coloro che sono riusciti a crearsi una fortuna intorno non possono sottrarsi allo scacco finale. Ecco spiegato dunque il significato politico dell’opera di Giovanni Verga, che non è da intendere come adesione agli ideali politici socialisti, ma come una sorta di vero e proprio pessimismo che fa comprendere il dramma esistenziale degli esseri umani, osservandone gli aspetti più dolorosi nell’esistenza di coloro che lottano per sopravvivere o che sono travolti dalle passioni più elementari.
Progetto Alternanza Scuola Lavoro.
Domande da interrogazione
- Qual è la definizione di pessimismo secondo il testo?
- In che modo Leopardi sviluppa il suo pessimismo?
- Quali esperienze segnano la vita di Leopardi e il suo pensiero?
- Come si distingue il pensiero di Verga da quello di Leopardi?
- Qual è il significato politico dell'opera di Verga?
Il pessimismo è descritto come la tendenza a cogliere la realtà nei suoi aspetti peggiori e a fare previsioni sfavorevoli per il futuro, manifestandosi come una reazione alle avversità della vita.
Leopardi sviluppa un pessimismo sistematico, influenzato dalla sua infelicitá e dall'incomprensione del mondo, che si concretizza in una consapevolezza dell'infelicità umana e in un distacco lucido dalla vita.
Le esperienze di isolamento familiare, malattie e un tentativo di fuga, insieme a relazioni significative come quella con Geltrude Cassi, contribuiscono a formare la sua coscienza dell'infelicità e il suo pessimismo.
A differenza di Leopardi, Verga adotta un approccio naturalista e verista, rappresentando personaggi umili e vittime del loro destino, evidenziando un pessimismo che riflette il dramma esistenziale degli esseri umani.
Il significato politico dell'opera di Verga non è un'adesione agli ideali socialisti, ma un'espressione di pessimismo che mette in luce il dramma esistenziale di coloro che lottano per sopravvivere, evidenziando gli aspetti più dolorosi della vita.