Concetti Chiave
- Zenone, discepolo di Parmenide, si oppone al tiranno di Elea e difende le tesi del maestro contro le critiche dei filosofi della natura.
- La sua opera Sulla natura include argomenti logici contro la molteplicità e il mutamento, che contraddicono il senso comune.
- Il primo argomento di Zenone contro la molteplicità sostiene che ammettendo un numero finito di cose, si genera una regressione infinita di spazi fra di esse.
- Il secondo argomento afferma che se gli elementi delle cose non hanno grandezza, le cose stesse non esisterebbero; se invece hanno grandezza, esse avrebbero un'infinita grandezza.
- La riflessione di Zenone pone interrogativi fondamentali sulla natura della realtà, mettendo in discussione le convinzioni comuni riguardo alla divisibilità e alla molteplicità.
La riflessione di Zenone
Una notevole importanza riveste la riflessione di Zenone, discepolo di Parmenide. Nato ad Elea intorno al 490 a.C.,-egli è morto dopo essersi fieramente opposto al tiranno della città. Zenone si assume il compito di difendere le tesi di Parmenide dai suoi critici; di lui conosciamo alcuni frammenti dell’opera Sulla natura. La sua preoccupazione principale, infatti è la confutazione delle teorie della molteplicità e del mutamento sostenute dagli altri filosofi della natura, contro cui utilizza un nuovo, moderno apparato logico-argomentativo. La teoria di Parmenide era apparsa sin dall’inizio in contrasto con il senso comune, quindi era stata tacciata di assurdità, in quanto aveva messo in discussione alcuni aspetti evidenti — e difficilmente confutabili — della realtà come il mutamento,-la divisibilità e la molteplicità delle cose. Ma, a parere di Zenone, a conclusioni ancora più assurde portano le teorie che sostengono tali aspetti.
Argomenti contro la molteplicità
Contro la molteplicità Zenone presenta due argomenti principali.
Primo argomento. Se si ammette che le cose sono molte, esse dovrebbero essere tante quante sono, non di più né di meno: quindi il loro numero dovrebbe essere finito. Eppure, anche così, il loro numero non può che essere infinito, perché fra le une e le altre cose vi saranno sempre altre cose e, fra queste e le prime, altre cose ancora e così via all’infinito. Ad esempio, se le cose fossero solo due (A e B), inevitabilmente queste sarebbero separate da uno spazio C, cioè da una terza cosà Ma C per essere distinto da A e da B, sarebbe separato da loro — rispettivamente — da un’altra cosa D e da un’altra cosa E e così via all’infinito. Quindi, per assurdo, le cose, finite di numero, sarebbero infinite.
Il paradosso della grandezza
Secondo argomento. Se si ammette che le cose sono composte da più elementi, allora o questi elementi non hanno grandezza, ma allora le cose composte da elementi senza grandezza non avrebbero a loro volta alcuna grandezza, cioè non esisterebbero, oppure questi elementi hanno una grandezza, ma allora le cose, composte da infiniti elementi, avrebbero un’infinita grandezza.
Domande da interrogazione
- Qual è il compito principale di Zenone nella sua riflessione filosofica?
- Qual è il primo argomento di Zenone contro la molteplicità?
- Qual è il paradosso della grandezza presentato da Zenone?
Zenone si assume il compito di difendere le tesi di Parmenide dai critici, confutando le teorie della molteplicità e del mutamento sostenute da altri filosofi, utilizzando un nuovo apparato logico-argomentativo.
Il primo argomento sostiene che se le cose sono molte, il loro numero dovrebbe essere finito, ma in realtà risulta infinito poiché tra ogni coppia di cose esistono sempre altre cose, portando a una contraddizione.
Zenone argomenta che se le cose sono composte da elementi senza grandezza, esse non esisterebbero; se invece gli elementi hanno grandezza, le cose composte da infiniti elementi avrebbero un’infinita grandezza, creando un paradosso.