Concetti Chiave

  • L'embolizzazione è una tecnica per occludere i vasi sanguigni attraverso l'introduzione di corpi estranei o inducendo una proliferazione reattiva della parete vascolare.
  • Esistono due metodi principali per la chiusura vascolare: l'uso di corpi estranei nel lume del vaso e agenti che promuovono la proliferazione della parete vasale.
  • Per l'embolizzazione arteriosa sono necessari diversi materiali, tra cui un accesso arterioso, cateteri guida e coassiali, oltre agli emboli di vario tipo.
  • Dopo un'embolizzazione, è comune sviluppare una sindrome post-embolizzazione, con sintomi come febbre e dolore, che richiede una gestione adeguata.
  • Nel caso di uno pseudoaneurisma renale, l'embolizzazione offre una soluzione non chirurgica per occludere l'arteria danneggiata, preservando il rene.

Indice

  1. Applicazioni degli accessi invasivi
  2. Metodi di chiusura vascolare
  3. Materiale per l'embolizzazione arteriosa
  4. Complicanze e gestione post-embolizzazione
  5. Caso clinico: pseudoaneurisma renale

Applicazioni degli accessi invasivi

Un’altra possibile applicazione degli accessi invasivi utilizzati un tempo in radiologia per la diagnostica dei vasi, oltre all’angioplastica, è quella della embolizzazione.

L’embolizzazione è l’occlusione di un vaso mediante l’introduzione di un corpo estraneo, e, più in generale comprende anche ogni altra occlusione vascolare ottenuta mediante l’induzione di una proliferazione reattiva della parete vascolare. Invece la procedura di chiusura dei vasi eseguita in laparotomia prende il nome di legatura.

Metodi di chiusura vascolare

I sistemi per chiudere sia le arterie che le vene sono due:

● Corpi estranei che, dentro il lume, chiudono il vaso

● Agenti che inducono proliferazione reattiva della parete vasale. Di solito la sostanza è alcool, che induce coagulazione e fa chiudere il vaso (scleroterapia), che diventa fibroso. Questo sistema è più semplice da applicare alle vene, come ad esempio nel caso delle varici, perché nelle arterie il flusso molto più veloce tende a far scorrere via il liquido iniettato, anche se l’alcool, in casi eccezionali, può comunque essere usato anche per le arterie.

L’embolizzazione dei vasi arteriosi si utilizza:

Materiale per l'embolizzazione arteriosa

Sono stati letti dal professore solo i primi quattro punti Il materiale necessario per l’embolizzazione arteriosa:

● un accesso arterioso, che può essere femorale o omerale;

● il catetere guida (per visualizzare l’arteria che si sta embolizzando);

● un catetere coassiale operativo che rilascia gli emboli;

● gli emboli (o corpi estranei), che possono essere di vario tipo: metallici (come le spirali, inventate da Gianturco, ed i plugs, una variante della spirale), palloncini in silicone (usati sempre meno), i liquidi emostatici, microsfere (di sostanze plastiche), sigillanti (colle), alcool e farmaci sclerosanti.

Complicanze e gestione post-embolizzazione

Deve sempre essere programmata una profilassi antibiotica: (da slide) teicoplanina 400mg immediatamente prima della procedura. Ogni volta che si realizza un’embolizzazione, si determinerà un’ischemia nella zona in cui l’arteria viene chiusa. Infatti, dopo la procedura, è tipica la sindrome post-embolizzazione, data dalle citochine infiammatorie rilasciate dal tessuto ischemico, caratterizzata da: febbre, dolore, nausea, vomito e leucocitosi. La terapia non prevede antibiotici, ma antiinfiammatori, antiemetici ed idratazione. Se la febbre dura più di quattro giorni verosimilmente non si tratta più di sindrome post-embolizzazione ma, si tratta di una complicanza di quest’ultima, ovvero l’infezione.

Caso clinico: pseudoaneurisma renale

Nella situazione dell’immagine, quindi, posizionando il catetere della nefrostomia, è stato lesionato un ramo dell’arteria renale, con formazione di uno pseudoaneurisma che comunica con la via escretrice. Qui non si può intervenire chirurgicamente perché è impensabile dare punti all’interno del rene, bisognerebbe, quindi, rimuovere il rene. Invece, grazie all’embolizzazione, è possibile risolvere la situazione, posizionando delle spirali di Gianturco (immagine a dx) che vanno a chiudere solo quell’arteria danneggiata, a monte della rottura, mantenendo il rene: i rami dell’arteria renale sono terminali, quindi basta anche solo una spirale posta a monte della lesione per chiudere un ramo. La perdita di parenchima, valutabile alla parenchimografia, corrisponde proprio al triangolo di parenchima che era danneggiato dallo pseudoaneurisma, non ci sono state.

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Domande da interrogazione

  1. Qual è l'obiettivo principale dell'embolizzazione in radiologia?
  2. L'embolizzazione mira all'occlusione di un vaso mediante l'introduzione di un corpo estraneo, utile per trattare situazioni come pseudoaneurismi, evitando interventi chirurgici più invasivi.

  3. Quali sono i materiali necessari per eseguire un'embolizzazione arteriosa?
  4. Per l'embolizzazione arteriosa sono necessari un accesso arterioso, un catetere guida, un catetere coassiale operativo e vari tipi di emboli, come spirali metalliche, palloncini in silicone e liquidi emostatici.

  5. Quali complicanze possono insorgere dopo un'embolizzazione e come vengono gestite?
  6. Dopo un'embolizzazione, si può sviluppare la sindrome post-embolizzazione, caratterizzata da febbre e dolore. La gestione prevede antiinfiammatori e idratazione, mentre un'eventuale febbre persistente oltre quattro giorni potrebbe indicare un'infezione.

  7. Come viene trattato un pseudoaneurisma renale attraverso l'embolizzazione?
  8. L'embolizzazione consente di chiudere l'arteria danneggiata posizionando spirali di Gianturco, evitando la necessità di rimuovere il rene e preservando il parenchima renale.

Domande e risposte

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