Concetti Chiave
- Fino a 40 anni fa, la diagnosi del tumore della prostata avveniva solo in fase avanzata, tramite sintomi o esplorazione rettale.
- Il PSA è il principale metodo di screening attuale, ma non è un marcatore tumorale affidabile a causa della sua scarsa sensibilità e specificità.
- Il valore del PSA aumenta con l'età e il volume della prostata, rendendo difficile distinguere tra cause benigni e maligni.
- Il PSA viene utilizzato opportunisticamente nello screening, ma la sua accuratezza diagnostica non giustifica uno screening di popolazione.
- Critiche sul PSA sono emerse negli USA, ma dati europei a lungo termine hanno evidenziato una riduzione della mortalità, rivalutandone l'importanza.
Indice
Evoluzione della diagnosi del tumore
Fino 40 anni fa il tumore della prostata si trovava quando insorgevano i sintomi o per il riscontro di una massa pelvica di pertinenza prostatica alla esplorazione rettale. I sintomi in questione, indicativi di neoplasia avanzata, sono minzionali o da ostruzione del collo vescicale, da ostruzione del trigono, dolore osseo da metastasi e linfedemi. Oggi la stragrande maggioranza (più del 90 %) ha diagnosi derivata dal dosaggio ematico del psa (il psa è una callicreina, un enzima che ha un ruolo nella lisi del liquido seminale per renderlo fluido. Si impiegava all’inizio in medicina legale per definire se sulla vittima di violenza sessuale vi fossero tracce di sperma.) Tutte le volte che si ha un trauma di qualunque natura, il psa non va nello sperma ma nel sangue.
Limitazioni del psa come marcatore
Si sottolinea come il psa non sia un marcatore tumorale ma uno screening opportunistico perché non ha la sensibilità e specificità (=accuratezza diagnostica) tali da renderlo un esame conveniente. Il psa si dosa nelle categorie a rischio (uomini con più di 50 anni).
Di norma i laboratori indicano come normali valori di psa inferiori a 4. Il prof fa ora una digressione per spiegare come non sia appropriato parlare di “valore normale”. Si tratta di un concetto probabilistico per cui più basso è il psa e minore è la probabilità che ci sia un tumore della prostata (e soprattutto è difficile che ci sia un tumore significativo), viceversa più è elevato maggiore è la probabilità.
Esempi: pz con psa 20 e sintomi è probabile sia prostatite. Pz con psa 30 senza sintomi è possibile sia tumore. Pz con psa 120 e senza sintomi è molto probabile sia un tumore con metastasi. Vale anche il ragionamento contrario: pz 52 anni con familiarità, asintomatico, psa 3,5 bisogna pensare possa esserci un tumore.
Si ricorda inoltre che il psa cresce con l’età del pz e con il volume della prostata (il processo di ipertrofia prostatica inizia dai 18 anni): all’aumentare dell’età è dunque possibile che il valore di psa sia elevato per cause innocenti.
Utilizzo opportunistico del psa
Il psa si utilizza in modo opportunistico nello screening del tumore della prostata, perché, di fatto, è l’unico dosaggio ematico che possa individuare una patologia prostatica e, tra queste, anche il tumore della prostata. L’accuratezza diagnostica del dosaggio del psa non è però assoluta e, anzi, è in realtà insufficiente, al punto da non poter proporre lo screening di popolazione per cercare il tumore della prostata.
Critiche e rivalutazione del psa
Negli Usa, a partire dai primi anni 2000, il suo utilizzo è stato ridimensionato e persino lo scopritore del psa, Richard Ablin, ha espresso critiche, sostenendo che il test avesse portato a troppe diagnosi inutili. Tuttavia, la revisione dei dati europei a lungo termine (16-25 anni) ha mostrato una riduzione significativa della mortalità, rivalutando il ruolo del psa. Ci troviamo quindi di fronte ad uno strumento fondamentale riguardo il tumore alla prostata
Domande da interrogazione
- Qual è l'evoluzione della diagnosi del tumore della prostata negli ultimi 40 anni?
- Quali sono le limitazioni del PSA come marcatore per il tumore della prostata?
- Come influisce l'età e il volume della prostata sui livelli di PSA?
- Qual è la posizione attuale riguardo all'utilizzo del PSA nello screening del tumore della prostata?
Fino a 40 anni fa, il tumore della prostata veniva diagnosticato solo in presenza di sintomi avanzati o durante l'esplorazione rettale. Oggi, oltre il 90% delle diagnosi avviene tramite il dosaggio ematico del PSA, un enzima che indica la presenza di patologie prostatica.
Il PSA non è un marcatore tumorale affidabile, ma uno screening opportunistico, poiché non ha la sensibilità e specificità necessarie per essere considerato un esame conveniente. I valori normali di PSA sono considerati inferiori a 4, ma ciò non implica necessariamente l'assenza di tumore.
I livelli di PSA tendono ad aumentare con l'età e il volume della prostata, poiché l'ipertrofia prostatica inizia dai 18 anni. Pertanto, un PSA elevato può derivare da cause innocenti legate all'età.
Sebbene il PSA sia l'unico test ematico per individuare patologie prostatica, la sua accuratezza diagnostica è insufficiente per uno screening di popolazione. Negli USA, il suo utilizzo è stato ridimensionato, ma studi europei a lungo termine hanno mostrato una riduzione della mortalità, rivalutando il suo ruolo.