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Relazione di storia

  • La sinistra storica al governo
  • La destra storica al governo - Depretis
  • Problemi da affrontare - le riforme
  • Democrazia elitaria - trasformismo
  • Il pareggio del bilancio - colonialismo
  • Tassa sul macinato
  • L’Italia crispina
  • Brigantaggio e questione meridionale
  • L’unificazione della Germania - Otto von Bismarck al governo
  • Problema dell’unificazione tedesca
  • Conflitto Chiesa – Stato - Congresso di Berlino
  • Militarizzazione del problema
  • II Rivoluzione Industriale - proletariato
  • Memoria storica
  • Questione romana e Roma capitale
  • Dal colonialismo all’imperialismo - missione civilizzatrice
  • Impostazione cavouriana - conseguenze economiche, culturali, politiche
  • Soluzione garibaldina

La destra storica al governo

Dal 1861 al 1876 l’Italia fu governata dalla Destra storica, così chiamata perché, come la Sinistra di quel periodo, ebbe un ruolo storico nella formazione dell’Italia. La Destra storica si ispira ai principi liberali mentre la sinistra storica ha come presupposto fondante l’uguaglianza.

Quali problemi si trovò a fronteggiare la Destra storica appena salì al potere?

Le maggiori questioni erano le seguenti: dare allo Stato uniformità di leggi e amministrazioni locali; sanare il forte deficit del bilancio pubblico, figlio anche delle spese di guerra affrontate negli anni precedenti; sviluppare la produzione agricola e industriale, creando un vero mercato interno e costruendo infrastrutture necessarie; combattere l’analfabetismo ed infine colmare le differenze tra Nord e Sud.

Qual era la forma di Stato?

L’Italia nasce come monarchia costituzionale, infatti in base allo Statuto Albertino il re era titolare del potere esecutivo che esercitava insieme al governo.

Chi poteva accedere al voto?

La democrazia italiana era una democrazia debole rispetto alle altre realtà europee, diretta sostanzialmente da una ristretta élite sociale. La legge elettorale del 1860 fissava la soglia per accedere al voto: un censo elevato di almeno 40 lire di imposte dirette all’anno, quindi era espressione del medesimo ceto sociale che poteva intraprendere una carica politica.

Chi si occupò della questione di risanamento delle casse statali? E in che modo?

Quintino Sella, uno dei ministri delle Finanze definito anche il “Cavour delle finanze”, definì il pareggio del bilancio una “questione di vita o di morte” per il nuovo Stato. La sua strategia di risanamento seguì tre direttive principali: riduzione della spesa pubblica, aumento delle imposte e ricerca di nuove entrate. Le imposte cui fece ampio ricorso erano le imposte indirette che colpendo

Brigantaggio e questione meridionale

Il distacco tra Nord e Sud si era già manifestato in forma gravissima sin dai primi giorni dell’Unità, con un fenomeno che investì l’intero Meridione tra il 1861 ed il 1865: il brigantaggio. La situazione si aggravò subito dopo la vendita all’asta dei beni demaniali ed ecclesiastici. I compratori appartenevano prevalentemente alla nuova borghesia rurale che si stava rivelando ancora più avara e tirannica dei vecchi padroni. L’aggravarsi delle condizioni dei contadini causò la ripresa dei disordini che in pochi mesi assunsero le proporzioni di una vera e propria guerriglia.

Ma chi erano i briganti e per che cosa combattevano?

Il grosso delle bande era costituito da braccianti, cioè contadini salariati esasperati dalla miseria; accanto ad essi lottarono anche ex garibaldini sbandati, ex soldati borbonici e numerose donne, audaci e spietate come gli uomini.

All’inizio essi combatterono per due scopi, l’uno in contrasto con l’altro:

  1. Ottenere la riforma agraria che Garibaldi non aveva concesso deludendo le loro speranze;
  2. Impedire la realizzazione dell’Unità d’Italia per far tornare i Borboni, cioè proprio quei re che avevano sempre protetto i latifondi delle nobiltà e della Chiesa, negando ogni riforma.

I briganti, quindi, non furono “criminali comuni”, come pensò la maggioranza degli italiani, ma un esercito di ribelli che, all’infuori della violenza privata, non conoscevano altra forma di lotta.

Questa sfiducia in ogni forma di protesta e di lotta organizzata fu il nucleo della vera “Questione meridionale”.

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Sintesi

La destra storica al governo

  • Problemi da affrontare
  • Democrazia elitaria
  • Il pareggio del bilancio
  • Tassa sul macinato

Brigantaggio e questione meridionale

  • Conflitto Chiesa – Stato
  • Militarizzazione del problema
  • Memoria storica

Questione romana e Roma capitale

  • Impostazione cavouriana
  • Soluzione garibaldina

La sinistra storica al governo

  • Depretis
  • Le riforme
  • Trasformismo
  • Colonialismo

L’Italia crispina

L’unificazione della Germania

  • Otto von Bismarck al governo
  • Problema dell’unificazione tedesca
  • Congresso di Berlino

Seconda rivoluzione industriale

  • Proletariato

Dal colonialismo all’imperialismo

  • Missione civilizzatrice
  • Conseguenze economiche, culturali, politiche

La destra storica al governo

  • Problemi da affrontare
  • Democrazia elitaria
  • Il pareggio del bilancio
  • Tassa sul macinato

Brigantaggio e questione meridionale

  • Conflitto Chiesa – Stato
  • Militarizzazione del problema
  • Memoria storica

Questione romana e Roma capitale

  • Impostazione cavouriana
  • Soluzione garibaldina

La destra storica al governo

  • Problemi da affrontare
  • Democrazia elitaria
  • Il pareggio del bilancio
  • Tassa sul macinato

Brigantaggio e questione meridionale

  • Conflitto Chiesa – Stato
  • Militarizzazione del problema
  • Memoria storica

Questione romana e Roma capitale

  • Impostazione cavouriana
  • Soluzione garibaldina

Quali problemi si trovò a fronteggiare la Destra storica appena salì al potere?

Le maggiori questioni erano le seguenti: dare allo Stato uniformità di leggi e amministrazioni locali; sanare il forte deficit del bilancio pubblico, figlio anche delle spese di guerra affrontate negli anni precedenti; sviluppare la produzione agricola e industriale, creando un vero mercato interno e costruendo infrastrutture necessarie; combattere l’analfabetismo ed infine colmare le differenze tra Nord e Sud

Qual era la forma di stato?

L’Italia nasce come monarchia costituzionale infatti in base allo Statuto Albertino il re era titolare del potere esecutivo che esercitava insieme al governo.

Chi poteva accedere al voto?

La democrazia italiana era una democrazia debole rispetto alle altre realtà europee, diretta sostanzialmente da una ristretta élite sociale. La legge elettorale del 1860 fissava la soglia per accedere al voto un censo elevato di almeno 40 lire di imposte dirette all’anno quindi era espressione del medesimo ceto sociale che poteva intraprendere una carica politica.

Chi si occupò della questione di risanamento delle casse statali? E in che modo?

Quintino Sella uno dei ministri delle Finanze definito anche il “Cavour delle finanze” definì il pareggio del bilancio una “questione di vita o di morte” per il nuovo stato. La sua strategia di risanamento seguì tre direttive principali: riduzione della spesa pubblica, aumento delle imposte e ricerca di nuove entrate. Le imposte cui fece ampio ricorso erano le imposte indirette che colpendo il consumo di generi di base (pane, tabacco, sale ecc) di fatto andavano a danneggiare i ceti popolari. Relativamente bassa era inoltre la quota di prelievo fiscale basata sulle imposte dirette cioè su tasse legate al reddito. Quintino Sella ideò la tassa sul macinato, come è nota comunemente l'imposta sulla macinazione del grano e dei cereali in generale, al fine di contribuire al risanamento delle finanze pubbliche.

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