Indice

  1. I riti
  2. I simboli
  3. Gli oggetti rituali
  4. I feticci
  5. I ministri del culto

I riti

Sono una sequenza di azioni, cerimonie e comportamenti che si ripetono, spesso in un determinato tempo mediante l’uso di oggetti e hanno un valore simbolico che rimanda a un qualcosa di sovrannaturale. Hanno una funzione di coesione e integrazione sociale. Spesso si ripetono in maniera cadenzata. Più riti di una religione costituiscono un culto.
Che siano individuali o collettivi secondo Durkheim sono fondati su significati socialmente condivisi e sono ingrato di ricordare e rafforzare la coesione di una comunità
    Riti religiosi: studio di Geertz (indirizzo interpretativo della cultura) sottolinea che i riti religiosi contribuiscono a rendere vivi nella comunità la conoscenza della simbologia, degli eventi legati alla religione e i suoi dogmi. Lo fa anche attraverso gli oggetti sacri (stendardi, vangelo calice…) verso i quali si ha un timore reverenziale. Prevedono pratiche individuali e collettive
    Riti non religiosi: rinsaldano ugualmente la comunità, in tutte società ci sono i riti laici. Quelli più significativi sono quelli di passaggio, iniziazione, funebri e patriottici e nazionalistici. Sono celebrativi, ripetitivi e collettivi e permetto di rendere sacro l’evento che celebrano.

Tra i riti non religiosi troviamo:
    Riti di passaggio: studiati da Arnold van Gennep. In ogni società l’esistenza comporta continui cambiamenti di condizione che vengo resi pubblici, celebrati e condivisi nelle comunità. Questa è una sorta di gestione sociale del mutamento dato che spesso porta incertezza e turbamento. Hanno uno schema che comprende 3 stadi: separazione dell’individuo dalla comunità, transizione in cui é sottoposto a prove, reintegrazione il novizio rientra nella comuni con un nuovo status.
    Riti di iniziazione: prove da superare per entrare in una cerchia ristretta di persone che sia pubblica o segreta. L’iniziazione tribale ha la funzione di tramandare la cultura ma é anche un modo di controllare la politica. L'iniziazione può essere pubblica o occulta come per le società segrete.
    Riti funebri: laici rievocano il defunto e ciò che ha fatto o religiosi meditazione sul passaggio dalla vita alla morte. La morte in ogni caso viene socializzata e rendendo pubblico il dolore esso viene accettato e la scomparsa di una persona elaborata
    Riti patriottici e nazionalistici: uso frequenti di simboli sacri, lessico religioso e comportamenti frequenti e studiati. Sono importanti perché permettono di rafforzare e costruire una memoria collettiva. Sono stati fondamentali per consolidare i creare un nuovo ordine sociale specie con il culto della personalità, parate ecc…

I simboli

Tutte religioni hanno dei simboli che possono essere: immagini, gesti e rituali in grado di rappresentare in modo sintetico eventi e situazioni in base alla propria fede. Secondo la semiologia:
    Simbolo: rapporto per somiglianza o associazione di idee con ciò che evoca
    Segno: arbitrario ovvero scelto non per associazione naturale ma per una convenzione scelta dall’uomo. I pittogrammi o gli ideogrammi sono simboli perché grazie al disegno li associamo naturalmente per somiglianza a una cosa, mentre la nostra scrittura è un segno: per convenzione sappiamo che un insieme di lettere messe in una certa maniera significano una cosa.

La cultura secondo l’antropologia è un’attività estremamente simbolica. I simboli religiosi ad esempio rappresentano in modo intuitivo e sintetico i concetti della dottrina e rivelano l’identità di chi li porta con sé:
    La Menorah: rovo ardente in cui la voce di Dio si manifestó a Mosè, per altri i sei giorni della creazione con il sabato al centro
    Croce: la passione di Gesù
    Velo: rende riconoscibili le donne mussulmane

Gli oggetti rituali

Per stabilire un rapporto con il trascendente spesso nei riti vengono usati degli oggetti specifici:
    Buddismo: mala, rosari di grani usati per recitare i mantra ovvero formule sacre, mandala (disegni circolari che rappresentano l’universo), campane tibetane
    Altre religioni come Islam e ebraismo sono “aniconiche” ovvero non ammettono immagini tuttavia hanno anche loro dei simboli:
    Ebrei: pergamene con là torah
    Mussulmani: moschee ricoperte con motivi calligrafici detti arabeschi

I feticci

Artefatto con cui i navigatori portoghesi indicano gli oggetti usati nei riti dai popoli africani. Erano amuleti, statuette o frammenti di qualcosa che erano ritenuti dotati di forze magiche o spirituali capaci di proteggere una comunità o favorire la riuscita di un’azione.
Quando il termine fu coniato gli venne data un’accezione negativa che tutt’oggi persiste nel vocabolo, riflettendo il pregiudizio secondo cui l’essere legato spiritualmente ad un oggetto sia espressione di superstizione ed arretratezza.

I ministri del culto

Sono gli individui autorizzati ad entrare in contatto con il soprannaturale, danno pareri e compiono i riti. Vengono per questo anche chiamati gli specialisti del sacro. Sono in grado di propiziare eventi sociali o curare malattie ma anche interpretare i testi sacri. La loro funzione è esercitata o a titolo personale o in qualità di esponenti di un’organizzazione.
Ne fanno parte i sacerdoti, pastori, rabbini, imam, monaci, ma anche specialisti di credenze antichissime professate da circa 400 milioni di persone. Potremo definire religioni primitive, pagane o tribali.
Lo sciamano è l’intermediario tra il mondo sensibile e quello soprannaturale la cui funzione è quella di stabilire una comunicazione con il mondo degli spiriti ma ricopre anche il compito di mago, guaritore, indovino e psicopompo (accompagnatore delle anime nell’aldila). Il contatto con l’evento soprannaturale avviene durante la seduta sciamanica in cui spesso lo sciamano è vestito da animale e fa una danza tribale accompagnata da canti e suono di tamburi per raggiungere l’estasi: stato di coscienza alterato che gli permette di entrare a contatto con le entità.

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