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Indice

  1. Lo studio dell’anatomia
  2. Definizione di organo
  3. Quali sono i tre piani fondamentali?
  4. Le cavità corporee
  5. Il sistema tegumentario e il tessuto epiteliale
  6. Le giunzioni: comunicazioni tra strati
  7. I diversi tipi di ghiandole corporee

Lo studio dell’anatomia

L’anatomia umana indaga, forma e struttura rapporti tra le parti che compongono il nostro corpo.
Il termine “anatomia” significa “dissezionare, tagliare a pezzetti”. Infatti, proprio tramite la dissezione dei cadaveri ha avuto inizio lo studio anatomico del corpo.
Nello studio anatomico possiamo utilizzare diversi approcci:
1. Macroscopico: informazioni riguardanti l’aspetto superficiale, morfologico e consistente degli organi;
2. Topografico: informazioni riguardanti la disposizione e la localizzazione spaziale di organi rispetto ad altri, oltre che conoscere i rapporti che tali organi intraprendono con quelli circostanti;
3. Funzionale: correlato a delle strutture anatomiche con le loro funzioni principali;
4. Molecolare: approfondimento sul pathway (strada, traiettoria) molecolare che sottende una certa funzione relativa ad un distretto anatomico;
5. Microscopico: aggiungendo una “lente d’ingrandimento” sull’organizzazione superficiale.

L’istologia è strettamente correlata all’approccio microscopico anatomico. (L’istologia si occupa dello studio della struttura microscopica e ultramicroscopica dei tessuti e degli organi da un punto di vista morfologico).
Il nostro approccio si baserà sulla descrizione di tipo macroscopico, superficiale, topografico e microscopico.
Inoltre, esistono altre branche dell’anatomia le quali si focalizzano su un distretto anatomico specifico. Ad esempio:
1. L’artrologia: studio degli arti;
2. Osteologia: studio delle ossa;
3. Cardiologia: studio del cuore e del sistema cardiovascolare;

Cellule, tessuti, organi e sistemi dell’organismo umano rappresentano livelli di organizzazione sempre più complessi ma, tuttavia, accomunati da una regola fondamentale: svolgimento di una funzione comune.
Qui è rappresentato il sistema respiratorio, formato dall’insieme di più organi “indipendenti” (ciascuno con una propria origine embriologica differente). Essi, seppur diversi, insieme cooperano per il corretto svolgimento della respirazione. Tale sistema sarà formato da più organi distinti e separati.

Definizione di organo

Per organo si intende qualunque entità anatomica dai confini e limiti ben definiti. A sua volta, ciascun organo è formato da tessuti (di cui i principali: muscolare, connettivo, nervoso ed epiteliale).
Ciascun tessuto dell’organismo è composto da singole entità indipendenti e separate: le cellule.
Tutte queste porzioni compongono un organismo. La complessità dell’organismo umano è paragonabile alla complessità della lingua italiana: le nostre parole sono frutto delle infinite combinazioni delle lettere dell’alfabeto, le quali unite formano parole, per poi comporre frasi e formare un paragrafo di un libro, e così via…
Il corpo umano non è statico. Basti pensare al movimento della testa, degli arti superiori e inferiori.
Come possiamo descrivere le posizioni che il corpo umano assume con i suoi innumerevoli movimenti?
Tutte le descrizioni anatomiche fanno riferimento alla cosiddetta “posizione anatomica”.

La posizione anatomica consiste nel corpo umano in piedi con il viso che guarda in avanti, i piedi risultano essere ravvicinati, gli arti superiori pendono lungo i fianchi e il palmo della mano è rivolto in posizione supina, quindi verso l’alto.
Il corpo umano è formato da due porzioni, una destra e una sinistra. Queste due metà però, non sono identiche e per questo motivo si parla di simmetria bilaterale (se noi provassimo a sovrapporre la mano destra sulla mano sinistra e la osserviamo non sono uguali perché speculari) Utilizzeremo i piani visibili in figura per indicare posizione, orientamento e rapporto tra gli organi.

Quali sono i tre piani fondamentali?

1. Il piano verticale (in rosso nella prima figura) taglia esattamente il corpo in due metà. Questo piano prende il nome di piano sagittale e nello specifico il piano sagittale che divide esattamente in due metà specularmente uguali prende il nome di piano sagittale mediano. Esistono infiniti piani paralleli al piano sagittale mediano (il che significa che è possibile “tirare una linea, sezionare” più punti avendo un punto di riferimento, il sagittale mediano).
2. Il piano coronale o frontale (in blu nella prima figura), il quale, diretto da destra verso sinistra, dividerà il corpo frontalmente. Si avrà così una porzione di corpo umano posta anteriormente a questo piano e una porzione di corpo umano situata posteriormente allo stesso. Esistono anche in questo caso infiniti piani paralleli ma non un piano mediano di riferimento.
3. Il piano trasversale (in verde nella prima figura) attraversa il corpo orizzontalmente ed è l’unico piano orizzontale. Una porzione di corpo umano si troverà superiormente, mentre l’altra porzione si troverà inferiormente rispetto al piano trasversale. Anche qui non è presente un piano sagittale mediano di riferimento.

Gli anatomisti preferiscono utilizzare:
1. Il termine prossimale per intendere una parte corporea più vicina al suo punto di attacco al tronco, e il termine distale per intendere una parte corporea più lontana (Esempio pratico: Il gomito e il polso. Il punto di attacco al tronco di entrambi è la spalla. Il gomito rispetto alla spalla sarà prossimale, il polso invece sarà distale);
2. Il termine ventrale per indicare la parte anteriore, e il termine dorsale per indicare la parte posteriore;
3. Il termine mediale per indicare la superficie di un segmento corporeo più vicina al piano sagittale mediano, e il termine laterale per indicare il segmento corporeo più lontano al piano sagittale mediano. (Esempio pratico: l’occhio, che sarà definito mediale, è più vicino al piano sagittale mediano rispetto all’orecchio, che sarà quindi definito laterale); 4. Il termine craniale per indicare una porzione di corpo umano che sta al di sopra (quindi più vicino) al cranio e il termine caudale per indicare una porzione che sta al di sotto del piano trasversale e lontano dal cranio.

Esistono particolari strumenti che ci consentono di approfondire lo studio dell’anatomia e di andare oltre l’immagine statica e bidimensionale del corpo. Tali strumenti sono l’Anatomage Table, il quale consente di effettuare la “dissezione virtuale”. Utilizzato tipicamente nei tirocini, questo tavolo anatomico consiste in uno schermo al cui interno sono presenti 4 cadaveri donati alla scienza e sezionati con l’utilizzo di un grande microtomo, che ne consente la realizzazione di finissime sezioni corporee, digitalizzando successivamente le immagini visualizzate su tale schermo. È possibile anche utilizzare il visore oppure consultare l’applicazione a pagamento Anatomy Learning scaricabile su Play Store.

Le cavità corporee

La parete del corpo umano contiene diverse cavità, ciascuna delimitata da una parete.
Tra le cavità corporee, possiamo citare:
1. La cavità cranica, in cui è situato il sistema nervoso e quindi l’encefalo;
2. La cavità vertebrale, in cui è situato il midollo spinale; la cavità cranica, insieme alla cavità vertebrale, forma la cavità dorsale del corpo. Queste porzioni di cavità sono strettamente collegate con le ossa della scatola cranica e con quelle del canale vertebrale? No, in quanto ci si avvale di un sistema protettivo di membrane chiamate meningi. Gli involucri meningei sono delle membrane di tipo fibrosieroso le quali conferiscono protezione nei confronti di queste cavità così tanto delicate.
3. La cavità toracica, in cui sono situati i polmoni, delimitati dalla pleura (i polmoni sono accolti nello spazio detto loge pleuropolmonare, separati da un ulteriore spazio anatomico chiamato mediastino) e il cuore, delimitato da una membrana sierosa chiamata pericardio.
4. La cavità addomino-pelvica, in cui risiedono organi appartenenti al sistema digerente, delimitata dall’addome dal peritoneo. Dipendentemente dal peritoneo, potremmo distinguere organi intraperitoneali, completamente avvolti dal peritoneo, e organi retroperitoneali non completamente avvolti dallo stesso; queste due cavità sono separate tra loro dal diaframma (linea di demarcazione tra le due cavità).
(Questo confine di demarcazione non è presente né tra le cavità cranica-vertebrale né tra addome e pelvi, ecco il motivo per cui viene chiamata “addomino-pelvica”).

Il sistema tegumentario e il tessuto epiteliale

Il primo sistema che noi tratteremo sarà il sistema tegumentario che comprende:
1. L’epidermide, un tessuto epiteliale;
2. Il derma, un tessuto connettivo;

Il tessuto epiteliale, rivestimento la maggior parte delle superfici corporee, è costituito da cellule dalla forma regolare, quasi geometrica e le loro funzioni rientrano nella protezione, rivestimento, assorbimento, trasporto e secrezione. Tutti i tessuti epiteliali poggiano su una lamina basale, una membrana di congiunzione tra l’epitelio e il derma sottostante.
Le cellule epiteliali sono polarizzate, ovvero presentano due estremità: una basale rivolta verso la lamina basale, e una abitale rivolta verso il lato superiore dell’epitelio la quale può presentare diverse specializzazioni funzionali, come i microvilli per il trasporto di alcuni secreti quali il muco.
Altre due caratteristiche e specializzazioni dei tessuti epiteliali sono:
1. La cheratinizzazione: l’epidermide, per esempio, è un tessuto epiteliale cheratinizzato. (un epitelio pavimentoso pluristraficato cheratinizzato).
2. La non vascolarizzazione, non presentando vasi. Tuttavia il nutrimento arriva grazie al tessuto connettivo sottostante su cui poggiano: l’epidermide rigenera le sostanza nutritive tramite diffusione passiva grazie al derma sottostante.
L’immagine sopra riportata raffigura gli emidesmosomi, fondamentali per la realizzazione della giunzione dermo-epidermica, ovvero l’unione tra epidermide e derma.
La lamina basale, in realtà è data dalla sovrapposizione di tre strati:
1. Nello strato superficiale troviamo la lamina lucida: elemento di congiunzione tra la membrana della cellula epiteliale e la lamina densa;
2. Nello strato intermedio troviamo la lamina densa, il quale congiunge la lamina lucida con la lamina reticolare;
3. Nello strato profondo troviamo la lamina reticolare, ricca di fibre reticolari a stretto contatto con il derma.

Le giunzioni: comunicazioni tra strati

I tipi di giunzione tra una cellula e l’altra sono:
1. Emidesmosomi, dispositivi giunzionali che garantiscono l’ancoraggio tra una cellula epiteliale e quella adiacente consentendo una certa permeabilità al passaggio di materiale; 2. Giunzioni occludenti formanti una barriera rigida invalicabile, evitando l’ingresso nella cute di sostanze presenti nell’ambiente circostante e rendendo così una cellula epiteliale completamente sigillata;
3. Giunzioni comunicanti che permettono all’acqua di diffondere tra due cellule vicine oltre che consentire la formazione di “pori” o “fessure” con un grado di permeabilità maggiore rispetto alle giunzioni occludenti;
Sulla base delle caratteristiche morfologiche delle cellule epiteliali, gli epiteli possono essere classificati in:
1. Monostratificati, singolo strato di cellule formanti il rivestimento di uno specifico distretto anatomico;
2. Pluristratificati, più strati di cellule uno sopra l’altra.

L’epitelio monostratificato è ancora diviso in:
1. Pavimentoso o semplice, formato da un unico strato di cellule dalla forma irregolare costituente la superficie di rivestimento di molte cavità corporee destinate alla diffusione passiva. (Questo epitelio è presente nei vasi in prossimità dei quali avvengono gli scambi gassosi, come i capillari, le meningi, la pleura, il pericardio e il peritoneo); 2. Cilindrico o batiprismatico, costituito da un unico strato di cellule di aspetto cilindrico la cui altezza varia sulla base dello strato funzionale dell’epitelio stesso. I nuclei sono generalmente posizionati nella regione medio basale, prossimi alla lamina basale e raramente verso l’apice. Le funzioni principali sono secrezione e rivestimento della superficie di organi cavi.
3. Cubico o isoprismatico, formato da cellule disposte su unico strato con forma cubica e può presentare diverse specializzazioni sulla porzione apicale e svolge funzioni secretorie, assorbenti ed escretorie (come ciglia o microvilli) con funzione di protezione molto limitata.
Ciascuno di questi epiteli può anche essere presente nella forma pluristratificata. Il tipico esempio di epitelio pavimentoso pluristratificato semplice cheratinizzato è l’epidermide.

Esempio di epitelio pavimentoso monostratificato semplice di un pezzetto di cuore, rivestito dal pericardio anch’esso avvolto da un epitelio pavimentoso semplice. La pleura a livello dei pomoni con epitelio semplice in corrispondenza degli alveoli polmonari, sede degli scambi gassosi.

I diversi tipi di ghiandole corporee

I tessuti epiteliali descritti finora svolgono la funzione di rivestimento e protezione. Coloro che svolgono la funzione secernente formano il tessuto epiteliale ghiandolare.
Le ghiandole sono classificate in:
1. Ghiandole endocrine, il cui secreto viene immesso all’interno del circolo sanguigno; 2. Ghiandole esocrine, il cui secreto viene espulso dall’organismo per mezzo di dotti escretori; Una delle componenti principali della ghiandola esocrina è l’adenomero, la porzione dell’epitelio con funzione secernente. Esso può secernere un secreto diversa natura chimica (siero, muco o misto).
Sulla base della loro organizzazione cellulare, queste ghiandole possono essere ancora divise in : 1. Unicellulari, come le cellule caliciformi dell’intestino, della laringe e della trachea; 2. Pluricellulari, molto presenti nell’uomo.
Sulla base morfologica, esistono:
1. Ghiandole semplici, caratterizzate da un unico dotto (in violetto) per la rimozione del secreto sulla superficie cellulare.
A seconda delle caratteristiche degli adenomeri e dotti , queste ghiandole possono essere classificate in: - - - -
Tubulare semplici, con forma di dito in un guanto;
Tubulare semplice ramificate, con un solo dotto ma con più adenomeri (ramificato); Tubulare semplice a gomitolo, con forma di gomitolo che si ripiega su sé stesso; Ghiandola acitosa semplice e acitosa semplice ramificata, con adenomero tondeggiante collegato alla superficie cellulare tramite un unico dotto;
2. Ghiandole composte, con più adenomeri e dotti. Il percorso del secreto per raggiungere la superficie cellulare sarà più lungo.

In questo caso avremo:
Ghiandola tubuloacinosa composta;
Ghiandola acinosa composta, di cui la ghiandola mammaria ne è un esempio (il latte, secreto dalle cellule piramidali della ghiandola mammaria a livello degli adenomeri, dovrà seguire un percorso ramificato caratterizzato dalla presenza di più dotti confluenti in un unico dotto, il dotto galattoporo, per fuoriuscire sulla superifcie corporea in risposta ad uno stimolo).

In base alla modalità di secrezione, le ghiandole esocrine possono essere ancora suddivise in:
1. Olocrine: il secreto verrà inglobato in delle vescicole accumulandosi nella membrana plasmatica e fondendosi con essa, per essere rilasciato tramite esocitosi verso la superficie corporea esterna.
2. Apocrine, di cui la ghiandola mammaria ne è ancora un esempio: il suo secreto verrà eliminato insieme ad una parte del citoplasma apicale.

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