Concetti Chiave
- L'uomo è l'unico essere del Creato che ha la prerogativa di fare scelte, esprimendo una forma di libertà unica e straordinaria.
- La libertà umana presenta limiti strutturali, essendo conferita dall'esterno, e non tutte le scelte hanno lo stesso valore.
- L'uomo si trova in una posizione mediana tra il mondo divino e quello terreno, con la necessità di rispondere a Dio per realizzare il proprio potenziale.
- La concezione cristiana della libertà attribuisce all'uomo una grandezza che è inconcepibile al di fuori della fede, richiedendo scelte precise per meritare tale libertà.
- Il testo mette in discussione interpretazioni laiche della libertà, enfatizzando la necessità di considerare la dimensione divina per comprendere la libertà umana.
La libertà umana e i suoi limiti
L’uomo, unico essere del Creato che ha la prerogativa di poter attingere a tutti i caratteri disponibili, a seconda della propria scelta. È un’incredibile forma di libertà concessa agli esseri umani, cioè la libertà di poter operare tutte le scelte possibili. Però, paradossalmente, è proprio qui che sta anche il suo limite: la libertà non è affatto illimitata come sembra, perché è conferita, non presa da sè (limite strutturale, di partenza); in più non tutte le scelte hanno lo stesso valore (limite in arrivo). Infatti l’uomo viene instradato verso un intento ben preciso, che implica che una scelta obbligata vada fatta se si vuole esprimere appieno le proprie potenzialità. Le scelte sono fondamentalmente due: verso l’alto o verso il basso. L’uomo occupa infatti una posizione “mediana”, è un elemento di raccordo tra mondano e divino, ma a Dio deve sempre rispondere. Il suo rischio drammatico, in questo limite costitutivo, è assimilarsi ai bruti, abbassandosi e rinunciando alle prerogative migliori, che sono invece quelle dell’innalzamento a Dio. Come si percorre questa retta strada ce lo indica la teologia, la conoscenza del divino.
La concezione cristiana della libertà
Il testo in questione è spesso visto, a torto, come il manifesto della concezione umanista dell’uomo, che però in questo caso si inquadra in ottica cristiana. Infatti molti autori di questo periodo sono anche cristiani impegnati. In Pico non c’è concezione laica dell’uomo, il quale gode di una libertà molto particolare, la cui grandezza è però inconcepibile al di fuori della prospettiva cristiana. La sua superiorità giunge dall’esterno, non per mezzi propri, quindi si devono agire scelte precise per meritarsela. Si è liberi di fare la scelta giusta, ma si hanno di fronte tutte le possibilità, che in sé non sono tutte uguali. Anche se nel testo stesso ci sono appigli di tipo lessicale che possono giustificare interpretazioni opposte: totale libertà di scelta, oppure concessione divina della libertà.
Domande da interrogazione
- Qual è il paradosso della libertà umana secondo il testo?
- Come si colloca l'uomo nella relazione tra il mondano e il divino?
- In che modo la concezione cristiana della libertà differisce da quella umanista?
La libertà umana è incredibile perché consente di operare tutte le scelte possibili, ma ha anche limiti strutturali, poiché è conferita e non presa autonomamente. Inoltre, non tutte le scelte hanno lo stesso valore, e l'uomo deve orientarsi verso un intento preciso per esprimere appieno le proprie potenzialità.
L'uomo occupa una posizione "mediana" tra il mondano e il divino, e deve sempre rispondere a Dio. Il rischio è quello di abbassarsi e rinunciare alle proprie prerogative migliori, mentre la teologia offre indicazioni su come percorrere la retta via verso l'innalzamento a Dio.
La concezione cristiana della libertà, come espressa nel testo, non è laica e si basa su una grandezza che proviene dall'esterno, richiedendo scelte precise per meritare tale libertà. A differenza dell'umanismo, che può enfatizzare la libertà totale di scelta, il testo sottolinea la concessione divina della libertà e l'importanza di fare la scelta giusta.