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Definizioni dal Vallini

Articolazione doppia

È il principio per cui ogni enunciato è scomponibile in due livelli: ad un primo livello (prima articolazione), in elementi minimi dotati di significato semantico e grammaticale (morfemi unità minime di prima articolazione); e ad un secondo livello (seconda articolazione), in elementi minimi dotati di valore distintivo (fonemi unità minime di seconda articolazione). I morfemi e i fonemi sono in numero limitato ma possono comparire in combinazioni teoricamente illimitate.

Linearità

È quella proprietà del significante di un segno linguistico di manifestarsi oralmente secondo la dimensione del tempo (come successione di suoni) e graficamente come linea spaziale (catena).

Arbitrarietà

L’arbitrarietà caratterizza nel segno linguistico il rapporto tra significante e significato, giacché non vi è nessun tipo di legame naturale e motivato tra di essi. Essa spiega la differenza tra le varie lingue e il carattere convenzionale della lingua. Inoltre, essa è legata ad una doppia tendenza: ovvero la mutabilità dei segni linguistici e la loro permanenza nel tempo (non vi è nessun motivo per cui un segno debba essere conservato o cambiato). Infine, sembrano contraddire il principio di arbitrarietà le onomatopee, le quali risultano motivate ma tuttavia variano da lingua a lingua e per questo motivo sono aspetti statistici (ad esempio, in italiano il verso del gallo è “chichirichi”, in francese “cocorico” ma in inglese è “cock-a-doodle-doo”).

Arbitrarietà relativa

L’arbitrarietà relativa è definita da Saussure come quel superamento parziale del carattere immotivato del segno linguistico in quanto vi può essere un’associazione concettuale del segno con altri segni del sistema linguistico; ad esempio, una parola come “giardino” è del tutto immotivata, ma “giardiniere” è invece motivata grazie al riferimento a “giardino”; stesso accade con “panetteria” o “panettiere”, dove invece sono motivati grazie al riferimento a “pane”. L’arbitrarietà relativa è fondamentale per il funzionamento di un sistema linguistico.

Emittente

È il mittente di un messaggio; colui che produce un messaggio linguistico seguendo le regole dettate da un codice linguistico.

Ricevente/Destinatario

È il destinatario di un messaggio; colui che codifica e interpreta un messaggio seguendo le regole dettate da un codice linguistico.

Canale

È il mezzo di trasmissione dei segni del codice linguistico nel processo di comunicazione. (L’aria è il mezzo che permette la trasmissione del codice linguistico).

Emotiva/Espressione

È quella funzione del sistema linguistico centrata sul parlante. Essa si manifesta mediante: pronomi e aggettivi possessivi (di prima persona), relative forme verbali, espressioni valutative (“peccato”, “fortunatamente”), interiezioni tipiche (“mannaggia”, “ahimè”) e alcuni fatti prosodici come l’intonazione dubitativa, di stupore, ecc.

Conativa

È quella funzione del sistema linguistico centrata sull’ascoltatore (ricevente). Essa si manifesta mediante: pronomi e aggettivi possessivi (di seconda persona), relative forme verbali (modo imperativo), e da fatti prosodici come l’intonazione interrogativa e la durata enfatica (enfasi) di certe sillabe.

Fàtica

È quella funzione del sistema linguistico centrata sul canale di trasmissione. Essa si manifesta mediante procedure meccaniche per verificare che il canale sia attivato e non interrotto. (È quella funzione che hanno i “pronto?” nelle conversazioni telefoniche).

Enunciato

È quell’unità dell’esecuzione linguistica (parole) compresa tra due pause e identificabile tramite il cambio di locutore (ad esempio battute di un dialogo). Esso è suscettibile di essere analizzato in frasi, e una sola frase può costituire enunciati diversi. L’enunciato è pertanto un’unità del discorso o del testo e, rispetto alla frase, esso ha sempre il carattere della concretezza e dell’attualità.

Segno (icone/indici/simboli)

È l’unità della semiologia, “qualcosa che sta per un’altra”. Peirce individua 3 tipi di segni: le icone, che sono segni primari che manifestano in loro le caratteristiche di ciò che rappresentano (“ritratto”, “emoji”); gli indici, che sono segni secondari ed evocano la cosa che rappresentano mediante un rapporto di stretta vicinanza con essa (“fumo” indice di “presenza di fuoco”): e i simboli, che sono segni terziari che si riferiscono alla cosa che rappresentano in modo convenzionale e arbitrario, infatti necessitano di interpretazione (verde simbolo di “speranza”).

Segno linguistico

È il rapporto tra significante e significato, caratterizzato dalla sua natura arbitraria e convenzionale. Sono segni linguistici le parole ma anche i morfemi. L’arbitrarietà è una prima caratteristica che differenzia i segni linguistici da altri tipi di segni che sono invece motivati (icone). Altra caratteristica dei segni linguistici è la linearità, che differenzia i segni linguistici da quelli visivi; i segni linguistici vengono interpretati in successione (grazie alla linearità), invece i segni visivi, come ad esempio i segnali stradali, vengono interpretati simultaneamente.

Struttura

È quella prospettiva del sistema linguistico che vede quest’ultimo come una serie di livelli sovrapposti integrati gli uni negli altri. Il suo riconoscimento e la sua descrizione sono affidati alla linguistica moderna strutturalista.

Paradigma

In senso tecnico, per paradigma s’intende la lista delle forme flesse di una parola (paradigma nominale/verbale); in senso generale, esso è invece ogni classe di forme linguistiche associate, sostituibili l’una all’altra all’interno di uno stesso sintagma. In altre parole, su ogni termine presente in un sintagma ritroviamo il paradigma dei termini che sarebbero potuti comparire al posto di quello che compare.

Rapporti associativi

È l’espressione che fa riferimento ai rapporti paradigmatici (paradigma). Essa include i rapporti formali, ma anche quelli semantici e fonici.

Selezione e combinazione

È quel meccanismo della lingua che permette di scegliere un’unità invece di un’altra selezionandola da un paradigma (selezione) e di aggiungerla ad altre unità all’interno di un sintagma (combinazione). Nell’esempio “Gianni è simpatico”, “simpatico” fa parte di un paradigma che vede anche altre parole come “amichevole”, “affettuoso”, ecc. Pertanto, “simpatico” è quella parola che ha subito il meccanismo di selezione e combinazione all’interno di questo sintagma, dove potevano eventualmente essere scelte anche altre parole al posto suo. Le varie parole che appartengono ad uno stesso paradigma possono anche intrattenere tra loro rapporti di antinomia (nel nostro esempio, può far parte del paradigma anche “antipatico”, che è un antonimo di “simpatico”). Infine, una volta scelta la parola da un paradigma, essa dev’essere accordata con il soggetto della frase in genere e numero (“Gianni è simpatico” e non “Gianni è simpatica/i”).

Langue – Parole

È quella dicotomia del linguaggio posta da Saussure. Per “langue” si intende quella dimensione astratta e sociale per cui possiamo dire che una certa lingua esiste nella sua interezza soltanto nella totalità dei suoi parlanti. Per “parole”, invece, si intende quell’atto individuale che consente la concreta realizzazione di una lingua da parte di un parlante. Pertanto, possiamo dire che ogni individuo possiede una langue che però realizza mediante atti concreti di parole.

Sistema

È l’organizzazione complessiva inerente ad ogni lingua (sistema di segni). Esso è la rete di relazioni astratte che le lingue realizzano solo in parte e in maniera peculiare.

Norma

È la manifestazione della lingua accettata come canonica da una comunità di parlanti. Essa si colloca ad un livello intermedio tra “langue” (sistema astratto) e “parole” (atto concreto); infatti, pur essendo possibile a livello di langue il femminile singolare in “-essa” (principe principessa), grazie alla norma abbiamo che a livello di parole non tutti i femminili singolari vengano realizzati in questo modo (amico amica, non *amichessa). Inoltre, la norma interviene anche a livello fonetico (fa sì, ad esempio, che la “r” italiana si pronunci in un modo e quella francese in un altro) e a livello dei sintagmi (grazie ad essa diciamo “mal di pancia” e non “male alla pancia”). Infine, la ritroviamo anche a livello grafico; qui è l’ortografia che stabilisce come dev’essere scritta una parola (grazie ad essa, abbiamo che “cuoco” e “quota”, nonostante presentino la stessa occlusiva velare sorda iniziale “k”, nella grafia vengono invece rappresentati da due grafemi differenti “c” e “q”).

Differenza

È, secondo Saussure, l’unico elemento di cui ha bisogno una lingua per funzionare come sistema di segni. Ogni segno, infatti, è diverso da un altro ed ha un valore pertanto differenziale (un segno è quello che un altro segno non è). Rientra nella proprietà della “discretezza” del linguaggio verbale umano.

Valore

È il concetto cardine della teoria linguistica di Saussure. Egli utilizza questo termine per dimostrare due cose: la prima è che il segno non è naturale ed esiste soltanto per il valore convenzionale che gli viene assegnato; la seconda è che ogni segno linguistico ha il suo valore che gli permette di essere diverso dagli altri segni linguistici.

Sincronia

È lo stato di una lingua in un determinato momento, ma anche l’insieme dei rapporti tra le unità di un sistema linguistico. Per Saussure si può conoscere il carattere sistematico della lingua soltanto considerandola in sincronia, senza il fattore tempo (diacronia). Tuttavia, la sincronia perfetta è utopica, perché in ogni stato della lingua vi sono sempre tracce del passato (arcaismi) o del futuro (neologismi), e pertanto interviene il fattore tempo.

Diacronia

È lo stato di evoluzione di una lingua nel corso del tempo. Per Saussure non si può conoscere il carattere sistematico della lingua in diacronia, ma la diacronia è invece indispensabile per individuare l’unità interessata dal mutamento che è alla base dell’identità diacronica indicata dal segno (ad esempio, “mica” viene dal latino “mica” e cioè briciola, ma non ha lo stesso valore che tale parola ha adesso in italiano). Tuttavia, anche nell’evoluzione nel tempo, la lingua è suscettibile di conservare la propria struttura e di riorganizzarsi (ad esempio, il sistema vocalico latino, basato sull’opposizione di durata, si è riorganizzato nel latino tardo in un sistema di opposizioni di grado di apertura e non durata).

Articolazione

È la produzione di un suono linguistico compiuta dagli organi fonatori. Per la descrizione di un suono dalla prospettiva articolatoria si andrà a valutare quali organi articolatori vengono attivati (ad esempio labbra, lingua), in quale luogo avviene il suono (ad esempio palato, denti) e infine se l’aria che produce il suono è eventualmente modificata da altri fattori (ad esempio, vibrazione delle corde vocali).

Affricato

È quel modo di articolazione che vede la produzione di un suono composto, ovvero fa seguire ad un’occlusiva una fricativa che è realizzata nello stesso luogo di articolazione (cenere ['enere]). Esso, anche se composto, funge come unico fonema e in posizione intervocalica è sempre intenso (caccia [kat'a]).

Alfabeto fonetico internazionale (IPA/API)

È il sistema di trascrizione nato negli anni ’30 con lo scopo di rappresentare in maniera univoca (mediante un solo grafema) ogni suono linguistico. La trascrizione di molti suoni è simile all’alfabeto latino, ma presenta alcune particolarità: “ɛ” per la e aperta (poeta), “ɔ” per la o aperta (uomo), “S” per la s sorda (sale), “Z” per la s sonora (rosa), “ʃ” per la s palatale (scena), “ɲ” per la n palatale (gnomo), “ʎ” per la l palatale (paglia), “TS” per la z sorda (zuppa), “DZ” per la z sonora (zanzara), “ʧ” per la c palatale (cera), e “ʤ” per la g palatale (gelato). Infine, per indicare l’articolazione lunga si usa il segno diacritico “:”, e l’accento si segnala con un apice “ ‘ ”.

Allofono

È la variante fonologica. Ad esempio, in italiano il fonema /n/ ha vari allofoni, come /ɲ/ in /gnomo, come /m/ in invito, come /n/ in nave, come /ŋ/ in fango.

Arcifonema

È l’unità fonologica che compare nelle posizioni di “neutralizzazione” andando pertanto a rappresentare entrambi i termini dell’opposizione. Ad esempio, in italiano, in sillaba atona, non vi è distinzione tra /ɛ/ ed /e/, ed entrambe sono rappresentate da /e/; infatti, “’vɛnto” (movimento d’aria) passa da /ɛ/ in sillaba tonica ad /e/ in “ventoso” (presenza di vento), cioè sillaba atona, e “venti” (numero) rimane /e/ in “ventina” (20 unità). Parliamo di neutralizzazione ed “/e/“, in questo caso, è un arcifonema.

Assimilazione

È quel fenomeno acustico che prevede il mutamento di un fono a causa della presenza di un fono che lo precede o lo segue e che gli trasmette i suoi coefficienti acustici. L’assimilazione può essere totale, cioè quando un fono viene assimilato completamente (lat. “factum” ita. “fatto”, l’occlusiva assimila completamente la velare); o anche parziale, ovvero quando un fono non viene assimilato totalmente (“in” + “possibile” “impossibile”, il suono nasale rimane). Inoltre, vi è un’ulteriore distinzione tra a. progressiva e regressiva; parliamo di regressiva quando un fono trasmette i propri coefficienti acustici ad un fono che precede (factum fatto); viceversa, parliamo di progressiva quando un fono trasmette i propri coefficienti acustici ad un fono che segue (lat. volui ita. volli).

Base di comparazione

È in fonologia l’insieme dei tratti comuni ai fonemi in opposizione; ad esempio, nell’opposizione /b/ ~ /d/ ~ /g/, la base di comparazione è “occlusive sonore”. Allo stesso modo, nell’opposizione /f/ ~ /s/, la base di comparazione è “fricative sorde”.

Coppia minima

È quella coppia di unità linguistiche che si distinguono per la semplice presenza di un fonema che si oppone ad un altro; ad esempio, /p/ollo ~ /b/ollo.

Dentale

È quel luogo di articolazione in cui il suono si realizza fra la punta della lingua e gli incisivi superiori. Esistono occlusive dentali (t, d), fricative dentali (s, z), affricate (ts, dz), una vibrante (l), una polivibrante (r) e una nasale (n).

Distintivo

È quel carattere posseduto da ogni unità linguistica che ha il compito di distinguere e differenziare nell’ambito di un’unità del livello superiore. Sono, ad esempio, tratti distintivi i coefficienti articolatori utilizzati nelle opposizioni fonologiche.

Dittongo

È la successione di due suoni vocalici appartenenti alla stessa sillaba, uno articolato con maggiore energia e sonorità (vocale) ed un altro con meno energia (semivocale). Esistono due tipi di dittonghi: ascendenti, dove la semivocale precede la vocale (fiore) e discendenti, dove la semivocale precede la vocale (zaino).

Durata

È, in fonologia, un coefficiente distintivo, cioè il modo di articolazione di opposizioni vocaliche e consonantiche. Da un punto di vista prosodico, invece, è una qualità della sillaba senza carattere distintivo.

Elisione

È quel fenomeno fonetico che consiste nell’eliminazione della vocale finale di un morfema davanti ad un altro morfema cominciante per vocale. (“quell’isola”, “l’amica”).

Enfasi

È l’esaltazione ed evidenziazione di una parte dell’enunciato e si realizza prosodicamente tramite allungamento o innalzamento del tono e accento, o anche sintatticamente tramite l’opposizione tema ~ rema.

Economia

È quell’organizzazione della lingua che permette di realizzare il numero massimo di distinzioni con il minimo sforzo e risorse disponibili.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-LIN/01 Glottologia e linguistica

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