Contesto storico secondo Ottocento: decadentismo e simbolismo
Il decadentismo
È un movimento letterario nato in Francia intorno al 1880. I decadenti sono poeti e artisti inclini alla ribellione antiborghese e anticonformista, rifiutano i modelli del proprio tempo, le regole sociali e criticano il valore del profitto economico.
Paul Verlaine in una poesia, Languori, confessa di sentirsi annoiato, privo di sintomi e in sintonia con i romani nel periodo della decadenza dell’impero; è uno stato di passività, spento che accomuna gli uomini di questo periodo, i quali non sono capaci di reagire alla crisi di valori.
Verlaine viene criticato e risponde creando una rivista di poeti: le dècadent, criticano la società del tempo. Nella serie dei propri poeti maledetti Verlaine inseriva Stephane Mallarmé, Arthur Rimbaud e Tristan Corbière.
Charles Baudelaire (1821-1867) fu un modello perché nella propria poetica aveva offerto un repertorio delle novità e delle tematiche che avrebbero caratterizzato gli inizi del Decadentismo.
Tra queste spicca il cambiamento del ruolo dell’artista nella società: mentre nel Romanticismo egli era chiamato a dare un messaggio politico-morale, di libertà come una guida politica, un poeta-vate che celebra le gesta e le idealità di un popolo o dell’umanità intera; ora lo scrittore non è più il portavoce di una comunità, ma è un bohémien ai margini della società e assume un atteggiamento di rifiuto della mentalità comune e dell’ordine costituito, perdendo il ruolo didattico.
La nuova figura dell’artista
In questo quadro l’artista sceglie una contestazione che non si esprime nelle ideologie politiche ma nell’isolamento, nella provocazione e nell’evasione.
Lontano dal positivismo e dalla fiducia nelle potenzialità della scienza (che non può essere l’unico strumento per leggere la realtà) e della tecnica, il suo interesse si sposta verso altri percorsi di conoscenza, si interessa a tutto ciò che la scienza non può spiegare in particolare va verso la sfera dell’irrazionalità:
l’attenzione si sposta sulle patologie (specialmente psichiche: isteria, delirio, allucinazione e nevrosi) e agli incubi e al sogno, nonché alle sostanze dall’alcol alle droghe in grado di alterare la percezione della realtà.
Il distacco dalla logica razionale porta all’utilizzo di un linguaggio oscuro, complesso e allusivo.
Vi sono tre figure retoriche molto frequenti: la metafora (senza il come), la sinestesia (accostamento di termini che si riferiscono a sensi diversi) e l’analogia (è una metafora più complessa in cui si accostano situazioni apparentemente prive di legame logico, diverse).
I protagonisti: Charles Baudelaire
Con l’opera I fiori del male del 1857 suscitò molte critiche da parte di moralisti che lo portarono a togliere delle poesie perché ritenute immorali.
Il titolo contiene un’allegoria e un ossimoro: il fiore è immagine tradizionale della bellezza in cui anche male e ogni tipo di perversione viene trasfigurato per opera della poesia.
Il testo presenta una struttura complessa, dividendosi in sei sezioni: Spleen e ideale (senso di angoscia e malinconia) e in cui alla noia si contrappone l’ansia di elevazione del poeta; Quadri parigini, in cui si palesa lo squallore della metropoli moderna; Il vino, che tratta dei tentativi di evasione attraverso alcol e droghe; I fiori del male, sull’esperienza del sesso e dei sensi; La rivolta, ove si prospettano il rifiuto della morale e il satanismo; infine La morte, presentata come la via per oltrepassare il limite ed esplorare l’ignoto.
Il simbolismo
È un movimento che si sviluppa in campo artistico e letterario nel secondo ’800, a partire dalla Francia, nasce in opposizione alla filosofia del Positivismo ed è un aspetto del decadentismo.
Si usano le immagini in modo simbolico per suggerire significati nascosti.
Il mondo non è riducibile a ciò che i sensi e la ragione sono in grado di rilevare ma presenta dimensioni nascoste, che possono essere avvertite e conosciute per altre vie, di conseguenza l’artista e il poeta sono chiamati a coglierne i lati oscuri e a indagare il mistero:
Baudelaire in Corrispondenze, afferma che si deve osservare la natura come una foresta di simboli da interpretare e decifrare con la capacità visionaria del veggente.
Del poeta veggente ne parla Rimbaud, egli può decifrare i simboli della natura in quanto è dotato di una particolare sensibilità.
Il simbolo è qualsiasi segno o oggetto che abbia un significato proprio, comprensibile a tutti, ma allo stesso tempo corrisponde a un altro significato.
I simbolisti non usano su simboli conti ma ne cercano di nuovi, spesso nella natura.
Il simbolista in Italia più importante è Pascoli.
Giovanni Pascoli
Nasce nel 1855 a San Mauro di Romagna (oggi San Mauro Pascoli) in una famiglia dell’agiato ceto medio di campagna: il padre è un funzionario dei principi Torlonia, ricchissimi banchieri e proprietari terrieri, la madre appartiene alla piccola nobiltà contadina.
Questi sono anni di vita tranquilla. Nell’estate del 1867 avviene un evento drammatico che segnerà tutta la sua vita: il 10 agosto, mentre ritorna dai mercati di zona, il padre viene assassinato con un colpo di pistola.
I colpevoli non saranno mai individuati anche se la famiglia nutrirà sempre dei sospetti ben precisi sulla loro identità.
All’origine vi sono rancori e invidie suscitati dall’assegnazione a Ruggero Pascoli del posto di amministratore della proprietà Torlonia.
È un trauma che sconvolge e che condizionerà l’evoluzione della personalità di Pascoli (e di tutta la famiglia) nel corso dell’intera esistenza.
Ma è solo il primo di una serie di eventi dolorosi: muore di tifo la sorella maggiore, un mese dopo anche la madre, sopraffatta dal dolore, e negli anni successivi verranno a mancare anche i 2 fratelli prediletti.
La vita di Pascoli fu segnata dall’abbandono e dalla morte: questi lutti lo faranno sentire sempre privato degli affetti, inoltre lo resero orfano della famiglia, del nido familiare, il simbolo del nucleo originario degli affetti.
Nell’irruzione della morte, nel conseguente sradicamento dalle radici agresti e nella diaspora dei superstiti componenti il nucleo familiare, si fissano precocemente i poli entro i quali si muoverà quasi tutta la futura attività poetica di Pascoli: la morte come presenza immanente, anche come culto della memoria; la natura descritta con sensibilissima e puntigliosa precisione (in particolare in campo botanico e ornitologico con autentica competenza); e soprattutto l’immagine-simbolo del nido familiare da ricomporre.
I suoi studi intanto vanno avanti e vince la borsa di studio bandita dalla facoltà di lettere dell’università di Bologna (era molto preparato nelle lingue classiche), dove grazie al suo ingegno e alla sua personalità, attira l’interesse di Giosuè Carducci, che diventerà suo professore.
A Bologna inoltre si avvicina ai movimenti studenteschi ai gruppi socialisti e anarchici, in particolare alla linea di sinistra.
Nel 1876 si iscrive alla “Internazionale Socialista” e si dedica alla militanza attiva che lo porta nel 1879 all’arresto e alla carcerazione.
Uscito dal carcere supera una grave crisi di sconforto grazie a Carducci e si laurea in lettere discutendo una tesi sul poeta greco Alceo.
Pascoli ha già pubblicato i suoi primi versi su varie riviste di ambiente socialista.
Subito dopo la laurea Pascoli inizia la vita di professore di greco e latino presso
Contesto storico del secondo Ottocento: decadentismo e simbolismo
Il decadentismo è un movimento letterario nato in Francia intorno al 1880. I decadenti sono poeti e artisti inclini alla ribellione antiborghese e anticonformista, rifiutano i modelli del proprio tempo, le regole sociali e criticano il valore del profitto economico. Paul Verlaine in una poesia, Languori, confessa di sentirsi annoiato, privo di sintomi e in sintonia con i romani nel periodo della decadenza dell’impero; è uno stato di passività, spento che accomuna gli uomini di questo periodo, i quali non sono capaci di reagire alla crisi di valori. Verlaine viene criticato e risponde creando una rivista di poeti: le dècadent, criticano la società del tempo. Nella serie dei propri poeti maledetti Verlaine inseriva Stephane Mallarmé, Arthur Rimbaud e Tristan Corbière. Charles Baudelaire (1821-1867) fu un modello perché nella propria poetica aveva offerto un repertorio delle novità e delle tematiche che avrebbero caratterizzato gli inizi del Decadentismo. Tra queste spicca il cambiamento del ruolo dell’artista nella società: mentre nel Romanticismo egli era chiamato a dare un messaggio politico-morale, di libertà come una guida politica, un poeta-vate che celebra le gesta e le idealità di un popolo o dell’umanità intera; ora lo scrittore non è più il portavoce di una comunità, ma è un bohémien ai margini della società e assume un atteggiamento di rifiuto della mentalità comune e dell’ordine costituito, perdendo il ruolo didattico.
La nuova figura dell’artista
In questo quadro l'artista sceglie una contestazione che non si esprime nelle ideologie politiche ma nell'isolamento, nella provocazione e nell'evasione. Lontano dal positivismo e dalla fiducia nelle potenzialità della scienza (che non può essere l'unico strumento per leggere la realtà) e della tecnica, il suo interesse si sposta verso altri percorsi di conoscenza, si interessa a tutto ciò che la scienza non può spiegare in particolare va verso la sfera dell’irrazionalità: l'attenzione si sposta sulle patologie (specialmente psichiche: isteria, delirio, allucinazione e nevrosi) e agli incubi e al sogno, nonché alle sostanze dall'alcol alle droghe in grado di alterare la percezione della realtà. Il distacco dalla logica razionale porta all'utilizzo di un linguaggio oscuro, complesso e allusivo. Vi sono tre figure retoriche molto frequenti: la metafora (senza il come), la sinestesia (accostamento di termini che si riferiscono a sensi diversi) e l'analogia (è una metafora più complessa in cui si accostano situazioni apparentemente prive di legame logico, diverse).
I protagonisti
Charles Baudelaire
Con l'opera I fiori del male del 1857 suscitò molte critiche da parte di moralisti che lo portarono a togliere delle poesie perché ritenute immorali. Il titolo contiene un'allegoria e un ossimoro: il fiore è immagine tradizionale della bellezza in cui anche male e ogni tipo di perversione viene trasfigurato per opera della poesia. Il testo presenta una struttura complessa, dividendosi in sei sezioni:
- Spleen (senso di angoscia e malinconia) e ideale in cui alla noia si contrappone l’ansia di elevazione del poeta;
- Quadri parigini, in cui si palesa lo squallore della metropoli moderna;
- Il vino, che tratta dei tentativi di evasione attraverso alcol e droghe;
- I fiori del male, sull’esperienza del sesso e dei sensi;
- La rivolta, ove si prospettano il rifiuto della morale e il satanismo;
- Infine La morte, presentata come la via per oltrepassare il limite ed esplorare l’ignoto.
Il simbolismo
È un movimento che si sviluppa in campo artistico e letterario nel secondo 800, a partire dalla Francia, nasce in opposizione alla filosofia del Positivismo ed è un aspetto del decadentismo. Si usano le immagini in modo simbolico per suggerire significati nascosti. Il mondo non è riducibile a ciò che i sensi e la ragione sono in grado di rilevare ma presenta dimensioni nascoste, che possono essere avvertite e conosciute per altre vie, di conseguenza l'artista e il poeta sono chiamati a coglierne i lati oscuri e a indagare il mistero: Baudelaire in Corrispondenze, afferma che si deve osservare la natura come una foresta di simboli da interpretare e decifrare con la capacità visionaria del veggente. Del poeta veggente ne parla Rimbaud, egli può decifrare i simboli della natura in quanto è dotato di una particolare sensibilità. Il simbolo è qualsiasi segno o oggetto che abbia un significato proprio, comprensibile a tutti, ma allo stesso tempo corrisponde a un altro significato. I simbolisti non usano su simboli conti ma ne cercano di nuovi, spesso nella natura. Il simbolista in Italia più importante è Pascoli.