Seneca - De Tranquillitate Animi
Capitolo VI
Omnes in eadem causa sunt, et hi qui leuitate uexantur ac taedio assiduaque mutatione propositi, quibus semper magis placet quod reliquerunt, et illi qui marcent et oscitantur. Adice eos qui non aliter quam quibus difficilis somnus est uersant se et hoc atque illo modo componunt, donec quietem lassitudine inueniant: statum uitae suae reformando subinde, in eo nouissime manent, in quo illos non mutandi odium, sed senectus ad nouandum pigra deprehendit. Adice et illos, qui non constantiae uitio parum lenes sunt, sed inertiae, et uiuunt non quomodo uolunt, sed quomodo coeperunt.


Sono tutti nella stessa situazione, sia quelli afflitti dall'incostanza, dalla noia e dal cambiare continuamente idea - per essi sempre preferibile ci che hanno lasciato - sia quelli che marciscono nell'indolenza. Aggiungi quelli che si girano e si rigirano, come chi stenta a prender sonno, e si mettono ora in una ora in un'altra posizione, finché si addormentano per effetto della stanchezza: e a forza di rinnovare ogni tanto il genere di vita, finiscono per restare in quello in cui li sorprende non il fastidio di cambiare ma la vecchiaia, che sempre pigra alle novità. Aggiungi quelli che incostanti lo sono ben poco, ma non per fermezza d'animo, bensì per pigrizia, e vivono non come vorrebbero, ma come hanno cominciato a vivere.

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