Concetti Chiave
- D'Annunzio a Venezia registra principalmente rumori esterni, mescolandoli a fantasie e ricordi attraverso un flusso di coscienza disordinato.
- Lo stile del poeta è caratterizzato da frasi brevi e l'uso di fonosimbolismo, che riflette le sensazioni uditive e interiori.
- Le immagini di allucinazioni e deliri onirici emergono come fantasie caotiche, influenzate dalla malattia e dal dolore.
- Il testo presenta un D'Annunzio nuovo, con uno stile sintetico e incisivo, in contrasto con la sua prosa aulica e complessa.
- Il poeta anticipa tecniche del romanzo moderno, enfatizzando l'immediatezza delle sensazioni piuttosto che una narrazione temporale tradizionale.
L'udito di D'Annunzio a Venezia
In questi due passi del componimento D’Annunzio è a Venezia.
Il poeta avverte tutti i rumori esterni senza vedere nulla e li registra. Questi rumori si mescolano con le sue fantasie e i suoi ricordi che lui riporta alogicamente (in modo disordinato), secondo l’esempio del “flusso di coscienza” novecentesco.
Stile moderno e flusso di coscienza
Tutto ciò che D'Annunzio sente lo registra. Lui non può vedere, per cui la sensazione fondamentale è quella uditiva che si mescola con impressioni interiori: “afa di marzo”, “La primavera entra in me come un nuovo tossico”, all’improvviso cambia argomento: “ho le reni dolenti”, poi ascolta, riportando tutto ciò che sente e abbondano:
• termini fonosimbolici: “sciacquio…colpi sordi…grida rauche…scrosci chiocci…risse stridenti…chioccolio sciocco”;
• Frasi senza verbo: “battito di un motore marino”, “chioccolio sciocco del merlo”, “ronzio lugubre”;
• Manca una logica ordinatrice: tutto è registrato come viene avvertito dal poeta;
• Uso di scelte stilistiche moderne: fonosimbolismo che vuole registrare le sensazioni.
Queste scelte stilistiche vengono definite “moderne”, perché anticipano il romanzo moderno per l’uso di:
• frasi brevi;
• Mancanza del verbo;
• Linguaggio fonosimbolico.
Il poeta enuncia le allucinazioni causate dai dolori atroci.
Una delle caratteristiche del romanzo del 1900 sarà prestare attenzione e registrare le sensazioni presenti all’interno dello scrittore e nello stesso istante, non nel prolungarsi del tempo.
Allucinazioni e immagini oniriche
D’Annunzio vede nel fondo dell’occhio una figura che sembra un fiore “il giacinto violetto”, poi avverte un dolore fortissimo che causa un “grido folle”, sente il liquido colare dalla compressa di garza sull’occhio, vede ancora nero in fondo all’occhio, in seguito rispunta il dolore e infine dichiara di non avere più l’immagine del fiore nell’occhio.
Il poeta descrive le immagini di un delirio onirico, figure create nel fondo dell’occhio dalla malattia.
Queste figure si alternano liberamente, caoticamente, sono le fantasie, le allucinazioni e i ricordi che rappresentano il “flusso di coscienza”.
Un D'Annunzio nuovo e sintetico
Lo stile non è retorico, ma sintetico e lapidario. Non si trova la prosa aulica, sontuosa, composta da periodi ampi e complessi tipici di D’Annunzio, ma sono presenti periodi molto brevi, rapidi e incalzanti.
In questo testo si ha un D'Annunzio nuovo, anche se queste “novità” potrebbero non essere del tutto nuove, poiché non si riesce a capire fino a che punto il poeta abbia operato per la sua intimità oppure quanto ha assorbito da esperienze antecedenti a lui. Infatti, una prosa simile era stata utilizzata dai vociani e dai futuristi.
Domande da interrogazione
- Qual è la principale caratteristica dello stile di D'Annunzio in questo componimento?
- Come si manifesta il flusso di coscienza nel testo di D'Annunzio?
- Quali elementi stilistici moderni utilizza D'Annunzio per esprimere le sue sensazioni?
- In che modo le allucinazioni influenzano la percezione del poeta?
Lo stile di D'Annunzio è descritto come sintetico e lapidario, caratterizzato da frasi brevi e rapide, in contrasto con la sua prosa aulica e complessa tipica di altre opere (testo).
Il flusso di coscienza si manifesta attraverso la registrazione disordinata di rumori esterni e sensazioni interiori, senza una logica ordinatrice, creando un mix di allucinazioni e ricordi (testo).
D'Annunzio utilizza termini fonosimbolici, frasi senza verbo e una mancanza di logica ordinatrice, elementi che anticipano il romanzo moderno e registrano le sensazioni in tempo reale (testo).
Le allucinazioni causate dai dolori atroci portano D'Annunzio a vedere immagini oniriche, come il "giacinto violetto", che si alternano caoticamente, riflettendo il suo stato mentale e fisico (testo).