Concetti Chiave

  • La poesia "La pioggia nel Pineto" di Gabriele D'Annunzio esplora la connessione tra l'essere umano e la natura attraverso l'immagine della pioggia che scende su vari elementi vegetali.
  • La struttura musicale del componimento riflette un intento decadentista, trasformando le parole in suoni reali, simili a una sinfonia orchestrale di gocce di pioggia.
  • I protagonisti, Ermione e il poeta, si integrano nel paesaggio naturale, sottolineando la fusione tra l'umanità e la vegetazione circostante.
  • La poesia utilizza una metrica libera arricchita da consonanze e ripetizioni, creando un tono musicale che distingue tra i suoni chiari delle cicale e quelli cupi delle rane.
  • Il messaggio ideologico centrale invita a considerare la fusione con la natura come un'esperienza trascendente, evidenziando l'importanza dell'ascolto delle "parole nuove" della pioggia.

redir: https://www.skuola.net/appunti-italiano/gabriele-dannunzio/pioggia-pineto.html

La pioggia nel Pineto(Gabriele D’Annunzio)

da Alcione, terzo libro delle Laudi

Taci. Su le soglie
del bosco non odo
parole che dici
umane; ma odo
parole più nuove
che parlano gocciole e foglie
lontane.
Ascolta. Piove
dalle nuvole sparse.
Piove su le tamerici
salmastre ed arse,
piove su i pini
scagliosi ed irti,
piove su i mirti,
divini,
su le ginestre fulgenti
di fiori accolti,
su i ginepri folti
di coccole aulenti,
piove su i nostri vólti
silvani,
piove su le nostre mani
ignude,
su i nostri vestimenti
leggieri,
su i freschi pensieri
che l’anima schiude
novella,
su la favola bella
che ieri
t’illuse, che oggi m’illude,
o Ermione.

Odi? La pioggia cade
su la solitaria
verdura
con un crepitìo che dura
e varia nell’aria
secondo le fronde
più rade, men rade.
Ascolta. Risponde
al pianto il canto
delle cicale
che il pianto australe
non impaura,
né il ciel cinerino.
E il pino
ha un suono, e il mirto
altro suono, e il ginepro
altro ancóra, stromenti
diversi
sotto innumerevoli dita.
E immersi
noi siam nello spirto
silvestre,
d’arborea vita viventi;
e il tuo vólto ebro
è molle di pioggia
come una foglia,
e le tue chiome
auliscono come
le chiare ginestre,
o creatura terrestre
che hai nome
Ermione.

Ascolta, ascolta. L’accordo
delle aeree cicale
a poco a poco
più sordo
si fa sotto il pianto
che cresce;
ma un canto vi si mesce
più roco
che di laggiù sale,
dall’umida ombra remota.
Più sordo e più fioco
s’allenta, si spegne.
Sola una nota
ancor trema, si spegne,
risorge, trema, si spegne.
Non s’ode voce del mare.
Or s’ode su tutta la fronda
crosciare
l’argentea pioggia
che monda,
il croscio che varia
secondo la fronda
più, folta, men folta.
Ascolta.
La figlia dell’aria
è muta; ma la figlia
del limo lontana,
la rana,
canta nell’ombra più fonda,
chi sa dove, chi sa dove!
E piove su le tue ciglia,
Ermione.

Piove su le tue ciglia nere
sì che par tu pianga
ma di piacere; non bianca
ma quasi fatta virente,
par da scorza tu esca.
E tutta la vita è in noi fresca
aulente,
il cuor nel petto è come pèsca
intatta,
tra le pàlpebre gli occhi
son come polle tra l’erbe,
i denti negli alvèoli
son come mandorle acerbe.
E andiam di fratta in fratta,
or congiunti or disciolti
(e il verde vigor rude
ci allaccia i mallèoli
c’intrica i ginocchi)
chi sa dove, chi sa dove!
E piove su i nostri vólti
silvani,
piove su le nostre mani
ignude,
su i nostri vestimenti
leggieri,
su i freschi pensieri
che l’anima schiude
novella,
su la favola bella
che ieri
m’illuse, che oggi t’illude,
o Ermione.

La struttura musicale della poesia esprime il tipico intento decadentista di trasformare le parole in musica, e in questo caso nella musica “reale” composta dalla pioggia.

La prima strofa inizia con un breve preludio, poi introduce il tema musicale della pioggia che cade incessantemente sulle diverse presenze vegetali (tamerici, pini, mirti…). Nel quadro proposto le figure umane risultano anch’esse un elemento del paesaggio immobile lambito dalla pioggia (“piove su i nostri volti silvani”).

La seconda strofa dà forma alla metafora sottesa che lega il suono delle gocce agli strumenti di un’orchestra, e ad essi si lega, poi, la voce “solista” delle cicale in canto (“Risponde / al pianto il canto / delle cicale”). Di nuovo la strofa si chiude con le due figure umane - Ermione e il poeta - che immerse nel paesaggio si identificano con la vegetazione (i due sono viventi “d’arborea vita”).

La terza strofa vede ridursi il canto delle cicale e sostituirsi ad esso il nuovo timbro roco delle rane (“ma un canto vi si mesce / più roco / che di laggiù sale / dall’umida ombra remota”, “la figlia / del limo lontana / la rana, / canta nell’ombra più fonda”). In conclusione ricorre per la terza ed ultima volta il motivo delle figure umane fradice di pioggia (“E piove su le tue ciglia, / Ermione”), ma questa volta viene ripreso e sviluppato dalla strofa successiva, che pone fine al componimento.

La metrica libera della poesia cela una seconda trama metrica sotterranea, il cui ritmo resta avvertibile al di sotto della prima. Il largo impiego (pur sempre libero) di consonanze e ripetizioni dà, poi, un tono musicale ai versi, specialmente ove ricorrono le rime baciate (“silvani” / “mani”, “leggieri” / “pensieri”, “novella” / “bella”) o assonanze come “varia nell’aria”, “al pianto il canto”, “più folta men folta”. Meno appariscente ma ugualmente essenziale è il contributo musicale della modulazione fonica: D’Annunzia pone le vocali “a” e “o” nelle sedi foniche dei versi per dare o un tono chiaro o un tono cupo ai concetti espressi. A tal proposito è significativo l’esempio delle cicale dal canto limpido (“al pianto il canto / delle cicale / che il pianto australe”) e delle rane più cupe e roche (“dall’umida ombra remota”, “nell’ombra più fonda”). Si nota poi il continuo ricorrere di procedimenti retorici: l’anafora (l’insistente ripetersi del “piove” nella prima strofa), l’epifora (il “calando” del canto delle cicale), la triplice ripetizione a fine verso della clausola “si spegne”, allitterazioni (le assonanze nei versi “ciel cinerino”, “spirto silvestre”, “limo lontana”) e paronomasie (“ombra”, “fronda”). Infine, l’impiego di interlocuzioni a capo dei versi (“Taci”, “Ascolta”, “Odi?”), che sembrano invitare Ermione a partecipare al mistero della fusione con il mondo vegetale, và interpretato come il messaggio ideologica del poeta. Al di là del virtuosismo, infatti, il componimento vuole comunicare l’idea di un’esistenza oltreumana mediante le parole nuove della pioggia “che monda”.

Domande da interrogazione

  1. Qual è il tema principale della poesia "La pioggia nel Pineto"?
  2. Il tema principale è la fusione tra l'essere umano e la natura, rappresentata attraverso la pioggia che cade su diversi elementi vegetali e sugli esseri umani, creando un'atmosfera di armonia e connessione con il mondo naturale.

  3. Come viene descritta la pioggia nella poesia?
  4. La pioggia è descritta come una musica reale che interagisce con la vegetazione, creando suoni diversi a seconda delle piante colpite, e rappresenta un elemento di vita e freschezza che coinvolge anche i protagonisti, Ermione e il poeta.

  5. Qual è il significato delle figure umane nel contesto della poesia?
  6. Le figure umane, Ermione e il poeta, sono integrate nel paesaggio naturale, diventando parte della vegetazione e della vita arborea, sottolineando l'idea di una connessione profonda tra l'uomo e la natura.

  7. Quali elementi musicali caratterizzano la struttura della poesia?
  8. La poesia presenta una metrica libera con consonanze, ripetizioni e rime baciate che conferiscono un tono musicale ai versi, insieme a una modulazione fonica che distingue i toni chiari delle cicale da quelli più cupi delle rane.

  9. Qual è il messaggio ideologico che il poeta intende comunicare?
  10. Il messaggio ideologico del poeta è l'idea di un'esistenza oltreumana, suggerendo che la fusione con il mondo vegetale e la percezione della natura attraverso le "parole nuove della pioggia" possono portare a una comprensione più profonda della vita.

Domande e risposte

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