Concetti Chiave
- L'iperglicemia provoca danni a diversi organi, tra cui cute, gonadi, apparato osteoarticolare, polmoni e cervello, contribuendo a una maggiore mortalità nei diabetici.
- Nonostante il calo della mortalità diabetica negli ultimi vent'anni grazie a migliori cure, il diabete è spesso trascurato nelle schede di morte, sottovalutando il suo impatto.
- Negli ultimi 20 anni, le morti per malattie cardiovascolari sono diminuite, mentre quelle per tumori sono aumentate, mantenendo costante la percentuale di mortalità per diabete.
- Le complicanze acute del diabete comprendono ipoglicemia, chetoacidosi diabetica e sindrome iperosmolare non chetosica, con quest'ultima tipica del diabete di tipo II.
- La chetoacidosi diabetica, la complicanza più grave nel diabete di tipo 1, è caratterizzata da elevati livelli di corpi chetonici, acidosi metabolica e disidratazione, legata a carenza di insulina.
Impatto dell'iperglicemia sugli organi
In realtà l’iperglicemia causa un danno d’organo molto eterogeneo. La cute può avere delle manifestazioni patologiche così come le gonadi, l'apparato osteoarticolare (spalla congelata), i polmoni (fibrosi), il cervello (demenza), il tubo digerente. Questo determina un’aumentata mortalità nelle persone diabetiche.
Mortalità e diabete: dati e cause
Il dato di mortalità è sceso nell’ultimo ventennio, questo grazie alle cure migliori. Nonostante questo, dei 4 milioni di malati 125.000 muoiono. Tuttavia in molte schede di morte il diabete non è citato come causa di morte o come
causa di accompagnamento: tuttavia spesso il diabete non è uno spettatore innocente, ed ha avuto probabilmente un ruolo rilevante.
Se si osservano i dati ottenuti dalle schede di morte (con tutti i limiti che hanno) in questo studio di Verona risalente agli anni ’80 le morti per malattie cardiovascolari sono il 39,8%, per i tumori 27% e per il diabete 12,7%.
Tuttavia il diabete viene conteggiato come causa di morte solo se nella scheda di morte c’è scritto “diabete” (ad esempio sindrome iperosmolare non chetosica o la chetoacidosi) quando in realtà ci sono morti per ictus, infarto o insufficienza renale terminale legata al diabete, che non vengono conteggiati nel diabete.
Evoluzione delle cause di morte
Spostandosi avanti di quasi 20 anni qualche numero cambia: la causa di morte cardiovascolare diventa 34,3%, quella per tumore diventa 31%, e il diabete rimane con la stessa percentuale (12,8%). Nel corso del tempo si sta riducendo la mortalità per cause cardiovascolari, nella popolazione ed anche nei diabetici, aumenta invece la morte per tumori.
Quindi oggi i diabetici vengono curati meglio sul versante cardiovascolare, ma le armi contro i tumori non sono state implementate più di tanto. Ora la possibilità per un diabetico di morire di tumore sta aumentando e probabilmente in futuro sorpasserà la probabilità di morire per una malattia cardiovascolare.
Complicanze acute del diabete
Le complicanze acute del diabete sono 3:
1. ipoglicemia
2. chetoacidosi diabetica (T1DM)
3. sindrome iperosmolare non chetosica (T2DM), dove non c’è chetoacidosi, ma la glicemia è molto alta ed è tipica del diabete di tipo II. L’incidenza è di 0,5-1 caso ogni 100 persone all’anno e 20-40000 mila casi per anno in Italia.
Chetoacidosi diabetica: definizione e cause
Chetoacidosi diabetica (DKA)
È la complicanza più temuta nel DM1. Ancora adesso, su 100 pazienti con T1DM, in un anno ci sono 1-5 casi in Italia, quindi 200 – 1000 casi in un anno.
È uno scompenso metabolico caratterizzato da:
• aumento di corpi chetonici (a cui seguono iperchetonemia e chetonuria) > 5mM/L;
• acidosi metabolica e riduzione di bicarbonati , che vengono consumati per cercare di mantenere il pH quanto più vicino possibile alla normalità;
• disionia, caratterizzata soprattutto da diminuzione di potassio, ma anche di fosfato;
• iperglicemia ma non eclatante (> 300 mg/dL, in alcuni testi >250 mg/dL);
• disidratazione: il soggetto è stato per un certo lasso di tempo iperglicemico e quindi glicosurico, ha introdotto meno liquidi e si è disidrato, motivo per cui è ragionevole pensare che sia anche ipoteso.
Un’altra definizione di chetoacidosi diabetica è di un grave scompenso metabolico con:
• iperglicemia (>250 mg/dl)
• iperchetonemia (>3 mmol/l) e chetonuria
• acidosi metabolica (pH ≤ 7,3 e diminuzione bicarbonati)
• disidratazione
N.B. Entrami i valori sono accettabili, l’importante è ricordare le varie alterazioni Alla base di tutto ciò vi è:
• carenza assoluta di insulina;
• aumento degli ormoni controinsulari, soprattutto glucagone: nel diabete di tipo I l’autoimmunità è selettiva e risultano distrutte solo quelle secernenti insulina ma quelle del glucagone, che sono intatte. Se l’insulina manca, manca anche l’inibizione al glucagone, che quindi aumenta.
• e/o aumentata sensibilità agli ormoni controinsulari, che agiscono tramite:
o effetto diretto innalzamento della glicemia, perché aumentano la produzione epatica di glucosio;
o effetto indiretto aggravamento dell’insulino-resistenza.
Dunque, in queste condizioni, l’insulina (compresa quella esogena) non riesce a compiere la sua funzione fisiologica perché questi ormoni esercitano un’azione di ostacolo.
Domande da interrogazione
- Quali organi possono essere colpiti dall'iperglicemia?
- Qual è l'andamento della mortalità nei pazienti diabetici negli ultimi venti anni?
- Come sono cambiate le cause di morte nei diabetici nel tempo?
- Quali sono le complicanze acute più comuni del diabete?
- Cosa caratterizza la chetoacidosi diabetica?
L'iperglicemia causa danni eterogenei agli organi, inclusi la cute, le gonadi, l'apparato osteoarticolare, i polmoni, il cervello e il tubo digerente, contribuendo a un'aumentata mortalità nei diabetici.
Negli ultimi venti anni, la mortalità nei pazienti diabetici è diminuita grazie a cure migliori, ma 125.000 malati continuano a morire ogni anno, spesso senza che il diabete venga citato come causa.
Le cause di morte cardiovascolare sono diminuite, mentre quelle per tumori sono aumentate, mantenendo il diabete una percentuale costante del 12,8%, suggerendo che la mortalità per tumori potrebbe superare quella per malattie cardiovascolari in futuro.
Le complicanze acute del diabete includono l'ipoglicemia, la chetoacidosi diabetica (T1DM) e la sindrome iperosmolare non chetosica (T2DM), con quest'ultima che ha un'incidenza di 0,5-1 caso ogni 100 persone all'anno in Italia.
La chetoacidosi diabetica è uno scompenso metabolico grave caratterizzato da iperglicemia, iperchetonemia, acidosi metabolica e disidratazione, dovuto a una carenza di insulina e all'aumento degli ormoni controinsulari.