Concetti Chiave
- La Repubblica partenopea, nata nel 1799, cadde in seguito all'attacco dell'esercito sanfedista, segnando un breve periodo di speranza per Napoli.
- Il fallimento della rivoluzione napoletana è attribuito al distacco tra i patrioti e le masse popolari, rendendo la rivoluzione percepita come estranea alla cultura locale.
- La divisione culturale a Napoli si manifestava tra una parte colta, influenzata da ideali stranieri, e una parte meno istruita, creando incomprensioni e disinteresse per le idee rivoluzionarie.
- Cuoco sottolinea che il successo di una rivoluzione risiede nella capacità di comprendere e soddisfare i desideri del popolo, evitando riforme imposte dall'alto.
- I Napoletani cercavano liberazione da tasse e oppressioni locali, evidenziando l'importanza di un approccio che non includesse violenze per raggiungere i loro obiettivi.
La caduta della Repubblica partenopea
Nel 1799, dopo appena cinque mesi dalla nascita, la Repubblica partenopea, creatasi sull’onda della prima campagna d’Italia, cadde sotto la pressione dell’esercito sanfedista, guidato per conto di Ferdinando IV, dal cardinale Ruffo. La presenza giacobina dei Francesi a Napoli si era indebolita a causa dello spostamento a nord dei Francesi per far fronte alle ostilità austro-russe.
Il fallimento della rivoluzione napoletana
Nel 1801, lo storico napoletano Vincenzo Cuoco, nel suo Saggio sulla rivoluzione di Napoli prende in esami i motivi del fallimento del progetto di liberare Napoli dall’oscurantismo borbonico in nome degli ideali rivoluzionari trasmessi da Napoleone. Egli fu testimone e protagonista degli eventi.
Il distacco tra patrioti e popolo
Le ragioni della sconfitta sono da ritrovarsi nel distacco tra i patrioti e le masse popolari, sia contadine che urbane. Egli parla di una rivoluzione “passiva”, importata dall’estero ed estranea allo spirito napoletano e quindi difficile da essere compresa dalla generalità della massa. Infatti, le teorie politiche seguite dalla borghesia erano troppo astratte per far presa sulla realtà locale e sarebbe stato necessario adattare il modello francese. Se la Repubblica fosse stata fondata dai Napoletani stessi, se la Costituzione si fosse fondata sui bisogni e sugli usi del popolo e se l’autorità avesse fornito al popolo dei beni reali e lo avesse liberato dai mali che lo affliggevano da tempo, allora le novità non avrebbero creato allarmismi e non ci sarebbero stati i disagi causati dalla guerra. La Rivoluzione napoletana avrebbe potuto riuscire solo a condizione di poter guadagnare la simpatia del popolo, ma il popolo e i patrioti non avevano le stesse vedute del problema; avevano idee diverse, costumi differenti e persino la lingua parlata non era la stessa.
La divisione culturale a Napoli
Era come se la nazione napoletana fosse divisa in due rami: la parte colta e la parte meno istruita, rimasta legata alle condizioni locali. La parte colta si era formata su modelli stranieri (francesi e inglesi) e la sua coltura, le loro idee e le loro vedute erano ben diverse da quelle di cui Napoli avrebbe avuto bisogno. Cuoco scrive chiaramente che coloro che erano rimasti napoletani erano considerati dei “selvaggi”. Ecco perché la coltura di pochi non era servita affatto alla nazione per cui i veri Napoletani disprezzavano quasi una cultura che non serviva e di difficile comprensione.
Il segreto di una rivoluzione di successo
Il segreto del felice esito di una rivoluzione è quindi il seguente: conoscere ciò che il popolo vuole e realizzarlo. Non appena ci si accorge che si stanno facendo i propri interessi e non quelli del popolo bisogna fare un passo indietro perché la mania di voler riformare tutto porta con sé la controrivoluzione. Quando le idee di libertà sono troppo astratte, causano una forte limitazione dell’esercizio della libertà stessa. Quindi Cuoco si chiede che cosa chiedessero i Napoletani e con quali modalità: essi volevano essere sgravati da tasse, liberati dal giogo dei baroni, la spartizione dei grandi latifondi in mano a pochi, senza ricorrere a violenze o massacri ed è su questa linea che avrebbero dovuto orientarsi i rivoluzionari.
Domande da interrogazione
- Quali furono le cause principali della caduta della Repubblica partenopea nel 1799?
- Qual è il punto di vista di Vincenzo Cuoco sul fallimento della rivoluzione napoletana?
- In che modo il distacco culturale influenzò la rivoluzione a Napoli?
- Qual è il segreto di una rivoluzione di successo secondo Cuoco?
- Quali erano le richieste principali dei Napoletani durante la rivoluzione?
La Repubblica partenopea cadde a causa della pressione dell'esercito sanfedista e del debole sostegno giacobino dei Francesi, che si erano spostati a nord per affrontare le ostilità austro-russe.
Cuoco attribuisce il fallimento alla mancanza di connessione tra i patrioti e le masse popolari, evidenziando che la rivoluzione era percepita come "passiva" e estranea allo spirito napoletano.
La divisione tra la parte colta, influenzata da modelli stranieri, e la parte meno istruita, legata alle tradizioni locali, creò un gap che rese difficile la comprensione e l'accettazione delle idee rivoluzionarie.
Cuoco sostiene che il segreto di una rivoluzione di successo è conoscere e realizzare ciò che il popolo desidera, evitando di perseguire interessi personali che possono portare alla controrivoluzione.
I Napoletani chiedevano di essere liberati da tasse e dal giogo dei baroni, e di ottenere una spartizione equa dei latifondi, senza ricorrere a violenze, come evidenziato da Cuoco.