Concetti Chiave
- Crizia, importante figura politica ad Atene, è uno dei Trenta tiranni che instaurano un governo oligarchico e violento nel 404 a.C.
- La religione, secondo Crizia, è utilizzata come strumento di potere per mantenere il controllo sociale attraverso la paura delle punizioni divine.
- Ippia, contemporaneo di Crizia, è un intellettuale noto per la sua versatilità e abilità oratoria, nonché per la sua ambizione di conoscere ogni campo del sapere.
- La mnemotecnica di Ippia gli consente di memorizzare lunghi discorsi, elevandolo a una figura di spicco nella cultura ateniese.
- Il pensiero di Crizia ha influenzato Platone, segnando profondamente le sue scelte filosofiche e politiche.
Crizia e il potere politico
Nel contesto di radicalismo teorico e politico che stiamo prendendo in esame si inserisce anche la riflessione dell’ateniese Crizia (455-403 a.C.), che esercita la sua abilità retorica nell’ambito della politica. Egli riveste un ruolo rilevante negli avvenimenti politici dell’Atene degli ultimi anni del V secolo a.C.: membro influente del partito oligarchico, è uno dei Trenta tiranni che assumono il potere nel 404 a.C. e instaurano un governo violento, che sconvolge Platone, suo nipote, segnandone le scelte successive.
La religione come strumento di potere
Nel dramma Sisifo Crizia sostiene che la stessa religione, ossia la credenza nell’esistenza degli dèi e nelle punizioni che attendono i malvagi dopo la morte, non sia altro che uno strumento di cui il potere si dota allo scopo di preservarsi: chi governa si serve della paura che la religione trasmette agli uomini per indurre i governati al rispetto delle leggi (stipulate forse nel solo interesse dei governanti medesimi). Agli occhi del sofista, dunque, la religione costituisce una sorta di instrumentum regni (“strumento del potere assoluto”), finalizzato a estendere il potere coercitivo delle leggi anche dove esse rischiano di risultare impotenti (ossia nelle coscienze e nell’oscurità dei comportamenti sottratti alla visibilità pubblica).
Ippia e l'universalismo conoscitivo
Di questa grande stagione di intellettuali fa parte anche Ippia che, secondo Platone, assume la fisionomia di una vera celebrità. Nato nel 443 a.C. circa in Elide, nel Peloponneso, viaggia ad Atene, Sparta, Olimpia e in Sicilia per tenere delle conferenze e per impegni politici, in qualità di ambasciatore. Brillante e colto, è il prototipo dell’universalismo conoscitivo, dal momento che pretende di essere esperto in tutti i campi del sapere (si vanta, tra l’altro, di essere in grado di fabbricarsi da solo i propri vestiti e calzari). La sua abilità oratoria dipende soprattutto dal possesso della capacità di imparare a memoria interi discorsi (a lui si deve la formulazione di una vera e propria mnemotecnica).
Domande da interrogazione
- Qual è il ruolo di Crizia nella politica ateniese del V secolo a.C.?
- Come utilizza Crizia la religione nel contesto del potere politico?
- Chi è Ippia e quale importanza ha nel panorama intellettuale dell'epoca?
Crizia è un membro influente del partito oligarchico e uno dei Trenta tiranni che assumono il potere nel 404 a.C., instaurando un governo violento che segna profondamente il pensiero di Platone, suo nipote.
Crizia sostiene che la religione è uno strumento di potere, utilizzato dai governanti per mantenere il controllo attraverso la paura delle punizioni divine, influenzando così il rispetto delle leggi da parte dei governati.
Ippia, nato nel 443 a.C., è un intellettuale di spicco che viaggia per tenere conferenze e svolgere attività politiche. È considerato un prototipo dell’universalismo conoscitivo, vantando competenze in vari campi e sviluppando tecniche di memorizzazione per la sua abilità oratoria.