Concetti Chiave
- La fine del giusnaturalismo è segnata dalla morte di Kant e dalla promulgazione del codice napoleonico nel 1804.
- L'idealismo ottocentesco ha sostituito la concezione dello stato come garante dei diritti inviolabili con l'idea dello "stato etico".
- I positivisti giuridici criticano il diritto naturale per la sua mancanza di forza pratica, definendolo "diritto disarmato".
- Alcuni filosofi contestano l'uso del termine "naturale" accostato a "diritto", evidenziando la confusione derivante da molteplici significati.
- Il giusnaturalismo è accusato di astrattismo e antistoricismo, ritenendo le norme universali ed eterne senza considerare la loro evoluzione storica.
La fine del giusnaturalismo
La fine simbolica del giusnaturalismo viene fatta coincidere con due eventi coevi, avvenuti nel 1804: la morte di Immanuel Kant e la promulgazione del codice napoleonico. In seguito alla nascita dell’idealismo ottocentesco ad opera di pensatori quali Hegel, Schelling e Fichte, venne meno il presupposto fondamentale del giusnaturalismo, cioè la concezione dello stato come garante dei diritti inviolabili e inalienabili. Con l’idealismo, infatti, si affermò il cosiddetto «stato etico», fondato su un principio assoluto (come ad esempio l’astratto spirito di Hegel), che priva l’individuo di ogni valore e individua nella codificazione legislativa il termine del problema su cui si erano interrogati i giusnaturalisti: essi, infatti, asserivano che non fosse più necessario studiare il rapporto esistente tra diritto naturale e diritto positivo perché, in seguito alla codificazione, esisteva ormai un solo ed unico diritto.
Critiche al diritto naturale
Nel corso dell’ottocento, il diritto naturale è stato aspramente criticato:
- i positivisti giuridici hanno sostenuto che il diritto naturale non può essere considerato vero e proprio diritto perché è privo del risvolto pratico tipico di ogni legge: il diritto naturale non si basava sull’uso della forza (Bobbio lo definì «diritto disarmato»( e per questo motivo impedì all’uomo di difendere la propria condizione, determinando la sua uscita dallo stato di natura;
- altri filosofi hanno invece criticato l’uso dell’aggettivo «naturale» accostato al termine «diritto»: esso implica almeno nove significati diversi e da ciò scaturisce solo un concetto confuso e poco chiaro di cosa davvero sia il diritto naturale.
Limiti del giusnaturalismo
Più in generale, infine, il giusnaturalismo viene criticato per il suo astrattismo e il suo antistoricismo: le norme, ricavate dalla ragione, sono considerate immutabili ed eterne, valide quindi universalmente ed eternamente, esse ignorano la storia, mentre della storia sono frutto in quanto espressione della trasformazione della società occidentale nelle sue componenti economiche, sociali e politiche.
Domande da interrogazione
- Quali eventi segnano simbolicamente la fine del giusnaturalismo?
- Quali sono le principali critiche al diritto naturale emerse nell'Ottocento?
- Quali limiti sono attribuiti al giusnaturalismo?
La fine simbolica del giusnaturalismo è coincisa con la morte di Immanuel Kant e la promulgazione del codice napoleonico nel 1804, eventi che hanno segnato l'emergere dell'idealismo ottocentesco.
Le critiche al diritto naturale includono l'argomento dei positivisti giuridici, che lo considerano privo di risvolto pratico e quindi non vero diritto, e il dibattito sull'uso del termine "naturale", che genera confusione e ambiguità sul concetto stesso di diritto naturale.
Il giusnaturalismo è criticato per il suo astrattismo e antistoricismo, poiché le norme derivanti dalla ragione sono viste come immutabili ed eterne, ignorando la storicità e la trasformazione della società occidentale.