Concetti Chiave
- Gesù violava apparentemente certi precetti per risvegliare lo spirito genuino della legge e attirare l'attenzione su aspetti della vita come la sofferenza e la povertà.
- Il dolore è considerato un elemento prezioso che connette l'umanità alla profondità dell'esistenza, e Gesù proclama beati coloro che soffrono.
- Il messaggio di Gesù ai peccatori sottolinea che la vera virtù richiede grazia e consapevolezza del peccato, oltre a una correzione della superbia morale.
- Il cristianesimo offre un significato ai mali e ai dolori, considerandoli strumenti di salvezza e mezzi per manifestare la gloria di Dio.
- Durante la diffusione del cristianesimo, la società sembrava tranquilla, ma era interna la ricerca di un senso alla vita che il cristianesimo soddisfaceva.
Gesù e la violazione dei precetti
Per combattere l'inaridimento dei Farisei e degli Scribi, nel comportamento di Gesù serviva la violazione esteriore e apparente di certi precetti (non far nulla di sabato, lavarsi le mani prima di toccare il pane, ecc.), per farne rivivere lo spirito genuino; serviva una predicazione volutamente paradossale di dottrine che a volte ampliavano, ma altre volte anche urtavano la morale comune (spesso attraverso contrapposizioni dirette, come nel Sermone della montagna: "Vi hanno detto ... e io vi dico..."); e serviva, soprattutto, il richiamare l'attenzione degli uomini sul valore e sulla funzione propria di ciò che gli uomini avevano sempre fuggito: la sofferenza, la malattia, la povertà, la morte, il peccato medesimo. Questi aspetti dell'esistenza non erano più semplicemente da tenere lontani, bensì da redimere, riscattando in essi quel valore che si cela sotto la loro negatività.
Il valore del dolore e della sofferenza
Nello "stato di caduta" dell'umanità - non ignoto ai Gentili, ma addirittura fondamentale per la vicenda biblica - il doloro non è solo inevitabile, ma per certi lati prezioso. La sua mancanza può renderci, come noi diciamo, "superficiali", cioè privarci del contatto con la fonte profonda del qene. I beni stessi che abbiamo - considerati come proprietà, e non più come "precari" (cioè, letteralmente, "concessi su preghiera") - finiscono col diventare vuoti e senza senso. Il dolore invece ci dà il senso del bene: e Gesù proclama beati coloro che soffrono. La sua stessa passione è emblematica del ricongiungimento al divino attraverso la sofferenza.
Il richiamo ai peccatori e la grazia
Gesù si rivolge anche in particolare ai peccatori, dagli ebrei messi al bando. E ci insegna che, chi si limita a comportarsi "come si deve" (come il Fariseo della parabola: Luc. XVIII, 12) può facilmente venire a credere che fare il bene sia sempre in suo esclusivo potere (così pensavano, infatti, gli stoici), e non richieda una grazia. La superbia, radice del peccato originale, va corretta con la coscienza e il rimorso del peccato; e le vocazioni cristiane alla santità si alimenteranno di una vigorosa coscienza del peccato.
Qual è il senso dei mali nel cristianesimo?
Il Cristianesimo veniva così a dare un senso ai dolori e ai mali del mondo: chwe non sono già un bene in sé, e neppure qualcosa di "indifferente"; ma, pur come veri mali, sono uno strumento indispensabile di salvezza contro l'inaridimento. La "gloria" (doxa) di Dio, il manifestarsi del suo valore, trasfigurerà quegli aspetti negativi: ma come potrebbe essa apparire a noi, se l'esperienza del dolore non ci salvasse dall'aridità?
La diffusione del cristianesimo nell'antichità
Si noti che, nell'epoca in cui cominciò a diffondersi il cristianesimo, la vita appariva abbastanza tranquilla, e nessuna sciagura particolare era in atto. La pax romana dava, quanto meno, una sicurezza prima sconosciuta; e la fine era ancora lontana. Eppure la civiltà che, dalla Grecia, si era allargata a tutto il bacino del Mediterraneo appariva stanca, quasi spenta. Non, dunque, per ragioni esterne, ma interne: le forme esteriori restavano, ma erano cadute nell'insignificanza. Più tardi il cristianesimo aiuterà l'Occidente a far fronte anche a difficoltà esteriori: ma per ora l'esigenza a cui esso risponde, e per cui viene assorbito avidamente dal mondo antico, è tutta interiore, ed è l'esigenza di ridare un senso alla vita.
Domande da interrogazione
- Qual è il significato della violazione dei precetti da parte di Gesù?
- Perché il dolore è considerato prezioso nel contesto cristiano?
- Come si relaziona la grazia con il comportamento dei peccatori secondo Gesù?
- In che modo il cristianesimo offre un senso ai mali del mondo?
- Qual era la condizione della società al tempo della diffusione del cristianesimo?
Gesù violava apparentemente certi precetti per rivitalizzare lo spirito genuino della legge, richiamando l'attenzione su aspetti della vita come la sofferenza e il peccato, che andavano redenti piuttosto che evitati.
Il dolore, pur essendo inevitabile, è visto come un elemento che conferisce senso alla vita, poiché ci connette a una dimensione più profonda dell'esistenza e ci aiuta a riconoscere il bene, come evidenziato dalla beatitudine di coloro che soffrono.
Gesù insegna che la grazia è fondamentale per il bene, e che la superbia di chi si comporta "come si deve" può portare a una falsa sicurezza; la coscienza del peccato è essenziale per la vera vocazione alla santità.
Il cristianesimo attribuisce un significato ai dolori e ai mali, considerandoli strumenti di salvezza che, pur essendo veri mali, possono portare a una trasformazione e a una manifestazione della gloria di Dio.
Nonostante la pax romana e una vita apparentemente tranquilla, la civiltà del tempo era stanca e priva di significato; il cristianesimo rispondeva a un'esigenza interiore di ridare senso alla vita, piuttosto che a una crisi esterna.