Concetti Chiave
- La Grande depressione iniziò il 24 ottobre 1929 con il crollo della Borsa di Wall Street, scatenato da un sistema speculativo e da una distribuzione ineguale della ricchezza.
- La crisi economica colpì non solo gli Stati Uniti, ma si propagò rapidamente in Europa, portando a disoccupazione, fallimenti e trasformazioni politiche significative.
- Il New Deal di Roosevelt, avviato nel 1933, comprendeva misure per ridurre la disoccupazione e regolare il mercato, mirando a stimolare l'economia attraverso lavori pubblici e interventi governativi.
- Il secondo New Deal del 1935 introdusse riforme significative come la Works Progress Administration e la Legge Wagner, migliorando le condizioni lavorative e sociali per i cittadini americani.
- La ripresa economica americana si consolidò con la partecipazione degli Stati Uniti alla Seconda Guerra Mondiale, che incrementò notevolmente l'industria e l'occupazione nel paese.
L'inizio della Grande depressione
La Grande depressione ebbe inizio il 24 Ottobre 1929 con il crollo della Borsa di Wall Street, New York.
Crescita economica e speculazione
Essa trova le sue origini nella Prima Guerra Mondiale: il conflitto aveva, infatti, comportato una notevole crescita dell'economia Americana che riforniva l'Europa di quei beni che l'Europa stessa non riusciva a produrre essendo, gran parte delle sue energie produttive, concentrate sullo sforzo bellico.
In cambio di questi beni, in America, entravano enormi quantità di denaro. Inoltre, la crescita economica Americana, è dovuta anche al basso tasso di interesse praticato dalle banche Americane. I cittadini, fiduciosi di questo periodo di crescita, compravano denaro dalle banche (facevano cioè dei prestiti). Questo denaro veniva utilizzato:
• per i consumi (gli americani in questo periodo ebbero accesso ai cosiddetti beni voluttuari durevoli, che corrispondono cioè ai bisogni essenziali dell'uomo; nelle case comparvero i primi elettrodomestici e alcuni, addirittura, poterono comprare delle auto);
• i contadini acquistavano nuove macchine agricole.
A loro volta, anche i ceti rurali e quelli medi, chiesero prestiti alle banche. Così facendo, sembrava innescarsi un circolo virtuoso in quanto: l'aumento dei consumi portò alla crescita della produzione e di conseguenza del lavoro e all'aumento dei lavoratori in possesso di un salario.
Quest'ultima conseguenza avrebbe dovuto portare ad un ulteriore aumento dei consumi ma, ciò non avvenne in quanto:
1. la ricchezza era distribuita solo ad una parte della popolazione;
2. All'aumento della produzione non corrispondeva un'analoga crescita dei salari.
Per quanto riguarda quella minoranza di popolazione che possedeva la stragrande maggioranza del reddito complessivo Americano, questi investivano i loro soldi in azioni (investire in azioni garantiva una buona quantità di guadagno rispetto al semplice deposito in banca). A loro volta, anche gli appartenenti al ceto medio, incoraggiati dalla possibilità di rapidi e alti profitti, cominciarono a comprare azioni indebitandosi con le banche.
In poche parole possiamo dire che, dal punto di vista finanziario, in America, si era diffuso un sistema speculativo. Inizialmente questo sistema assicurò la disponibilità di grandi somme di denaro che le aziende potevano investire per aumentare la loro produttività. Il meccanismo si basava sul fatto che il valore delle azioni potesse crescere indefinitamente ad ogni emissione e che le banche potessero sempre prestare denaro per mantenere vivo il sistema speculativo.
La produzione industriale era, però, limitata da alcuni fattori come ad esempio il fatto che alcuni prodotti (come alcuni prodotti del settore automobilistico su cui si basava l'economica statunitense) erano rivolti ad acquirenti dell'alta e media borghesia (piccola borghesia era incapace di permettersi beni di lusso).
Col tempo si venne a creare, però, una situazione per cui la produzione industriale cominciò a rallentare e con essa, anche l'acquisto e il valore dei beni sul mercato mentre, le attività finanziarie continuavano a speculare (gli investitori acquistavano per vendere a prezzi maggiori, senza preoccuparsi della qualità dei titoli o del reale andamento dell'economia).
Il crollo della borsa
Quando il valore delle azioni, cresciuto a causa delle speculazioni, cominciò a scendere, gli investitori si precipitarono a venderle per paura che queste potessero perdere molto valore. Ciò provocò il crollo della borsa: numerose banche, non potendo riscuotere i crediti degli investitori, fallirono. Il crollo della borsa ebbe pesanti ripercussioni sulle imprese e sulle fabbriche: piccoli e medi imprenditori furono costretti a chiudere le loro aziende; operai e dipendenti furono licenziati; numerose famiglie furono, nel giro di poco tempo, ridotte alla fame. Disoccupazione nel settore secondario: 5% (1929) - 38% (1933).
Ripercussioni globali della crisi
A causa degli scambi economici instauratisi tra Europa e Stati Uniti dopo la Grande Guerra, la crisi coinvolse ben presto anche l'Europa.
Inghilterra: oltre a disoccupazione e fallimenti, si verificò un crollo delle esportazioni e ciò costrinse i governi britannici ad abbandonare i legami della sterlina con l'oro ponendo fine alla supremazia di quella valuta sui mercati internazionali;
Germania: la crisi ebbe gravi ripercussioni politiche e, il malcontento generale, l'alta disoccupazione e la crescente povertà causata dalla Grande Guerra, furono alla base dell'affermazione del potere Nazista (potere totalitario, avente cioè il potere di controllare qualsiasi cosa all'interno dello Stato);
Italia: l'economia era già stata rallentata dalle politiche di Mussolini in relazione all'operazione QUOTA 90 che aveva l'obiettivo di fissare il cambio con la sterlina a 90 lire. La Grande Depressione causò una crisi della produzione industriali (in alcuni settori si ha un calo del 30%) e paralizzò le esportazioni già indebolite da Quota 90.
Per affrontare la crisi, il regime fascista intervenne nazionalizzando banche e aziende a rischio fallimento.
A questo scopo furono create:
• l'IRI: Istituto per la Ricostruzione Industriale (finanziare banche e industrie);
• l’IMI: Istituto Mobiliare Italiano (finanziare medie e piccole aziende).
Il New Deal di Roosevelt
La crisi fu arginata negli Stati Uniti dal New Deal di Roosevelt a partire dal 1933, mentre continuò a lungo in Inghilterra, Italia e Germania.
Nel novembre 1933, negli Stati Uniti vi furono le elezioni presidenziali che videro vincitore Roosevelt. Ispirandosi alle teorie economiche di John M. Keynes il quale sosteneva che il mercato di un paese doveva essere libero ma non abbandonato a se stesso, e che, ogni qualvolta il paese si trovava in crisi, doveva essere lo Stato stesso a trasformarsi in “imprenditore”, avviando, ad esempio, lavori pubblici, in maniera tale da assorbire la disoccupazione, Roosevelt lanciò il New Deal (Nuovo Corso), cioè una serie di misure di emergenza per bloccare la crisi e promuovere la riforma di tutto il sistema economico.
Il nuovo Presidente si convinse del fatto che l'economia si sarebbe risollevata solo se i consumatori avessero nuovamente avuto le condizioni per acquistare le merci prodotte dall'industria e dall'agricoltura. Per fare ciò bisognava diminuire la disoccupazione in quanto, ottenuto un posto di lavoro, la gente avrebbe ricominciato a disporre di un reddito con cui pagare i consumi; conseguentemente, le industrie sarebbero tornate a vendere, guadagnare e, quindi, assumere più lavoratori.
Consapevole della situazione in cui si trovavano le aziende private, Roosevelt diede allo Stato l'incarico di assumere i disoccupati proponendo un vasto programma di lavori pubblici (costruzione di strade, dighe ecc...).
Successivamente promulgò alcune leggi, quali:
• National industrial recovery act: norme per evitare la concorrenza sleale sul mercato. Creò, inoltre, un'agenzia governativa che aveva lo scopo di intervenire nei rapporti tra capitale e lavoro;
• Agricultural adjustment act: legge avente lo scopo di impedire nuove eccedenze in agricoltura;
• Emergence banking act: Borsa, grandi industri e banche vennero sottoposte a severi controlli in modo da evitare fenomeni speculativi come quelli che portarono alla crisi.
Roosevelt, inoltre, cercò di potenziare il commercio estero attraverso la svalutazione del dollaro e la diminuzione delle tariffe doganali.
Considerando lo stato di crisi in cui versava il Paese, per finanziare tutte le attività, egli capì che doveva essere lo Stato ad indebitarsi: spese più di quanto avrebbe potuto con l'idea che, dopo la ripresa economica del Paese, avrebbe potuto riscuotere nuove tasse e colmare il debito.
Misure del secondo New Deal
A partire dal 1935, possiamo parlare di un secondo New Deal che segnò il passaggio da un periodo di ricostruzione ad un periodo di riformazione. Esso era basato su tre provvedimenti principali:
1. Costituzione della Works Progress Administration: ente che aveva il compito di realizzare grandi opere pubbliche (parco di Yellowstone, bacini idroelettrici del Colorado);
2. Legge Wagner: fu istituita una struttura federale avente l'incarico di verificare la rappresentatività delle organizzazioni sindacali durante le contrattazioni collettive e di prevenire e correggere ogni attività illecita messa in atto dagli imprenditori nei confronti dei sindacati e dei lavoratori. Inoltre, con il Fair Labor Standards si stabilì un massimo di 40 ore settimanali di lavoro e un limite minimo di salari;
3. Social security act: venne introdotta l'assicurazione pensionistica. La legge si proponeva di aprire fondi per l'assistenza di anziani bisognosi, disoccupati e invalidi.
Questo programma ebbe esiti abbastanza positivi: Roosevelt, alle elezioni del 1936, "fu premiato" ottenendo una maggioranza del 60,8%.
L'economia Americana mostrò segni di ripresa sin da subito anche se comunque, una totale ripresa avvenne in coincidenza della partecipazione degli Stati Uniti alla Seconda Guerra Mondiale, quando l'industria delle armi, incrementò l'economia del Paese.
Domande da interrogazione
- Qual è la causa principale dell'inizio della Grande depressione?
- Come influenzò la distribuzione della ricchezza la crisi economica?
- Quali furono le conseguenze immediate del crollo della Borsa?
- In che modo il New Deal di Roosevelt cercò di affrontare la crisi?
- Quali furono le principali misure del secondo New Deal?
La Grande depressione iniziò il 24 Ottobre 1929 con il crollo della Borsa di Wall Street, un evento che affondava le radici nella crescita economica e nella speculazione finanziaria degli anni precedenti, alimentata dalla Prima Guerra Mondiale.
La crisi fu aggravata dalla disuguaglianza nella distribuzione della ricchezza, poiché solo una parte della popolazione deteneva la maggioranza del reddito, mentre l'aumento della produzione non si tradusse in un corrispondente aumento dei salari.
Il crollo della Borsa portò al fallimento di numerose banche, alla chiusura di piccole e medie imprese e a un tasso di disoccupazione che passò dal 5% nel 1929 al 38% nel 1933.
Il New Deal, lanciato da Roosevelt nel 1933, mirava a stimolare l'economia attraverso lavori pubblici, regolamentazioni per evitare la speculazione e misure per ridurre la disoccupazione, con l'obiettivo di ripristinare i consumi.
Il secondo New Deal, avviato nel 1935, includeva la creazione della Works Progress Administration, la Legge Wagner per la protezione dei diritti dei lavoratori e il Social Security Act per l'assistenza a disoccupati e anziani, contribuendo a una ripresa economica.