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Concetti Chiave

  • Pietro Bembo, figura chiave del Rinascimento, ha codificato la lingua letteraria italiana e posto le basi del petrarchismo.
  • La sua opera "Asolani" ha innovato il tema dell'amore, introducendo l'uso della prosa accanto alla poesia, in un contesto neoplatonico.
  • Durante il suo periodo a Urbino, Bembo scrisse le "Stanze", un'opera di 50 ottave in stile petrarchesco, recitata a corte nel 1507.
  • Le "Prose della volgar lingua" sono fondamentali per l'uso del volgare come lingua letteraria, stabilendo il toscano di Dante, Boccaccio e Petrarca come modello.
  • Le norme linguistiche di Bembo hanno avuto un impatto duraturo sulla letteratura italiana, influenzando autori come Ariosto e uniformando lo stile letterario.

Crin d’oro crespo e d’ambra tersa e pura,

ch'a l'aura su la neve ondeggi e vole,

occhi soavi e più chiari che 'l sole,

da far giorno seren la notte oscura,

riso, ch'acqueta ogni aspra pena e dura,

rubini e perle, ond'escono parole

sì dolci, ch'altro ben l'alma non vòle,

man d'avorio, che i cor distringe e fura,

cantar, che sembra d'armonia divina,

senno maturo a la più verde etade,

leggiadria non veduta unqua fra noi,

giunta a somma beltà somma onestade,

fur l'esca del mio foco, e sono in voi

grazie, ch'a poche il ciel largo destina

Pietro Bembo e il Rinascimento

Pietro Bembo (1470-1547) fu una delle figure salienti del periodo rinascimentale; egli pose le basi del petrarchismo e diede un contributo decisivo alla codificazione della lingua letteraria italiana.

Formazione e Opere Iniziali

Nato in una ricca famiglia del patriziato veneziano, ebbe una formazione umanistica completa e studiò il greco a Messina. Ritornato a Venezia, collaborò con il grande stampatore Aldo Manuzio presso il quale pubblicò il suo primo testo: una breve prosa latina intitolata De Aetna (1496). Nel 1501, sempre per Manuzio, curò un'edizione delle rime del Petrarca e una della Commedia dantesca (1502). Tra il 1497 e il 1499 fu alla corte ferrarese, dove approfondì gli studi filosofici. Nel 1505, presso Manuzio, stampò gli Asolani, dialoghi in 3 libri in cui si alternano poesia e prose. Tipico prodotto della letteratura cortigiana d'influsso neoplatonico, gli Asolani trattano dell'esperienza amorosa. La novità dell'opera consiste nel fatto che il tema dell'amore è sviluppato non più solo nella canonica forma poetica, ma anche in quella prosastica. Le rime presenti si segnalano per uno stile petrarchesco assai rigoroso.

Carriera Ecclesiastica e Opere

Nel 1506 Bembo si trasferì da Venezia a Urbino, presso la corte dei Montefeltro, e abbracciò la carriera ecclesiastica per esigenze economiche. Al periodo urbinate, durato sei anni, appartengono le Stanze, 50 ottave di stile petrarchesco recitate a corte nel 1507. Nel 1512, a Roma, divenne segretario di Leone X; appartiene a questo periodo la polemica con l'umanista Giovan Francesco Pico e la conseguente stesura del trattato De imitatione, in cui si sosteneva la necessità per la prosa di imitare un solo scrittore: Cicerone. Nel 1522 Bembo si stabilì a Padova, città in cui progettò e ultimò le Prose della volgar lingua (1525), un trattato in 3 libri che, in forma di dialogo, svolge il tema della lingua e della letteratura in volgare. Divenuto ormai celebre, nel 1530 pubblicò le Rime, che costituivano l'applicazione dei suoi precetti linguistici in campo poetico. In quello stesso anno fu nominato storiografo e bibliotecario della Repubblica di Venezia, per la quale redasse una Historia veneta. Nel 1539 il papa Paolo III lo nominò cardinale. Raccolse inoltre le proprie lettere in un Epistolario, anch'esso pubblicato dopo la sua morte avvenuta a Roma.

Prose della Volgar Lingua

Stabilita la necessità di usare il volgare come lingua letteraria, nel primo libro delle Prose della volgar lingua Bembo sostiene il recupero del toscano di Dante, e soprattutto di Boccaccio e di Petrarca, come lingua letteraria nazionale, in opposizione a chi proponeva l'uso della lingua delle corti (per esempio, B. Castiglione) o quello del fiorentino contemporaneo. Nel secondo libro, riferendosi specificamente alla poesia del Petrarca, Bembo individua in Petrarca il modello di perfezione stilistica, metrica e retorica da imitare per i versi. Nel terzo libro egli detta le regole grammaticali della lingua volgare unitaria, ricavandole dai testi dei tre grandi scrittori del Trecento. In questa maniera Bembo delinea un "classicismo del volgare" (una lingua fondata sulla "gravità" e la "piacevolezza") in grado di superare in modo unitario l'ibridismo linguistico e stilistico dei vari volgari italiani scritti. La sua soluzione riuscì a imporsi nella società letteraria italiana: Ariosto, per esempio, modificò la lingua del Furioso e molti altri scrittori si adeguarono alle norme e alle regole codificate da Bembo.

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Domande da interrogazione

  1. Qual è il contributo principale di Pietro Bembo alla lingua italiana?
  2. Pietro Bembo ha dato un contributo decisivo alla codificazione della lingua letteraria italiana, sostenendo l'uso del volgare e proponendo il toscano di Dante, Boccaccio e Petrarca come lingua nazionale (testo).

  3. In che modo Bembo ha innovato il tema dell'amore nella sua opera "Asolani"?
  4. Negli "Asolani", Bembo ha sviluppato il tema dell'amore non solo in forma poetica, ma anche in forma prosastica, rappresentando un tipico prodotto della letteratura cortigiana d'influsso neoplatonico (testo).

  5. Quali opere significative ha pubblicato Bembo durante la sua carriera?
  6. Tra le opere significative di Bembo ci sono "De Aetna", "Asolani", "Prose della volgar lingua" e le "Rime", che applicano i suoi precetti linguistici in campo poetico (testo).

  7. Qual è la posizione di Bembo riguardo alla prosa e alla sua imitazione?
  8. Nel trattato "De imitatione", Bembo sostiene che la prosa debba imitare un solo scrittore, Cicerone, evidenziando l'importanza della coerenza stilistica (testo).

  9. Come ha influenzato Bembo la letteratura italiana del suo tempo?
  10. Bembo ha influenzato la letteratura italiana imponendo un "classicismo del volgare", che ha portato autori come Ariosto a modificare la lingua del "Furioso" secondo le sue norme e regole (testo).

Domande e risposte

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