Il corpo umano
Homo sapiens
Genere: homo
Famiglia: ominidi
Ordine: primati
Classe: mammiferi
Subfilum: cordati
Regno: animalia
Dominio: eucaria
L’evoluzione del pollice opponibile ha permesso l’evoluzione dell’uomo: permette all’uomo tutte le azioni che sa compiere e ha permesso di sviluppare le proprie capacità encefaliche.
Come studiare il corpo umano: posizione eretta, arti superiori lungo il tronco, palmi in avanti e ginocchio flesso in avanti.
Parti fondamentali: capo – tronco – arti.
Il capo
Capo: parte superiore che si articola al tronco attraverso il collo. Il capo in alto è la cefalizzazione per garantire una migliore relazione possibile con l’ambiente esterno.
Nel capo c’è l’encefalo, organo più importante che permette le più elaborate funzioni a livello vegetativo, cognitivo, sentimentale. L’encefalo è protetto dalla scatola cranica, sistema osseo formato da ossa saldate tra loro.
Il tronco
Tronco: parte superiore: torace, parte inferiore: addome; separate da un muscolo a cupola: il diaframma, che interviene nella respirazione.
Torace: formato da gabbia toracica formata da ossa, osso centrale impari e mediano: lo sterno, al quale si articolano le costole o coste. Esso protegge organi vitali: cuore e polmoni.
Addome: contiene gli organi più importanti dell’apparato digerente, escretore e riproduttore.
Cresta iliaca (margine superiore dell’ala dell’osso ileo), dà forma al bacino ed è un carattere sessuale secondario: più stretto nell’uomo, più largo nella donna. Al suo livello ci sono gli arti inferiori: propaggini che si articolano per mezzo del cinto pelvico (cinto scapolare al tronco).
Gli arti
4 arti: 2 superiori, 2 inferiori, perché la posizione è eretta.
Arti superiori: formati da 3 parti: braccio, avambraccio e mano; ciascuna parte è articolata con l’altra.
Braccio: parte più vicina al corpo, prossimale, mentre quella lontana è distale; lungo osso: omero.
Avambraccio: ulna dalla parte del mignolo e radio dalla parte del pollice; distale per il braccio e prossimale per la mano.
Mano: struttura più distale, formata da ossicini e articolazioni che permettono diversi movimenti.
Arti inferiori: coscia, gamba, piede.
Coscia: 1 osso lungo, il femore.
Gamba: tibia e perone a livello del ginocchio. Si articolano con l’estremità distale, il piede.
Piede: struttura più distale, formata da ossicini e articolazioni che permettono diversi movimenti.
Sono le ossa a dare forma e organizzazione spaziale, se no saremmo amorfi. Il sistema muscolare permette i movimenti.
Le cellule e i tessuti
Centinaia di miliardi di cellule, tutte cloni, ciascuna specializzata nelle funzioni.
200-300 tipi di cellule diverse, le quali, a seconda della morfologia e funzione, si riuniscono a formare 4 tipi di tessuti più importanti: tessuti epiteliali, connettivi, muscolari e nervoso.
Tessuti epiteliali
Rivestono strutture interne e esterne.
- Occupa tutta la superficie libera.
- Le loro cellule presentano 3 caratteristiche.
- 1. Sono strettamente ravvicinate le une alle altre, per mezzo delle giunzioni cellulari (giunzioni occludenti, comunicanti, desmosomi… sono strutture formate da proteine di membrana che consentono specifiche interazioni tra cellule), non ci sono spazi tra le cellule.
- 2. Tali tessuti sono privi di vasi sanguigni, quindi le cellule assumono nutrimento (ossigeno, materiale utile) dal tessuto connettivo sottostante tramite lamina basale, alla quale le cellule epiteliali sono attaccate per mezzo di emidesmosomi (sono particolari punti di adesione, appartenenti al gruppo delle giunzioni di ancoraggio).
- 3. A causa della continua usura alla quale vanno incontro le cellule, esse sono in costante mitosi, divisione, altrimenti viene a mancare.
Si dividono in base al numero di strati cellulari: epiteli monostratificati, pluristratificati, pseudostratificati (è uno ma sembrano di più a causa della diversa forma e grandezza delle cellule) ed epitelio di transizione (il numero di strati cambia secondo il momento della funzione dell’organo).
In base alla forma: squamoso o pavimentoso se le cellule sono molto appiattite; cubico se si equivalgono le dimensioni o grandezze della cellula; prismatico o colonnare se le cellule sono alte.
Quello dell’epidermide: pluristratificato, più in profondità cellule più alte, via via verso l’esterno più sottili.
Quello dei capillari monostratificato e pavimentoso perché a livello dei capillari sanguigni si devono scambiare le sostanze.
Quello pseudostratificato è quello respiratorio.
Quello di transizione nella vescica, organo cavo nell’apparato escretore che raccoglie l’urina prima che venga emessa all’esterno con l’atto della minzione; quando è vuota le pareti sono spesse, quando si riempie più sottili, gli strati cellulari cedono spazio a uno solo.
In base alla funzione: secrezione, epiteli ghiandolari e rivestimento.
- Le ghiandole sono organi, strutture corporee con funzione di produrre e secernere sostanze; il parenchima delle ghiandole (parte funzionale) è formato da cellule epiteliali.
Due gruppi
Ghiandole endocrine
Ghiandole endocrine: producono e secernono ormoni nel sangue.
Ghiandole esocrine
Ghiandole esocrine: direttamente o indirettamente riversano il contenuto del loro secreto all’interno di dotti o condotti che trasporteranno il materiale all’esterno; di solito secernono liquidi: ghiandole lacrimali (per umidificare la superficie dell’occhio), salivari (per la digestione), sudoripare (termoregolazione), sebacee, mammarie, fegato (bile), pancreas (succo pancreatico).
Epitelio sensoriale: si trova a livello delle papille gustative, dell’orecchio e le cellule sono in stretta relazione con i neuroni, responsabili del gusto e dell’udito. Tali cellule sono cellule epiteliali in relazione con quelle nervose, immerse nel tessuto nervoso.
Epitelio particolarmente differenziato: unghie, capelli, denti. Cellule per lo più morte e fortemente cheratinizzate.
Tessuto muscolare
Tessuto muscolare: formato da cellule con capacità di contrarsi. Contrazione mediante cui si attiva il movimento di cellula, organo, individuo, permesso tramite eccitazione e contrattilità.
Solo cellule muscolari e nervose rispondono alla reattività: ciò avviene mediante il cambiamento del potenziale elettrico di membrana (differenza di cariche positive e negative): ioni positivi e negativi disposti in modo diverso ai versanti della membrana: differenza del potenziale elettrico.
-20 millivolt: costante sempre per tutte le cellule tranne che per quelle nervose e muscolari che, per poter compiere la loro funzione, alterano la disposizione consueta sui 2 versanti della membrana, generando il potenziale d’azione (energia della cellula aumenta rapidamente): alle cellule muscolari dà contrazione e alle nervose eccitazione.
3 tipi di tessuto muscolare:
- 1. Striato scheletrico volontario.
- 2. Liscio viscerale involontario.
- 3. Striato cardiaco involontario.
1. Presenta striature trasversali dovute al fatto che le 2 proteine contrattili (actina e miosina) sono disposte in modo regolare a formare sarcomeri (la più piccola struttura muscolare in grado di sviluppare forza e accorciarsi); scheletrico perché i muscoli si inseriscono sulle ossa mediante i tendini; volontario perché il movimento è dettato dalla volontà dell’individuo.
Le cellule sono polinucleate perché alla mitosi non è seguita la citodieresi, quindi molti nuclei, contengono molti mitocondri (liberano energia), sono molto lunghe, dette fibrocellule.
Capace di compiere movimenti estremi, intensi e molto elaborati, fini, ma per periodi limitati: va incontro a stanchezza (non posso correre o dipingere per sempre).
2. Liscio perché non si vedono striature perché le proteine non sono disposte in modo regolare; mononucleate, aspetto fusiforme (estremità spessa); viscerale perché si trova negli organi interni, tessuto involontario.
Movimenti meno imponenti, intensi, ma possono durare nel tempo, non si stanca.
3. Unico ad essere striato e involontario contemporaneamente. Forma il miocardio: tessuto muscolare del cuore. Striature diverse dal tessuto scheletrico. Le cellule sono mononucleate ma così vicine che funzionano in modo sincrono.
Tessuto nervoso
Tessuto nervoso: cellule eccitabili e in grado di condurre impulso nervoso.
2 cellule: neuroni e cellule gliali.
Il corpo umano
Homo sapiens
- Genere: Homo
- Famiglia: Ominidi
- Ordine: Primati
- Classe: Mammiferi
- Subphylum: Cordati
- Regno: Animalia
- Dominio: Eucaria
L’evoluzione del pollice opponibile ha permesso l’evoluzione dell’uomo: permette all’uomo tutte le azioni che sa compiere e ha permesso di sviluppare le proprie capacità encefaliche.
Come studiare il corpo umano: posizione eretta, arti superiori lungo il tronco, palmi in avanti e ginocchio flesso in avanti.
Parti fondamentali: capo, tronco, arti.
Capo
Parte superiore che si articola al tronco attraverso il collo, capo in alto: è la cefalizzazione, per garantire una migliore relazione possibile con l’ambiente esterno. Nel capo c’è l’encefalo, organo più importante che permette le più elaborate funzioni a livello vegetativo, cognitivo e sentimentale. L’encefalo è protetto dalla scatola cranica, sistema osseo formato da ossa saldate tra loro.
Tronco
Parte superiore: torace; parte inferiore: addome; sono separate da un muscolo a cupola, il diaframma, che interviene nella respirazione.
Torace
È formato dalla gabbia toracica, costituita da ossa, e dall’osso centrale impari e mediano, lo sterno, al quale si articolano le costole o coste. Esso protegge organi vitali: cuore e polmoni.
Addome
Contiene gli organi più importanti dell’apparato digerente, escretore e riproduttore. La cresta iliaca, margine superiore dell’ala dell’osso ileo, dà forma al bacino ed è un carattere sessuale secondario: più stretto nell’uomo, più largo nella donna. Al suo livello ci sono gli arti inferiori, propaggini che si articolano per mezzo del cinto pelvico, come il cinto scapolare al tronco.
4 arti
Sono 2 superiori e 2 inferiori, perché la posizione è eretta.
Arti superiori: sono formati da 3 parti: braccio, avambraccio e mano; ciascuna parte è articolata con l’altra.
Braccio: parte più vicina al corpo, prossimale, mentre quella lontana è distale; è formato da un osso lungo, l’omero.
Avambraccio: ulna dalla parte del mignolo e radio dalla parte del pollice; è distale per il braccio e prossimale per la mano.
Mano: struttura più distale, formata da ossicini e articolazioni che permettono diversi movimenti.
Arti inferiori: coscia, gamba, piede.
Coscia: contiene 1 osso lungo, il femore.
Gamba: tibia e perone a livello del ginocchio. Si articolano con l’estremità distale, il piede.
Piede: struttura più distale, formata da ossicini e articolazioni che permettono diversi movimenti.
Sono le ossa a dare forma e organizzazione spaziale, altrimenti saremmo amorfi. Il sistema muscolare permette i movimenti.
Centinaia di miliardi di cellule, tutte cloni, ciascuna specializzata nelle funzioni.
200-300 tipi di cellule diverse, le quali, a seconda della morfologia e della funzione, si riuniscono a formare 4 tipi di tessuti più importanti: tessuti epiteliali, connettivi, muscolari e nervoso.
Tessuti epiteliali
- Rivestono strutture interne ed esterne.
- Occupano tutta la superficie libera.
- Le loro cellule presentano 3 caratteristiche.
- Sono strettamente ravvicinate le une alle altre, per mezzo delle giunzioni cellulari: giunzioni occludenti, comunicanti, desmosomi. Sono strutture formate da proteine di membrana che consentono specifiche interazioni tra cellule; non ci sono spazi tra le cellule.
- Tali tessuti sono privi di vasi sanguigni, quindi le cellule assumono nutrimento, ossigeno e materiale utile dal tessuto connettivo sottostante tramite lamina basale, alla quale le cellule epiteliali sono attaccate per mezzo di emidesmosomi. Sono particolari punti di adesione, appartenenti al gruppo delle giunzioni di ancoraggio.
- A causa della continua usura alla quale vanno incontro le cellule, esse sono in costante mitosi, divisione, altrimenti viene a mancare.
Si dividono in base al numero di strati cellulari: epiteli monostratificati, pluristratificati, pseudostratificati, che sono uno ma sembrano di più a causa della diversa forma e grandezza delle cellule, ed epitelio di transizione, nel quale il numero di strati cambia secondo il momento della funzione dell’organo.
In base alla forma: squamoso o pavimentoso, se le cellule sono molto appiattite; cubico, se si equivalgono le dimensioni o grandezze della cellula; prismatico o colonnare, se le cellule sono alte.
Quello dell’epidermide è pluristratificato: più in profondità le cellule sono più alte, via via verso l’esterno più sottili. Quello dei capillari è monostratificato e pavimentoso perché, a livello dei capillari sanguigni, si devono scambiare le sostanze. Quello pseudostratificato è quello respiratorio. Quello di transizione si trova nella vescica, organo cavo nell’apparato escretore che raccoglie l’urina prima che venga emessa all’esterno con l’atto della minzione; quando è vuota le pareti sono spesse, quando si riempie sono più sottili, gli strati cellulari cedono spazio a uno solo.
- In base alla funzione: secrezione, epiteli ghiandolari e rivestimento.
Le ghiandole sono organi, strutture corporee con funzione di produrre e secernere sostanze; il parenchima delle ghiandole, parte funzionale, è formato da cellule epiteliali.
Due gruppi
Ghiandole endocrine: producono e secernono ormoni nel sangue.
Ghiandole esocrine: direttamente o indirettamente riversano il contenuto del loro secreto all’interno di dotti o condotti che trasporteranno il materiale all’esterno; di solito secernono liquidi: ghiandole lacrimali, per umidificare la superficie dell’occhio; salivari, per la digestione; sudoripare, per la termoregolazione; sebacee; mammarie; fegato, bile; pancreas, succo pancreatico.
- Epitelio sensoriale: si trova a livello delle papille gustative e dell’orecchio e le cellule sono in stretta relazione con i neuroni, responsabili del gusto e dell’udito. Tali cellule sono cellule epiteliali in relazione con quelle nervose, immerse nel tessuto nervoso.
- Epitelio particolarmente differenziato: unghie, capelli, denti. Cellule per lo più morte e fortemente cheratinizzate.
Tessuto muscolare
Esso è formato da cellule con capacità di contrarsi. La contrazione, mediante cui si attiva il movimento della cellula, dell’organo e dell’individuo, è permessa tramite eccitazione e contrattilità. Solo cellule muscolari e nervose rispondono alla reattività: ciò avviene mediante il cambiamento del potenziale elettrico di membrana, differenza tra cariche positive e negative. Ioni positivi e negativi sono disposti in modo diverso ai versanti della membrana: differenza del potenziale elettrico.
-20 millivolt: costante sempre per tutte le cellule, tranne che per quelle nervose e muscolari, che per poter compiere la loro funzione alterano la disposizione consueta sui 2 versanti della membrana, generando il potenziale d’azione, cioè l’energia della cellula aumenta rapidamente: alle cellule muscolari dà contrazione e alle nervose eccitazione.
- 3 tipi di tessuto muscolare: 1. striato scheletrico volontario; 2. liscio viscerale involontario; 3. striato cardiaco involontario.
1. Tessuto striato scheletrico volontario: presenta striature trasversali dovute al fatto che le 2 proteine contrattili, actina e miosina, sono disposte in modo regolare a formare sarcomeri, la più piccola struttura muscolare in grado di sviluppare forza e accorciarsi. È scheletrico perché i muscoli si inseriscono sulle ossa mediante i tendini; volontario perché il movimento è dettato dalla volontà dell’individuo. Le cellule sono polinucleate perché alla mitosi non è seguita la citodieresi, quindi hanno molti nuclei; contengono molti mitocondri, che liberano energia, e sono molto lunghe, dette fibrocellule. È capace di compiere movimenti estremi, intensi e molto elaborati, fini, ma per periodi limitati: va incontro a stanchezza, non posso correre o dipingere per sempre.
2. Tessuto liscio viscerale involontario: è liscio perché non si vedono striature, poiché le proteine non sono disposte in modo regolare; è mononucleato, con aspetto fusiforme, estremità spessa; è viscerale perché si trova negli organi interni, quindi è un tessuto involontario. I movimenti sono meno imponenti e intensi, ma possono durare nel tempo, non si stanca.
3. Tessuto striato cardiaco involontario: è l’unico ad essere striato e involontario contemporaneamente. Forma il miocardio, tessuto muscolare del cuore. Le striature sono diverse da quelle del tessuto scheletrico. Le cellule sono mononucleate ma così vicine che funzionano in modo sincrono.
Tessuto nervoso
Cellule eccitabili e in grado di condurre l’impulso nervoso.
Due cellule: neuroni e cellule gliali. I neuroni sono cellule nervose propriamente dette; le gliali sono di supporto ai neuroni.
Pirenoforo: al centro, dove è situato il nucleo, corpo cellulare, forma di stella.
Dendriti: prolungamenti corti e numerosi, dall’aspetto ramificato.
Assone: prolungamento lungo.
Impulso unidirezionale: centripeto, da dendriti verso il centro, e centrifugo, da centro ad assone o periferia.
Le cellule nervose non si riproducono, sempre in G1.
Tre tipi di neuroni: sensoriali, di associazione o interneuroni, motori o motoneuroni.
Sensoriali: captano lo stimolo tramite dendriti; lo stimolo fa aprire i canali ionici, agli assoni in contatto con l’organo effettore, la ghiandola.
Di associazione: trasmettono l’impulso da un neurone all’altro, collegano neuroni sensoriali con quelli motori.
Motori: trasmettono l’impulso ad elementi ghiandolari e muscoli, in relazione con l’organo effettore.
Sinapsi: spazi neuronali chimici lasciati durante il passaggio dello stimolo da un neurone all’altro, facilitano le stimolazioni e permettono velocità.
Le gliali servono di nutrimento, necessarie affinché i neuroni possano vivere bene e svolgere le funzioni.
Tessuti connettivi
Tengono insieme l’organo, forniscono sostegno meccanico e protezione; ogni organo ha più tessuti; alcuni hanno particolari funzioni metaboliche. Le cellule non sono mai a stretto contatto l’una con l’altra, tra esse c’è la matrice extracellulare, formata da una sostanza fondamentale, liquido gelatinoso con sporgenze glucidiche delle membrane cellulari, e fibre proteiche, collagene ed elastina. Le cellule più numerose sono i fibroblasti, che producono fibre proteiche, e i macrofagi, cellule deputate alla difesa; con la fagocitosi assumono materiali esterni, virus e batteri.
La classificazione è molto ampia: 1. tessuto connettivo propriamente detto, che si divide in 3; 2. tessuto cartilagineo; 3. tessuto osseo; 4. sangue.
1. Tessuto connettivo propriamente detto: si divide in 3.
- Lasso: molto diffuso, fa da sostegno agli epiteli e prevalgono il collagene e l’elastina.
- Denso: ricco di fibre, si trova nei tendini e connette parti del corpo.
- Adiposo: bianco e bruno. Il bianco ha adipociti ricchi di grassi, forma cuscini protettivi per gli organi, ha funzione di termoregolazione e impermeabilizzazione; il bruno ha molti mitocondri per l’energia, come negli animali che vanno in letargo.
2. Tessuto cartilagineo: le cellule sono condrociti; è presente poco nell’animale adulto e tanto nel feto, solo che durante la crescita cede il posto al tessuto osseo. Nell’uomo la cartilagine è presente in pochi settori: naso, orecchie e articolazioni.
3. Tessuto osseo: le cellule sono osteociti, formate da sostanza fondamentale solida, impregnata di fosfati e carbonati di calcio. Le ossa sono una sorta di isole di osteociti. Esso forma lo scheletro.
4. Sangue: la sostanza fondamentale è liquida, il plasma; è l’8% di un adulto, 5/6 litri. È formato da plasma, in cui ci sono le proteine, e dalle cellule, elementi figurati: globuli rossi, bianchi e piastrine. Il plasma è il 55% del volume del sangue; il 45% è il valore dell’ematocrito e deve essere costante. Se aumenta, il sangue è meno fluido e il flusso più lento; se diminuisce, si ha mancanza di globuli rossi, anemia.
Plasma
Acqua e sostanze come sali minerali e ioni bicarbonato. Nel plasma si trasportano anidride carbonica e tutte le sostanze, utili o di scarto, prodotte dagli organi. Qui ci sono le proteine del sangue:
- Albumina: serve per mantenere la pressione colloido-osmotica, fa sì che le cellule del sangue possano vivere in ambiente isotonico rispetto a quello interno. Nelle persone denutrite viene distrutta e se ne ricava energia, cade la pressione e aumentano i liquidi.
- Fibrinogeno: interviene nei meccanismi di coagulazione del sangue. È una proteina inattiva, -GENO; se fosse attiva sempre indurrebbe coagulazione.
- Immunoglobuline: anticorpi, difesa specifica, antigeni.
Globuli bianchi
Leucociti, cellule complete, da 4 a 8 mila per millimetro cubo di sangue. Pur avendo un nucleo non si riproducono, ma vengono riprodotti da cellule staminali del midollo osseo; vivono da ore a pochi giorni. L’aumento dei globuli bianchi indica uno stato infiammatorio, un’infezione. Difendono l’organismo.
A seconda delle modalità secondo le quali intervengono nella difesa dell’organismo, si suddividono in granulociti neutrofili polimorfonucleati, linfociti e monociti.
Granulociti neutrofili polimorfonucleati, PMN: i più numerosi, tra il 40 e il 60% di tutti i globuli bianchi. Si chiamano granulociti perché si notano dei granuli che hanno attività lisosomiale; neutrofili, quindi, si colorano con coloranti neutri. L’abbondanza di lisosomi fa capire la loro funzione: fagocitosi del materiale estraneo, scaricando il contenuto degli enzimi lisosomiali. È una difesa immediata ma aspecifica, con le stesse modalità per qualunque corpo estraneo. Devono lasciare il torrente circolatorio e dirigersi nei siti di infezione; si muovono con movimenti ameboidi, come le amebe, quei protozoi che si muovono per deformazione del citoplasma con emissione di pseudopodi. Hanno un solo nucleo strozzato in vari lobi, per cui sembrano più nuclei, ma in realtà è uno solo: non sono polinucleati, ma mononucleati divisi in vari lobi.
Granulociti eosinofili, acidofili: intervengono nei meccanismi della funzione allergica; si trovano tra il 3 e il 5% dei globuli bianchi. Il nome deriva dal fatto che i granuli si colorano con coloranti acidi.
Granulociti basofili: tra il 2% e l’8%. I granuli contengono sostanze utili, istamina per l’allergia e anticoagulante eparina; il nome deriva dal fatto che i granuli sono colorati con coloranti basici.
Linfociti: tra il 20% e il 30%; si suddividono in gruppi. L’intervento è ritardato nei meccanismi di difesa, ma altamente specifico. Attaccano il materiale estraneo producendo anticorpi che interagiscono con sostanze estranee e portano le cellule a distruggere il materiale in modo preciso, immunità cellulo-mediata.
Monociti: tra l’1 e il 10%. Cellule inattive che diventano attive nella difesa quando abbandonano il torrente circolatorio. Si trasformano in macrofagi, che attuano la fagocitosi: i macrofagi sono la forma attiva. Sono più numerosi nei tessuti adibiti al contrasto del materiale estraneo.
Chemiotassi: reazione con cui vengono attirati tramite sostanze chimiche.
Formula leucocitaria: somma delle varie percentuali, corretta se prima ci sono i neutrofili e poi i linfociti.
Globuli rossi
O eritrociti, 5 milioni per millimetro cubo, costanti in tutto il valore dell’ematocrito. Cellule specializzate costituite da membrana cellulare e, all’interno, non da organuli ma solo da emoglobina. Non hanno nucleo; compiono solo un’attività metabolica, la glicolisi. Infatti le cellule trasportano ossigeno e non sanno fare nient’altro. Trasportano fino a 4 molecole di O.
Hanno forma a dischetto biconcavo, non appiattito. La forma è dovuta a 2 motivi: la superficie biconcava aumenta la superficie di scambio gassoso; riescono a infilarsi anche nei capillari più sottili per raggiungere le cellule. Quando invecchiano diventano grinzosi, vengono riconosciuti dalla milza, che li elimina riciclando il ferro. Il ferro è responsabile del legame con O. Non avendo nucleo non si riproducono, sono prodotti dalle cellule staminali pluripotenti del midollo osseo; la produzione è controllata dall’eritropoietina rilasciata da cellule epatiche, EPO. Il globulo rosso maturo non ha organuli, che vengono espulsi durante la maturazione. Sulla superficie esterna della membrana ci sono antigeni per il riconoscimento di sé, Rh e glicoproteine A e B.
Piastrine
Trombociti; cellule incomplete, frammenti cellulari dei megacariociti; variano da 200 mila a 400 mila per millimetro cubo di sangue. Sono prive di nucleo e organuli, ma ricche di enzimi e sostanze che occorrono nella coagulazione del sangue.
La coagulazione è un meccanismo a cascata: ciascun evento determina quello successivo, ma se ne manca uno il processo si autoblocca. Avviene quando si ha una lesione vasale; in quel momento viene liberato collagene e fattori tessutali. Le piastrine liberano i fattori di coagulazione XII.
L’attivazione contemporanea dei fattori della coagulazione, più altri fattori del plasma, attiva la protrombina, forma inattiva, in trombina, forma attiva. La trombina attiva il fibrinogeno in fibrina, proteina che forma una rete che impiglia globuli rossi; si forma il coagulo che blocca la fuoriuscita del sangue.
Tappo bianco: primo tappo, risposta immediata delle piastrine. Tappo rosso: successivo, con i globuli rossi.
Se fosse sempre attiva causerebbe trombosi.
Apparato digerente
Insieme di organi che concorrono per permettere una funzione vitale dell’organismo, uniti tra loro come struttura e come funzione. Esso assume materia ed energia dall’esterno, le trasforma ed elimina i rifiuti. È anche detto tubo digerente, lungo 10 m, diverso a seconda del livello considerato. È un tubo perché si apre alle due estremità: a quella superiore con la bocca o rima orale, all’estremità inferiore con l’ano, in diretta relazione con l’ambiente esterno.
4 momenti: ingestione, digestione, assorbimento, eliminazione dei rifiuti.
Ingestione: acquisizione dell’alimento nella bocca, comporta movimenti volontari e implica la funzione di muscoli striati. La bocca è formata da 2 labbra, una superiore e una inferiore, denti, saliva e lingua per la digestione.
Digerire significa rompere.
- Digestione meccanica: precede quella chimica, sminuzza l’alimento senza intaccare le molecole.
- Digestione chimica: è attuata dagli enzimi che agiscono sulle molecole e rompono dei legami chimici.
Denti: operano una prima digestione meccanica, sminuzzano l’alimento. I molari tagliano, i canini lacerano, e così via; masticano, infatti siamo onnivori.
Saliva: prodotto di secrezione delle ghiandole salivari, che sono esocrine: attraverso condotti riversano liquido all’esterno; sono sottolinguali, sottomandibolari e parotidi. Impasta l’alimento, aiutando l’azione meccanica dei denti; svolge digestione chimica perché contiene la ptialina, un’alfa-amilasi, enzima che idrolizza l’amido, riconosce il legame alfa-glicosidico tra molecole di glucosio che formano l’amido e le trasforma fino ad arrivare al maltosio. In bocca inizia quindi la digestione chimica. Si producono circa 1 l di saliva al giorno. La sua produzione è sotto il controllo del sistema nervoso autonomo.
Lingua: organo importante nel linguaggio. Su essa sboccano le papille gustative; percepiamo i sapori dolce, amaro, salato e acido, che la rendono rugosa. Con il suo movimento distribuisce l’alimento nella bocca e tra i denti e permette ai denti di svolgere la loro funzione.
L’alimento è ora una poltiglia semifluida: il bolo alimentare.
Deglutizione: ultimo movimento volontario, coinvolge la contrazione di muscoli striati. Il bolo passa nella laringe e nella faringe, la quale ha 2 strade, una respiratoria e una digerente, dalla quale passa nell’esofago. Il bolo non deve ostruire le vie aeree: l’epiglottide chiude l’accesso alle vie respiratorie, chiude la glottide, mentre la lingua tocca il palato. Parlare mantiene aperte le vie respiratorie; se deglutiamo si chiudono: è bene non parlare mentre si mangia, altrimenti il corpo non capisce.
Esofago: organo cilindrico con lume chiuso, posteriore alla trachea, lungo 10-15 cm; le pareti sono formate da 2 strati muscolari, esterno longitudinale e interno circolare. L’80% è costituito da muscoli lisci; nella parte superiore ci sono muscoli striati volontari per la deglutizione. Il bolo alimentare non cade nell’esofago, ma lo attraversa grazie ai movimenti dei muscoli lisci delle pareti esofagee. Con apertura e chiusura, il bolo raggiunge lo stomaco.
I movimenti peristaltici, o onde peristaltiche delle pareti esofagee, sono movimenti dei muscoli lisci dell’esofago. Qui il bolo alimentare non subisce alterazioni: la struttura con cui arriva dalla bocca è uguale nello stomaco. Cardias: si chiude al passaggio del bolo, è la valvola che collega esofago e stomaco; una delle cause del vomito sono i movimenti antiperistaltici, al contrario.
Stomaco: ha forma di sacco, più o meno ripiegato a seconda dell’altezza. È un organo cavo e il suo lume varia enormemente in base alla costituzione fisica e alle abitudini alimentari: 500 ml a digiuno, può arrivare a 2 l dopo il pasto. Le pareti dello stomaco hanno 3 strati muscolari, circolare, trasversale e longitudinale, lisci. La funzione dello stomaco si attua attraverso le potenti contrazioni delle pareti gastriche, che permettono un importante rimescolamento del bolo alimentare nella digestione meccanica.
L’epitelio si usura e viene continuamente riformato. Forma la mucosa gastrica, la quale produce il succo gastrico, ovvero un liquido formato da acqua nella quale sono disciolte sostanze come muco, acido cloridrico e pepsinogeno. Il muco protegge la mucosa gastrica dall’azione corrosiva dell’acido cloridrico, dalla corrosione delle pareti, e ha funzione nella digestione meccanica perché contribuisce al rimescolamento del bolo alimentare.
L’acido cloridrico è fortemente corrosivo, con pH basso, 1-1,5: uccide tutti i batteri e neutralizza gli organismi tossici che vengono ingeriti con gli alimenti. Il pepsinogeno è inattivo, si trasforma in pepsina, che è attiva, enzima proteolitico, quindi digerisce le proteine. Se fosse sempre attiva corroderebbe le cellule proteiche della mucosa gastrica. Nello stomaco avviene anche digestione chimica: digestione chimica delle proteine.
La produzione del succo gastrico è attivata dalla masticazione. Nello stomaco avviene l’assorbimento dell’acqua e dell’alcol, che passa nel sangue, essendo una molecola piccola, e arriva al cervello. I farmaci costituiti da proteine devono essere iniettati sottocute perché, se arrivassero nello stomaco, verrebbero digeriti.
Chimo acido o chimo: il bolo cambia nome, è ora pronto a lasciare lo stomaco e arriva nell’intestino, nel duodeno, attraverso la valvola piloro.
Intestino: lungo 8 m, specializzato a seconda del tratto. L’intestino tenue o piccolo intestino è lungo 6-7 m; il secondo tratto, l’intestino crasso o grande intestino, è lungo 1,5-2 m ed è detto grande perché ha diametro maggiore.
Ciascun intestino è diviso in duodeno, digiuno e ileo; cieco, colon e retto.
Duodeno: 12 pollici, 20-25 cm. Sboccano i condotti di 2 ghiandole annesse all’apparato digerente: fegato e pancreas. Sono annesse perché non fanno parte del tubo digerente, quindi non sono attraversate dall’alimento, ma sono collegate entrambe al tubo attraverso condotti che hanno aperture nel duodeno e riversano i prodotti della loro secrezione.
Fegato: ghiandola di dimensioni e massa maggiori dell’organismo, 1,5 kg. È un organo che svolge molte funzioni, tra cui la produzione di bile, liquido giallo-verde alcalino, quindi con pH superiore a 7, per la presenza di ioni HCO3-. La bile contiene pigmenti che le conferiscono il suo colore e sali biliari.
La bile svolge digestione meccanica perché emulsiona i grassi trasformandoli in gocce, ma non svolge digestione chimica perché le molecole presenti nel chimo rimangono intatte. Infatti la bile non contiene enzimi e quindi i componenti biliari non intervengono nella digestione chimica. La bile prodotta dal fegato è immagazzinata nella cistifellea, da dove, attraverso il coledoco, viene riversata nel duodeno. La bile, per mezzo dei pigmenti, conferisce il colore alle feci, altrimenti sarebbero incolori.
Pancreas: ghiandola mista con regioni esocrine e altre endocrine. È esocrina; qua e là ci sono le isole di Langherans, raggruppamenti cellulari che svolgono la funzione endocrina e producono glucagone e insulina. Produce succo pancreatico, che contiene ioni bicarbonato e quindi ha pH alcalino. Qui sono presenti numerosi enzimi che concorrono alla digestione chimica del chimo: tripsina e chimotripsina continuano la digestione delle proteine. L’amilasi, alfa-amilasi, continua la digestione degli zuccheri complessi iniziata nella bocca; riconosce solo il legame alfa, non beta.
La lipasi è l’enzima che digerisce i grassi. Le nucleasi idrolizzano gli acidi nucleici.
Due condotti riversano il succo pancreatico nel duodeno.
Le cellule delle pareti del duodeno secernono un succo nel quale ci sono enzimi che completano la digestione chimica, la distruzione, succo duodenale. Gli enzimi producono molecole più piccole derivanti dalle biomolecole digerite: lattasi, maltasi e saccarasi, che trasformano i disaccaridi in monosaccaridi.
Nel duodeno vengono digerite proteine, grassi e acidi nucleici e finisce la digestione dei carboidrati.
Lattasi: è probabile che non riconosca più i legami beta nella crescita.
Succo duodenale: alcalino, sono presenti enzimi che terminano la digestione trasformando dimeri in monomeri.
Amminopeptidasi e carbossipeptidasi idrolizzano gli ultimi legami peptidici, rilasciando singoli amminoacidi.
Il chimo acido si chiama ora chilo, poltiglia di materiale digerito, acqua, e indigerito, fibre di cellulosa. Dal duodeno passa al digiuno, seconda parte dell’intestino tenue.
Nel digiuno e nell’ileo avviene la fase di assorbimento, terza fase: le sostanze digerite, attraversando la parete intestinale, vengono trasportate nel sangue e da lì raggiungono tutte le cellule dell’organismo, per le quali sono richieste determinate sostanze.
In che modo attraversano le pareti dell’intestino? Mediante sistemi di passaggio di sostanze attraverso membrane: le sostanze più piccole e apolari per diffusione semplice o facilitata, altre tramite pompe chimiche, trasporto mediato da vescicole e così via. Ma la superficie di assorbimento a disposizione sarebbe quantitativamente insufficiente se le pareti del tenue non si sollevassero a formare i villi intestinali, che si ripiegano a loro volta a formare i microvilli intestinali.
Le proteine che formano il mio corpo derivano da quelle che mangio; noi utilizziamo gli amminoacidi delle proteine che mangiamo per formare le nostre proteine.
Per mezzo delle contrazioni dell’intestino il materiale progredisce, con movimenti peristaltici; via via che prosegue l’assorbimento rimane solo quello di scarto e arriva all’intestino crasso o grande intestino. Dall’ileo si passa alla prima parte del crasso, che si chiama cieco perché termina cieco, con appendice vermiforme nella quale può ristagnare materiale intestinale e accumularsi carica batterica, che può dar luogo a infiammazione: si ha appendicite.
Colon: ascendente, trasverso e discendente. Il lume dell’intestino tenue è di 2-4 cm, quello del crasso di 4-7 cm. A destra ascende, poi fa una piega, pieghe australi, e procede orizzontalmente fino alla parte sinistra, dove discende. Quasi tutto il crasso è occupato dal colon, importante perché lì avviene un grande assorbimento dell’acqua, la secrezione di muco e la compattazione delle feci.
Le feci sono formate da acqua, batteri, colonia delle Escherichia coli, importanti perché concorrono al riassorbimento dell’acqua, producono gas che servono per far procedere le feci nell’intestino e producono vitamina K, importante per la coagulazione del sangue, e cose non digerite.
Il consumo di fibre è fondamentale per il nostro intestino perché aumenta la massa intestinale non digerita e promuove i movimenti dell’intestino e le contrazioni peristaltiche; non si ha ristagno e diminuisce il rischio di incorrere in malattie tumorali.
Attraverso il retto le feci vengono eliminate mediante evacuazione. L’emissione delle feci all’esterno avviene attraverso lo sfintere anale, apertura inferiore che permette la comunicazione diretta con l’esterno.
Lo sfintere anale è controllato da muscoli striati per la parte esterna e lisci per quella interna.
Apparato respiratorio
Ha la funzione vitale di assumere ossigeno ed eliminare anidride carbonica esterna, mentre quella interna avviene a livello dei mitocondri. Le cellule funzionano solo se arriva ossigeno.
L’aria entra attraverso naso e bocca, ma è preferibile respirare con il naso perché la bocca si secca e si avverte un senso di diminuzione della temperatura. Nel naso l’aria è riscaldata dalla presenza di vasi capillari che portano sangue e riscaldano la mucosa nasale. Il muco prodotto dalla mucosa nasale umidifica l’aria e permette ai gas di procedere meglio nelle vie aeree. A livello del naso l’aria viene filtrata da peletti che intrappolano materiali di maggiori dimensioni ed evitano che arrivino alle vie aeree: l’aria subisce un processo che la rende più pura, meno fredda e umida.
Dal naso l’aria passa nella faringe, organo comune all’apparato digerente, e viene introdotta da lì nella laringe, che è un organo cartilagineo posto nella parte anteriore del collo. Sporge all’esterno e si nota sulla pelle dei maschi, in quanto la forma è un carattere sessuale secondario ed è appuntita.
La laringe è anche un organo della fonazione, dove ha origine la voce. Ci sono 2 coppie di pieghe elastiche, le corde vocali, che vibrano al passaggio dell’aria ed emettono il suono, la voce. Per chi utilizza troppo la voce, le corde vocali possono perdere la capacità di avvicinarsi oppure possono comparire polipi e così via.
Trachea: organo cilindrico che decorre anteriormente all’esofago, organo cartilagineo. È formata da una serie di anelli cartilaginei, anelli incompleti nella parte posteriore, completati da tessuto connettivo. La struttura rigida garantisce che il lume della trachea sia sempre aperto, in modo che l’aria possa attraversare il lume tracheale. Una struttura rigida sarebbe più fragile: la pressione potrebbe romperla; invece le pareti elastiche servono da assorbimento, senza conseguente rottura.
La trachea si biforca in due bronchi, destro e sinistro. Hanno la stessa struttura e funzione della trachea e ciascun bronco si divide in 2 bronchi. A loro volta si dividono in due bronchioli che terminano negli alveoli polmonari: grappoli di tanti alveoli che formano il parenchima dei due polmoni, molto articolati perché così si amplia la superficie disponibile per lo scambio gassoso.
Le ciglia dell’epitelio respiratorio vibratile ripuliscono l’ambiente extracellulare battendo e rinviano il materiale verso il naso e la bocca; sono paralizzate dai componenti del fumo di sigaretta, il materiale non può più essere eliminato, causando tosse o forme tumorali.
Polmoni: organi pari, il destro è formato da 3 lobi, il sinistro da 2, per lasciare spazio al cuore. A livello di essi avviene lo scambio gassoso attraverso gli atti respiratori. L’atto completo è formato da 2 momenti: inspirazione ed espirazione.
Inspirazione: i muscoli toracici si contraggono, il volume della cassa toracica aumenta e la pressione interna rispetto a quella esterna cambia. Durante la respirazione, i muscoli si rilassano, il volume interno diminuisce, aumenta la pressione interna e l’aria viene espulsa per un puro meccanismo fisico. Gli atti sono circa 60 al minuto, ma possono variare come numero e profondità.
La respirazione è volontaria in parte: posso decidere di aumentare la frequenza del respiro e la profondità, smettere di respirare, ma fino a un certo limite oltre il quale non si può andare. Fino a quando, benché non lo voglia, riprendo a respirare con meccanismi autonomi, grazie a recettori che sentono l’aumento dell’anidride carbonica nel sangue.
Il cuore
Il cuore è il centro del sistema cardiocircolatorio; è un organo impari posto nel mediastino, parte centrale del torace, tra i 2 polmoni, con la punta spostata a sinistra. Il polmone sinistro è più piccolo.
Nell’adulto ha le dimensioni di un pugno chiuso.
È il primo organo che comincia la formazione nell’embrione e l’ultimo che completa la sua formazione.
È un organo muscolare, nel quale sono presenti tutti i tipi di tessuto: 4 strati, endocardio di rivestimento epiteliale interno, miocardio, che è spesso, epicardio e infine la pellicola esterna, il pericardio.
Il setto divide la parte destra, blu, e la parte sinistra, rossa.
La cavità superiore è l’atrio; quella inferiore è il ventricolo. Atrio e ventricolo dello stesso lato sono in comunicazione per mezzo di valvole: le valvole atrioventricolari. Quella tra atrio sinistro e ventricolo sinistro si chiama bicuspide o mitrale; quella destra è tricuspide.
Un’altra valvola è quella semilunare aortica, a livello del ventricolo sinistro. Nel ventricolo destro c’è la valvola semilunare polmonare, che permette la comunicazione tra ventricolo e arteria polmonare. All’atrio sinistro arrivano le 4 vene polmonari. All’atrio destro arrivano le vene cave.
Il ventricolo sinistro riceve sangue ricco di ossigeno dall’atrio sinistro; viene pompato nell’aorta e poi fino ai capillari, che cederanno ossigeno e sali minerali alle cellule. Il sangue si caricherà di anidride carbonica e sostanze di rifiuto.
Sistole: contrazione quasi simultanea tra le cellule del cuore; depolarizzazione.
Diastole: rilassamento.
0,85 s: durata del ciclo cardiaco.
Al minuto ci sono 70 battiti, con variazioni solo normali.
Atri e ventricoli si contraggono e rilassano in momenti diversi; quelli inversi, invece, simultaneamente.
Sistole atriale, 0,1 s: il sangue viene spinto dalla pressione della contrazione nei ventricoli sottostanti.
Sistole ventricolare, 0,3 s: sistolica, quasi solo il ventricolo sinistro.
Diastole, 0,4 s: il miocardio è nella fase di rilassamento e si riempie di sangue.
Si riempiono le camere atriali e ventricolari di sangue.
Due battiti: uno sordo, dovuto alla chiusura delle valvole ventricolari, e l’altro acuto, dovuto alla chiusura della valvola semilunare.
L’attività elettrica del cuore riguarda i tessuti muscolari e nervosi: cambiano il potenziale elettrico di membrana e possono cambiare le cariche elettriche all’interno e all’esterno della cellula.
Elettrocardiogramma: grafico che consente di capire l’attività elettrica del cuore, associata al corretto funzionamento del miocardio e delle valvole. Le differenze di potenziale devono essere amplificate.
Il primo battito insorge spontaneamente nell’embrione, dopo 2 settimane, in un punto ben preciso: il nodo senoatriale, nella parete dell’atrio destro, segnatempo naturale.
Non ci sono contatti tra atri e ventricoli.
Sistema endocrino
È costituito da ghiandole che producono e secernono ormoni, sostanze riversate nel sangue e, attraverso esso, raggiungono cellule o organi sui quali svolgere la loro funzione. Gli organi o le cellule si chiamano bersaglio.
- Ormoni steroidei: idrofobi, possono attraversare alcune membrane per diffusione perché sono idrofobi, arrivano anche nel nucleo cellulare.
- Ormoni proteici: polari, non possono attraversare la membrana plasmatica, riconoscono sulla superficie esterna dei recettori con i quali si legano. Il legame tra ormone e recettore innesca una serie di variazioni che portano all’attivazione dell’AMP ciclico.
- Ormoni.
Solo sulle cellule bersaglio c’è il determinato recettore per un determinato ormone.
Pancreas: isole di Langherans, porzione endocrina formata da cellule alfa, che producono glucagone con funzione di aumentare il glucosio nel sangue prendendolo anche dal fegato; cellule beta, che producono insulina, abbassano il glucosio nel sangue; cellule delta, che producono somatostatina.