Concetti Chiave
- Il componimento d'apertura di "Piccolo libro inutile" di Corazzini si presenta come un manifesto della poetica crepuscolare, in contrasto con D'Annunzio.
- Corazzini si definisce un "piccolo fanciullo che piange", rappresentando valori di tristezza e isolamento rispetto agli ideali di gioia e forza di D'Annunzio.
- La malattia della tisi ha influenzato profondamente la sua visione poetica, facendolo sentire vicino alla morte e privo di illusioni.
- Corazzini condivide con Pascoli l'uso della figura del fanciullino, ma la sua interpretazione è caratterizzata da malinconia e mancanza di entusiasmo.
- Il poeta esprime una rassegnazione profonda, contrapposta all'idea di dominare il proprio destino, percepita come illusoria.
Questo componimento in versi liberi viene posizionato nell’apertura della silloge di liriche conosciuta come “Piccolo libro inutile”, rappresenta la poesia forse più conosciuta del poeta romano e al contempo permette di fornire una sorta di manifesto generale della poetica crepuscolare. Già all’inizio, dai primi due versi comprendiamo lo spunto polemico da cui Corazzini parte, la tematica principale è infatti quella dell’idea stessa di poesia, in particolare egli sembra opporsi alla visione della poetica dannunziana, non si sente infatti un esteta in grado di innalzare l’animo del lettore come invece il poeta abruzzese.
Contrasto con D'Annunzio
Corazzini infatti si definisce come “un piccolo fanciullo che piange” e che ha solo “voglia di morire”, avviene quindi un ribaltamento delle caratteristiche che invece si attribuiva D’Annunzio, il quale sosteneva principalmente gli ideali di: gioia dionisiaca, slancio vitale, forza, celebrazione della parola seduttrice, onnipotenza e affermazione dell’io. Il poeta romano si schiera invece a favore di valori completamente opposti: tristezza, invocazione alla morte, debolezza, dolcezza, isolamento “angolo scuro”, malattia e rassegnazione. Davanti a questi ideali, risulta ancora più chiara la metafora con il fanciullo triste, ritiene infatti che credere di essere il vero dominatore del proprio destino, di sé stesso e delle proprie forze sia un tentativo completamente fallimentare.
Influenza della malattia
All’origine di questa visione del mondo e del suo ruolo di poeta, c’è un evento traumatico della sua vita, ovvero la malattia della tisi, in quanto questa sua condizione precaria da sempre lo fa sentire vicino alla morte “un poco ogni giorno” e questo, secondo lui, gli garantisce una visione più lucida della realtà in quanto non condizionato da speranze false e disillusioni.
Confronto con Pascoli
Tuttavia, alcuni elementi della sua poetica sembrano avvicinarlo ad un altro grande poeta, ovvero Giovanni Pascoli, non a caso anche lui utilizzava spesso la figura del fanciullino come riferimento intrinseco al suo stile e il tema della morte non veniva censurato, ma spesso fungeva anche da nucleo essenziale dei suoi componimenti. Quello di Corazzini però, è bene specificare che sia un fanciullino diverso, non interessato alle avventure e alla riscoperta della realtà, bensì privo di qualsiasi tipo di entusiasmo o curiosità per la vita, isolato e chiuso in se stesso, sembra non volere e non riuscire a liberarsi da questa malinconia che lo tiene prigioniero da tempo.
Domande da interrogazione
- Qual è il contrasto principale tra la poetica di Corazzini e quella di D'Annunzio?
- Come influisce la malattia sulla visione poetica di Corazzini?
- In che modo la figura del fanciullino è reinterpretata da Corazzini rispetto a Pascoli?
Corazzini si oppone alla visione esteticista di D'Annunzio, rifiutando ideali di gioia e celebrazione per abbracciare valori di tristezza, isolamento e rassegnazione, come evidenziato nel suo componimento in "Piccolo libro inutile".
La malattia della tisi ha un ruolo cruciale nella sua poetica, poiché lo avvicina alla morte e gli consente di avere una visione più lucida della realtà, priva di false speranze, come descritto nel testo.
A differenza di Pascoli, il fanciullino di Corazzini è caratterizzato da malinconia e isolamento, privo di entusiasmo per la vita, rappresentando una visione più cupa e rassegnata, come sottolineato nel confronto tra i due poeti.