Estratto del documento

Introduzione

L’argomento centrale della mia tesina è il “controllo mentale” o “manipolazione delle masse”, ho deciso di trattare questo argomento proprio perché purtroppo ha un ruolo determinante per la vita di ognuno di noi e tutti dovrebbero conoscerne i brutali meccanismi per liberare la propria mente da questa “ipnosi”.

Secondo Freud, la civiltà ha potuto svilupparsi solo in virtù della repressione degli istinti. La società, infatti, è riuscita ad accrescere la produttività e a mantenere l’ordine solo impedendo all’individuo la libera soddisfazione delle sue pulsioni. Il principio di prestazione (ovvero la direttiva di impiegare tutte le energie psico-fisiche dell’individuo per scopi produttivi e lavorativi), riducendo il singolo ad una “entità-per-produrre”, ha represso le richieste umane di felicità e di piacere, comportando nello stesso tempo una diserotizzazione del corpo umano e la cosiddetta “tirannide genitale”, ossia la riduzione della sessualità ad un puro fatto genitale e procreativo.

Orwell, quasi profeticamente (poiché ne scrive negli anni ’40), delinea tutto ciò in questo modo:

“Nei tempi antichi, pensò, un uomo guardava il corpo di una ragazza, si accorgeva di desiderarlo e tutto finiva lì. Non si sapeva più godere dell’amore puro e della pura libidine, oggidì. Nessuna emozione era più pura, perché ogni cosa era mescolata con la paura e l’odio.” 1984, pag.135.

Il fine della vita quindi, sembra essere diventato la fatica e la sottomissione all’imposizione del lavoro [che se da un lato certamente serve a vivere, dall’altro lato ci sottomette inevitabilmente alla logica consumistica del procurarci il non-indispensabile] che gli uomini hanno finito per accettare come qualcosa di “naturale”. Sembra addirittura che gli uomini abbiano accettato questa situazione come la giusta punizione per qualche colpa commessa, fatto che giustificherebbe la loro passività e la non-azione. Tuttavia la civiltà della prestazione non ha potuto fare tacere completamente gli impulsi primordiali verso il piacere, la cui memoria è conservata dall’inconscio e dalle sue fantasie, Winston sembra pienamente d’accordo: “La cosa più terribile che aveva fatto il Partito era stata quella di persuadere la gente che i primi impulsi, i puri sentimenti, non avevano valore, proprio mentre toglieva qualsiasi valore al mondo materiale. […] Possono farci dire qualunque cosa, ma non possono farcela anche credere. Non possono entrarci dentro. […] Avrebbero potuto (quelli del Partito) analizzare e mettere su carta, nei minimi particolari, tutto quello che s’era fatto, s’era detto, s’era pensato; ma l’intimità del cuore, il cui lavoro è in gran parte un mistero anche per chi lo possiede, restava imprendibile. 1984, pag. 176,177. L’uomo è un individuo alienato della società attuale, è colui per il quale la ragione si è identificata con la realtà e che perciò non scorge più il distacco tra ciò che è e ciò che ci deve essere, sicché per lui, al di fuori del sistema in cui vive, non ci sono altri possibili modi di esistere, ed è quell’ebetismo di massa, quel non rendersi neanche conto della propria condizione di subordinazione al Partito, da cui sono colti tutti i personaggi (tranne Winston) di 1984. Il sistema tecnologico ha, infatti, la capacità di fare apparire razionale ciò che è irrazionale e di stordire l’individuo in un frenetico universo consumistico. Anzi il sistema pur identificandosi con “l’amministrazione totale” dell’esistenza, si ammanta di forme pluralistiche e democratiche che sono sempre nelle mani di pochi: “Una confortevole, levigata, ragionevole, democrazia non-libertà prevale nella civiltà industriale avanzata, segno di progresso tecnico.” La stessa tolleranza di cui mena vanto tale società è unicamente a ben riflettere, una tolleranza repressiva. Tuttavia la società tecnologica non riesce ad imbavagliare tutti i problemi, e soprattutto la contraddizione di fondo che la costituisce: quella fra il potenziale possesso dei mezzi atti a soddisfare i bisogni umani e l’indirizzo conservatore di una politica che nega a taluni gruppi l’appagamento dei bisogni primari e stordisce il resto della popolazione con l’esaudimento di bisogni fittizi.

Pirandello la pensa così: l’uomo non può fare a meno, in quanto gettato nella molteplicità del mondo, di mostrare le tante parti di sé che contiene nella sua persona, ma nessuna di queste esprime la sua vera essenza. Per questo egli indaga la natura dell’uomo ponendolo continuamente sulla soglia del dubbio, perché, perdendosi, non riconoscendosi più, possa davvero trovare sé stesso.

Ma la ricerca è difficile, la tentazione di rimettersi addosso la maschera è forte. Porsi delle domande, mettersi in discussione è difficile e spesso si preferisce la ricerca di una stabilità: ed ecco che l’uomo si rifugia di nuovo nella sua copertura, appunto, in un’identità che gli calzi a pennello; allo stesso tempo, però, vorrebbe esprimere la propria interiorità, il profondo del suo essere ma la società, l’insicurezza, la paura del giudizio lo bloccano. La fantasia è dentro gli uomini e questi hanno sete di vivere, vorrebbero venir fuori dalla rigidità della loro essenza, ma le resistenze sono tante, troppe. La possibilità che viene posta all’uomo è quella di godere della sua libertà, di uscire dal labirinto della finzione. Ma questi non sa in quale altra “forma” rinascere. Ed ecco che si rivela l’angoscia del nulla…

Per storia ho scelto lo Stalinismo che è stato un feroce regime totalitario fondato sull’annullamento dell’individualità dell’uomo, il controllo dell’informazione e i campi di concentramento per i “nemici” dello Stato.

Andy Warhol ha rappresentato l’America. La sua ricerca parte dalla consapevolezza che lì l’immagine artificiale, quantitativa e sempre sostituibile è la sostanza della società USA. La realtà è stata soppiantata dall’immagine ormai. La sua grande rivoluzione sta nel mettere al centro del quadro non il sacro, il bello, l’intuizione della verità, ma il barattolo di pomodoro, nella mercificazione del quotidiano, è importante, è ciò che si conosce meglio, che si vive di più.

Infine, negli ultimi anni, si sta iniziando a pensare a una manipolazione mentale messa a punto proprio tramite il campo magnetico terrestre, tramite impulsi trans-cranici ad ultrasuoni. Il controllo mentale del futuro punta a una programmazione diretta della mente.

Luigi Pirandello

Cenni biografici

Nasce a Girgenti (Agrigento) nel 1867, compie studi classici, si laurea a Bonn e diventa professore universitario. Nel 1894 sposa Antonietta Portulano con cui ebbe 3 figli. Nel 1903, un tracollo finanziario genera in famiglia una crisi profonda, non soltanto economica. La moglie, infatti, inizia a soffrire di disturbi psichici e verrà curata in casa per 15 anni prima di essere affidata ad una casa di cura. Pirandello naturalmente soffrì per questa situazione, a tal punto da meditare il suicidio. Non lo fece, anzi, decise di “rinascere” affrontando la vita e accettando la realtà per quello che è: un flusso continuo, un cambiamento, una trasformazione inarrestabile che non può essere spiegata in maniera razionale né comunicata con le parole. In linea con la sua rinascita e dopo essersi avvicinato a Freud e alla psicologia, Pirandello lascia l’università e si mette a girare l’Europa con una compagnia teatrale da lui fondata. Nel 1934 gli viene riconosciuto il premio Nobel per la letteratura. Muore a Roma nel 1936.

La poetica

La poetica di Pirandello si fonda sul rapporto dialettico tra Vita e Forma. La Vita, pur essendo perpetuamente mobile e fluida, per un «destino burlone» tende a calarsi in una forma, in cui resta prigioniera e dalla quale cerca di uscire, per assumere nuove forme, senza mai trovare pace. Dal rapporto dialettico tra Vita e Forma deriva il relativismo psicologico, che si svolge in due sensi, in senso orizzontale, che riguarda il rapporto dell’individuo con gli altri, e in senso verticale, che riguarda il rapporto dell’individuo con se stesso, col suo subcosciente.

Secondo Pirandello, gli uomini sono come tanti «pupi» nelle mani di un burattinaio invisibile e capriccioso, che è il caso, quindi, quando nasciamo, ci troviamo inseriti, per puro caso, in una società precostituita, regolata da leggi, convenzioni, abitudini, già fissate in precedenza, indipendentemente dalla nostra volontà. Inseriti in un determinato contesto, o la società o noi stessi ci assegniamo una parte nell’enorme «pupazzata» che è la vita, ci fissiamo cioè in una forma, obbligandoci, in conseguenza, a muoverci secondo schemi ben definiti che accettiamo o per pigrizia o per convenienza, senza aver mai il coraggio di rifiutarli anche quando contrastano con la nostra natura. Ma sotto l’apparenza della “forma” il nostro spirito freme, perché avverte “il brulichio di una vita diversa”. Ma ci freniamo, sia per non urtare contro i pregiudizi della società, sia per la buona pace del nostro spirito.

Ma a volte capita che l’anima “istintiva” che è in noi, esploda violentemente, facendo saltare i pudori e i freni inibitori e lasciando via libera al desiderio a lungo represso. Anche in questo caso, però, non abbiamo motivo di rallegrarci, perché una volta usciti dalla vecchia “forma”, il senso di libertà che proviamo è di breve durata, in quanto il nuovo modo di vivere ci imprigiona in un’altra “forma”, diversa dalla prima, ma altrettanto provvisoria e soffocante. E allora tanto vale entrare nell’antica “forma”, un ritorno che però si rivela impossibile per il continuo mutare della vita. Questo contrasto tra la maschera e il volto, ossia tra l’apparenza esteriore e la realtà interiore dell’essere, è un tema ricorrente in tutta l’opera di Pirandello, e costituisce il motivo di fondo del suo romanzo più famoso, “Il fu Mattia Pascal”. Il disagio dell’uomo non deriva soltanto dall’urto con la società, ma anche dal continuo trasmutarsi del suo spirito, che non gli permette di conoscere bene se stesso. Dal fondo del subcosciente, infatti affiorano sempre nuovi sentimenti ed impulsi, che lo rendono diverso non solo dagli altri, ma anche dal sé stesso di prima e da quello che poi sarà. Proprio per il suo continuo divenire l’uomo è nello stesso tempo uno, nessuno e centomila: è “uno”, perché è quello che di volta in volta lui crede di essere; è “nessuno”, perché, dato il suo continuo mutare, è incapace di fissarsi in una personalità nettamente definita, né si riconosce nella forma o apparenza che gli altri gli attribuiscono; è infine “centomila”, perché ciascuno di quelli che lo avvicinano, lo vede “a suo modo”, ed egli assume tante forme o apparenze quante sono quelle che gli altri gli attribuiscono. La disgregazione della persona umana costituisce il tema di fondo del romanzo-saggio “uno, nessuno e centomila”. Le ragioni del relativismo psicologico, della continua mutabilità del nostro spirito, sono esposte da Pirandello in una novella, “La trappola”, in cui si parla del caos originario, che era un immenso fluido immateriale (l’energia vitale), incandescente ed informe, da cui poi qualche parte si staccò, si solidificò ed assunse una forma, la quale era la trappola che imprigionò una parte dell’energia vitale del fluido. Noi tutti, la terra, gli astri, l’uomo, dice Pirandello, siamo esseri presi in trappola, staccati dal fluido che non si arresta mai, e fissati in una forma in attesa della morte. Ma l’uomo, come gli altri esseri, conserva in sé una scintilla di quel fluido perennemente vario e mobile, che è l’anima, perciò egli è mutevole, instabile, in perenne divenire, finché muore. Con la morte fisica il corpo ritorna alla materia, ma l’anima, che è in noi, ritorna a Dio, che per Pirandello, non è il Dio trascendente e personale del Cristianesimo, ma l’eterno fluido incandescente, da cui l’anima si era staccata per assumere momentaneamente una forma nella vita terrena.

L’uomo ha una naturale tendenza a fissarsi in forme, tendenza che viene fomentata dalla società, creando così un’immagine di se stesso che non corrisponde sempre con la vera essenza dell’individuo. Un gruppo di uomini che costituisce una società finisce quindi per comportarsi come la società vorrebbe. Nello stesso istante l’uomo si troverà ad essere “uno” per se stesso e per gli altri, mentre in realtà rappresenta tanti individui diversi, a seconda di chi lo guarda. Tutte le forme che l’uomo assume vengono chiamate maschere, che sono imposte sia da se stesso che dalla società. Ma sotto quelle maschere in realtà non c’è nessuno, c’è solo il fluire indistinto della vita.

Queste maschere imposte dal sistema sociale in cui viviamo non rendono gli individui liberi e assoluti, ma liberi solo all’interno di determinati schemi prefissati. Questo succede perché nel Novecento vi è una tendenza che porta alla crisi della identità individuale: le ragioni di questa tendenza vanno viste nel progressivo affermarsi di tendenze spersonalizzanti della società, che trovano la loro reificazione nella mercificazione dell’arte, nell’instaurarsi del capitale monopolistico (che chiude l’uomo in grandi apparati produttivi anonimi), nell’espandersi della grande industria e nell’uso delle macchine. L’individuo diventa uno dei tanti operai che contribuiscono in modo totalmente anonimo alla sopravvivenza del sistema. È totalmente scomparsa la passione, la volontà, la gioia nella partecipazione alla costruzione del futuro, sono tutti diventati dei miseri pupazzi in mano a poche persone che decidono tutto. Si tratta di una tendenza esattamente inversa a quella classica, che vedeva l’uomo come creatore del proprio destino e che sfocia dapprima in una sorta di chiusura nella soggettività e poi in una frantumazione totale dell’identità, in uno stato d’animo che non permette all’uomo di individuare la sua vera essenza. Pirandello definisce le forme come delle trappole dalle quali l’uomo vuole liberarsi, delle catene che tengono incatenata la fantasia dell’uomo, mentre la società gli appare come una “enorme pupazzata”.

“La carriola”

Si tratta di una novella di ambientazione borghese. Il protagonista, un avvocato di successo e richiestissimo, sta tornando da un viaggio in treno e nel dormiveglia si vede vivere, ovvero si riconosce come altro da sé. Il treno è simbolico, e indica il fluire del tempo. Questa crisi di identità si acuisce ancora di più sulla strada verso casa, finché il protagonista giunge sotto la porta di casa e vede sulla targhetta il suo nome e cognome e la sua professione. In quel momento capisce che sotto quella forma che la società gli ha dato si nasconde il vuoto, che non ha mai vissuto veramente. Ma egli non può fuggire totalmente dalla forma e dalle convenzioni sociali. Non gli resta che accettare quella sua forma. Per sopportarla, però, dovrà inventarsi dei momenti in cui dare libero sfogo a questo altro da sé. La novella termina con la descrizione di uno di questi momenti: l’avvocato afferra la sua cagnetta per le zampe posteriori e le fa fare la carriola, facendole compiere otto o dieci passi nel suo studio. Dal punto di vista narrativo è interessante l’incipit della novella che è fortemente enigmatico. C’è una descrizione che potrebbe far pensare ad una donna, ma che in realtà si riferisce alla cagnetta, spaventata dal comportamento deviato del padrone. Il mondo ha imposto al protagonista una maschera: costui è, infatti, obbligato a mostrarsi una persona affidabile, precisa, colta, sicura di sé, delle proprie capacità e possibilità. Il protagonista ci spiega che ogni sua forma, ogni sua maschera è una forma di morte, perché è comunque una maschera. Pirandello, nello scrivere questa novella, intende comunicare che la pace è solo nella follia, che è il sovvertire tutti gli schemi. In questo brano è presente, infatti, la visione di vita pirandelliana, che si caratterizza da una realtà di uomo che non vive, ma interpreta una parte; è inoltre pervasa dal pesante incombere di una maschera che non si può togliere perché è vincolante per la riuscita della nostra vita, e che ci porta a un senso di angoscia e solitudine.

George Orwell

Life

Eric Arthur Blair (25 June 1903 – 21 January 1950), better known by his pen name George Orwell, was an English novelist and journalist. His work is marked by keen intelligence and wit, a profound awareness of social injustice, an intense opposition to totalitarianism, a passion for clarity in language and a belief in democratic socialism. Considered perhaps the 20th century’s best chronicler of English culture, Orwell wrote literary criticism, poetry, fiction and polemical journalism. He is best known for the dystopian novel Nineteen Eighty-Four (1949) and the allegorical novella Animal Farm (1945), which together have sold more copies than any two books by any other 20th-century author.

Anteprima
Vedrai una selezione di 8 pagine su 34
Controllo mentale tesina Pag. 1 Controllo mentale tesina Pag. 2
Anteprima di 8 pagg. su 34.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Controllo mentale tesina Pag. 6
Anteprima di 8 pagg. su 34.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Controllo mentale tesina Pag. 11
Anteprima di 8 pagg. su 34.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Controllo mentale tesina Pag. 16
Anteprima di 8 pagg. su 34.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Controllo mentale tesina Pag. 21
Anteprima di 8 pagg. su 34.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Controllo mentale tesina Pag. 26
Anteprima di 8 pagg. su 34.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Controllo mentale tesina Pag. 31
1 su 34
Sintesi

Percorso interdisciplinare

  • Italiano - Le maschere di Pirandello
  • Filosofia - Freud e la psicologia delle masse
  • Storia - Lo stalinismo
  • Storia dell'arte - Andy Warhol e la pop art
  • Inglese - Orwell 1984
  • Francese - Albert Camus
  • Spagnolo - La dittatura franchista
  • Geografia astronomica - La manipolazione mentale tramite il campo magnetico terrestre
  • Fisica - Il campo magnetico
  • Matematica - Il teorema del confronto
D/illustrazione/soddisfatti o rimborsati
Acquista con carta o PayPal
Scarica i documenti tutte le volte che vuoi