Concetti Chiave
- L'impresa etiopica rappresenta una risposta della crisi economica, mirata a recuperare prestigio sia a livello interno che internazionale.
- Contrariamente alle potenze coloniali in fase di decolonizzazione, l'Italia si avviava a combattere la sua ultima guerra coloniale, evidenziando il suo anacronismo.
- Il nazionalismo imperialista era un elemento chiave dell'ideologia fascista, ricollegandosi al mito della vittoria mutilata e all'orgoglio per le imprese romane.
- Fino al 1935, la politica estera fascista si mantenne moderata, evitando conflitti con le potenze vincitrici della Prima Guerra Mondiale.
- Il convegno di Stresa segnò il culmine della politica estera fascista, seguito da un'inversione verso la cooperazione con la Germania nazista tramite l'aggressione all'Etiopia.
Quali sono le conseguenze della crisi economica?
Anche l’impresa Etiopica fu una indiretta conseguenza della crisi nel senso che fu la ricerca di un rimedio alle difficoltà economiche, alla depressione ed era anche un modo per cercare il prestigio sia interno che all’estero, internazionale. Si può quindi vedere in parte come conseguenza della crisi, sia per la situazione ancora ostile dell’economia che per avere prestigio sia interno che internazionale e quindi consolidare il potere.
Contraddizioni del colonialismo italiano
La cosa significativa che fa vedere il carattere anacronistico dell’impresa, è che mentre le tradizionali potenze coloniali (si pensi all’India) erano alle prese con i problemi della decolonizzazione ( l’Egitto si era già reso indipendente), paradossalmente l’Italia si accinge a combattere la sua ultima guerra coloniale.
Ideologia fascista e nazionalismo
Questa impresa coloniale si può vedere come conseguenza delle crisi, ma ricordiamo che il nazionalismo imperialista era una caratteristica dell’ ideologia fascista. Infatti il fascismo era nato sulla base del mito della vittoria mutilata, come paladino della riscossa nazionale, anche quando era andato al potere voleva essere un regime che riesumava le imprese dell’antica Roma con tutta la riesumazione anche dei simboli (fascio littorio) e si era sempre servito della propaganda nazionale in senso patriottico. Quindi il dna imperialista c’era. Tra l’altro quando il partito nazionalista si era fuso all’interno del fascismo aveva contribuito lui a dare una certa ideologia al fascismo, un connotato nazionalista (Rocco). Quindi la questione del dna imperialista e nazionalista c’era sempre stata.
Politica estera moderata del fascismo
Tuttavia fino al ‘35 il fascismo aveva seguito una politica estera moderata, preoccupata di non rompere i legami con le potenze occidentali cioè quelle con cui aveva vinto la guerra (Francia e Inghilterra). Aveva contestato l’assetto uscito da Versailles, ma tutto sommato ne era uscita vincitrice perché le questione della Dalmazia e di Fiume erano state risolte e quindi questa contestazione blanda era più che altro una polemica con le potenze plutocratiche e l’Italia proletaria (teorizzazione di Corradini). Quindi la contrapposizione era sulla base di queste vecchie idee nazionaliste e una vaga tendenza all’espansionismo ma che non aveva rivendicazioni territoriali ben precise.
Fino al 35 rimase all’interno del sistema di sicurezza collettiva fondato sull’accordo tra le potenze vincitrici cioè Francia e Inghilterra.
Culmine e declino della politica estera fascista
I rapporti con la Francia per la verità erano ondeggianti, a seconda anche dei governi che c’erano in Francia (conservatori o meno), e poi la Francia aveva dato asilo agli esuli e quindi a volte c’erano contrasti. Però tutto sommato l’Italia era rimasta all’interno della logica di sicurezza collettiva e aveva mantenuto buoni rapporti con l’Inghilterra. Questa politica estera moderata seguita dal fascismo era culminato con il convegno di Stresa (p.352) quando Hitler aveva re introdotto la coscrizione obbligatoria e Inghilterra Francia e Italia avevano tenuto una politica estera comune, in cui venne condannato il riarmo tedesco, fatto un appello alla pace, ribadito il fatto che l’Austria doveva rimanere indipendente. Inghilterra, Francia e Italia erano quindi dalla stessa parte in funzione antitedesca.
Questo fu il culmine della politica estera fascista, ma anche la fine perché mentre c’era questo accordo con Francia e Inghilterra, Mussolini stava preparando l’aggressione all’impero etiopico e l’Italia piano piano cade nelle braccia della Germania nazista.
L’impresa etiopica segna il punto di svolta della politica estera fascista: si passa da un accordo con francesi e inglesi a un'inesorabile alleanza con la Germania nazista.
Domande da interrogazione
- Qual è stata la causa principale dell'impresa etiopica secondo il testo?
- Come si contrappone l'atteggiamento dell'Italia rispetto alle potenze coloniali tradizionali?
- Qual è il legame tra l'ideologia fascista e il nazionalismo imperialista?
- Qual è stata la politica estera del fascismo fino al 1935?
- Qual è stato il culmine e il declino della politica estera fascista?
L'impresa etiopica è stata vista come una conseguenza della crisi economica, un tentativo di risolvere le difficoltà economiche e di cercare prestigio sia interno che internazionale, consolidando così il potere fascista.
Mentre le potenze coloniali tradizionali affrontavano la decolonizzazione, l'Italia si preparava a combattere la sua ultima guerra coloniale, evidenziando il carattere anacronistico della sua impresa.
L'ideologia fascista era intrinsecamente legata al nazionalismo imperialista, con il fascismo che si presentava come il paladino della riscossa nazionale, richiamando simboli e miti dell'antica Roma.
Fino al 1935, il fascismo ha seguito una politica estera moderata, cercando di mantenere buoni rapporti con le potenze occidentali, come Francia e Inghilterra, senza rivendicazioni territoriali precise.
Il culmine della politica estera fascista si è avuto con il convegno di Stresa, ma da quel momento in poi, Mussolini ha iniziato a preparare l'aggressione all'Etiopia, segnando la transizione verso un'alleanza con la Germania nazista.