Compendio di storia greca
Creta, un'isola madre di civiltà
Favorita dalla sua posizione a metà strada fra Cipro e la Sicilia e fra l’Ellesponto e l’Egitto, Creta fin dal 2300 a.C. esercitò in forma quasi assoluta per un millennio il commercio marittimo, instaurando un vero predominio sul mare (talassocrazia), mentre al suo interno dava vita ad un notevolissimo progresso testimoniato da un diffuso uso della scrittura e dell’arte.
La sua storia è divisa in tre periodi: minoico antico (3000-2000 a.C.), minoico medio (2000-1700 a.C.), minoico recente (1700-1400 a.C.), dal nome del mitico re Minosse (cfr. leggenda del labirinto e del Minotauro).
I re cretesi (minos) non erano ritratti né in grandi né in piccole dimensioni, né fuori né all’interno delle numerose costruzioni monumentali presenti nell’isola.
Sappiamo che verso il 1400 a.C. dovette abbattersi sull’isola una catastrofe irreparabile, improvvisa, fulminea, ma ignoriamo cosa sia accaduto con certezza. Forse un terremoto, un incendio o uno sbarco di invasori dalla penisola greca.
L'antica Grecia e la civiltà acheo-micenea
Mentre nel Mediterraneo orientale acquistava sempre più importanza la civiltà cretese, la penisola greca veniva invasa da successive ondate di popolazioni arie o indoeuropee, provenienti dalle lontane regioni del Mar Caspio: quella degli Ioni (2000 a.C.), quella degli Eoli (1600 a.C.), quella degli Achei (1600 a.C.), e infine quella dei Dori.
Fig. 1 Regioni e stirpi della Grecia antica tra 1300 e 800 a.C.
Il periodo acheo-miceneo (1500-900 a.C.) non diversamente dai Cretesi, loro primi e veri maestri, gli Acheo-Micenei si dedicarono ben presto ai commerci e alla navigazione, raggiungendo in gruppi isolati non solo Creta, ma anche numerose altre parti del Mediterraneo orientale e occidentale.
Una seconda fase di espansione nel 1400 a.C. ca. li portò a compiere delle vere e proprie azioni di conquista mediante l’unione di diversi sovrani fra i tanti che si erano divisi il territorio ellenico. Fu appunto una di queste coalizioni che, operando agli ordini di un capo comune, portò a termine l’occupazione armata della stessa Creta.
Superato l’iniziale periodo di nomadismo, gli Acheo-Micenei ebbero a fondare le prime città e a condurvi vita patriarcale, suddivisi in tanti piccoli Stati, ciascuno dei quali aveva a capo un re che abitava in una rocca ben munita, eretta in luogo elevato e protetta da potenti mura (acropoli: città alta).
Il sovrano, che saliva al trono per diritto ereditario, si considerava investito della propria autorità direttamente dagli dei ed esercitava pertanto un potere assoluto. In tempo di pace è giudice supremo e sacerdote, in tempo di guerra comandante dell’esercito con diritto di vita e di morte.
Seguono nella scala sociale i nobili appartenenti alle famiglie più in vista per ricchezza, cultura e valore, i quali aiutano il re nell’assolvimento dei suoi compiti. Loro occupazioni preferite sono cavalcare e cacciare.
Il popolo, che abita in capanne poste ai piedi della rocca o per la campagna, è dedito alla pastorizia, alla pesca, ai lavori nei campi o nelle botteghe artigiane, alle costruzioni edilizie e navali, ai traffici per terra e per mare. Non ha alcuna influenza sulle decisioni, neppure su quelle che lo riguardano più da vicino, privo com’è di voto deliberativo riservato ai soli collaboratori del re.
A quell’epoca i greci non conoscevano ancora la scrittura, e quindi non esistevano neppure leggi scritte. Non ignote appaiono invece la proprietà privata e l’organizzazione artigiana, né mancano esempi di contratti di lavoro e di imposte.
Sia in pace sia in guerra il tenore di vita era improntato ad estrema semplicità, con la quale fa aperto contrasto il fasto delle tombe dei re micenei. Era ancora ignota la moneta e gli scambi si effettuavano in natura.
Compendio di Storia Greca 1
Dalla monarchia acheo-micenea alla democrazia della polis
Appena un sec. dopo l’incendio e la distruzione di Troia, gli Achei o Micenei, indeboliti dai contrasti interni e soprattutto dalla guerra contro la potente città asiatica, non riuscirono intorno al 1100 a.C. a resistere ai Dori, che ultimi fra gli invasori indoeuropei a calarsi nella penisola portarono un po’ ovunque devastazioni e sterminio. Si ebbe così un lunghissimo periodo di disordini, lotte, contrasti sanguinosi e interminabili, destinati a determinare in un breve giro di anni la decadenza e l’esaurimento della forte vitalità dei più antichi creatori della civiltà greca.
L’aristocrazia cercò di approfittarne per accrescere la propria autorità e i propri privilegi ai danni del potere sovrano. Si arrivò così, più per lenta evoluzione che per rivoluzione, alla sostituzione delle antiche monarchie omeriche con ordinamenti aristocratico-repubblicani fra VIII e VII sec. Con l’estendersi dei territori e il conseguente aumento della popolazione il monarca si trovò a poco a poco costretto a cercare la collaborazione dei nobili (àristoi: i migliori, i privilegiati) nell’amministrazione delle finanze, della guida dell’esercito e del regolamento del culto, ne nacquero quindi dei conflitti di competenza e in breve i nobili pretesero altri riconoscimenti anche in campo politico, giudiziario ed amministrativo, arrivando ad esautorare lo stesso sovrano e a far decadere la monarchia che o scomparve del tutto o conservò la sola funzione religiosa o giunse addirittura al compromesso di più case regnanti insieme.
Una così importante trasformazione favorì anche la nascita della polis o città-stato (entità politica e territoriale estesa al di là delle mura del centro urbano propriamente detto e comprendente anche il territorio circostante). Abbandonate le agguerrite e inaccessibili acropoli erette sulla cima di colli imprendibili, ci si spostò verso le coste dove più intensi potevano essere i traffici o sui valichi che costituivano una naturale via di transito e permettevano un agevole controllo delle vicine fonti di produzione. Centro vitale di tali polis furono (oltre a una nuova acropoli) il tempio dedicato alle divinità protettrici dell’intera comunità, e l’agorà o piazza, sede del pubblico mercato e punto d’incontro e di convegno degli abitanti del luogo.
La ristretta minoranza aristocratica, che tra VIII e VII sec. in quasi tutte le città-stato aveva assunto il potere, non ebbe però vita facile. Vi si oppose un numero sempre maggiore di persone che non intendevano restare escluse dal governo: in breve tempo l’aristocrazia entrò in crisi e non riuscì più a mantenere il controllo della situazione.
Due i motivi: lo sviluppo della classe media e la formazione delle colonie.
Lo sviluppo di una classe media o demo
Con lo sviluppo della lavorazione del ferro sorsero qua e là numerose botteghe di artigiani, che rivendevano il frutto del loro lavoro a dei mercanti e armatori, proprietari di navi, che a loro volta li rivendevano realizzando sicuri guadagni. Così, grazie al ferro e alle prime monete, si venne formando il demo, una classe cioè di nuovi ricchi i quali ad un certo momento cominciarono a chiedere di poter avere anch’essi il diritto di governare.
Ad agevolarli in questa aspirazione fu anche l’accentuata necessità di sostituire ai costosi e poco maneggevoli squadroni di cavalieri nuovi reparti di fanti con armature di ferro (oplìti), più idonei a sostenere l’urto del nemico su terreni accidentati e meno dispendiosi. Di qui una certa eguaglianza di diritti e di doveri in guerra fra aristocratici e popolani, purché questi ultimi fossero stati (e molti lo erano) in condizione di procurarsi i mezzi per l’acquisto dell’armatura cui lo stato non provvedeva. Venuto meno il prestigio della superiorità militare goduto sino allora dall’aristocrazia, i nuovi ceti borghesi, ritenendosi indispensabili alla difesa della città-stato, si sentirono anche moralmente degni di prendere parte attiva alla vita pubblica e conseguentemente di governare.
Ad incoraggiarli fu anche l’esempio offerto dalle fiorenti colonie.
La colonizzazione
XI-X sec. prima fase della colonizzazione in Oriente.
- Il bisogno di terre fertili;
- La necessità di acquistare materie prime;
- L’opportunità di aprire nuovi mercati;
- Il desiderio innato di ogni popolo di espandere sempre più la propria attività;
- La posizione geografica della Grecia;
- Il gusto dell’avventura e il desiderio di far fortuna.
VIII-VII sec. seconda fase della colonizzazione in Occidente.
- L’accresciuta popolazione (e conseguente rarefarsi della terra coltivabile unita alla scomparsa della piccola proprietà e al sorgere del latifondo a causa dei debiti contratti dai piccoli possidenti);
- Il desiderio di nuovi mercati;
- Sovvertimenti politici.
Caratteristica di questa seconda fase fu il permanere di rapporti con la metropoli (città-madre) a cui apparteneva l’ecista (fondatore), quasi sempre accompagnato da sacerdoti, fedeli custodi del fuoco sacro ricevuto dalla metropoli.
Tra le conseguenze più vistose della colonizzazione vi fu un deciso incremento degli scambi e delle attività industriali e artigianali in tutte le città greche in rapporti d’affari con il mondo coloniale e specialmente quelle marittime. Ad un’economia chiusa, a carattere tipicamente agricolo, si venne a poco a poco sostituendo un’economia aperta, a carattere commerciale e industriale.
A questa prima conseguenza di natura economica né seguì ben presto una di tipo socio-politico: la formazione cioè di una classe di nuovi ricchi, quella dei mercanti e degli industriali (demo), decisa a intraprendere contro gli aristocratici una lotta per la conquista del diritto di partecipare all’attività di governo, diventando esempio ed incoraggiando anche nella penisola ellenica l’ammissione dei nuovi ricchi alla vita politica delle singole città e portando quindi alla sostituzione di governi aristocratici (aristocrazia: predominio della nobiltà) con governi timocratici (timocrazia: predominio della ricchezza).
L’oligarchia (il predominio dei pochi) non cessò con la timocrazia, poiché il popolo restava cmq escluso dall’esercizio del potere. Ciò portò a violenti disordini all’interno delle città, malgrado importanti concessioni fatte dagli aristocratici, prima fra tutte la codificazione scritta delle norme consuetudinarie.
Ciò contribuisce a spiegare l’origine della cosiddetta tirannide ad opera di uomini astuti ed ambiziosi, i quali riuscirono ad esercitare un potere assoluto dopo averlo conquistato con metodi rivoluzionari e illegali, soffocando ogni libertà e ricorrendo all’arbitrio e alla violenza contro ogni forma di opposizione.
Le stesse masse che per insofferenza verso il regime aristocratico avevano favorito l’avvento del tiranno, divenute a poco a poco più consapevoli e politicamente mature grazie alle nuove esperienze fatte e ad una sempre più diffusa avversione nei riguardi di ogni potere assoluto e arbitrario, si ribellarono instaurando governi più propriamente democratici.
Monarchia assoluta
In lento processo di decadimento
Repubblica aristocratica
In seguito allo sviluppo della borghesia, alla riforma dell’esercito, alla creazione delle colonie, si trasforma in
Repubblica aristocratico-borghese
Basata sulla ricchezza
Dopo contrasti e lotte nasce la
Tirannide
Sorge infine la
Repubblica democratica
Fig. 2 Le colonie greche della Magna Grecia e della Sicilia
Atene innovatrice e democratica
Alla ricerca di una posizione egemonica, Atene e Sparta costituirono nell’antichità il centro e il simbolo di un ben diverso sistema di governo: quello ateniese-ionico, innovatore e democratico, capace di accogliere modifiche e assestamenti successivi e quindi di aggiornarsi e armonizzarsi con i continui mutamenti propri dell’evolversi dei tempi; quello spartano-dorico, conservatore e aristocratico, solidamente legato ad una rigida legislazione, non suscettibile di trasformazioni.
Questi due diversissimi sistemi politici non erano in fondo che il riflesso di due opposte concezioni di vita e di civiltà: quella degli Ioni, amabili, eleganti e disposti al progresso e al rinnovamento; e quella dei Dori, duri e severi, occupati soltanto nell’esercizio delle armi e nella salvaguardia dei propri privilegi.
Atene
Anche qui, come nelle altre città-stato, il potere regio subì un lento ma progressivo processo di esautorazione ad opera degli aristocratici, i quali, lasciando al sovrano solo le attribuzioni religiose, finirono per assumere a poco a poco tutte le altre, da quelle militari divenute prerogativa di un arconte (colui che esercita l’autorità), detto comunemente polemàrco (condottiero in guerra), a quelle giudiziarie affidate ad un arconte epònimo, de
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