Concetti Chiave
- Dal dopoguerra, gli imprenditori hanno visto nella parasubordinazione un modo per assumere collaboratori con minori garanzie e compensi rispetto ai lavoratori subordinati.
- Il decreto Biagi ha introdotto il lavoro a progetto, stabilendo che i contratti devono specificare le finalità delle attività, con la conversione automatica in lavoro subordinato in caso di progetti fittizi.
- La legge Fornero ha ulteriormente ridefinito il lavoro a progetto, richiedendo prestazioni professionali elevate e considerando subordinato il rapporto se il collaboratore fatturava oltre l'80% presso la stessa azienda.
- Il sistema creato dalla riforma Fornero si è rivelato inefficace, portando alla sua abrogazione tramite il Jobs act nel 2014.
- La parasubordinazione ha permesso ai datori di lavoro di sfruttare il bisogno economico dei collaboratori, aumentando il carico di lavoro senza garantire diritti adeguati.
Interesse imprenditoriale per la parasubordinazione
Sin dalla metà dello scorso secolo, gli imprenditori hanno mostrato uno spiccato interesse per la parasubordinazione. Grazie ad essa, infatti, le imprese potevano assumere semplici collaboratori, riconoscendo loro forme di tutela e di compenso molto meno elevate rispetto a quelle dovute ai lavoratori subordinati.
I vantaggi erano estremamente allettanti, per questo i titolari delle aziende impiegavano collaboratori formalmente autonomi, pretendendo tuttavia un carico di lavoro talvolta persino più oneroso di quello richiesto nell’ambito della simulazione. In poche parole, i datori sfruttavano il bisogno economico per ottenere profitti senza riconoscere pressoché nessuna garanzia ai loro impiegati.
Decreto Biagi e lavoro a progetto
Nel tentativo di differenziare le prestazioni effettivamente autonome da quelle solo simulate, il decreto Biagi ha introdotto il cosiddetto «lavoro a progetto». Secondo la riforma, il contratto stipulato fra committente e lavoratore parasubordinato deve necessariamente indicare le finalità specifiche dell’attività richiesta. Il decreto, inoltre, stabiliva che, qualora il progetto fosse fittizio o inadeguato, il rapporto di lavoro parasubordinato avrebbe dovuto essere automaticamente e immediatamente convertito in subordinato.
Legge Fornero e Jobs act
La soluzione legislativa proposta dal decreto Biagi è stata superata dalla legge Fornero 92/2012, la quale ha ridefinito il concetto di lavoro a progetto: esso doveva riguardare prestazioni dal contenuto professionale elevato e, di conseguenza, mirare a un obiettivo finale di alto valore economico. Inoltre, qualora il collaboratore fatturasse almeno l’80% delle proprie entrate presso la medesima azienda, il rapporto di lavoro sussistente fra committente e prestatore d’opera veniva automaticamente considerato un rapporto di subordinazione.
Il sistema approntato dalla riforma Fornero, però, è risultato poco efficace; per questo è stato abrogato dal Jobs act, in particolare tramite la legge 183/2014, che ha abolito il lavoro a progetto.
Domande da interrogazione
- Qual è l'interesse degli imprenditori per la parasubordinazione?
- Cosa ha introdotto il decreto Biagi riguardo al lavoro parasubordinato?
- Quali cambiamenti ha portato la legge Fornero rispetto al lavoro a progetto?
Gli imprenditori sono attratti dalla parasubordinazione poiché consente di assumere collaboratori con forme di tutela e compenso inferiori rispetto ai lavoratori subordinati, sfruttando il bisogno economico per massimizzare i profitti (testo).
Il decreto Biagi ha introdotto il «lavoro a progetto», richiedendo che i contratti specificassero le finalità dell'attività e stabilendo che un progetto fittizio avrebbe comportato la conversione automatica del rapporto in subordinato (testo).
La legge Fornero ha ridefinito il lavoro a progetto, limitandolo a prestazioni di alto valore professionale e stabilendo che se un collaboratore fatturava l'80% delle entrate presso la stessa azienda, il rapporto sarebbe stato considerato subordinato; tuttavia, questa riforma è stata poi abrogata dal Jobs act (testo).