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Concetti Chiave

  • La corteccia somatosensoriale riceve segnali complessi da neuroni periferici con frequenze e velocità diverse, decodificandone posizione e durata.
  • In situazioni anomale, come urti al gomito, il cervello può interpretare male gli stimoli, portando a sensazioni di dolore o scosse.
  • Esperimenti con un compasso dimostrano che le dita hanno una straordinaria capacità di discriminazione spaziale rispetto al dorso della mano.
  • Le dita possiedono una maggiore densità di terminazioni nervose poiché sono essenziali per la manipolazione e la percezione tattile.
  • Il dorso della mano ha meno necessità di terminazioni nervose dense, poiché la sua sensibilità non è cruciale per la sopravvivenza.

Indice

  1. Codifica somatosensoriale
  2. Capacità discriminativa spaziale

Codifica somatosensoriale

Scendendo nel dettaglio degli stimoli sensitivi, è la corteccia somatosensoriale a ricevere il segnale, che nella maggior parte dei casi è composto da più stimoli, nell’esempio precedente sono tre, con frequenza e velocità diverse perché provengono da cellule nervose diverse. Sono appunto queste diversità di segnale che rappresentano il codice di lettura del cervello. I neuroni periferici trasmettono il segnale captato e, a seconda della frequenza a lento o rapido adattamento, il cervello è in grado di decifrare il segnale complesso che gli arriva ed è capace di darne la posizione esatta e di stabilire l’inizio e la fine del segnale. Tutto questo meccanismo funziona in maniera corretta in individui sani, ma può capitare anche a questi individui delle situazioni in cui il cervello non riesce a captare la differenza che c’è tra gli stimoli perché lo stimolo nasce nella sede non naturale e quindi dà una risposta non corretta. Ciò accade quando, ad esempio, si urta il gomito contro una superficie e si avverte una lieve scossa nel mignolo. Poiché lo stimolo non è nato in sede, il cervello non riesce a comprenderne la diversità perché i due assoni viaggiano alla stessa frequenza, ma dà comunque una risposta che in questo caso si concretizza avvertendo una sensazione di dolore in loco e una lieve scossa nel dito. Oppure, un altro esempio è quando si resta appoggiati su un arto, come il braccio, per molto tempo e nel momento in cui ci si sposta dalla posizione assunta si avverte torpore o formicolio nell’arto in questione. Questi esempi sono dei casi di parestesia.

Capacità discriminativa spaziale

Per capire come facciamo ad essere così perfettamente localizzatori possiamo fare un esperimento che consiste nel prendere un compasso e cercare di posizionare le punte del compasso il più vicino possibile, anche ad 1 mm di distanza, e poi poggiare lo strumento sul polpastrello del dito di una persona che ha gli occhi chiusi e chiedere a questa persona che sensazione stia avvertendo. La persona sarà perfettamente in grado di localizzare le due punte del compasso sul polpastrello del dito anche essendo vicinissime tra di loro. Se adesso proviamo a ripetere l’esperimento, questa volta però sul dorso della mano, la persona non percepirà le due punte, ma solamente una. Questo si spiega con il fatto che nelle dita dobbiamo avere una massima capacità discriminativa e di localizzazione, poiché le utilizziamo per fare tutto, ed è una caratteristica fondamentale per i soggetti ciechi. Al dorso invece tutta questa ricchezza di terminazioni nervose non è finalistica per la sopravvivenza. Per capire questa differenza analizziamo il dorso della mano, una regione comunque estremamente sensibile, dove convergono molti neuroni sensitivi collegati attraverso le regioni dorsali ai propri metameri. Ognuno di essi ha le sue diramazioni e un territorio recettoriale cutaneo di competenza. Dunque, se arriva uno stimolo in una data regione deve risponderne il neurone coinvolto.

Domande da interrogazione

  1. Qual è il ruolo della corteccia somatosensoriale nella codifica degli stimoli sensitivi?
  2. La corteccia somatosensoriale riceve segnali composti da più stimoli con frequenze e velocità diverse, provenienti da cellule nervose differenti. Queste diversità di segnale rappresentano il codice di lettura del cervello, che decifra il segnale complesso, stabilendo la posizione esatta e l'inizio e la fine del segnale.

  3. Cosa succede quando il cervello non riesce a distinguere correttamente gli stimoli sensitivi?
  4. In situazioni in cui lo stimolo nasce in una sede non naturale, il cervello può non riuscire a distinguere le differenze tra gli stimoli, portando a risposte non corrette, come avvertire una scossa nel mignolo dopo aver urtato il gomito o sentire torpore dopo essere stati appoggiati su un arto per lungo tempo.

  5. Come si manifesta la capacità discriminativa spaziale nelle dita rispetto al dorso della mano?
  6. Le dita hanno una massima capacità discriminativa e di localizzazione, permettendo di percepire due punte di un compasso anche se molto vicine. Al contrario, sul dorso della mano, la persona percepisce solo una punta, poiché la ricchezza di terminazioni nervose non è finalizzata alla sopravvivenza.

  7. Perché le dita hanno una maggiore capacità discriminativa rispetto al dorso della mano?
  8. Le dita necessitano di una maggiore capacità discriminativa e di localizzazione perché sono utilizzate per molte attività quotidiane, una caratteristica fondamentale anche per i soggetti ciechi. Al dorso della mano, invece, la densità di terminazioni nervose non è altrettanto cruciale.

Domande e risposte

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