Codifica dell’immagine
Il cono va a inviare il messaggio a una cellula bipolare, che può essere di due tipi diversi: centro off e centro on. Che vuol dire? Vuol dire che quando noi abbiamo parlato del recettore cutaneo, abbiamo detto che ciascun recettore ha una sua area di competenza sulla cute e abbiamo visto che queste aree di competenza, i campi recettivi, si sovrapponevano cospicuamente: per questi nostri recettori oculari e per le cellule nervose a cui esse si collegano è questo il caso.Centro on/off
Il cono può essere collegato a una cellula bipolare, che è un centro on, che vuol dire? Che se l’immagine visiva cade sul centro del campo recettivo di quella cellula, quella cellula risponde, se cade invece in periferia si inibisce. Viceversa la cellula centro off fa esattamente l’opposto: se cade al centro si inibisce, se cade in periferia si eccita e trasmette. Siccome abbiamo detto che i recettori mandano il neurotrasmettitore continuamente su queste cellule nervose, queste sono sempre attive in un brusio di fondo. Anche quando noi abbassiamo le palpebre e siamo sostanzialmente al buio, comunque vediamo delle macchie colorate, della luce nel nostro occhio, e le nostre cellule bipolari e gangliari sono comunque attive; proprio perché c’è il buio, stanno continuando a trasmettere questo neurotrasmettitore.Quando la luce arriva e colpisce un determinato cono, questo cono si collega o con una cellula centro off o con una centro on, e questo fa sì che il segnale venga dimensionato diversamente fra una cellula e l’altra. Questo è un meccanismo molto raffinato, in cui si vede che un cono, che è un po’ periferico rispetto alla fovea, riceve una quantità di luce insufficiente alla sua completa funzione, per cui questo ha una deflessione della sua attività, si inibisce, attraverso la cellula orizzontale comunica a un altro cono, che è invece al centro della luce, e quindi è attivo, la sua inibizione collaterale. Voi mi direte: “Ma perché è così complicato questo sistema?” perché ho bisogno di conoscere i margini degli oggetti che sto guardando, se non avessimo questa enorme capacità di delimitare perfettamente, con un meccanismo on/off, noi non potremmo mai cogliere i margini delle cose che vediamo.
Quando io guardo un oggetto, faccio dei movimenti minimi con gli occhi, i cosiddetti movimenti saccadici. Questi movimenti saccadici mi servono a esplorare l’oggetto che sto guardando. Anche quando voi avete l’impressione di avere gli occhi fissi, fermi su un oggetto, voi dovete continuamente fare dei micromovimenti, altrimenti l’immagine sulla retina sparisce, si estingue, se cade sempre nello stesso punto; è necessario che l’immagine cada sempre su punti anche microscopicamente diversi da quelli di prima. Oltre a evitare l’estinzione dell’immagine, questo serve anche per dire: quando io muovo l’occhio, anche in maniera micrometrica, sull’oggetto che sto vedendo, sto utilizzando cellule centro on e centro off e capisco i margini dell’oggetto, altrimenti non potrei mandare questo segnale così raffinato in codice al mio cervello.